Cellulare

Apparecchio mobile mediante il quale si effettuano conversazioni telefoniche, dotato di un microfono e di un ricevitore. Viene diffuso nel 1983. La prima grande emozione la proviamo al cinema tre anni dopo, nell’86. Michael Douglas, nei panni di Gordon Gekko – affascinante finanziere del film Wall Street – passeggia in spiaggia portando all’orecchio il primo telefono cellulare hollywoodiano. La scena oggi fa tenerezza perché il telefono in questione era una sorta di mocassino ortopedico di oltre un chilo. Eppure diventa subito status symbol. Di strada ne abbiamo fatta, da quei primi rozzi modelli fino a quelli attuali, sofisticati e tecnologici, con macchina fotografica incorporata. E da “status symbol” il telefonino si trasforma in “style symbol”. Un esempio ultimo? Quello degli Xelibri (Siemens). L’ironica e vagamente orwelliana pubblicità sembra quasi un “teaser”, una réclame civetta che promuove qualcosa che, con le immagini, alla fine c’entra poco e niente. E in effetti, sono, banalissimi telefoni Gsm. Però si possono appendere al collo come ciondoli, sono belli da vedere, da toccare, da esibire. Il focus della comunicazione è tutto incentrato sul design, sul concetto di fashion phone, tanto che le funzioni strettamente pratiche passano in secondo piano. Con un pizzico di ironia, si parla invece delle moderne tecnologie incorporate come la “conversazione a mezz’aria” o “l’amplificatore di virilità”. L’idea del produttore è quella di una linea di telefonini realizzati con la filosofia degli Swatch: due collezioni all’anno, con il proposito di convincere gli acquirenti a comprarsene due, tre modelli da alternare al colore della cravatta o delle scarpe. Ed è cellular-mania.