T-shirt

Chi non ha nei cassetti del proprio armadio una T-shirt, la classica e inconfondibile maglietta di cotone con scollo tondo, maniche corte e taglio dritto? Era il capo indossato dai soldati e dai marinai statunitensi sotto le uniformi durante la prima guerra mondiale. Poi, è stato adottato dai manovali e dai braccianti. A partire dagli anni ’60, la T-shirt è diventata sempre più un palcoscenico dove inserire slogan, battute, frasi celebri, disegni e quadri illustri, barzellette, commenti sociali o politici, marchi aziendali e nomi commerciali.

Tabacchi

Lidia (1933-1980). Giornalista italiana. Dalla nascita della rivista Novità è stata l’alter ego della fondatrice Emilia, detta Bebe, Rosselli Kuster, fino a raccoglierne l’eredità nel 1958. Sotto la sua direzione la rivista, acquistata nel ’62 dalle edizioni Condé Nast, si è trasformata gradualmente fino a diventare Vogue Italia. Ricettiva, aperta al nuovo, testimone di una stagione chiave nella moda e nel design, ha rappresentato un anello di congiunzione fra due epoche. Proveniente da esperienze in altri periodici femminili, esperta nel ramo della maglia, dei ricami, delle tavole imbandite con raffinatezza scenografica, ha espresso il suo innato senso estetico in tutti gli aspetti del saper vivere. Appartiene alla pattuglia delle editor di riviste femminili che si sono imposte anche con la loro immagine personale e il loro charme. È stata chic quando questa parola, non ancora fagocitata dall’industria dei trend, condensava una molteplicità di sfumature e significati. (Marilea Somaré)

Tabak

Pellicceria italiana, fondata a Milano da Maximillian Tabak, nel 1946. Inizialmente, l’azienda comprava pellami e pellicce nel mondo intero per poi fornirli alle ditte di confezioni. Solo di tanto in tanto, proponeva anche qualche capo. Nel 1981, la svolta. Massimo Tabak, nipote di Maximillian, prende le redini dell’azienda e decide di aprire un negozio in via Bigli, a Milano, e di proporre una produzione di pellicceria al passo con la moda. Questi sono gli anni che vedono Tabak sull’onda del mercato, con campagne pubblicitarie affidate ai grandi fotografi. Nel ’95 la pellicceria si trasferisce in corso Venezia. Qui rimane fino al ’97, quando trasloca in via Bixio, trasformando anche il marchio in Tabak by Deltafurs, con una doppia produzione di montoni e capi in pelle, nel prêt-à-porter e nell’alta moda. Tabak si associa a Cesare Manzini, riservandosi il ruolo di stilista e di direttore artistico. La distribuzione del prodotto è capillare in Italia e all’estero, con particolare attenzione per il mercato dell’ex Unione Sovietica.

Tabak

Susan. Newyorkese, è una delle donne più eleganti del mondo ed è considerata una vera “arbiter elegantiarum”. Autrice del libro Chic in Paris, dal suo blog, visitato quotidianamente da migliaia di persone, dispensa consigli e suggerisce indirizzi riguardanti il mondo dell’extra lusso tra New York e Parigi. Ospite conteso a tutte le sfilate di Alta Moda, pubblica altresì le immagini di queste passerelle d’eccezione oltre ad articoli su tutte le novità, i nuovi talenti e le curiosità riguardanti il mondo della moda. Madre di tre figli, è una persona dotata di grande umanità e senso dello humor e da vera innamorata della moda, non perde mai il senso della leggerezza e della “meravigliosa non utilità” di abiti e gioielli, riuscendo a esaltarne l’aspetto creativo, la genialità e la bellezza.

Tabard

Maurice (1897-1984). Fotografo francese. Figlio di setaioli, debutta nella moda disegnando tessuti, poi nel 1914, seguendo il padre, si trasferisce negli Stati Uniti, frequenta l’Istituto Fotografico di New York e diventa un ritrattista così affermato da fotografare il presidente Usa, Coolidge. Nel ’27 torna a Parigi, dove inizia la carriera di fotografo di moda pubblicando su L’Album de FigÄro, Vu, Jardin des Modes, poi su Bifur, Silhouette, Vogue, Marie Claire di cui dirige anche gli studi. Conosce Brodovich (che a Parigi è coreografo dei Ballets Rousses e art director dei grandi magazzini Trois Quartiers) e lavora in campo pubblicitario. Le sue ricerche, influenzate dalle solarizzazioni e dai fotogrammi di Man Ray e dal movimento surrealista, sono pubblicate su Die Form, Modern Photography, Photo Graphie. Dal ’46 al ’49 torna a New York dove lavora per Vogue e Harper’s Bazaar poi, al suo ritorno in Europa, privilegia la ricerca e si dedica alle mostre.

Tabarrificio Veneto

Marchio dell’Artigiana Sartoria Veneta che, nel 1968, nasce a Mirano, nei pressi di Venezia, e che, anche attraverso il marchio Barena (vocabolo che definisce i terreni che emergono dalla laguna durante la bassa marea), ripropone modelli tipicamente veneti e lagunari: mantelle da pioggia, spolverini, grembiuli da lavoro, saltafossi, braghesse dei pescatori. Il capo più rappresentativo è, insieme allo scialle veneziano dalle lunghe frange annodate a mano, il tabarro, ampio mantello da uomo, indumento invernale di grande uso nell’area veneziana dal XVII secolo fino agli inizi del XX. Una sorta di archeologia del costume sta alla base di questi ripescaggi. Alcuni modelli sono ricavati da esemplari rintracciati nei musei. (Ruben Modigliani)

Tabarro

Il termine lo usa anche Boccaccio (“Io ti lascerò pegno questo mio tabarro”). Indica un ampio e lungo mantello maschile e ancora oggi in alcune regioni dell’Italia settentrionale questa terminologia viene utilizzata. In particolare a Venezia, nel ‘700, era l’ampio mantello con doppia mantellina, per uomo e donna, indossato dai nobili. Molto diffuso durante gli anni ’60, il tabarro affonda le proprie origini nel Medioevo quando era indossato come indumento militare o da cerimoniale.