Yamamoto

Kansai (1944). Stilista giapponese. Dopo la laurea alla Nippon University, lavora per Junko Koshino. Nel ’71 presenta la sua prima collezione a Londra e nel ’74 a Parigi, dove viene osannato per la sua forza innovativa. Lega il suo nome a grandi iniziative fra arte e moda, prima di interrompere la sua attività. Negli ultimi anni Yamamoto è tornato al mondo della moda dedicandosi al disegno di abiti tradizionali giapponesi riletti in chiave contemporanea. Prende parte a iniziative per promuovere l’arte nel paese del Sol Levante e collabora con il suo governo come consigliere per il turismo e gli affari culturali.

Yak

Bue che vive sulle pendici dell’Himalaya oltre i 4000 metri. Dal suo sottopelo, si ottiene una fibra tessile usata per coperte finissime e leggere, molto calde e un filato per maglieria di lusso, dalle proprietà simili al cashmere e al camelhair.

Yuba

Filato in lana e cotone ingabbiato in una rete leggera e trasparente. Una volta lavorato e confezionato, si ottiene un effetto a due colori con tocchi di lucido e opaco.

Yamamoto

Yohji (1943). Stilista giapponese. È nato a Tokyo. Fin dagli esordi, ha caratterizzato la sua moda non solo con l’estro e la creatività, ma soprattutto con l’intelligenza e la disciplina. Debutta nel prêt-à-porter femminile nel 1972 con il marchio Y’s, dopo gli studi all’università di Keio e il diploma al corso di moda dell’istituto Bunka Gakuen. Nel ’77, sfila a Tokyo e nell’81, abbandonando la capitale giapponese che ritiene “dominata dal senso comune di una borghesia noiosa”, decide di debuttare a Parigi dove arriva, insieme a Rei Kawakubo di Comme des Garµons, con il dichiarato intento di rivoluzionare le regole della moda occidentale. La collezione provoca uno shock tra gli addetti ai lavori, e la stampa specializzata la battezza “moda post-atomica”: gli abiti, costruiti con tagli indefiniti e grandi squarci, evocano il pericolo atomico. Nell’83, sempre sulle passerelle parigine e sempre in complicità con Kawakubo, la sua collezione Pauperismo raffinato tiene la ribalta dei media per la sua dimensione altamente poetica, ma soprattutto dà il via all’influenza dell’estetica orientale sulla moda europea. Il suo decostruttivismo è il punto di partenza della nuova generazione di stilisti che, a partire dalla metà degli anni ’80, rinnova i canoni della moda europea. La sua ostinata ricerca sui tessuti (mischia i filati tecnologici alle materie nobili che, così, riescono ad assumere un aspetto vissuto) lo porta a sperimentare un purismo formale altamente innovativo che gli fa meritare il titolo, riconosciuto da tutti i suoi colleghi, di “maestro”. Nel ’97, in un dichiarato omaggio alla tradizione di Dior e di Chanel, manda in passerella una collezione che segna i canoni di un recupero non “passatista” del passato. Pur presentando le sue collezioni per la donna e per l’uomo a Parigi, lavora in un palazzo-atelier del centro di Tokyo, aiutato da sua madre, la sarta che è stata la sua prima maestra. Ha oltre 300 dipendenti. Nell’89, il regista tedesco Wim Wenders ha documentato la sua esperienza professionale nel film Appunti di moda e di viaggio. Nel ’96, ha partecipato alla Biennale di Firenze Il tempo e la moda con un intervento creativo nella mostra New Persona e New Universe. In un’intervista a Elle del ’99, ha detto: “Lo stile è l’arte di mischiare, di mettere in valore e di governare esteticamente ciò che uno ama. Per quel che mi riguarda, mi piace associare allo chic dei creatori quel che vado trovando al mercato delle Pulci. Scegliere è la nostra ultima libertà. Indossare gli abiti di certi stilisti è come cambiare vita. Quando qualcuno mi dice: “Yohji, desidero portare i tuoi vestiti”, gli rispondo: “Attento, non fidarti. Non è così semplice””. Viene nominato direttore creativo di Adidas Sport Style. La linea, che prima si chiamava Equipment, si specializzerà nello sport fashion; la collezione è composta da 50 capi da uomo, altrettanti da donna e da una linea di accessori. Prima di approdare al nuovo dipartimento, lo stilista giapponese ha collaborato con Adidas Originals per tre stagioni: le calzature da lui disegnate sono diventate best sellers, con un giro di affari stimato di 500 milioni di euro. Lo stilista giapponese si lega sempre più all’Adidas, creando la linea di prêt-à-porter Y3 che viene ultimata nell’ottobre 2002 e presentata a gennaio in occasione di Pitti Uomo. &quad;Oltre che con Adidas, negli ultimi anni Yamamoto ha avviato collaborazioni con noti marchi quali Hermès, Mikimoto e Mandarina Duck.

Yuppies

Movimento giovanile e conseguente moda. Data a partire dagli inizi degli anni ’80. Il termine è un neologismo derivato dalla contrazione in sigla dei sostantivi inglesi: young, urban and professional. Indica una corrente di pensiero internazionale legata alla generazione dei giovani manager e professionisti concentrati solo sulla carriera. Il denaro, la vita agiata, il sesso senza sentimenti sono la connotazione di questo modo di vivere che contraddistingue quasi tutto il decennio. Più che di capi di abbigliamento il mondo degli yuppies è fatto di rigidi codici da rispettare. L’abbigliamento deve essere griffato, meglio se made in Italy puro, solo accessori di lusso, dagli orologi alle autovetture. Vanno frequentati, a seconda del momento, i locali e i ristoranti più alla moda, solo alcuni luoghi di villeggiatura e solo in certi periodi. Bisogna essere presenti a tutti gli appuntamenti mondani segnalati dai media. Dagli inizi del decennio ’90, in contrapposizione al cinismo di questa corrente di pensiero concentrata sulla vita materiale, inizia a radicarsi sempre più la corrente New Age che, come fonte di serenità, guarda alla spiritualità e predica il distacco da tutto ciò a cui gli yuppies hanno freneticamente puntato.

Yarmak

Helen. Stilista russa di pellicce. È nata a Kiev, ma vive e lavora a Mosca, in un “building” che porta il suo nome e da cui escono le sue creazioni per le boutique sulla via Tverskaja e sul lungofiume Kadasevskaja, per il suo show room nella Quinta Strada a New York. Animata dal demone del lusso, ha una vera passione per lo zibellino. È membro effettivo dell’Accademia delle Scienze di New York e membro dell’Accademia francese di architettura e design. Nel 2000, a Washington, l’Associazione Mondiale “Donne d’affari” le conferisce il titolo di imprenditore dell’anno. Eclettica, firma gioielli e scialli da collezione, di zibellino intessuto d’oro e ricamati in perle naturali, ispirati agli abiti delle zarine. Adora i tessuti antichi.

Yardley

Marchio inglese di profumi. Ha più di due secoli di vita e di successi. È celeberrima la sua lavanda che fu lanciata nel 1910, quando l’azienda fondata da Lord William Yardley nel 1770 era, in Inghilterra e in Francia, leader o quasi nel settore dei saponi. Nell’ultimo trentennio del ‘900, la società, che distribuisce i suoi prodotti in 150 Paesi, è passata di mano tre volte, acquistata prima dalla British American Tobacco, poi dal Gruppo Beecham e, infine, dal Gruppo americano Wasserstein Perella.

Yudashkin

Valentin (1964). Stilista russo. Nel 1990 apre la sua maison a Mosca e, l’anno dopo, debutta a Parigi alla settimana dell’alta moda. Alla fine del ’98 firma un contratto di distribuzione con la Vision, che gli permette di diffondere le sue creazioni sul mercato mondiale. Nel ’99 sfila per la prima volta a Milano Collezioni Donna. Alla fine del 1999 il primo profumo femminile inaugura il dipartimento della cosmesi di Valentin Yudashkin Trade Mark. La linea viene prodotta dalla francese “Parour Parfume” e distribuita in Russia ed Europa. L’esordio di Yudashkin nella gioielleria è datato marzo 2001, quando al Central Concert Hall di Mosca presenta una serie di porcellane disegnate a mano, in corrispondenza della sfilata per la sua 19ù collezione di alta moda intitolata The 21st dream of Sheherezada. La linea è frutto di una joint venture con Lucas International, compagnia di gioielli dall’esperienza venticinquennale. Nel settembre 2001 viene inaugurata la linea underwear. L’azienda Pakerson della famiglia Brotini sigla un accordo per la produzione (interamente made in Italy) e la vendita di Pakerson by Valentin Yudashkin, una linea di calzature uomo-donna presentata al Micam di Milano nella seconda metà del marzo 2003.

Yamamay

Noto marchio di intimo, pigiameria e moda mare attraverso cui Inticom S.p.A. opera nel settore dell’underwear e beachwear. Il nome del marchio deriva da quello della farfalla Bombix Yamamay, diffusa nell’entroterra giapponese, farfalla che si identifica poi con il simbolo del marchio. I prodotti Yamamay nascono con lo scopo di offrire capi di tendenza con un eccellente rapporto qualità/prezzo, e sono realizzati per soddisfare le esigenze di tutta la famiglia, anche se uno spazio maggiore è dato alla collezione donna. Inticom S.p.A., con sede a Gallarate, è presente sull’intero territorio nazionale con una rete di circa 500 punti vendita monomarca a insegna Yamamay, e conta inoltre 35 punti vendita all’estero, tra Europa e Giappone. Yamamay è anche presente nel mondo dello sport, in quanto sponsor principale di ben due team: la Yamamay Varese, società di pallanuoto la cui squadra femminile milita in A1, e la Yamamay Volley Busto Arsizio, anch’essa in serie A.

Y.m.c.

(You must create) Marchio di moda giovane inglese. Creato nel ’96 a Londra da Fraser Moss (1966) e Jimmy Collins (1967). Nessuno dei due studia moda ma entrambi hanno esperienze di lavoro nel settore: Moss ha lavorato con French Connection e successivamente ha avviato un marchio, Komodo; Collins è stato a bottega dalla Westwood prima di aprire un suo negozio, Professor Head. Insieme creano una linea unisex e moderna, studiata per essere facilmente inglobata nel guardaroba dei loro clienti. Il nome è tratto da una frase di Raymond Loewy, il designer industriale americano: “Devi crearti un tuo proprio stile”. Nel ’99 vincono il premio British Streetstyle Designers of the Year. Il brand inaugura un flagship londinese in Conduit Street, chiuso all’inizio del secolo per fare posto a Boutique B. Altri punti vendita vengono aperti in Regent Street e a Cardiff, in Galles. Nel 2000 nasce Mini Millennium Capsule Collection con il contributo dell’artista Andy Jordan, che crea abiti facendo buchi nella stoffa e ricamandoci attorno. Y.m.c. contribuisce al T-shirt Club organizzato dal gruppo rock The Avalanches. La griffe produce una serie limitata di 100 T-shirt, il cui disegno viene pensato insieme alla stilista australiana Natalie Wood. Sono acquistabili via internet e i proventi vanno in beneficenza alla Nsspcc, un’associazione per la protezione dei bambini.