Textielmuseum Vrieselhof

Belgio. Museo del tessile particolarmente mirato ai pizzi: più di 1000 gli esemplari, databili dal 1600 in poi. La collezione di abiti risale all’800 e ai primi del ‘900. Le acquisizioni puntano soprattutto a documentare la moda belga contemporanea. La biblioteca ha, oltre ai testi specializzati, un archivio di giornali di moda.

Temple St. Clair Carr

Marchio di oreficeria e gioielli. Prende il nome dalla sua designer che, nata in un paesino della Virginia, si appassiona agli oggetti antichi di cui diventa collezionista. Adora l’arte e la storia antica e passa molti anni in Italia a studiare. Nel 1987, lancia la sua prima linea di gioielli e conquista subito il pubblico americano. Le sue creazioni più famose sono quelle in stile bizantino, che fanno parte della collezione archeologica. Nei suoi lavori si intuisce anche una passione per il lavoro artigianale che lei continua ad approfondire nei laboratori di Firenze. Oggi il quartier generale è a New York, e vende a oltre 100 retailer tra Stati Uniti, Europa e Asia.

Tabard

Maurice (1897-1984). Fotografo francese. Figlio di setaioli, debutta nella moda disegnando tessuti, poi nel 1914, seguendo il padre, si trasferisce negli Stati Uniti, frequenta l’Istituto Fotografico di New York e diventa un ritrattista così affermato da fotografare il presidente Usa, Coolidge. Nel ’27 torna a Parigi, dove inizia la carriera di fotografo di moda pubblicando su L’Album de FigÄro, Vu, Jardin des Modes, poi su Bifur, Silhouette, Vogue, Marie Claire di cui dirige anche gli studi. Conosce Brodovich (che a Parigi è coreografo dei Ballets Rousses e art director dei grandi magazzini Trois Quartiers) e lavora in campo pubblicitario. Le sue ricerche, influenzate dalle solarizzazioni e dai fotogrammi di Man Ray e dal movimento surrealista, sono pubblicate su Die Form, Modern Photography, Photo Graphie. Dal ’46 al ’49 torna a New York dove lavora per Vogue e Harper’s Bazaar poi, al suo ritorno in Europa, privilegia la ricerca e si dedica alle mostre.

Tokidoki

Brand italiano creato dal disegnatore romano Simone Legno, ispirato al mondo dei manga giapponesi e dei personaggi da cartone animato. Un vero e proprio microcosmo che ha attirato l’attenzione di Ivan Arnold e Pooneh Mohajer Arnold, co-fondatrice della casa cosmetica Hard Candy, i quali sono diventati licenziatari per la produzione di accessori del mondo Tokidoki (che in giapponese significa “qualche volta”) a partire dal 2004. È il boom. Alla produzione iniziale di magliette si aggiungono toys in vinile, un trend che ha coinvolto anche il mondo dell’arte, skateboard arricchiti da artwork, spillette, skin per Ipod, articoli di gioielleria, orologi, abbigliamento sportivo, tutto per assecondare una mania che ha fatto di Tokidoki un vero lifestyle brand. Dalla sua nascita il marchio conquista diversi mercati, in particolare Stati Uniti, Australia, Canada, Nuova Zelanda, Brasile, Israele e Nuova Caledonia, mentre per il panorama europeo, dove il marchio è piuttosto diffuso, i punti di riferimento principali sono Italia, dove i volumi di vendita sono altissimi, Spagna, Francia e Grecia. Un successo che ha portato all’apertura di due flagship store, uno a Milano in Corso di Porta Ticinese, una delle vie simbolo della cultura street, e uno a New York, nel quartiere Soho. Numerose le partnership, come quella col marchio di borse e accessori Le Sportsac, collaborazione inziata nel 2006 e tuttora attiva, Onitsuka Tiger, Fornarina, Hello Kitty. Molti brand si rivestono del mondo Tokidoki e dei suoi personaggi archetipici, perché rappresentano concetti eterni come vita e morte, e al tempo stesso molto dettagliati, con una personalità spiccata e decisa, tanto da scatenare un fenomeno di affezione per questi personaggi di fantasia sperimentato finora solo nella cultura giapponese.

Tilberis

Liz (1948-1999). Giornalista americana, direttrice di Harper’s Bazaar. Nata in Inghilterra, comincia la sua carriera nei periodici di moda nel ’74, approdando a Vogue Inghilterra, dove percorre tutta la trafila redazionale fino ad assumere la carica di direttore. Nel ’91 viene chiamata a dirigere la Condé Nast. Prende il timone di Harper’s Bazaar nel ’92, nel giorno in cui la pubblicazione della Hearst Magazines celebra il suo 125esimo anniversario. La sua direzione allarga gli orizzonti della rivista newyorkese, introducendo temi artistici e articoli giornalistici di alto livello. Colpita da un cancro nel ’92, trascorre gli ultimi anni di vita impegnandosi vigorosamente a favore del Fondo per la Ricerca, senza però abbandonare, fino alla fine dei suoi giorni, la direzione del mensile. Ha raccontato l’esperienza della malattia e della lotta al cancro nel libro No time to die (Little, Brown & Co, ’98).

Terzoli

Laura (1952). Giornalista. Direttore di Cento Cose. Subito dopo il liceo linguistico entra alla Condé Nast come redattrice di moda e attualità di l’Uomo Vogue e Vogue Bambini. Intanto dirige anche la rivista underground Cannibale. Nell’84 passa alla Mondadori, come caporedattore di Cento Cose. Una breve parentesi nel rusconiano Eva nell’87, poi il ritorno a Cento Cose, dove nel ’96 diventa direttore. Ha scritto anche un romanzo rosa, Melania dei sortilegi, ambientato nel Medioevo. Nel 2003 scrive un secondo romanzo, Meglio una come lei.

Tessitura di Novara

Industria specializzata in pettinati superfini di seta lana, seta pura melange puro cachemire, seta cachemire, in seta pura e in tessuti impermeabili spalmati. È stata fondata nel 1932 da Luigi Baldi a Pernate (Novara). La qualità del prodotto è l’identità che ha unito le diverse generazioni succedutesi al timone dell’azienda. Ai Baldi si è affiancata, verso gli anni ’60, la famiglia Pasquino. Insieme hanno superato la crisi del decennio ’70 grazie a un preciso posizionamento sul mercato e all’atout appunto dell’alta qualità.

Thayaht

nome di mestiere di Ernesto Michaelles (1893-1959). Pittore e scultore italiano. Ha trasferito nella moda la sua estetica artistica. Scopre la couture quando, nel 1918, incontra a Parigi Madeleine Vionnet, per la quale disegna abiti con ricche combinazioni geometriche e azzardati accostamenti cromatici: sono pellicce, abiti da sera, tenute sportive, costumi da bagno. Quasi contemporaneamente ai costruttivisti sovietici, propone una sorta di tuta a molte tasche come abito quotidiano. La Nazione del 20 luglio 1920 lo documenta: è un abito intero da uomo a forma di T con cintura in vita e 4 tasche. Non si tratta di un abito da lavoro ma di un capo, pratico e moderno, da portare quotidianamente. Nel ’29 si avvicina, attraverso Marinetti, al Secondo Futurismo e all’Aeropittura. Nel ’32 scrive il Manifesto per la trasformazione dell’abbigliamento maschile con il fratello Ruggero, in arte Ram. Concepisce un guardaroba scarno in cui scompaiano tasche e bottoni per favorire un calo dei costi di produzione. Stimolato dall’Aeropittura, inventa nuovi capi come l’aeroscarpa, comoda e leggerissima.

The Terrible Three

Trio di fotografi inglesi, formato da David Bailey, Terence Donovan e Brian Duffy. Hanno lavorato a Londra negli anni ’60. Le pose dei loro modelli si ispirano fortemente a quelle dei giovani teppisti londinesi. Tutti e tre provenivano dal ceto operaio e si connotavano per le loro scelte radicali nel clima della Swinging London: scelte che hanno segnato profondamente il loro lavoro di fotografi di moda. Hanno collaborato principalmente con l’edizione inglese di Vogue.

Tutino Vercelloni

Isa (1934). Giornalista. È stata direttore di Casa Vogue per 24 anni, dalla nascita del mensile nel 1968 al ’92. Ha cominciato la professione a Marie Claire e al settimanale Tempo di Arturo Tofanelli, agli inizi degli anni ’60. Alla metà di quel decennio, è passata alla Condé Nast. Ha lungamente collaborato a Vogue, all’Espresso, al Corriere della Sera. Esperta d’arte e di design, ha sempre seguito con sensibilità critica, cultura e attenzione cronistica la moda come uno degli indici più sensibili fra quelli che esprimono l’evoluzione del gusto e del costume. Nel campo della moda, ha pubblicato i libri Milano Fashion (Edizioni Condé Nast, ’75) sugli inizi del prêt-à-porter, Missonologia (Electa, ’94), Krizia. Una Storia (Skira, ’95) e, in collaborazione con Carla Sozzani, Krizia (Leonardo Arte, ’95). Nel 2005 ha pubblicato un racconto per bambini, La storia del generale Tommaso, quello che non voleva mai fare la guerra.