Cincillà

o Chinchilla. Pelliccia. C’è chi, anche in Italia negli anni dopo la seconda guerra mondiale, pensò di arricchirsi con l’allevamento del cincillà, perché era stato fatto credere – e fu una truffa – che fosse particolarmente semplice. È invece tra i più difficili, anche se il più necessario, visto che questo animale degli spazi aperti e delle pendici montuose era in via di estinzione all’inizio del ‘900. Originario della Cordigliera delle Ande, era già conosciuto in tempi remoti dagli Indios che si proteggevano dal freddo con le sue pelli e filavano e tessevano il suo pelo in coperte e capi d’abbigliamento di grande morbidezza. L’etimologia più accreditata, fra le tante, fa infatti derivare il suo nome da quello della tribù dei Chinchas. Sappiamo che se ne ornavano gli imperatori, i notabili Incas e che, all’epoca della conquista spagnola, era molto diffuso in Cile, Perù, Bolivia e in altre zone del Sud America, in entrambe le specie: quella a coda corta (Chinchilla brevicaudata), di cui faceva parte il real, e quella a coda lunga (Chinchilla lanigera). Furono i conquistadores a introdurlo in Europa, dove divenne prerogativa dei regnanti e dei ceti più alti. E furono i chinchilleros a perpetrarne il massacro nel XIX secolo, così che nella seconda metà del secolo, quando una graduatoria delle pellicce di prima classe più in voga lo affiancava a zibellino, martora del Canada ed ermellino, il numero era diminuito drasticamente. Nel 1930, le ultime pelli che apparvero sul mercato, costavano 200 dollari l’una, ma, sulla spinta della moda sofisticata e intellettualizzata degli anni ’10 e ’20, ci si era accorti che il cincillà poteva vivere in cattività. Dopo i primi esperimenti statunitensi (il pioniere è ritenuto Mathias F. Chapman) e sudamericani, oggi l’allevamento è presente un po’ in tutti i continenti, e particolarmente in Nord America e in Europa. Con i suoi colori cangianti di grigio perla, bianco-argento, grigio-blu, nero, beige rosato e con la sua pelliccia calda, soffice e vellutata che ondeggia al minimo soffio, assecondando ogni movimento del corpo, e dà un particolare splendore al volto di chi la indossa, il cincillà continua a rappresentare il lusso del lusso, la voluttà della leggerezza. Meraviglia d’alta moda degli anni 2000, come nel 1820, quando sul Corriere delle Dame si illustrava il figurino di un’elegantissima witzchoura (era un soprabito) “di velluto spilaccherato, guarnito di chinchilla”.