Cintura

Striscia flessibile o rigida, realizzata in diversi materiali, dalla pelle al camoscio e al cuoio, dalla vernice al tessuto e al metallo. Strizzata in vita a renderla più sottile o appoggiata sui fianchi a sostenere il corpino flou e blusante, la cintura avvolge o stringe gli indumenti, a volte cucita all’abito o tenuta da passanti. Di antichissima origine, è forse il più vecchio ornamento di cui si ha notizia. Se ne trovano tracce risalenti all’età del bronzo. Adorna come un gioiello per le castellane medievali, a piccolo cordoncino appoggiato sui fianchi nel XIV secolo. Nel ‘500, era uso tenervi attaccati e sospesi piccoli oggetti: chiavi, specchietti, forbicine. Nel corso del tempo, ha avuto diverse evoluzioni e ha assunto significati anche simbolici. Ad esempio, durante il Medioevo era vietata alle cortigiane. Dal ‘700 agli anni ’20, la cintura spesso si arricchisce di fiocchi e fibbie decorate, che si possono sostituire secondo il colore e il tessuto dell’abito. Diventa un accessorio fondamentale nell’abbigliamento maschile, in cui ha soppiantato le bretelle, e un ornamento sempre più evidente nel modo di vestire femminile. Fra le cinture famose, la Chatelaine, cintura a catena che si portava su fourreau morbidi e scivolati o, quasi un gioiello, sul più sportivo tailleur di tweed. Hzam è invece la cintura che le marocchine mettono sul caftano, come prezioso ornamento ricamato con fili d’oro e colorati: più bustino che cintura. L’obi giapponese è una cintura-fusciacca, alta trenta centimetri e lunga quattro metri, spesso in seta riccamente lavorata. Nella tradizione giap”ponese, i molti modi di annodarlo e girarlo alto intorno alla vita assumono significati diversi, un segreto che viene tramandato di madre in figlia. L’obi ritorna spesso nei modelli occidentali dei vari stilisti.