VERSACE

Azienda italiana di successo, la Gianni Versace S.p.A è un luxury brand fondato nel 1978 da Gianni Versace, uno tra i più grandi stilisti italiani.

Indice

  1. Le origini
  2. I primi passi della maison Versace
  3. Lo stile di Gianni Versace
  4. Versace tra moda e arte
  5. La tragica scomparsa di Gianni Versace
  6. Il rilancio della maison
  7. Sviluppo del brand
  8. Versace collabora con H&M
  9. Situazione attuale

Le origini

Versace Santo, Donatella e Gianni
Santo, Donatella e Gianni

Gianni Versace (1946-1997) è stato uno tra i più grandi stilisti italiani, fondatore dell’omonima azienda, la Gianni Versace S.p.A. Nato nel 1946 a Reggio Calabria, Gianni Versace muoverà i primi passi nel mondo della moda aiutando la madre sarta, proprietaria di un negozio di abbigliamento che, oltre a rivendere modelli già pronti, produceva una propria linea. Nel ’72 un viaggio a Milano, gli aprirà le porte dell’industria quando, chiamato da Ezio Nicosia e Salvatore Chiodini, collaborerà ad una collezione per Florentine Flowers. Le sue creazioni saranno un successo e il suo nome comincerà a girare tra gli addetti ai lavori, permettendogli di continuare a lavorare nel capoluogo lombardo. Disegnerà per le aziende De Parisini, Callaghan, Genny e Alma.

I primi passi della maison Versace

Versace Le top model Versace negli anni '90
Le top model Versace negli anni ’90

Nel 1976, con l’aiuto del fratello commercialista Santo, fonderà l’azienda che porta il suo nome e la prima collezione donna sarà presentata due anni dopo, al Palazzo della Permanente. Il successo di Gianni Versace è istantaneo. Uno stile applaudito immediatamente dalla stampa internazionale, entusiasta dei suoi abiti ricchi di contaminazioni di generi, gli spiana la strada.

Sarà anche colui che contribuirà alla nascita del fenomeno delle top model: Naomi Campbell, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Christy Turlington, saranno prima di tutto sue amiche dalle quali saprà tirar fuori il carattere oltre che esaltarne la bellezza. La modella con Versace si trasforma; non è più un’indossatrice ma un role model, ha personalità e incarna un ideale da raggiungere, per tutte le donne.

Versace Gianni Versace con le sue top-model
Gianni Versace con le sue top-model

Nel frattempo entra a collaborare in azienda anche la sorella Donatella, da sempre musa e consigliera di Gianni, che inizialmente si occuperà delle pubbliche relazioni e della comunicazione del brand collaborando alla realizzazione di importanti campagne pubblicitarie con Helmut Newton, Herb Ritts, Bruce Weber e Steven Meisel. Ma saranno soprattutto i memorabili scatti del fotografo Richard Avedon a esaltare l’immagine della maison nel firmamento della moda mondiale; un sodalizio che durerà per diverse stagioni e che scriverà molte pagine della storia della comunicazione. Successivamente Donatella diventerà direttore creativo della linea giovane Versus.

Lo stile di Gianni Versace

Versace seppe mixare con disinvoltura i linguaggi contemporanei della pop art con elementi della cultura greca (da qui il logo della medusa ispirata dall’iconografia greco-romana), alternò motivi rinascimentali e barocchi a ricami preziosi e colori psichedelici.

Il successo della maison conquista tutto il mondo, anche gli Stati Uniti, dove lo stile ultra moderno e stravagante verrà sempre più apprezzato. Tutti gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta sono caratterizzati dall’espansione territoriale della griffe e da collezioni di grosso successo che costruiranno l’impero tuttora in piedi.

Versace Campagna pubblicitaria 1994: le modelle Nadja, Christy, Claudia, Cindy e Stephanie
Campagna pubblicitaria 1994: le modelle Nadja, Christy, Claudia, Cindy e Stephanie

Le sfilate presenteranno capi iconici di quell’epoca: fuseaux aderentissimi e coloratissimi con intarsi, abiti in maglie di fibre di metallo, sete a motivi geometrici, giacche con stampe di icone della cultura pop. Versace rischierà molto nel presentare una moda così audace e d’avanguardia ma realizzerà ogni abito trattandolo come un’opera d’arte e di conseguenza verrà sempre premiato sia dal pubblico che dalla critica.

Versace tra moda e arte

Oltre ad essere un grande collezionista, Gianni lavorerà anche a stretto contatto con il mondo del teatro, dell’opera e del balletto. Importante sarà la sua lunga collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano che comincia, nel 1982, con la realizzazione dei costumi del balletto Josephlegende (di Richard Strauss, diretto da Luigi Veronesi) e che continua per numerosi altri spettacoli di grandi coreografi e registi come Maurice Béjart, Robert Wilson, Rolant Petit, John Cox, William Forsythe e Twyla Tharp. Saranno molte le celebrità a vantare l’amicizia di Gianni Versace, prima fra tutte Lady Diana, sua amica confidente, il cantante Elton John, per il quale nel 1992 disegnerà la copertina dell’album nonché tutti i costumi del suo World Tour, e la top model Naomi Campbell.

Versace Collezione Home
Collezione Home

Proprietario di immense ville sparse in giro per il mondo, che amava arredare con opere d’arte contemporanea, mobili imperiali e statue greco-romane, sarà anche uno dei primi stilisti a lanciare una linea per la casa: la Versace Home Collection che comprenderà arredamenti, complementi d’arredo, lampade, biancheria, piastrelle, porcellane e cristalli.

La tragica scomparsa di Gianni Versace

Il 15 luglio 1997 avviene la tragedia. Gianni Versace viene assassinato sui gradini di Casa Casuarina, a Miami, freddato da un colpo di pistola. L’omicidio scioccherà il mondo intero sollevando molti dubbi e domande sul movente dell’assassinio, tutt’ora poco chiaro. Il killer, Andrew Cunanan, verrà trovato morto, pochi giorni dopo. Sarà un duro colpo per la Medusa, per la sua famiglia ma anche per tutto il sistema della moda italiana che improvvisamente perderà uno dei suoi più grandi punti di riferimento.

Dopo la morte di Gianni, la direzione creativa passerà in mano alla sorella Donatella che erediterà il 20% del valore dell’azienda e sarà anche il nuovo volto carismatico della maison. Al fratello Santo, presidente e allora amministratore delegato, andrà il 30%. La maggioranza del pacchetto azionario (50%), per un valore allora stimato di 700 milioni di dollari, andrà alla prediletta nipote Allegra, figlia di Donatella e Paul Beck.

Il rilancio della maison

Versace Madonna per Versace
Madonna per Versace

La morte del fondatore non inaugura un periodo facile per l’azienda che vedrà i suoi affari in ribasso proprio a cavallo del nuovo millennio. A fine 2000 si delinea il novo assetto societario, incentrato su una holding e due controllate; lo stesso anno viene stipulato un accordo di lunga durata con Euroitalia, per i profumi e la cosmetica. Per i diversi anni l’azienda avrà difficoltà a competere con i fasti del passato; si alterneranno più responsabili ai vertici dell’amministrazione, fino al 2004, quando la società troverà stabilità con Giancarlo Di Risio, pronto ad avviare il risanamento aziendale rilanciando la griffe.

Verranno potenziati gli investimenti pubblicitari che coinvolgeranno sempre più celebrità del mondo del cinema e della musica; per Donatella un testimonial famoso comunica più facilmente e velocemente il carattere di una collezione. Verranno così chiamate star del calibro di Madonna, Demi Moore, Christina Aguilera, Halle Berry, Patrick Dempsey a posare per le campagne pubblicitarie a diffusione mondiale.

Versace Halle Berry per Versace
Halle Berry per Versace

Si punterà molto anche sul potenziamento della linee prêt-à-porter, arruolando i due nuovi fashion designer Warren Davis e Kinder Aguggini, rispettivamente per la linea uomo e la linea giovani. Versace attiverà anche ambiziose politiche di espansione in progetti di lusso trasversale, diversificando la propria attività con la progettazione e l’arredamento di interni per jet, yacht ed elicotteri privati.

Rafforzerà anche la presenza territoriale in Estremo Oriente con accordi e acquisizioni strategiche per una catena di Versace Luxury Hotel; il primo di questi inaugurato nel 2000 sulla Gold Coast australiana, seguito da un altro a Dubai. Nel 2006 verrà inaugurato a Milano il Teatro Versace, spazio polifunzionale che servirà anche da location per le future sfilate. L’anno seguente è il decennale della morte di Gianni che viene ricordato con un balletto di Maurice Béjart, presentato alla Scala di Milano; viene anche pubblicata la biografia Il mito Versace (Dalai editore) e viene istituita una speciale borsa di studio che porta il suo nome, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design.

Sviluppo del brand

Dal 2008, mentre le collezioni raccolgono crescenti consensi, il gruppo annuncia un importante piano di espansione in Asia, che si concretizzerà negli anni successivi con l’apertura di diversi negozi in Cina; nel 2010 saranno più di 20 i monomarca presenti nel “gigante asiatico” con ottime performance di vendita e ulteriori previsioni di espansione. Dal 2009 Gian Giacomo Ferraris, subentrerà a Giancarlo Di Risio, nel ruolo di amministratore delegato. Verrà applicata una razionalizzazione dell’assetto organizzativo, in primis il taglio dei costi, la revisione della rete di negozi diretti e la riduzione degli investimenti; lo stesso annoviene ufficializzato il passaggio della licenza di Versus da Ittierre al gruppo Facchini, che prenderà in carico la produzione dell’abbigliamento e degli accessori della linea giovane.

Versace Versus primavera/estate 2015
Versace Versus primavera/estate 2015

Nel 2010 si registrerà un aumento dei ricavi che supererà il tetto dei 292,3 milioni di euro, in crescita del 9,1% rispetto all’esercizio precedente. Passata la crisi internazionale si progetterà un piano di riconquista del Giappone che, nel 2009, aveva visto la chiusura dei suoi tre negozi monomarca. Verrà nominato Hiroshi Saito come chief executive officer di Versace Japan e si studierà l’apertura di nuovi negozi oltre che ulteriori punti vendita per rinforzare la presenza del brand sul territorio.

Versace collabora con H&M

Versace e H&M, campagna pubblicitaria 2011
Versace e H&M, campagna pubblicitaria 2011

Nel 2011 si firmano importanti collaborazioni d’impatto mediatico: a giugno viene annunciata la partnership tra la maison Versace e il colosso di abbigliamento svedese H&M. La catena di abbigliamento commercializzerà, a partire da novembre, 40 pezzi da donna e 20 da uomo, inclusi diversi accessori, per una linea low cost, a edizione rigorosamente limitata, firmata da Donatella. Un modo per avvicinare il mondo Versace a un pubblico più giovane e vasto. Ci saranno i pezzi più iconici di tutta la Versace, ma anche quello che la maison rappresenta oggi nella sua continua evoluzione. Ci saranno le famose stampe, tanta pelle e borchie perché Versace è sexy e glamour ma anche rock’n’roll.

A partire dal 1° luglio 2011 Versace ha dato vita a un’altra collaborazione dalla forte eco mediatica, annunciando che vestirà l’Internazionale Football Club di Milano. L’accordo, siglato tra la maison e la società nerazzurra, riguarda la fornitura delle divise ufficiali per i dirigenti, l’allenatore, lo staff tecnico e i calciatori.

Situazione attuale

Versace A Tribute to Gianni Versace: Naomi Campbell alla sfilata primavera/estate 2018
A Tribute to Gianni Versace: Naomi Campbell alla sfilata primavera/estate 2018

Versace è oggi di proprietà e gestione della famiglia (50% Allegra Beck Versace, 30% Santo Versace, 20% Donatella Versace). Santo Versace è presidente del consiglio di amministrazione del gruppo. Donatella è direttore creativo oltre che vicepresidente del consiglio di amministrazione. La società crea, produce, distribuisce prodotti di lusso e lifestyle tra cui la linea Haute Couture Atelier Versace, le collezioni diprêt-à-porter, accessori, gioielli, orologi, occhiali, fragranze ed arredamento per la casa e la seconda linea Versus.

Oggi la Gianni Versace S.p.A. È uno dei nomi più prestigiosi nel panorama internazionale del fashion luxury; distribuisce i suoi prodotti attraverso una rete di 110 boutique presenti nelle principali città del mondo alle quali si aggiungono i 123 shop in shop dedicati nei principali department store e negozi multimarca.

Versace Donatella Versace alla Milano Fashion Week (collezione primavera 2018)
Donatella Versace alla Milano Fashion Week (collezione primavera 2018)

VALENTINO

Valentino: l’imperatore della moda e il suo grande amore per il rosso. Leggi la storia dello stilista italiano più amato dalle star di Hollywood.

Indice.

  1. Le origini.
  2. La prima sfilata.
  3. Valentino e le star di Hollywood.
  4. Hdp compra l’azienda.
  5. I 40 anni di carriera.
  6. Valentino entra nel Gruppo Marzotto.
  7. Le nuove linee.
  8. L’addio alle passerelle.
  9. Maria Grazia Chiuri e Pieri Paolo Piccioli direttori creativi.
  10. Gli anni recenti.

Le origini.

All’anagrafe Valentino Clemente Ludovico Garavani (1932). Fin da piccolo, manifesta di possedere un’idea dello stile, dell’eleganza. È una misura che emerge nitida nel primo abito che ha creato per sua zia Rosa, proprietaria di un negozio di passamanerie a Voghera, in via Torino, dove amava trascorrere i pomeriggi giocando con le pezze.

Già da allora prediligeva il rosso: un colore che, più tardi, diventerà il suo portafortuna e il mattatore della sua tavolozza. Lo comprese quando, durante il periodo di apprendistato da Jean Dessès a Parigi, andò all’Opera di Barcellona. Qui rimase folgorato dai costumi di scena tutti rossi:

“Capii in quel momento che, dopo il bianco e il nero, non esiste colore più bello”.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il rosso Valentino.
Il rosso Valentino.

A 17 anni Valentino lascia Voghera per imparare la moda a Parigi. La velocità nello schizzare figurini gli vale subito l’assunzione da Dessès, dove lavora fino al 1955. Poi passa da Guy Laroche, dove l’apprendistato dura fino al 1957. Torna in Italia per aprire nel 1960, con l’aiuto del padre, un atelier a Roma in via Condotti. Da giovane che disegna nell’ombra per i grandi atelier, diventa padrone. Il debutto avviene proprio a Roma, in sordina. È un fiasco, neppure un abito venduto.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il giovane stilista nel suo studio.
Il giovane stilista nel suo studio.

La prima sfilata.

In quegli anni conosce Giancarlo Giammetti, lo studente di architettura che sarà il suo manager, il suo amministratore, il suo uomo di comunicazione. Nel 1962, a Firenze, Valentino sfila per ultimo a Palazzo Pitti. La sala lo travolge con un boato di applausi.

Mia madre disse: “Li senti? Vogliono te, perché ce l’hai fatta, hai vinto”. Dopo nemmeno un’ora, avevano comprato l’intera collezione ed ero sommerso di ordinazioni.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La sfilata a Palazzo Pitti, 1962.
La sfilata nella Sala Bianca a Palazzo Pitti, 1962.

Da allora, i suoi successi si susseguono puntuali, stagione dopo stagione. “Gli americani impazziscono per questo italiano diventato re della moda in poco tempo”, scrive nel 1968 Woman Wear Daily, dopo un’abbagliante sfilata tutta bianca, punteggiata di mantelli, abiti appena drappeggiati.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La collezione "total white" del 1968.
La collezione “total white” del 1968.

“La creatività è difficile da spiegare, è come una forza interna, un entusiasmo che non si spegne mai e che mi trasmette la forza di lavorare sempre in modo nuovo. Guardando le cose, le persone per strada la fantasia cammina e l’idea prende corpo attraverso la matita.”

Valentino e le star di Hollywood.

Il suo estro vulcanico, al servizio della donna e dell’eleganza raffinata, lascia un segno indelebile nel jet set. Farah Diba fugge dal suo impero indossando un Valentino. Liz Taylor incontra Richard Burton indossando un Valentino. Jackie Kennedy sposa Onassis in un suo abito di pizzo avorio che, per anni, le donne copieranno. È infinita la lista delle celebrità che Valentino veste: da Sofia Loren a Nancy Reagan, da Brooke Shields a Sharon Stone. Poche hanno resistito al fascino dei suoi abiti, sintesi di lusso e grazia modulati con modernità.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Jackie Kennedy in Valentino per il suo matrimonio.
Jackie Kennedy in Valentino il giorno del matrimonio con Onassis.

Ha reinventato i fiocchi trasformandoli nel simbolo della femminilità: uno dei suoi primi abiti impreziosito da questo dettaglio strappò un leggendario applauso di dieci minuti. Padrone assoluto del mestiere, della tecnica, ha trasformato questa virtù artigianale in una bussola per mantenere sempre la rotta della continuità.

Nel 1970 lancia la sua prima collezione Pret-a-Porter PE 1971, attraverso un accordo di produzione con il Gruppo Finanziario Tessile. Nel 1975, porta le sue collezioni  di prêt-à-porter AI 75-76 sulla passerella di Parigi. Il suo successo non ha mai avuto flessioni, è immune da tonfi e resurrezioni. Valentino è soprattutto fiero di aver realizzato la Fondazione Life destinata a raccogliere fondi per aiutare i bambini colpiti dall’Aids.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Elizabeth Taylor in rosso Valentino.
Elizabeth Taylor in rosso Valentino.

Una realtà che prende vita nel 1990. Lo stesso anno, lo stilista festeggia a Roma e a Milano i suoi 30 anni di attività con una mostra all’Accademia Valentino, uno spazio pensato e attrezzato per mostre ed eventi culturali.

Hdp compra l’azienda.

Nel gennaio del 1998, la “Rolls Royce degli stilisti”, come lo definiscono gli americani, ha, fra le lacrime e rimanendone al vertice creativo, venduto la griffe per 500 miliardi (il fatturato annuo della maison è di 1200 miliardi) alla Hdp, la holding gestita da Maurizio Romiti. Ha detto:

“Ho visto troppi colleghi uscire dalla porta di servizio del loro atelier, per lasciar posto a nuovi creativi che hanno poi snaturato lo stile originale della maison…”

Nel 1999, subito dopo l’acquisizione  Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli assumono il ruolo di direttori creativi della linea Accessori.

Valentino è un uomo schivo, ma sa anche polemizzare con stile e ironia. Quando la giornalista americana Suzy Menkes, terrore degli stilisti, decretò nel 1990 la fine delle top model, criticando chi le sceglieva, Valentino le rispose comprando una pagina pubblicitaria sull’Herald Tribune. “Suzy, hai sbagliato tutto. Love da Valentino e dalle top model” era lo slogan ai piedi di una foto che ritraeva Claudia Schiffer, Nadya Auermann, Elle McPherson.

Valentino vive e lavora fra Roma, Capri, Londra, New York e Parigi. A un’ora dalla capitale francese ha acquistato un castello settecentesco che considera il suo rifugio. Si rifiuta di farlo fotografare. Gli obiettivi sono riusciti soltanto a inquadrare Valentino mentre, con i suoi cani carlini, passeggia nell’immenso parco. Un bosco a perdita d’occhio che lui minimizza definendolo: “Grande quel tanto che basta per percorrerlo a cavallo”.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Lo stilista e il suo castello.
Lo stilista con alle spalle il suo castello del 18° secolo.

I 40 anni di carriera.

Nel 2001, Valentino, amatissimo dalle star hollywoodiane, sceglie di celebrare i suoi 40 anni di lavoro a Los Angeles. La festa, a scopo benefico (raccoglie fondi per Child Priority) è organizzata insieme a Steven Spielberg e Kate Capshaw, Tom Hanks e Rita Wilson. Durante la serata viene presentato Il libro rosso di Valentino, curato da Franca Sozzani, che contiene le immagini di 40 donne (tra le quali Ashley Judd, Ines Sastre, Isabella Rossellini, Kate Moss, Milla Jovovich) vestite “rosso Valentino” e ritratte dai fotografi più importanti del momento.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il libro rosso di Valentino.
Il libro rosso di Valentino.

Nello stesso anno, a marzo, Julia Roberts riceve il suo Oscar in “vintage” Valentino e splende di seta nera su tutti i mass media del mondo, contribuendo a lanciare quella che sarà una delle tendenze più significative della moda degli ultimi anni: il vintage.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Julia Roberts con un abito vintage alla premiazione degli Oscar 2001.
Julia Roberts in vintage Valentino alla premiazione degli Oscar 2001.

Nel febbraio 2002 rappresenta l’Italia, la storica e rara capacità del suo paese di sublimare creatività e artigianato con gusto e superiore eleganza, durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali di Salt Lake City, trasmessa in mondovisione.

Valentino entra nel Gruppo Marzotto.

Nel Marzo del 2002 dopo trattative e voci di corridoio, la Hdp cede la griffe romana al Gruppo Marzotto. Il passaggio di mano avviene per un importo pari a 240 milioni di euro, comprensivo dei debiti finanziari accumulati negli ultimi anni, che al 31 dicembre 2001 ammontavano a 204,4 milioni di euro. Valentino Intimate e Valentino Sand costituiscono i primi frutti del nuovo corso. Con un accordo di licenza triennale, la comasca Albisetti rileva i diritti di produzione e distribuzione a livello mondiale delle collezioni intimo e mare uomo-donna. Le nuove linee esordiscono a Lingerie Americas, la prima manifestazione di settore organizzata negli Stati Uniti, che dal 4 al 6 agosto 2002 ospita 22 marchi italiani di underwear al Pavillion & Altman Building di New York. Le aziende invitate sono più di 125 da tutto il mondo.

Le nuove linee.

Nel primo bimestre del 2003 Marzotto fa registrare un aumento dell’1,8% sul fatturato, da attribuire in gran parte al consolidamento di Valentino. A maggio Valentino, con una serie dei suoi abiti “cult”, partecipa alla mostra My favorite dress al Fashion & Textile Museum, museo londinese della moda voluto dalla stilista Zandra Rhodes nel quartiere di Bermondsey, a sud del Tamigi. Lancia gli orologi Valentino Timeless e la linea giovane REDValentino (dove RED sta per Roman Eccentric Dressing). Quest’ultima reinterpreta i suoi inconfondibili moduli atemporali come quelli dei jeans, ma anche dei suoi pezzi più classici come i corti cappotti “Jackie” o il “V Logo” del 1968, ormai parte della storia della moda.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La linea R.E.D.
La linea R.E.D.

Il successo della linea di orologi spinge il marchio a proporre, nel 2004, anche una linea di gioielleria. Il 2005 si apre con il debutto della fragranza V Valentino, creata in collaborazione con Procter & Gamble. Nel corso dell’anno, la diversificazione dell’offerta si espande a 360°. Ci sono, ad esempio, l’accordo di licenza con la spagnola Pronovias per la produzione e commercializzazione di una linea di abiti da sposa, e l’alleanza con Arnolfo di Cambio per la creazione di una linea per la casa dedicata all’Art de la Table. Intanto consistenti riorganizzazioni societarie coinvolgono Valentino S.p.A. e le sue controllate: queste manovre daranno origine al Valentino Fashion Group (VFG), che vede la luce a fine anno.

L’addio alle passerelle.

A inizio 2006 Matteo Marzotto diventa presidente della Valentino S.p.A., mentre la carica di amministratore delegato va a Stefano Sassi. Dopo l’importante riassetto del gruppo culminato con l’entrata nel 2007 del fondo di Private Equity Permira, l’anno è dedicato a grandiosi festeggiamenti per i nove lustri di attività del maestro. All’Ara Pacis viene inaugurata una retrospettiva intitolata Valentino a Roma: 45 anni di stile, in concomitanza con le sfilata d’Alta Moda di luglio. Prevedibilmente, a settembre viene annunciato l’addio alle passerelle dello stilista: a ottobre sfila a Parigi la sua ultima collezione, tra standing ovation e commozione generale.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La mostra "45 anni di stile".
La mostra “45 anni di stile”.

L’erede designata è Alessandra Facchinetti, reduce da una collaborazione con Gucci e con Moncler Gamme Rouge, mentre la collezione maschile, affidata a Ferruccio Pozzoni, debutta nella Ville lumière. Valentino intanto si concede un ultimo bagno di folla con la sfilata Haute Couture di Gennaio del 2008 al Musée Rodin che coincide con la sua uscita dall’azienda. A fine 2008 viene però annunciata la fine della collaborazione tra Alessandra Facchinetti e la maison.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La collezione per l'addio alle passerelle, 2008.
La collezione per l’addio alle passerelle, 2008.

Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli direttori creativi.

Sempre nel 2008 Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, già creatori della linea di accessori della griffe, assumono la direzione creativa della linea di abbigliamento. Nel 2009 si conclude anche la collaborazione con Ferruccio Pozzoni. Nel 2011 Valentino ha totalizzato un utile netto di 2,6 milioni di euro nei primi sei mesi dell’esercizio, rispetto al rosso di 7,4 milioni dello stesso periodo nel 2010.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli.
Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli.

Il 7 settembre 2011 Anna Wintour consegna a Valentino il premio Couture Council Award per l’Arte nella Moda 2011 a New York. Valentino non rinnova la liaison con Safilo e sigla un accordo di licenza internazionale con Marchon, con decorrenza dal 1 gennaio 2012, per la produzione e distribuzione di occhiali da sole e vista. Nel gennaio 2012 la maison Valentino è l’ospite speciale di Pitti Uomo 81 nella Fortezza da Basso di Firenze. Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli presentano la collezione uomo A/I 2012-13, sfilando per la prima volta.

Gli anni recenti.

Nel 2011 la Maison Valentino celebra i 50 anni di carriera e lancia l’ideazione di un nuovo Store Concept. che sarà inaugurato nel Febbraio 2012 a Milano in via Montenapoleone 20. L’innovativo store è stato pensato dall’architetto David Chipperfield insieme a Chiuri e Piccioli. La maison, da quando Chiuri e Piccioli sono alla guida della parte stilistica, ha vissuto un periodo di forte evoluzione.

Nel 2012 la Maison è la special guest di Pitti Uomo 81 con un acollezione AI 2012-2013. Nell0 stesso anno la Valentino S.p.A viene acquistata da Mayhoola for Investments S.P.C., un primario investitore del Qatar per 600 milioni di euro. A fine anno il brand lancia il “Valentino Garavani Virtual Museum” che apre una finestra sul mondo del designer che ha lasciato la direzione creativa nel 2008.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il Museo Virtuale, 2015.
Il Museo Virtuale, 2015.

Nel Giugno del 2013 si registra la prima sfilata della collezione AI 2013-14 presso l’Hotel Solomon de Rothschild e a Novembre la sfilata della collezione speciale Shanghai 2013 Haute Couture e Pret-a-Porter.

Nel 2014 viene aperto il primo Store Concept Uomo a Parigi al 273 di Rue St. Honore. E a seguire il Flagship Store di New York al 693 di Fifth Avenue al quale segue la sfilata Haute Couture alla “Sala Bianca 945” di New York.

Il gruppo del lusso ha chiuso il 2013 con un fatturato in crescita del 25% a circa 490 milioni di euro. Anche il 2015 chiude con ricavi a +48% per 986,9 milioni di euro e un ebitda quasi raddoppiato a 180,2 milioni di euro. Valentino ha comunicato con una nota ufficiale il 7 luglio 2016 la nomina di Pierpaolo Piccioli come unico direttore creativo della maison romana in seguito alla decisione di Maria Grazia Chiuri di lasciare l’azienda dopo 17 anni, di cui 8 nel ruolo di co-direttore creativo con Piccioli.

In Ottobre del 2016 viene presentata la prima collezione Pret-a-Porter PE 2017 sotto la direzione unica di Pierpaolo Piccioli.

Nel 2016 la licenza della seconda linea passa alla Staff International di OTB. La licenza proseguirà fino almeno alla Primavera/Estate 2018. Luxottica Group e Valentino hanno siglato un accordo di licenza delle collezioni di occhiali. Il nuovo accordo, della durata di dieci anni, è operativo da gennaio 2017.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La collezione Primavera/Estate 2017.
La collezione Primavera/Estate 2017.

 

VIVETTA

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti. Leggi storia e curiosità del brand, dagli esordi ad oggi

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti

La storia

Figlia di un antiquario, Vivetta Ponti è nata ad Assisi e si è diplomata al Liceo linguistico Le Mantellate di Firenze. Dopo aver frequentato il centro di formazione professionale Paullo di Milano, Vivetta ha cominciato il suo percorso formativo nell’ufficio stile di Roberto Cavalli come assistente designer.

Per la stilista, l’esperienza da Cavalli è stata lunga ma decisiva per il suo sviluppo creativo e la comprensione delle dinamiche aziendali. Ha proseguito poi con Daniele Alessandrini come head designer, specializzandosi in stampe e ricami.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La designer con le sue modelle.
La designer con le sue modelle.

Nel 2008 Vivetta Ponti ha vinto ‘Who’s Next’ a Parigi, concorso che premia i migliori artisti emergenti. L’anno successivo, la designer ha fatto il grande passo e ha lanciato la sua etichetta omonima, “Vivetta”. Il brand ha debuttato per la prima volta al White di Milano nel 2010.

Come ha affermato la stilista, i primi anni sono stati “duri e pieni di sconfitte”, perché il suo stile non era compreso.

“È stato fondamentale non demordere e crederci al 100%, senza ascoltare nessuno e farmi demoralizzare. Ora siamo in tanti a lavorare al progetto, c’è un’azienda, la distribuzione è mondiale.”

Il successo

Nel 2015, durante la Settimana della moda di Milano, Giorgio Armani l’ha scelta per sfilare all’interno del suo Armani Teatro con la collezione Autunno/Inverno 2015/16 ‘The Groupie Attitude’. Il maestro, del resto, l’aveva già definita come “la migliore”.

“Ho un ricordo bellissimo dell’esperienza, nonostante alcuni fattori di comprensibile disorganizzazione, trattandosi della prima sfilata. Da quel giorno le cose hanno cominciato ad andare bene, anche in Italia.”

Con la collezione Primavera/Estate 2017, Vivetta Ponti è stata la prima stilista italiana ad entrare a far parte dello Swarovski Collective, progetto che incoraggia i designer ad esplorare nuovi percorsi creativi grazie all’utilizzo dei cristalli.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La collezione Primavera/Estate 2017.
La collezione Primavera/Estate 2017.

Nel marzo 2017 Vivetta Ponti è stata ospite di Mercedes-Benz a Pechino, dove ha presentato la sua collezione Autunno/Inverno 2017 all’interno del Mercedes-Benz International Designer Exchange Program.

Lo stile

Nello stile di Vivetta, elementi nostalgici come la poesia, le bambole, gli arredi antichi ed il design anni Cinquanta, si combinano con silhouettes iper-contemporanee e motivi bon-ton. Le linee pulite si arricchiscono di dettagli inaspettati ed elementi surreali, profilando una nuova idea di eleganza: giocosa e dinamica, romantica ed ironica, ma anche surreale e sartoriale. L’originalità si concretizza infatti con la migliore tradizione del made in Italy.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.
Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.

Vivetta racconta una femminilità delicata e sognante, irriverente e leggiadra, ma al contempo dalla forte personalità. Per questo è diventata un punto di riferimento per tutte le donne alla moda costantemente alla ricerca di un tocco di eccentricità.

I capi dell’azienda, che ha sede a Firenze, sono tutti tutti disegnati, prodotti e confezionati a mano in Italia e sono distribuiti da retailer del calibro di Barney’s NY, Selfridges, Harrods, Le Bon Marché, Moda Operandi, LuisaViaRoma e Tsum.

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Viscardi

Casa italiana di pellicceria, fondata da Giuseppe Viscardi, nel 1904. Ebbe un grande seguito nei primi decenni del secolo XX e nell’effervescente Torino delle arti e della moda. Apre una succursale a Roma (funzionerà fino a metà degli anni ’50) e, nel decennio ’30, non si lascia sfuggire l’occasione di trasferire il negozio torinese nella rinnovata via Roma. Alla morte del fondatore, gli succede il figlio Luigi che affianca alla pellicceria “su misura” di alto livello una produzione più industriale. Gli anni migliori coincidono con il dopoguerra e il miracolo economico che moltiplica il desiderio della pelliccia come status symbol. Riunisce in un’associazione i pellicciai della città, presiedendola a lungo. Un negozio viene inaugurato anche a Milano. La sua precoce scomparsa segna il declino della maison che non regge al clima animalista, alla nuova moda a lungo allergica alla pelliccia e cessa l’attività nei primi anni ’90.

Vass

Joan (1925). Stilista americana soprattutto di maglieria. Le sue creazioni più note sono in ciniglia, alpaca e angora. Dopo aver lavorato dieci anni come curator al dipartimento delle stampe al Metropolitan Museum di New York, decise nel 1977 di cambiare vita varando una società senza scopo di lucro per aiutare i magliai a migliorare il prodotto e a farsi conoscere. Iniziò così a disegnare per gli associati golf, cappelli, sciarpe che dovevano essere eseguiti da loro e poi venduti. Il grande magazzino newyorkese Henri Bendel acquistò la collezione in blocco. Da allora, la sua strada fu in discesa. Negli anni ’80 ha presentato tre linee per uomo e donna.

Ventaglio

Recita un vecchio adagio: a San Simone (28 ottobre), il ventaglio si ripone. È la consacrazione, attraverso la cultura popolare, di un oggetto utilissimo, soprattutto nei periodi più caldi dell’anno. Di forma varia, solitamente semicircolare, agitato con la mano serve a fare vento e calmare la calura. Costituito da una serie di sottili stecche di legno di sandalo, avorio o madreperla, fissate da un lato, sulle quali è applicato un lembo di carta, di tessuto o di seta, il ventaglio si diffonde in Europa portato dall’Oriente, verso la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500 e raggiunge il periodo di massima popolarità ed eleganza nel corso del ‘700, quando viene usato indifferentemente da donne e uomini, sia di giorno sia di sera. È raffinato, spesso prezioso, dipinto a mano con scene e figure mitologiche e bibliche oppure, più semplicemente, con animali, fiori e scene rurali. È anche uno strumento di civetterie e di ammiccamenti galanti. Esisteva un linguaggio amoroso del ventaglio. Durante il XIX secolo, i tessuti stampati prendono il posto delle carte o stoffe dipinte a mano e l’uso mondano si riduce soltanto alla sera: uso che regge anche per lunga parte del ‘900. Proust amava il ventaglio, come, nell’ultimo scorcio del secolo, ha mostrato di amarlo lo stilista Karl Lagerfeld. Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, i palchi della Scala erano ancora fitti di ventagli che, del resto, per restare all’Europa, accompagnano tuttora le torride estati degli spagnoli, donne o uomini che siano. Dall’inizio del decennio ’80, c’è stato, con l’affermarsi dei grandi stilisti giapponesi, un reiterato tentativo di riproporre il ventaglio in chiave minimalista: carta di riso, magari rotondo o triangolare.

Valentine About

Casa di moda francese specializzata in cappelli. La fondò, dandole il suo nome e dirigendola anche amministrativamente, la figlia di Edmond About, scrittore e accademico di Francia. Era il 1909. Stava per finire la Belle “Époque. Valentine fu un po’ più sobria di piume e aigrette, rispetto alle esagerazioni di quegli anni.