Rizzo

Alberto (1931-2004). Fotografo italiano. Nel 1960 si trasferisce negli Stati Uniti, prima in California e poi a New York dove inizia a collaborare con Harper’s Bazar. Da allora, pubblica su Newsweek, Uomo Vogue, Mademoiselle, Domus e per le edizioni francese, italiana e americana di Vogue. Il suo stile dinamico, profondamente influenzato dalla tecnica del collage, dal forte cromatismo e dalla Op Art degli anni ’60, lo caratterizza sia negli originali still-life che nei servizi di moda. Ha lavorato per Bulgari, Chanel, Seiko, Saks Fifth Avenue, Bloomingdale’s, Max Factor, Danskin. Ha esposto in numerose mostre, al Metropolitan Museum di New York e alla Biennale di Venezia del 1981.

RIMMEL

Fondata nel 1834 come una profumeria nel cuore di Londra, Rimmel è diventata una delle prime compagnie cosmetiche commerciali del mondo.

RIMMEL

Fondata nel 1834 come una profumeria nel cuore di Londra, Rimmel è diventata una delle prime compagnie cosmetiche commerciali del mondo. Si è guadagnata lodi non solo dagli aristocratici londinesi, ma anche dai Reali europei. La regina Vittoria è stata la più famosa e leale cliente del brand.

Indice

  1. Padre e figlio
  2. Le origini
  3. Storia di un mito
  4. Sviluppo del brand
  5. Coty Inc.
  6. Aspetto finanziario
  7. Famose partnership
  8. La filosofia etica di Rimmel
  9. La situazione attuale

PADRE E FIGLIO

La fondazione dell’impero britannico di cosmesi viene guidata da Hyacinthe Mars Rimmel, successivamente seguito da suo figlio Eugene. Hyacinthe è un acclamato profumiere francese, educato dal leggendario Pierre-Francois Lubin, il “naso” personale dell’Imperatrice Josephine. Non c’è dubbio che Hyacinthe sia stato un maestro delle fragranze, ma la Rimmel che conosciamo oggi non deve il suo grande successo solo a lui. Infatti, è stato il suo giovane figlio, Eugene, allora di soli 14 anni, a rivelarsi un vero e proprio genio, e un pioniere della profumeria più di quanto lo sia stato suo padre. Eugene è un imprenditore determinato e innovativo. Dopo pochi anni trascorsi sotto l’ala del padre, avvia i propri affari. Questa mossa audace lo lancia a livello internazionale e lo aiuta a costruirsi la reputazione di creatore di prodotti unici e fragfranze raffinate.

LE ORIGINI

La casa Rimmel viene fondata da Eugene Rimmel nel 1834 come una profumeria in Regent Street, a Londra. Eugene, nato nel 1820 in Francia, è responsabile della manifattura e del marketing dei primi cosmetici commerciabili. Il ragazzo si trasferisce a Londra quando suo padre accetta l’offerta di gestire una profumeria in Bond Street. Eugene lavora come apprendista per il padre e affina le proprie abilità come profumiere. A 24 anni, il giovane è ormai un esperto, oltre a essere una sorta di guru della cosmetica, e apre il suo primo flagship store in Regent Street.

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Eugene Rimmel, fondatore del brand

Il giovane Rimmel è inarrestabile e scrive una considerevole lista di svolte nel campo della bellezza prima di aver compiuto trent’anni. Dall’introduzione di cataloghi ordinabili per posta, un’idea nuova di zecca nel mondo dei profumi e dei cosmetici, ai ventagli profumati per signore da utilizzare all’opera, in teatro o al balletto e biglietti di San Valentino profumati, la sua più memorabile e riconosciuta opera è la fontana di profumo creata per la Great Exhibition del 1851. Getti profumati di acqua di colonia vengono versati nella fontana, la quale può essere utilizzata per aromatizzare i fazzoletti dei visitatori.

Anche secondo gli standard odierni, la fontana è stata un’audace trovata pubblicitaria e di sicuro non ha fallito. Infatti, la sua fontana profumata cattura l’attenzione della regina Vittoria, la quale non solo diventa la patrona di Rimmel, ma lo nomina anche suo profumiere ufficiale. Questa nomina, di conseguenza, diffonde il suo nome e la sua fama in tutto il mondo. Durante la sua vita, Eugene colleziona ben 10 Royal Warrants, non solo da Vittoria ma da tutte le teste coronate d’Europa.

STORIA DI UN MITO

Da vero pioniere, Eugene non si accontenta di formulare e commerciare le sue fragranze e i suoi prodotti di bellezza. Si appassiona all’idea di diventare il “Re dei cosmetici e delle fragranze”, tanto da scrivere e pubblicare il Libro dei Profumi, una delle prime “bibbie di bellezza” che documenta il fascino delle fragranze e il galateo della bellezza. Ma l’autore non si ferma certo a una sola pubblicazione: seguono infatti l’Almanacco di Profumi di Rimmel, Memorie della Paris Exhibition del 1867 e il best seller vittoriano Scented Valentines.

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Alcuni prodotti Rimmel d’epoca

Ma quello che fatto guadagnare a Eugene Rimmel un posto nella storia della bellezza è stata la sua creazione del 1860, Superfin, il primo mascara commerciale non tossico. Nonostante le donne abbiano utilizzato per secoli varie pozioni e pomate per annerire le loro ciglia, la miscela di polvere di carbone e gelatina di petrolio di Eugene è un prodotto rivoluzionario. Sebbene confusa e instabile, la sua popolarità si diffonde in modo eclatante in tutta Europa. La parola “rimmel” o “rimel” diventa sinonimo del mascara e tutt’ora assume il significato di mascara in varie lingue, a dimostrazione dell’influenza su vasta scala del suo creatore nel mondo dei cosmetici.

SVILUPPO DEL BRAND

La Rimmel continua a lavorare sull’innovazione del mascara, mettendo a punto e migliorando Superfin e lanciando infine il Water Cosmetique. Sorprendentemente, questo oggetto non nasce come un prodotto per ciglia. L’originale Cosmetique della casa viene creato molto prima come una tinta per baffi, costituito da una mistura di saponi e pigmenti in uno stick solido mischiato con l’acqua, da applicare sui baffi con un pennello apposito per coprire i peli grigi e aggiungere colore. Si tratta di un prodotto molto popolare tra gli attori teatrali dell’epoca. Alla fine, la formula viene riadattata e, nel 1917, il prodotto viene lanciato come un mascara da utilizzare solamente su ciglia e sopracciglia. Nello stesso periodo, anche il chimico newyorkese T.L. Williams (il fondatore di Maybelline) lancia un mascara, chiamato Lash Brow-Ine.

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Logo del brand Rimmel

Eugene continua a estendere la sua presa e a espandere il suo impero, aprendo negozi sia a Parigi che a New York, oltre a un giardino di fiori e una distilleria di olio essenziale a Nizza. È uno dei primi pionieri dell’aromaterapia, scoprendo che gli estratti di olio dalle piante e dai fiori hanno proprietà terapeutiche. Inoltre, Rimmel crea vaporizzatori che vengono usati negli ospedali per diffondere i vapori degli olii benefici  nell’aria, nello stesso modo in cui noi oggi utilizziamo i diffusori dell’aromaterapia.

In più, è il primo a sperimentare il colluttorio, così come l’aceto della toilette, chiamato Toilette Vinegars. Questa fragranza dal nome poco attraente viene ottenuta dall’acqua di colonia e venduta come disinfettante personale e deodorante rinfrescante per il bagno. Probabilmente, si tratta della prima forma di deodorante.

Nel 1875, la sede originale di Rimmel in Strand Street viene distrutta da un incendio, ma la passione e l’entusiasmo di Eugene non si spengono. Infatti, ricostruisce la sua profumeria nel sito che oggi è la location di uno degli hotel londinesi più glamour e storici, The Savoy. Eugene continua a dirigere il suo impero fino alla morte, avvenuta il 15 marzo 1887 a 67 anni. Il suo necrologio, pubblicato sul New York Times, lo descrive come “Il Principe dei Profumi”. La compagnia viene posseduta e gestita dalla famiglia Rimmel fino al 1949, quando viene acquistata da una compagnia londinese e successivamente venduta alla Coty Inc. nel 1996.

COTY INC.

La Coty Inc. è un’azienda americana produttrice di prodotti di bellezza che opera in più di 150 paesi. Con base a New York, la compagnia viene fondata a Parigi da François Coty nel 1904. Produce fragranze, cosmetici coloranti, prodotti per la cura della pelle e del corpo. È conosciuta per aver collaborato con designers e celebrità per creare profumi. I suoi brand maggiori sono CoverGirl, Max Factor, Rimmel, Sally Hansen, Adidas, Calvin Klein, Hugo Boss, Gucci, Burberry e Wella Professionals, come Chloe (profumi), Davidoff (profumi), Marc Jacobs (profumi), Philosophy (bellezza), Playboy (profumi) e OPI Products (bellezza).

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Camillo Pane, CEO di COty Inc., assime a Maye Musk

Il 9 luglio 2015, Coty ha annunciato di aver raggiunto definitivamente un accordo per acquistare alcuni brand della Procter & Gamble per 12,5 miliardi di dollari, in un patto che raddoppia le sue vendite e la trasforma in una delle più grandi compagnie di cosmetici al mondo.

ASPETTO FINANZIARIO

Nell’anno fiscale 2016, la Coty Inc. ha generato approssimativamente 4,35 miliardi di dollari nel gettito netto, arrivando circa a 7,65 miliardi di dollari nell’anno successivo. Le statistiche fornite sono di Combined Company, in riferimento allo stesso tempo alla Coty e alla P&G Beauty.

FAMOSE PARTNERSHIP

La Rimmel London ha annunciato nel 2013 che avrebbe collaborato con la cantante britannica Rita Ora per una collezione di make-up in edizione limitata, lanciata poi nel febbraio 2014. La linea include prodotti per le labbra e per le unghie. “Rita è una vera ragazza londinese e utilizza le strade di Londra come ispirazione per le sue canzoni, proprio come Rimmel usa London Look dalle strade come ispirazione per i suoi prodotti”, ha dichiarato il vice presidente del global marketing, Friedemann Schmidt. “Con questa nuova collezione combiniamo sia le vibrazioni delle strade londinesi che lo stile straordinario di Rita.”

Georgia May-Jagger ha collaborato con Rimmel London per la sua nuova campagna Wonder’Full Mascara nel luglio 2014. Wonder’Full, il primo mascara con olio d’argan del Marocco, è un’arma perfetta per un volume perfettamente pieno, levigato e senza grumi.

Nell’aprile 2016, Rimmel London annuncia che Cara Delevingne sarà la testimonial del brand. La modella e attrice britannica farà da ambasciatrice del marchio e apparirà nella campagna pubblicitaria, secondo Johanna Businelli, la chief marketing officer di Coty. La prima campagna della Delevingne viene lanciata l’anno successivo.

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Cara Delevigne per Rimmel London

Anche la modella inglese Kate Moss è stata associata al brand. E per celebrare i 15 anni di partnership tra il marchio e la Moss, l’azienda lancia nel 2016 nuove sfumature di rossetti. La collezione include sei dei rossi e dei color nudo preferiti di Kate che lei ha aiutato a lanciare in passato. Ispirata dai look più iconici della modella degli anni passati, la gamma di rossi e nudi cult evidenzia le diverse sfaccettature della sua personalità, dall’idolo da red carpet alla dea stravagante.

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Campagna pubblicitaria del 2016 con Kate Moss

LA FILOSOFIA ETICA DI RIMMEL

Rimmel London, sul suo sito ufficiale, dichiara di non rappresentare né commissionare alcuna terza parte per suo conto nel testare i prodotti o gli ingredienti sugli animali, specialmente quando richiesto dalla legge.

Infatti, è cosa nota che la Cina richiede test su animali obbligatori su tutti i prodotti importati nel paese. Il brand continua a essere coinvolto nel dialogo con le autorità cinesi, inclusa l’attiva appartenenza alla China Association of Fragrance Flavour and Cosmetic Industries (CAFFCI), per rimpiazzare i test sugli animali con altre alternative.

Il brand è stato inoltre coinvolto nella ricerca e nello sviluppo di alternative ai test sugli animali per molti anni. Rimmel ha fatto parte della SEURAT-1, la singola iniziativa Private-Public Partnership che ha come obiettivo la ricerca di alternative ai test sugli animali. Con un contributo totale di €50 milioni, finanziati in egual misura dalla Commissione Europea e dall’industria cosmetica, riesce a produrre alcuni metodi alternativi di sperimentazione e getta le basi per uno sviluppo maggiore di cui è parte. L’obiettivo comune di tutti questi sforzi è quello di sostituire completamente i test sugli animali, attraverso alternative valide che possano garantire la salute dei consumatori.

SITUAZIONE ATTUALE

Rimmel è attualmente parte della Coty Inc., di cui il CEO è Camillo Pane dal luglio 2015. In questo ruolo, è responsabile dello sviluppo e della guida della visione strategica della Coty, che si concentra nell’accrescere le vendite. Nativo italiano, Camillo si è laureato all’Università Bocconi di Milano in Business Administration. Attualmente vive a Londra.

Nell’aprile 2018, Coty ha annunciato che Esra Erkal-Paler, attuale Capo Globale delle Comunicazione Esterne all’AstraZeneca, è stata nominata Chief Global Corporate Affairs Officer e membro della Commissione Esecutiva, una posizione istituita da poco. Esra sarà a capo delle strategie comunicative globali interne ed esterne di Coty e responsabile della crescita.

 

Rivière

James. Marchio e nome d’arte, di mestiere, di Enzo Teora (1948). Gioielliere italiano. Figlio di un agricoltore del Sud messo in ginocchio da una grandinata, emigra a Milano dove frequenta i corsi d’Avviamento Industriale e successivamente la Scuola d’Arte del Castello Sforzesco di Milano in uno dei momenti più fervidi dal punto di vista culturale che il capoluogo lombardo abbia attraversato nel secondo dopoguerra. Allievo di Giacomo Benevelli, ha tratto ispirazione soprattutto dall’opera di designer e artisti come Bruno Munari e Luigi Veronesi che gli sono stati amici e compagni di viaggio nel lavoro. Dal primo ha mutuato un’ironia sottilmente poetica, soprattutto per quanto riguarda le ricerche sulle teorie della percezione, dal secondo la sensibilità per l’astrattismo geometrico e i giochi cromatici. Ha debuttato nei tardi anni ’60. Dall’argento, esplorato nelle sue potenzialità espressive, è passato verso il ’75 all’oro, accostandolo soprattutto a pietre di colore: turchese, malachite, lapislazzuli. Una fase significativa del suo lavoro è rappresentata dall’introduzione del titanio, proposto nell’ampia gamma delle varianti cromatiche, unito a oro e perle. Nel corso degli anni ’80, si ispira allo spazio (la spilla-ciondolo Viaggiando nello spazio) e al mito di Atlantide, manifestato in opere venate di surrealismo e accenti magici. Nel ’95, presenta alla galleria Vismara di Milano la personale Emersioni. Da allora, concentra la sua attenzione sulle qualità decorative e simboliche di pietre semipreziose, coralli, ambre e perle presentando pezzi unici, o a tiratura limitata negli atelier milanesi di via Brera, aperto dal ’91, e di via Bigli che, inaugurato nell’autunno 2002, propone anche sculture in argento e oggetti d’arte.

Roi

Nata nel 1976, ha dimostrato sin da giovanissima una spiccato talento per la moda. Anti-convenzionale e dotata di una creatività imprevedibile e irriverente, sin dagli esordi ha ricevuto la sua consacrazione da riviste come i-D, Elle e Bazaar. Ben presto i suoi abiti sono finiti nelle vetrine delle boutique di tendenza di New York e nel 2001 ha ricevuto il prestigioso premio "Perry Ellis Award for Womenswear". Attualmente la stilista continua la sua attività nel suo studio nel cuore di Manhattan progettando una moda che faccia sentire le donne più belle e a proprio agio nel loro corpo. Le sue creazioni sono vendute anche in Asia e in Europa.

Reporter

Linea di abbigliamento. Trae ispirazione ideale dal film Professione: reporter di Michelangelo Antonioni, che nel 1974 lanciò Jack Nicholson. L’idea guida è quella di un uomo internazionale, spesso in viaggio per lavoro, il cui guardaroba spazia dallo sportswear al classico sofisticato, prestando attenzione ai tessuti selezionati e ai particolari, con la ricerca di soluzioni nuove specialmente per la modellatura delle spalle e per gli interni delle giacche, che sono in continua evoluzione. Nel ’94 il marchio è stato acquisito dal Gruppo Inghirami Company. Oggi, monomarca Reporter sono presenti in molte città d’Italia e d’Europa — Milano, Firenze, Bruxelles, Budapest — con avanguardie nei massimi department store asiatici, a cominciare da Shanghai. Negli anni passati Reporter ha consolidato importanti partnership sportive.

Rheims

Bettina (1952). Fotografa francese. Dopo aver concluso la carriera di modella, apre con altri una galleria d’arte contemporanea a Parigi e, nel 1978, si avvicina alla fotografia realizzando copertine di dischi, ritratti di celebrità, locandine di film, reportage per l’agenzia Sygma. Si dedica quindi alla fotografia di moda pubblicando su Egoiste, Vogue, Marie Claire, Globe. Il suo lavoro creativo si concentra principalmente sul nudo femminile: le sue donne sono giovani, allegre, un po’ misteriose e volutamente provocanti. Ne sono esempi Female Troubles del ’91, una ricerca dove si immagina che il protagonista sia un seduttore che fotografa nude le donne che conquista, Femmes Fatales del ’99 e, più recentemente, nel 2002, Morceaux Choisis, un lavoro commissionatole dalla rivista inglese di moda Delicae Vitae e pubblicato da Steidt in un piccolo libro che descrive un amore lesbico. Nel 1987 l’Espace photographique de la ville de Paris le ha dedicato una grande retrospettiva.

Riccardo Gay

Agenzia italiana di modelle. Rappresenta, fra tante altre, Monica Bellucci, Carla Bruni e Martina Colombari, oltre alle celeberrime Naomi Cambpell, Carol Alt e Kate Moss. È attiva dal finire degli anni ’60. Oggi, oltre che di modelling vero e proprio, si occupa di nuove strategie di comunicazione come l’organizzazione di eventi speciali, concorsi di bellezza, produzioni fotografiche, calendari e sponsorizzazioni. Tra le iniziative più significative del ’98-99 va ricordata l’alleanza con la Italjet e con Chronostar per la produzione dello scooter Torpedo e dell’orologio Mode, ambedue griffati Riccardo Gay. L’agenzia firma una linea di rossetti fashion. Allegati al numero di aprile della rivista Y-18, i rossetti sono in tutto 10.

Ratti

Industria italiana della seta. Ha sede a Como. È famosa nel mondo per l’alto contenuto moda dei tessuti, le rarefatte nobilitazioni, le molte destinazioni d’uso: abbigliamento, arredo, cravatte, accessori. Antonio Ratti dà vita alla società nel 1945. Creatività e tecnologia, avanguardia, ciclo continuo dalla progettazione alla produzione sono i suoi atout. Ogni anno 5 mila nuovi disegni vanno ad arricchire i 150 mila già archiviati, consultabili on line e rapidamente rielaborabili con il sistema Cad progettato in collaborazione con l’Enea. Una biblioteca di 5 mila volumi di arti visive, in continuo aggiornamento e informatizzata, fa da propellente all’ufficio stilistico. La Società è quotata in Borsa dall’89. Fattura poco meno di 400 miliardi di lire l’anno, ha 1100 dipendenti. Persegue una politica di investimenti e acquisizioni finalizzata allo sviluppo dell’impresa. È articolata in società manifatturiere, di distribuzione, finanziarie, per un totale di 17 diverse fasce di prodotto nei settori: tecnologico, grandi firme, arredamento, foulard e scialli, cravatte, abbigliamento donna. Vende in 34 paesi del mondo. Ha diramazioni a Parigi, New York, Singapore, Hong Kong e stabilimenti in Italia e in Francia. Nell’85, nasce la Fondazione Ratti per sostenere attività, ricerche, studi artistici, culturali, tecnologici sia per la produzione tessile, sia per la salvaguardia di beni culturali e artistici, sia per la realizzazione di iniziative, di eventi, di mostre. È dotata di una importante collezione di tessuti antichi. Nel ’99 la Fondazione ha organizzato a Como la mostra Seicento anni di seta e colore: una storia delle tecniche di tintura del tessuto. Antonio Ratti, nel ’96, ha donato al Metropolitan Museum di New York un laboratorio per il restauro dei reperti tessili. L’anno si chiude con un fatturato di 140,3 milioni di euro e una perdita netta di 3,8 milioni.  Concentrato da mezzo secolo nella stampa su seta, che occupa ancora il 50 per cento dei materiali trattati, il Gruppo inizia a raccogliere i frutti della diversificazione cominciata nel 1998 con la produzione di tessuti misti e poliestere, inizia a dare i suoi frutti. Una nuova produzione per il mare e la lingerie viene offerta attraverso la divisione Setamarina. Complessivamente Ratti produce 5,6 milioni di metri di tessuto l’anno. Il consiglio di amministrazione conferisce pieni poteri a Donatella Ratti, presidente del Gruppo e nuovo amministratore delegato. Peggiorano i risultati economici. Il bilancio ha evidenziato un fatturato consolidato di 131,5 milioni di euro, in diminuzione del 6,5 per cento rispetto al 2000 e una perdita di 10,4 milioni di euro. Il calo riflette la situazione di difficoltà che ha caratterizzato il settore del tessile-abbigliamento e in particolare il business della seta. La capogruppo Ratti S.p.A. ha conseguito un giro d’affari pari a 93 milioni e un risultato netto negativo di 8,8 milioni. Continua la ristrutturazione del Gruppo, il cui obiettivo è tornare alla redditività attraverso una maggiore flessibilità che permetta di competere in un mercato sempre più turbolento. &Quad;2002, febbraio. Muore Antonio Ratti, fondatore ed ex presidente del Gruppo. &Quad;2002, aprile. Donatella Ratti esclude qualsiasi ipotesi di fusione con altre imprese del distretto per superare le difficoltà in cui versa il gruppo. Secondo lei, le prospettive migliori sono nei tessuti per l’abbigliamento femminile che rappresentano il 60 per cento del fatturato, rispetto al 45 del 1997. Gli accessori rappresentano il 14,4 per cento del giro d’affari, comparto all’interno del quale cresce il peso dei foulard e diminuisce quello delle cravatte. &Quad;2002. Ancora un anno duro per il gruppo comasco. Il fatturato, pari a 118 milioni, cala del 10,2 per cento. Tale diminuzione ha riguardato tutti i mercati ma soprattutto quelli esteri, dove Ratti realizza il 64 per cento del giro d’affari complessivo. Il mercato nazionale, 36 per cento, è diminuito del 7,2. Il risultato economico è negativo per 3,8 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai 10,4 milioni del 2001. Tuttavia, la ristrutturazione avviata offre segnali incoraggianti. Il cash flow è infatti positivo per 3,7 milioni di euro e ha permesso di affrontare nuovi investimenti materiali e di ridurre l’indebitamento finanziario netto a 15,7 milioni.

Riva

Sofia. Fotografa italiana. Dopo gli studi classici e i corsi di scenografia all’Accademia di Brera, entra negli anni ’70 a Vogue come redattrice di moda: questo mondo è la sua passione e nel giro di pochi anni, durante i quali studia con ammirazione gli autori che, come Barbieri e Toscani, fanno della pulizia e dell’essenzialità il verbo del loro stile, diventa lei stessa fotografa. Lavora per Vogue e per molte altre testate, specializzandosi in un settore molto difficile, la fotografia di moda di bambini.

Redingote

Termine che, come pochi altri nella storia dell’abbigliamento, ha mutato significato. Derivato dalla parola inglese riding-coat, giacca da equitazione, la redingote, presente nel vestire italiano di mezzo ‘800 come redingotto, è mantello, diviene giacca, si trasforma ingentilita in abito quotidiano per uomo, assume decisi toni da cerimonia, ritorna con attillatezze da princesse ma non abbottonata, nei mantelli femminili. All’inizio è il grande mantello che l’uomo del ‘700 usa viaggiando a cavallo; alla fine di quel secolo è la donna ad adottare la redingote come abito ben disegnato sul busto, provvisto d’uno o più colletti, per trasformarla, ai primi anni dell’800 in mantello, quando a contrasto la redingote sostituisce ormai nell’uomo la grande giacca allungata dell’epoca precedente. Il gioco, fra mantello e abito, continua a lungo nella moda femminile del secolo XIX. Infine la redingote riapparirà nella sua forma definitiva, ricollegabile al significato odierno del termine, nel 1874 come mantello molto aderente nel taglio del busto e alla vita, cinturato, in genere svasato fino all’orlo. La redingote da uomo, stabilizzatasi come giacca da città, i risvolti in un unico pezzo, vera antesignana della giacca moderna maschile, conserva la sua primitiva apparenza nel frac.