Chiarugi

Lo fonda nel decennio ’60 Dino Chiarugi. Una ventina d’anni dopo, il figlio, Sergio Chiarugi, ha preso il testimone dell’azienda, affiancato dalla moglie Stefania. Lo stile, molto vicino all’outerwear, ha attratto le altre griffe in cerca di un partner affidabile per la produzione di under e beachwear: una per tutte, la Guess, prima licenza siglata nel 1996, a cui hanno fatto seguito altre, tra cui la Emilio Pucci, che con Chiarugi ha riportato ai fasti le storiche stampe forgiate in bikini e corsetteria "esternabile". Ma l’anima dell’azienda è ancora racchiusa nelle etichette storiche, che tuttora coprono il 60 per cento del fatturato: Chiarugi, top di gamma caratterizzato da una grande ricerca stilistica; D, iniziale dell’antico marchio Doreal, che racchiude in sé l’essenza della biancheria femminile; Nomade, collezione dallo spirito più giovane. Il segreto del successo sta nell’usare materiali tradizionalmente slegati dal mondo dell’underwear, con una linea guida ben precisa: costruire suggestioni su un lusso non folle, ma raggiungibile. Così, nella visione di Chiarugi, un pareo può essere pizzo flottante sotto una maxicintura di alcantara; un reggiseno diventa una metafora cubista costruita su geometrie di colore; un bikini condensa in misure minuscole tagli laser e delavature da denim.