Wauchob

Sharon (1969). Stilista anglosassone. Dall’Irlanda del Nord si trasferisce a Londra, dove si diploma alla Saint Martin’s School, con il plauso dello stilista giapponese Koji Tatsuno che segue a Parigi dal ’93 al ’97. Collabora poi con Louis Vuitton. Nel ’95 crea costumi per il film The Pillow book di Peter Greenaway. Sin dalla prima collezione personale, datata ’98, il suo stile si ispira alla femminilità delle donne nomadi ed è permeato dalla spiritualità delle sue radici celtiche. Nell’ottobre 2000 i suoi modelli sfilano per il secondo anno consecutivo alla galleria sud del Petit-Palais, nella Fashion Hall di Nokia. Le collezioni più recenti della creatrice irlandese, come quella portata in passerella nel marzo 2003, hanno nell’utilizzo della pelle il denominatore comune: nera, bianca, finta o vera pelle per i pantaloni a stiletto e gli stivali, in cui torna a emergere il “background celtico” che caratterizzava le prime collezioni e che continua a evocare le origini dell’autrice.

Wendy Brigode

Griffe statunitense di gioielli. Prende il nome da chi la disegna. Brigode nasce a New York, ma vive a Los Angeles. Le sue sono le collane di perle più ambite di Hollywood: il modello famoso è un semplice filo di seta intercalato da perle tutte diverse, un disegno originale e moderno. I suoi disegni sono sempre molto giovanili, anche se vende presso i grandi magazzini più classici. Usa pietre preziose e meno preziose che incastona elegantemente in oro e argento.

Webber

Tristan (1972). Stilista inglese. Ha debuttato nel ’97. Il suo stile psichedelico, che cerca di modellare i corpi considerati come “forme malleabili di espressione”, ha ottenuto un buon successo alla London Fashion Week dell’ottobre ’98 con la collezione intitolata Sanctum e ispirata agli underground club londinesi. A partire dal 2001, lavora anche nella squadra dei designer di Debenhams, catena di grandi magazzini.

Windsor

Nodo di cravatta piuttosto evidente, a triangolo perfetto, pare inventato dal Duca di Windsor prima della rinuncia al trono, anche se esistono immagini di suo padre già con questo nodo. Comunque fu lui, l’ex re Edoardo VIII, sensibile a ogni forma di eleganza, a lanciarlo nel mondo della moda maschile dell’epoca. In Italia fu chiamato più banalmente negli anni ’40 “nodo Scappino” dalla ditta di cravatte torinese che aveva spiegato il modo di farlo. D’altra parte in quegli anni era meglio non usare parole straniere e soprattutto la “perfida Albione” era tabù.

Walkjanker

Giacca tirolese di lana cotta, profilata a vivo in colore contrastante, con bottoni doppi di metallo lavorato. La sua particolarità è la mancanza di cuciture. Il modello tradizionale (amato anche da Grace Kelly) è stato messo a punto dall’azienda austriaca Hofer. Il capo è stato di recente sottoposto a restyling, affidato all’italiano Olmes Caretti.

Wolford

Industria austriaca di calze. Nel 1998, ha lanciato il collant-vestito inventato dal designer Philippe Starck. Si chiama Starcknaked Multiwear. È in microfibra. Da vestito lungo ai piedi e accollato si può trasformare in un abito minigonna scollatissimo. Ha sei combinazioni ed è prodotto in quattro colori. Avviata a Bregen nel 1946, principalmente come produttrice per altre marche, la società ha allargato il suo raggio d’azione dalle calze ai collant, dal body al vestito, fino al collant uomo. Dall’88, è una società per azioni. L’80 per cento del suo fatturato deriva dall’export. Ha filiali in Europa e America e alcuni punti vendita in Giappone.

Wien Historisches Museum

La collezione di abbigliamento di questo museo viennese nasce dopo la seconda guerra mondiale per volontà di Alfred Kunz, direttore della scuola di moda di Hetzendorf. Ventimila gli abiti e accessori da uomo, donna e bambino. Le collezioni W.F. Adlmuller, Gertrude Hochsman e Adele List formano le basi del settore tessile e abbigliamento. La biblioteca ha circa 12 mila volumi. Vi sono anche giornali di moda dal 1786 a oggi, fotografie e 3 mila stampe di moda dalla metà dell’800 alla fine del ‘900.

Wonderbra

Reggiseno. Creato nel 1963 dalla stilista canadese Louise Poirer, fa il suo debutto ufficiale nel ’94 negli Stati Uniti rivoluzionando il mondo della lingerie. Il “reggiseno delle meraviglie” magnifica il décolleté con il suo sistema di push up. Ispira numerose imitazioni e diviene quasi un’icona culturale, anche grazie all’immagine di Eva Herzigova, modella della prima campagna pubblicitaria. Il Council of Fashion Designer of America lo ha definito “un fenomeno mai sperimentato nell’industria della moda”.

West

Vera (1900-1947). Costumista e stilista americana. Definita “la gran sacerdotessa della Universal”, per la sua lunga attività nel cinema fantastico e di serie B. Originariamente stilista di moda (poco prima della morte precoce, riaprirà un suo atelier a Beverly Hills), dal 1926 al ’47 fu responsabile dei costumi della casa di produzione curando il look di infiniti eroi mostruosi: dalle bende della Mummia (’32) al mantello del Fantasma dell’Opera (’43), alla cappa di Dracula (La casa degli orrori, ’45). Creò gli abbigliamenti esotici indossati da Maria Montez, e applicò lo stesso stile (veli, strass, volant, piume) a Marlene Dietrich in Partita d’azzardo (’39) o a Mae West in Mia bella pollastrella (’40). Al caso, però, sapeva disegnare costumi sobri ed essenziali come l’abito nero di Ava Gardner, mitica dark-lady dei Gangsters (’46), o sottolineare l’innocenza adolescenziale di Deanna Durbin ai tempi della sua massima popolarità.