Saab

Elie (1964). Stilista libanese. Studia a Parigi. Comincia il mestiere in patria, disegnando abiti da sposa e da cerimonia per le famiglie reali arabe (ha vestito la regina Rania di Giordania per l’incoronazione) e l’alta società mediorientale. La sua prima sfilata è del 1993. Nel ’98 debutta sulle passerelle dell’alta moda a Roma, presentando abiti elaboratissimi nei drappeggi e nei ricami fatti a mano da 100 addette nell’atelier di Beirut che impiega più di 400 persone. &quad;Il vero boom di Saab è stato nel 2003 quando ha presentato la sua collezione Haute Couture a Parigi come membro ufficiale della prestigiosa Chambre Syndacale: la reazione della stampa è stata molto positiva. Così, nel 2005, lo stilista ha proposto sulle passerelle della Settimana della Moda di Parigi la sua collezione ready-to-wear e da quel momento ha fatto della capitale della moda francese la sua seconda casa. L’azienda intanto continua a crescere con retail sparsi in tutto il mondo.

Sabbadini

Gioielleria italiana. Sono ben quattro le generazioni dei Sabbadini, commercianti in pietre e gioiellieri, dal bisnonno a Bruno, da Alberto a Piermaria. Tutto è ideato e creato in famiglia, ma in particolar modo da Alberto. Nell’ottobre del 1998 si è inaugurato in Montenapoleone a Milano il negozio ideato e realizzato da Renzo Mongiardino. Al terzo piano, c’è lo show room con annesso laboratorio, che prima aveva sede in via Agnello. Sabbadini deve la sua fama alla conoscenza e all’utilizzo di pietre preziose di altissima qualità. Unica è la scelta di esaltarle al meglio con un “invisible setting”, un modo particolare di montarle, in cui l’oro c’è, ma non si vede. L’invisible setting è usato indifferentemente per superbe spille, importanti anelli, sofisticati orecchini. Simbolo dello stile Sabbadini è la fortunata creazione di una spilla a forma di ape, per cui è conosciuto in tutto il mondo. Le Api sono realizzate artigianalmente in oro con pietre semipreziose o con smeraldi, rubini, zaffiri rosa blu e gialli, e naturalmente brillanti. Le creazioni Sabbadini si trovano in tutto il mondo, dallo show room di New York alle esposizioni ricorrenti di Tokyo, St. Moritz, Palm Beach, Beverly Hill, Southampton, Crans-sur-Sierre. (Marilea Somaré)

Sabbah

(1965). Stilista marocchino. Nato a Casablanca, lavora dal ’97 a New York (show room in Center street) creando modelli unici per un pubblico ristrettissimo in &Cfunzione funzione delle sue personalissime riflessioni sul modo e l’uso del vestire. Ama i tessuti di “camouflage” che ricerca negli stock di mezzo mondo. Prima di mettersi in proprio, ha lavorato a lungo a Parigi come stilista assistente da Chantal Thomass e Jacques Esterel. Oltre a occuparsi di moda, partecipa a film ed eventi mediali, produce musica hip-hop e scrive poesia.

Sabot

È uno zoccolo con la suola di legno e la tomaia in cuoio chiusa sul davanti, che lascia completamente scoperto il tallone. Simile agli zoccoli usati in Olanda, ma senza la punta rialzata. In Francia, alla fine del ‘700, erano molto diffusi fra i rivoluzionari. Per tutto l’800 e ancora all’inizio del ‘900 sono portati dai figli dei contadini, almeno sino alla prima comunione. Nel film di Olmi L’albero degli zoccoli (1978) sono il lirico emblema delle vicende di alcune famiglie contadine della Bassa bergamasca. Dopo quasi un secolo, cambia la classe sociale che li adotta come nuovo status symbol. Alla fine degli anni ’60, in piena contestazione giovanile, sono portati con disinvoltura dai giovani e dagli hippy di tutto il mondo, anche in città e d’inverno con grosse calze in lana colorata.

Sabyasachi

Collezione che prende il nome dello stesso stilista, il giovane indiano Sabyasachi Mukherjee, nato nel 1974. Formatosi in Inghilterra, ha debuttato nel 2004 alla Settimana della Moda Indiana ottenendo consensi dal pubblico e dalla stampa. Dopo aver ottenuto altri importanti riconoscimenti, oggi le sue collezioni vengono presentate regolarmente a Milano e New York, dove la sua capacità di sintetizzare colori e fogge tipiche dell’abbigliamento tradizionale indiano attraverso un gusto più cosmopolita è molto apprezzata.

Sacchetti

Angelo (1922-1997). Giornalista, public relation, press agent e pubblicitario, organizzatore di eventi per la moda. Dopo la seconda guerra mondiale e la laurea in lettere, si dedica al giornalismo scrivendo per Ciak, Costume e altri periodici. Nel 1950 lavora con Ezio Redaelli per il concorso Miss Italia diventando quindi press agent cinematografico. Un incontro casuale con Giansevero Fila lo porta, nel 1958, nel mondo del tessile e, nel 1961, si occupa “in toto” di pubbliche relazioni e della pubblicità di case di moda, curandone i contatti con la stampa. Inoltre, organizza alcune edizioni del Festival della Moda Maschile a Sanremo, di ModaMare Capri e di Cortina Moda. Estroverso, cordiale, supervitale, di lui si ricorda, ad esempio quando, per il lancio di un prodotto, prese in affitto Castel Sant’Angelo facendolo illuminare da novecento torce. Nei suoi ultimi anni organizzò le manifestazioni Liguria Moda-Mare al Covo di Nord-Est, e Cine Festival del Mare ai giardini di Naxo.

Sacchetti

Enrico (1877-1967). Illustratore italiano, cartellonista. Ha documentato, con segno non calligrafico e capacità di cogliere l’essenza di un modello, la moda degli anni ’20 e ’30 per Lidel, per le riviste femminili francesi. Ha lavorato per La Nuova Antologia, Il Secolo XX, L’Illustrazione Italiana. Nel 1929-30, ha disegnato la copertina e le tavole interne del romanzo di Orio Vergani Io, povero negro che è stato tradotto in tutto il mondo.