YVES SAINT LAURENT

Yves Saint Laurent fu un famosissimo stilista francese, considerato uno delle figure più importanti ed influenti del XX secolo nel settore moda.

Indice

  1. Le Origini
  2. Yves Saint Laurent si mette in proprio
  3. Le collezioni
  4. Brand communication
  5. Mostre
  6. Yves Saint Laurent lascia la maison
  7. Tom Ford e Stefano Pilati
  8. Hedi Slimane
  9. Situazione attuale

Le origini

Yves Saint Laurent, scatto di Jeanloup Sieff, 1971
Yves Saint Laurent, scatto di Jeanloup Sieff, 1971

Yves Saint Laurent (1936), stilista francese, nacque a Orano in Algeria. Il suo ingresso nel mondo della moda avvenne nel 1957, quando il ventunenne assistente di Dior fu chiamato a succedere al maestro morto di infarto in un albergo di Montecatini.

La collezione Trapezio consacrò il giovane designer, appena diplomato all’École de la Chambre Syndicale de la Couture di Parigi, come l’enfant prodige dell’alta moda francese. Il suo stile si distingueva da quello del suo predecessore per la sicurezza del taglio sartoriale e per le linee morbide ma essenziali, che evidenziavano la sua totale indipendenza nel panorama della moda francese e la sua marcata individualità.

Yves Saint Laurent per Dior: Svetlana Lloya veste la collezione Trapeze, 1958
Yves Saint Laurent per Dior: Svetlana Lloya veste la collezione Trapeze, 1958

Yves Saint Laurent si mette in proprio

La collaborazione con la maison Dior durò fino al ’60, quando Saint-Laurent venne chiamato a prestare il servizio militare in Algeria. È là che dall’amico e futuro socio Pierre Bergé ricevette la triste notizia che la Christian Dior lo aveva sostituito con un nuovo disegnatore, Marc Bohan.

Yves Saint Laurent Bettina Lauer veste Yves Saint Laurent; scatto di Rico Pullman, Stern 1963
Bettina Lauer veste Yves Saint Laurent; scatto di Rico Pullman, Stern 1963

Tornato a Parigi, decise di mettersi in proprio. Con l’aiuto di Bergé e di un finanziatore americano, J. Mack Robinson, il 20 gennaio 1962 aprì ufficialmente il suo atelier in rue Spontini, presentando la sua prima collezione firmata. Il successo fu immediato. I suoi modelli furono acquistati dall’alta borghesia francese e dai compratori dei department store americani, che gli riconobbero il pregio di una linea non troppo elaborata ma ricercata nei tessuti, mentre la stampa del settore osannava i suoi tailleur dal taglio impeccabile, ritenuti gli unici veri concorrenti dello stile Chanel.

Le collezioni

Yves Saint Laurent collezione ispirata a Mondrian
Collezione ispirata a Mondrian

Le collezioni successive prenderono spunto dalla storia, dall’arte, dalla letteratura; testimoniano la sua passione per il mondo della cultura e, in particolare, per il teatro, per il quale realizzò più volte i costumi. Nel ’66, lanciò per la sera lo smoking da donna, un semplice insieme nero con giacca dai risvolti in raso e gonna o pantaloni, da indossare in alternativa al tradizionale abito lungo.

L’opera di Matisse (’81), i dipinti di Picasso (’79), la Pop Art (’66), persino gli scritti di Marcel Proust che suggerironoo gli abiti in taffetà dell’inverno ’71-72, gli offrirono continui temi di ispirazione.

Il minimalismo e la geometria delle opere di Mondrian influenzarono nel ’65 una delle collezioni più fortunate, caratterizzata da linee rigorose, abiti diritti di jersey, impermeabili di vinile.

La collezione dell’inverno ’76, dedicata ai “Balletti russi-Opéra”, s’impose a livello internazionale e venne definita dal New York Times “rivoluzionaria, destinata a cambiare il corso della moda”.

Yves Saint Laurent Collezione per il Balletto Russo, inverno 1976
Collezione per il Balletto Russo, inverno 1976

L’origine esotica di Saint-Laurent e gli anni di formazione trascorsi a diretto contatto con il mondo arabo furono alla base del fascino che l’Oriente esercitò sul suo stile. La forza e l’abbinamento insolito dei colori, l’opulenza dei tessuti e la ricchezza dei ricami, la fantasia degli stampati e di alcuni indumenti di matrice etnica, come la giacca sahariana o il djallabah, sono segni riconoscibili della sua firma, combinati tuttavia a un grande rigore formale. Sulla scia di questo rigore formale è da interpretare la propensione di Saint-Laurent, come Chanel prima di lui, ad includere nell’abbigliamento femminile tagli sartoriali e capi tratti dal guardaroba dell’uomo.

Brand Communication

Yves Saint Laurent Jerry Hall, Opium Perfume, 1977
Jerry Hall, Opium Perfume, 1977

Nel ’64 creò il profumo da donna Y, primo di una lunga fortunata serie, che comprende dei best-seller fra cui YSL pour homme (’71), Rive Gauche (’71), Eau Libre (’75), Opium (’77), Kouros (’81). Nel ’78 diede il proprio nome a una linea di bellezza, che permise al marchio di entrare nel mondo della cosmetica e, dal ’92, scelse il volto dell’attrice francese Catherine Deneuve, sua cliente dagli anni ’60, per la propria immagine pubblicitaria.

Saint-Laurent e Bergé furono fra i primi a introdurre nel mondo dell’alta moda una politica commerciale, oggi pratica ampiamente diffusa, con la costituzione nel ’66 della linea di prêt-à-porter Yves Saint-Laurent Rive Gauche, distribuita in negozi gestiti in franchising. Fin dall’inizio si propose non come un succedaneo dell’alta moda, ma come un settore di grande creatività, che immetteva sul mercato modelli ricercati e originali.

La produzione venne affidata a C. Méndes, azienda che si era affermata per la realizzazione del prêt-à-porter di altre griffe, come Patou, Grès, Chanel. La scelta di avere un unico fornitore per la confezione dei prodotti, che lavorerà in esclusiva per il marchio, risultò un’ottima intuizione, all’avanguardia per i tempi. Il successo procurò nel ’70 alla Yves Saint-Laurent Rive Gauche il primato dell’esportazione del ready-to-wear femminile di lusso.

Nel dicembre ’82, il settore si espanse con la creazione di una seconda linea, Variation, e il fatturato aumentò per la concessione di licenze, studiate in modo da rispettare i colori, il design e l’immagine Saint-Laurent. La sede di rue Spontini risultò a questo punto insufficiente e venne spostata in avenue Marceau al n.5.

Mostre

I musei di tutto il mondo, dal Metropolitan di New York nell’83 al Musée des Arts de la Mode a Parigi nell’86, al Sezon Museum of Art in Tokyo nel ’90, al Musée de la Mode di Marsiglia nel ’94, dedicavano mostre retrospettive allo stilista e celebravano la sua creatività come uno dei massimi contributi alla storia della moda. Il Gruppo nell’89 venne quotato alla Borsa di Parigi. La proprietà andò nelle mani di Franµois Pinault ed entrò a far parte della holding PPR.

Yves Saint Laurent lascia la maison

Nel ’99 Yves Saint Laurent venne acquistato dal gruppo Gucci. Nel 2000, il direttore creativo, Tom Ford, diede nuovo vigore alla compagnia, riportando alla luce il suo “sex appeal” e migliorando le strategie di marketing. Ma Saint Laurent e Bergé non erano convinti di come le carte si stavano muovendo ed entrambi avevano non poche remore su Tom Ford.

Yves Saint Laurent con Laetitia Casta e Catherine Deneuve, vestite Tuxedoes per l'ultima sfilata 2002
Yves Saint Laurent con Laetitia Casta e Catherine Deneuve, vestite Tuxedoes per l’ultima sfilata 2002

Il 22 gennaio 2002, sulla passerella del Centre Pompidou Saint-Laurent uscì definitivamente di scena con una strepitosa sfilata retrospettiva corredata da 300 modelli di ieri e di oggi: la commozione in sala era altissima, soprattutto quando, sul finale Catherine Deneuve cantò per il suo amico di sempre Ma plus belle histoire d’amour c’est vous [La mia più grande storia d’amore sei tu]Saint-Laurent lesse una lunga e personalissima lettera d’addio:

“Credo di non aver mai tradito il ragazzo che mostrava i suoi schizzi a Christian Dior con il massimo della trepidazione (…) ho vissuto per questo mestiere, l’ho sempre amato e rispettato fino in fondo; la moda non è un’arte ma ha bisogno di un artista per esistere, gli abiti sono sicuramente meno importanti di musica, architettura e pittura, ma era ciò che sapevo fare e che ho fatto, forse, partecipando alle trasformazioni della mia epoca. Oggi non si lavora più solo per rendere le donne più belle ma anche per rassicurarle. In molti soddisfano i fantasmi del loro ego attraverso la moda, mentre io ho sempre voluto mettermi al servizio delle donne, servire i loro corpi, i loro gesti, le loro stesse vite”. Della sua vita, lo stilista disse: “Ho conosciuto quei falsi amici che sono i tranquillanti e le droghe, la prigione della depressione e delle cliniche. Faccio parte di quella che Marcel Proust chiama: “La magnifica e lamentosa famiglia dei nevrotici””.

Tom Ford e Stefano Pilati

Yves Saint Laurent Tom Ford per Yves Saint Laurent, collezione primavera/estate 2003
Tom Ford per Yves Saint Laurent, collezione primavera/estate 2003

Nel giugno 2002 Stefano Pilati, ritenuto papabile successore di Tom Ford, rilevò la direzione creativa completa degli accessori e dei bagagli. Pilato regalò un punto di vista stilistico completamente nuovo: l’eccessiva sensualità del suo predecessore lasciò il posto a un’eleganza più classica, discreta e borghese.

 

A dicembre, con i suoi 850 mq di superficie di vendita, il nuovo Yves Saint-Laurent Rive Gauche aperto a Milano diventò il più grande store europeo della nota griffe francese. Lo spazio al 27 di via Montenapoleone (ex Gucci) sostituì quello già esistente di via Verri 8, dove invece subentrò il negozio Alexander McQueen.

 

A dicembre 2002, Saint-Laurent e il suo braccio destro Pierre Bergé ottennero il riconoscimento di utilità pubblica per la loro Fondazione che avrebbe occupato l’immobile di avenue Marceau. Da questo momento lo stilista si concentrò sulle attività della Fondazione, dove sono conservati 5 mila abiti e 15 oggetti delle collezioni private Saint-Laurent e Bergé. La Fondazione creerà borse di studio e organizzerà mostre legate alla moda e agli artisti contemporanei.

Ford decise di lasciare la società nel 2004 e Stefano Pilati, che aveva lavorato con Ford per YSL dal 2000, divenne il nuovo direttore creativo. All’inizio Pilati ricevette recensioni negative, ma poi, grazie all’innovativa sua interpretazione di mascolinità e femminilità, ottenne il plauso del fashion system.

Hedi Slimane

Yves Saint Laurent Parigi Fashion Week, collezione primavera/estate 2013
Parigi Fashion Week, collezione primavera/estate 2013

Nel 2012 Hedi Slimane diventò direttore creativo, portando il ribattezzato brand Saint Laurent ad un enorme successo. Slimane è stato anche responsabile della mostra “Yves Saint Laurent: The Retrospective”, al Museum of Art di Denver (25 marzo-8 luglio 2012). La mostra, memorabile, espose tutti i pezzi storici, portando Bergé a dichiarare “Yves Saint Laurent sarebbe molto orgoglioso di essere qui”.

Situazione attuale

Hedi Slimane, che contribuì notevolmente al successo maison, sorprese tutti quando decise di lasciare il suo incarico nel marzo 2016. Quell’aprile Yves Saint Laurent scelse Anthony Vacarello come nuovo direttore creativo, stilista noto per il talento e la grande creatività.

A Marrakech, l’edificio di 4.000 mq progettato dallo Studio KO vicino al famoso Jardin Majorelle ospita spazi espositivi, un auditorium, una boutique e una caffetteria con terrazza all’aperto. Inoltre, si annovera anche una biblioteca con oltre 5.000 libri relativi a moda, letteratura, poesia, storia, botanica e cultura berbera.

Yves Saint Laurent Museo di Marrakech
Museo di Marrakech

A settembre e ottobre 2016 sono stati aperti i musei Yves Saint Laurent a Parigi e Marrakech. I musei sono un omaggio all’amato stilista, morto nel 2008, sempre sotto i riflettori e al noto compagno Pierre Bergé. Egli, infatti, ex amministratore delegato e collaboratore, morì l’8 settembre, all’età di 86 anni, senza riuscire a godere dell’opera compiuta.

Il nuovo museo parigine, dallo stile completamente diverso, si trova nell’Hôtel particulier di 5 Avenue Marceau, dove Yves Saint Laurent ha trascorso quasi 30 anni a disegnare le sue collezioni (1974 al 2002). Lì troverà luogo una serie di mostre retrospettive e mostre temporanee tematiche.

JIL SANDER

Stilista tedesca fondatrice dell’omonima casa di moda. Il suo stile è intelligente, estremamente minimalista e del tutto contemporaneo.

Indice

  1. Le origini: Jil Sander
  2. Lo stile di Jil Sander
  3. La prima boutique
  4. Jil Sander viene rilevata dal Gruppo Prada
  5. Raf Simons
  6. Uniqlo J+
  7. Navy
  8. Situazione attuale

Le origini: Jil Sander

Jil Sander La stilista nel 1983
La stilista nel 1983

Stilista e imprenditrice tedesca, Jil Sander è nata nel 1943 a Wesselburen, vicino ad Amburgo. Jil è metodica e creativa, riservata e determinata, fragile ma energica. In pochi anni è riuscita a costruire un vero e proprio impero, quotato in borsa nell’89. Diplomata in ingegneria tessile in Germania, all’età di 19 anni approdò a Los Angeles, dove completò gli studi e fece la sua prima esperienza come giornalista nella redazione di McCalls. Tornata ad Amburgo, divenne fashion editor per Costanze e Petra, sino ad assumere responsabilità dirigenziali. Ha lavorato con diverse aziende come stilista freelance: tra le molte, Callaghan.

Lo stile di Jil Sander

Jil Sander Lo stile minimalista di Jil Sander
Lo stile minimalista di Jil Sander

Ritenuta la più importante rappresentante della moda tedesca e uno dei grandissimi nomi della moda internazionale, ha saputo imporre uno stile intellettuale, minimalista, decisamente contemporaneo. “Forte e puro”, sono gli aggettivi che più spesso usa per definire la sua moda e le sue scelte di vita. Considerata l'”Armani della Germania”, i suoi abiti si basano sull’uso di non-colori, linee epurate, materiali corposi, tagli “fatti col coltello” -come lei stessa li definisce- per una femminilità aliena da ogni frivolezza ma non priva di una sua seducente severità.

La prima boutique

Jil Sander 1968, Jil Sander davanti alla boutique di Amburgo. Scatto di Hans Rudolf Uthoff
1968, Jil Sander davanti alla boutique di Amburgo. Scatto di Hans Rudolf Uthoff

Nel ’68 aprì una boutique d’avanguardia ad Amburgo, la prima del genere, dove vendette molti capi disegnati e realizzati da lei stessa insieme ad abiti acquistati in Italia e a Parigi. Forte di questo background ricco di esperienze e di un progetto ambizioso in testa, aprì la Jil Sander Moden e presentò, nel ’73, in Germania, la sua prima vera collezione, tutta declinata sui toni del kaki. Inizio difficile per una stilista che intendeva creare abiti moderni e di grandissima qualità, troppo raffinati perché fossero capiti e realizzati in patria, dove la parola prêt-à-porter di lusso, con tutte le sue implicazioni, era ancora sconosciuta. Quasi naturale che trovasse in Italia i tessuti, le aziende e gli interlocutori di cui aveva bisogno.

Nel ’75, a Parigi, presentò le sue collezioni per due stagioni successive. Troppo purista per il gusto francese: quelle sfilate, furono un insuccesso. Il che la spinse a scegliere le passerelle di Milano, città più severa, più vicina alla sua personalità.

Jil Sander Collezione primavera/estate 1977: Stella Tennant ritratta da David Sims
Collezione primavera/estate 1977: Stella Tennant ritratta da David Sims

Le prime presentazioni italiane furono quasi in sordina, riservate a pochi: ma la notarono, e la apprezzarono, i buyer più importanti che subito guerreggiarono per averne l’esclusiva. Piaceva la sua moda destinata a una donna intelligente, intraprendente, indipendente:

“Le donne alle quali penso, quando creo, hanno una forte coscienza di sé, una grande autoconsiderazione”, disse.

Il successo arrivò in fretta, premiando il rigore del design, la ricerca costante nei materiali, l’ossessione per la qualità. Nel ’79, lanciò Woman Pure, il suo primo profumo: prestò il suo volto alla pubblicità, diventando famosa in un attimo e creando, con il suo sguardo limpido e i suoi lineamenti chiari e minuti, un nuovo stereotipo della donna tedesca.

 

Jil Sander Campagna pubblicitaria Women Pure, 1980
Campagna pubblicitaria Women Pure, 1980

Gli anni che seguirono videro la sua affermazione internazionale e lo sviluppo delle sue attività che ormai comprendevano cosmetici, occhiali, pelle e moda maschile, presentata a Milano nel ’96. Ricevette numerosi riconoscimenti e premi per la sua moda e i suoi profumi. Appassionata d’arte contemporanea, è una collezionista raffinata e uno sponsor generoso di grandi mostre di importanti artisti tedeschi, come Georg Baselitz o Joseph Beuys.

Jil Sander viene rilevata dal Gruppo Prada

Dall’autunno del ’99 il marchio Jil Sander fa parte del Gruppo Prada. Nel 2001 il marchio stabilì vendite record, con un aumento dei profitti del 17%. Nel 2002 il brand perse ben 26 milioni di euro ( da considerarsi i costi per i negozi di Londra e di New York). Salirono a 20 i negozi monomarca nel mondo.

A maggio 2003 il Gruppo Prada ritenne necessario, per risollevare le sorti della società, richiamare Jil Sander a capo del team creativo. Bertelli “si avvicinò alla signora Sander e iniziò a negoziare una tregua”. La Sander venne assunta sotto un contratto di consulenza di sei anni con una partecipazione nella società. Jil Sander tornò così nella società da lei fondata e contrallata dal Gruppo Prada dal 1999.

Raf Simons

Jil Sander Raf Simons per Jil Sander, campagna pubblicitaria primavera 2007
Raf Simons per Jil Sander, campagna pubblicitaria primavera 2007

Tuttavia, nel luglio 2005, il direttore creativo belga, lo stilista Raf Simons, spodestò Jil Sander dopo l’ennesima scissione con il gruppo Prada. Simons arrivò al brand per dargli un tocco internazionale e particolare, molto meno rigido, tra nuovi motivi e colori, forme e dettagli.

Nel 2006 Prada dichiara di aver venduto azioni a Change Capital, società di private equity fondata da Luc Vandevelde, focalizzata sulle attività legate ai consumatori. Due anni dopo, a settembre 2008, Change Capital vendette Jil sander alla Onward Holding Co., Ltd, gruppo di abbigliamento quotato a Tokyo e alla sussidiaria europea, la GIBO’Co. S.p.A, per un valore di 167 milioni di euro.

Uniqlo J+

Jil Sander Uniqlo J+ autunno/inverno 2011
Uniqlo J+ autunno/inverno 2011

Nel 2009 la Sander annunciò il suo grande ritorno come stilista: nel mirino Uniqlo, brand che si definisce “produttore di buon abbigliamento casual che chiunque può indossare”. La stilista firma una collezione uomo/donna chiamata J+, lanciata anche in Asia (Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e cina), presente nei negozi di Londra dal 7 gennaio 2010. Raggiunse l’unico store americano Uniqlo (a New York) il 14 gennaio 2010.

Navy

Jil Sander Jessica Burley per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2015
Jessica Burley per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2015

Nel 2010 la Sander decise di espandere il brand e di lanciare una nuova linea, la Jil Sander Navy, diretta ai clienti più giovani, sempre secondo l’estetica del marchio Jil Sander e secondo la filosofia di design di lusso puro, essenziale e innovativo. Questa estensione del marchio aggiunse uno sofisticato stile casual e dinamico alla casa di moda. Molta attenzione venne rivolta verso cotoni innovativi di qualità, tessuti tecnici, maglie e maglieria.

Jil Sander Raf Simons, collezione autunno/inverno 2012
Raf Simons, collezione autunno/inverno 2012

Dopo che Raf Simons ebbe presentato la collezione autunno 2012, decise di abbandonare la società, che diede il benvenuto, nella sede Milanese, a Rodolfo Paglialunga. Egli porto all’azienda la precisione nei dettagli, tanto tipica dello stile italiano. Un anno dopo, ad ottobre 2013, la 69enne Jil Sander lasciò il suo brand per la terza volta: presentò la sua ultima collezione primavera/estate 2014 durante la settimana della moda milanese.

La collezione prêt-à-porter primavera/estate 2015, disegnata da Rodolfo Paglialunga, venne definita da Tim Blanks (Vogue) una “coalescenza di generi. C’era tutto in forma in tutto. Clunky (ingombrante) era probabilmente la parola migliore per le culotte a cavallo basso con tasche fuori portata. Lo stesso per il grembiule/gonna avvolto su qualunque cosa ci fosse sotto, il che significava che c’era uno strano sovrapporsi di elementi e quello che era sotto aveva una cintura elasticizzata in vita.”.

Situazione attuale

Jil Sander Resort, 2018
Resort, 2018

Dopo quasi quattro anni, Pagilalunga decise di ritirarsi dalla carica di direttore creativo (marzo 2017). Ad aprile 2017, Lucie e Luke Meier, marito e moglie che hanno disegnato per tantissime case di moda, da Dior Haute Couture a Supreme, vengono nominati direttori creativi del brand. La loro prima collezione è Resort 2018, solido e importante inizio per il duo: piena della loro estetica, elegante e pura, adatta alla vita frenetica di città.

“Hanno una visione moderna, coesa e in contatto con ciò che è rilevante ora, e lo combinano magnificamente con una sottile sensibilità. Mi aspetto la creazione di collezioni molto intelligenti e di un mondo da cui ispirarsi”, ha detto la CEO di Jil Sander, Alessandra Bettari.

PAUL SMITH

Paul Smith, sarto e stilista inglese, ha inaugurato uno stile anticonvenzionale, in costante rielaborazione. Leggi la storia del designer dalle sue origini.

Indice.

  1. Lo stile.
  2. You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!).
  3. Paul Smith a Milano.
  4. Gli anni recenti.
  5. Situazione attuale.

Lo stile.

Paul Smith (1946) è un sarto e stilista inglese. La prima cosa che ha venduto era un fazzoletto da tasca con la bandiera britannica. Oggi, nei suoi negozi si trova di tutto, dai robot alle cravatte. Sempre e comunque anticonvenzionali. Ha trasformato il sartoriale in un’esplosione di colori, di invenzioni, di tendenze moda abbinate alla più antica qualità dei tessuti. Il designer conserva lo spirito di un ventenne cutting edge. E proprio per questo resta sempre sulla cresta dell’onda.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Un ritratto dello stilista.
Un ritratto dello stilista.

I suoi abiti sono come il suo personaggio: divertenti e seri al tempo stesso, eccentrici ma portabili. Dopo aver aperto una boutique multimarca a Nottingham nel 1970, nel 1979 inaugura il suo primo vero negozio, rivoluzionando il concetto degli spazi vendita. I negozi divennero, da allora, non soltanto luoghi per l’esposizione finalizzata all’acquisto, ma anche e soprattutto punti d’incontro per chi si riconosceva nel suo stile.

La prima sfilata di moda maschile risale al 1976, a Parigi. Nel 1994 ha lanciato anche la linea di abbigliamento femminile che rispecchia per taglio e concezione lo stile di quella da uomo. La fama della griffe non ha mai smesso di crescere. È stato anche chiamato come consulente dal primo ministro Tony Blair.

You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!).

A febbraio del 2001, Paul Smith viene inserito in The Queen in the Birthday Honors List, un riconoscimento per il suo apporto alla moda britannica. Lo stesso anno viene pubblicato You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!) che, in italiano, suonerebbe come È possibile trarre ispirazione da qualunque cosa (e se non riesci, guarda di nuovo!). Non è una monografia di moda, né un catalogo di abbigliamento, ma una raccolta di immagini in cui l’autore viene ritratto nelle più disparate situazioni. Il volume, di 288 pagine, è stato curato da Alan Aboud che ha affiancato l’autore come art director per più di dieci anni. Il progetto invece è stato firmato anche da Jonathan Ive (designer dell’iMac). Nello stesso periodo, inaugura un negozio a Londra presso il Royal Exchange.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Il libro "You can find inspiration in everything".
La copertina del libro “You can dind inspiration in everything (and if you can’t, look again!)”.

Paul Smith a Milano.

A marzo del 2002 Paul Smith apre il suo primo negozio monomarca in Italia, in via Manzoni a Milano. Il progetto è di Sophie Hicks. Viene poi inaugurato il primo negozio di scarpe da uomo a Parigi. Il mese successivo, in collaborazione con Cappellini, viene lanciata la collezione di arredamento Mondo durante il Salone del Mobile di Milano. Lo stilista ha continuato a collaborare con le aziende del Salone del Mobile anche nelle edizioni successive.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Lo stilista al Salone del Mobile.
Lo stilista al Salone del Mobile in collaborazione con Gufram, 2016.

Nello stesso periodo, lo stilista organizza Great Brits, una mostra con lo scopo di rendere omaggio ai più grandi designer d’oltremanica. L’esposizione si svolge proprio nel suo studio milanese di viale Umbria 95. Sono 4 i giovani selezionati dallo stilista: D. Mathias Bengtsson, Tord Boontje, Daniel Brown e Sam Buxton.

Nel 2003, dopo l’enorme successo ottenuto con la prima collaborazione, Reebok incarica lo stilista di creare una nuova collezione di scarpe uomo-donna in stile anni Ottanta che prende il nome di Paul Smith Reebok 2. I materiali sono principalmente il nylon (in arancio e blu) e la vera pelle (rosso e blu). In esclusiva mondiale, solo nei negozi di Paul Smith (circa 250 in tutto il mondo) è possibile acquistare, alla “modica” somma di 295 sterline, Moonage Daydream: the truth behind Ziggy, il primo libro scritto da David Bowie. Ognuna delle 2500 copie numerate è autografata.

Le boutiques e le righe iconiche.

Nel 2005 apre la prima boutiques della linea Pink nel quartiere Daikanyama di Tokyo. Il flagship store misura 120 mq ed è interamente dedicato alla collezione donna e agli accessori. Il suo nome è Paul Smith Pink +. Lo stesso anno lancia la collezione Black, che segue una precedente collezione Blu: è la seconda linea per le donne che si trova nei grandi magazzini come Harvey Nichols, Harrods e Selfridges.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Le righe.
Carta da parati a righe firmata da Paul Smith per Maharam.

Le boutiques Paul Smith sono note per il loro design unico e giocoso. Ogni negozio è disegnato ed arredato in modo diverso, ma tutti sono pieni di colore e di carattere, rispecchiando la personalità dello stilista. La sua concezione si riflette sul design anticonvenzionale delle boutiques.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La boutique di Los Angeles.
La boutique di Los Angeles.

Nel 2006, con l’intento di utilizzarla solo per una stagione, lo stilista lancia l’ormai iconica firma Paul Smith Stripes. Non ci sono molti stili che possano essere indossati sia da bambina di due anni che da un uomo di 35: le strisce sono forse l’unico candidato. La fantasia a righe, grafica e ripetitiva, piace a tutti. Le righe hanno il potere di rendere una superficie altamente distinguibile, il che, parlando di abiti, spiega perché non sono mai state tenute in gran conto.

Gli anni recenti.

Nel 2009 Paul Smith realizza una collezione di abiti da bici in associazione con Rapha. In questo periodo apre negozi a Dubai, Bangalore, Leeds, Anversa, Los Angeles e Londra.

Per celebrare i 40 anni nel mondo della moda, a metà novembre del 2013 apre, al London Design Museum, la mostra Hello, My Name is Paul Smith. L’obiettivo è quello di esplorare tutti gli aspetti della carriera dello stilista, tra cui gli sviluppo futuri. Accurate riproduzioni dello studio di Paul Smith, oltre che un’istallazione immersiva, rivelano alcune delle sue ispirazioni. La mostra è un vero e proprio viaggio attraverso le sue collezioni, una giornata nella vita di una sfilata e nelle collaborazioni con gli altri brand.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La mostra "Hello, my name is Paul Smith".
La mostra “Hello, my name is Paul Smith”

Situazione attuale.

Nel 2017, a Firenze, Paul Smith illumina con una luce fluorescente la sua linea giovanile, PS by Paul Smith, e la rilancia con un focus più attento agli abiti basici. Lo stilista sostiene infatti che la pietra miliare del suo business sono le basi:

“Abiti ben fatti, di buona qualità, dal taglio semplice, fatti con tessuti particolari e facili da indossare”.

Paul Smith non ha presentato le sua collezione a Pitti Uomo per 23 anni, ma ha ritenuto Pitti Uomo 91 l’occasione giusta per presentare la sua nuova collezione. Quest’ultima traduce le sue attitudini verso il classico e verso il bizzarro in termini relazionabili alle nuove generazioni.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La sfilata a Pitti Uomo 91.
La sfilata a Pitti Uomo 91.

RAF SIMONS

Raf Simons (1968), stilista belga. Dopo aver lanciato la sua linea nel 2005, è diventato direttore creativo in Jil Sander, Dior e Calvin Klein.

Indice.

  1. Le origini.
  2. Mostre.
  3. Direttore creativo di Jil Sander e Dior.
  4. Direttore creativo di Calvin Klein.
  5. Simons eletto stilista dell’anno dal CFDA.

Le origini.

Raf Simons (1968). Stilista belga. Cresce al confine tra Olanda e Belgio e studia disegno industriale nella città di Gens. Inizia con designer di mobili nel 1991, per lo studio di Walter Van Beirendorck a Antwerp. Qui Walter gli insegna l’abc del mestiere.

L’incontro con Linda Loppa, direttrice della Royal Académie des Art, cambia la sua vita. Insieme al padre di Linda, sarto molto conosciuto in Belgio, realizza la sua prima collezione firmata. Nel 1995 lancia il suo marchio ed inizia a scrivere la storia della moda.

Mostre.

Nel gennaio 2003, insieme a Francesco Bonomi, è curatore della mostra Il Quarto Sesso, riguardo gli eccessi giovanili. La mostra viene presentata come parte del programma della Fondazione Pitti Discovery. Poi, nel 2005, Raf Simons celebra 10 anni nella moda con una sfilata evento, l’installazione video Repeat e la monografia Raf Simons Redux alla 68esima edizione di Pitti Uomo.

Direttore creativo di Jil Sander e Dior.

Nel 2005 lo stilista presenta la sua seconda linea, Raf by Raf Simons. Con questa collezione, lo stilista ritorna ai tratti distintivi del suo stile in una chiave nuova e moderna: una sorta di linea basica e a prezzi più bassi di quella principale. Dopo, a luglio, viene scelto come direttore creativo di Jil Sander. Lo stilista è subentrato a Jil Sander dopo l’ennesima divergenza della stilista con Prada, proprietaria del marchio. Simons rimane nell’azienda fino al 2012, anno in cui presenta la sua ultima collezione che ha lasciato gli spettatori – e lui stesso – molto commossi. Diventa quindi direttore creativo di Dior.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. Ultima sfilata per Jil Sander.
Ultima sfilata per Jil Sander.

Il debutto dello stilista in Dior è un momento davvero speciale, che ha incantato tutti con un’aura di bellezza che poteva scaturire solo dall’incontro tra Raf Simons e Dior. Nel bellissimo film Dior and Ic’è un momento in cui lo stilista piange sulla terrazza con Pieter Mulier, la sua mano destra, quando si rende conto che sta per presentare la sua prima sfilata Dior Haute Couture. L’intero film è una festa di amore, dedizione, umiltà e rispetto per le ‘petits mains‘ della maison parigina.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. La prima sfilata per Dior Haute Couture.
La prima sfilata per Dior Haute Couture.

Lo stile di Raf Simons, in particolare per la sua personale linea Uomo, ma anche per Jil Sander Dior, ha qualcosa di magico. Mentre ogni marchio ha sempre avuto identità, valori e personalità caratterizzanti, Simons è in continua metamorfosi: da una giovinezza ribelle, ad un minimalismo affilato, per arrivare al romantico perfezionismo in Dior.

Direttore creativo di Calvin Klein.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. La prima sfilata per Calvin Klein.
La prima sfilata per Calvin Klein.

Nell’estate 2016 Raf Simons annuncia ufficialmente le sue dimissioni in Dior, e diventa direttore creativo di Calvin Klein. Steve Shiffman, CEO di Calvin Klein, ha dichiarato:

“L’arrivo di Raf Simons come direttore creativo rappresenta un nuovo capitolo per Calvin Klein. Dopo Mr Klein in persona, l’azienda non è mai stata guidata da un unico visionario creativo e io sono sicuro che questa decisione farà crescere il marchio Calvin Klein e avrà un impatto sul suo futuro. Sotto la sua direzione, Calvin Klein consoliderà ulteriormente la sua posizione come uno dei marchi lifestyle più importanti a livello mondiale”.

Simons eletto stilista dell’anno dal CFDA.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. Il premio di stilista dell’anno dal CFDA.
Il riconoscimento di stilista dell’anno dal CFDA.

A giugno 2017 Raf Simons viene eletto stilista dell’anno dal CFDA (Council of Fashion Designers of America). È il secondo stilista, nella storia della moda americana, ad aver ricevuto questo titolo per entrambe le categorie (Uomo e Donna). Simons è secondo solo a Calvin Klein, che ha ottenuto il doppio riconoscimento nel 1993. I due hanno ricevuto il premio quasi alla stessa età: Calvin Klein a 51 anni, Raf Simons a 49. Questa vittoria è un po’ il benvenuto da parte dell’élite della moda americana, ma tutto il mondo è ansioso di osservare la visione di Simons per Calvin Klein.

SEARS ROEBUCK & CO

Gruppo americano di vendita per corrispondenza. È un gigante mondiale della distribuzione. È stato fondato nel 1893 da Richard Warren Sears e da Alvah Curtis Roebuck. I cataloghi proponevano abiti da lavoro, denim e stoffe vendute al metraggio ma anche materiale destinato ai farmer: macchine agricole, selle, chitarre, materiali e progetti per costruire una casa. A partire dal 1990, il Gruppo ha concentrato gli sforzi sulla moda femminile.

Seydoux Fornier De Clausonne

JérÂme (1936). Presidente di Chargeurs, che dal 1981 è il primo gruppo sul mercato internazionale per il commercio e la pettinatura della lana. Seydoux appartiene a quella generazione di manager del tessile che hanno preso le redini delle aziende familiari solo dopo aver fatto esperienze in altri campi e che hanno adottato una politica di forti investimenti, ricerca e sviluppo, per tener testa alla concorrenza nel settore.

Séeberger

Famiglia di fotografi francesi di origine tedesca. Per primi, all’inizio del secolo, i tre fratelli Julius (1872-1923), Louis (1874-1946), Henri (1876-1956) hanno fotografato in esterno i modelli, per la rivista Mode Pratique. A partire dal 1911, hanno collaborato regolarmente con Jardin des Modes, Fémina e Harper’s Bazaar che, tramite le loro fotografie, hanno fatto conoscere agli americani la moda francese. L’atelier, verso il ’35, fu affidato a Jean (1910-79) e Albert (1914), figli di Louis. Lo studio ha chiuso i battenti nel ’77, dopo aver venduto 37 mila fotografie di moda alla Biblioteca Nazionale di Francia.