P Zero

Marchio di abbigliamento e accessori della Pirelli. Nel 2002 l’azienda produttrice di pneumatici ha dato vita a una linea di scarpe tecniche da vela che nella suola riprendevano il copertone creato per la Ferrari, il P zero, da cui hanno preso il nome. Il successo è stato tale che, l’anno seguente, è stata lanciata una linea di abbigliamento e accessori, affidati rispettivamente ad Allegri per i capispalla, Brighton Industries per la valigeria e Sector per gli orologi. La distribuzione è affidata a negozi plurimarca ma è prevista per il futuro l’apertura dei negozi P zero. In arrivo anche una linea per bambino. Tra i mercati stranieri: Francia, Inghilterra, Svezia, Spagna. (Silvia Paoli) &quad;Recentemente P Zero ha riportato in casa la produzione delle sneaker, che d’ora in poi monteranno una suola di vero pneumatico Pirelli (ultima novità la gomma rossa), mentre rimangono confermate le licenze per l’abbigliamento alla Incom, per gli occhiali alla De Rigo e per gli orologi alla Sector-Morellato. Dal 2007 è stata introdotta una collezione bambino.

Pablo et Delia

Griffe inglese di prêt-à-porter dal 1971 al ’79. La disegnano due stilisti formatisi alla scuola di Belle Arti di Buenos Aires, Pablo Meshedjian (1937-86) e Delia Cancela (1940). All’inizio degli anni ’80, lavorano per la moda pronta dei cataloghi 3 Suisse, organizzazione di vendite per corrispondenza.

Pablo Ramirez

Stilista argentino con una grande esperienza nel campo della creazione di costumi per il teatro, l’opera e il balletto. I suoi capi sono sofisticati, con un tocco artistico e realizzate principalmente nei toni del bianco e del nero. I materiali più utilizzati sono organza, seta e satin.

Paciotti

Cesare (1956). Stilista di calzature. Negli anni ’80, la sua linea, allora solo maschile, rappresentò con le sue forme anticonformiste e con le sue campagne trasgressive un punto di rottura nel rigore e nella tradizione di cui questo settore era permeato. La storia del marchio era iniziata a Civitanova Marche nel 1948 con Giuseppe Paciotti e una linea di gusto classico e di altissimo livello qualitativo. Dopo gli studi artistici, Cesare eredita dal padre la conduzione dell’azienda nel 1980. Alla qualità affianca l’innovazione con forme forti e geometriche e l’uso di molti accessori metallici. Nello stesso periodo inizia la collaborazione con Versace e Gigli. Nei primi anni ’90, è la volta della collezione donna e, dopo qualche stagione, di una linea di borse, valigie, cappelliere, zaini, ventiquattrore. Nel ’98, il lancio degli occhiali. &Quad;2001. L’anno si chiude con un fatturato di 49 milioni di euro, 13 milioni in più rispetto alla chiusura precedente. &Quad;2002. Debutta la nuova collezione “Paciotti 4Us”. La griffe è tra i 40 espositori italiani che partecipano al Wsa International di Las Vegas, una fra le più importanti fiere del settore calzaturiero degli Stati Uniti. Lancio della borsa a forma di fazzoletto che chiama Ebe, come la “serva” degli dei incaricata di versare l’ambrosia ai banchetti. In canvas, camoscio, nappa e paglia ha il manico in pelle o in midollino. Apre il nuovo flagship di Beverly Hills. &Quad;2003, febbraio. L’Istituto di Tecnologia del Museo della Moda di New York celebra le scarpe di Cesare Paciotti, insieme alle borse di Gucci e a un centinaio di capi di altri nomi, nella mostra Italy, in the Life Styles. Da maggio ad agosto, le calzature di sapore classico di Cesare Paciotti sono nuovamente protagoniste, al Metropolitan Museum di New York. La rassegna dal titolo Goddess è un excursus tra centinaia di abiti, stampe, fotografie dal 1800 a oggi, per sottolineare l’influenza della veste classica sulla moda degli ultimi tre secoli. &Quad;Negli anni le linee di Cesare Paciotti si espandono ulteriormente: nel 2007 debuttano i gioielli e gli orologi, ai quali si aggiungono nel 2008 una collezione di abbigliamento intimo e moda mare. All’ampliamento delle categorie di prodotto si affianca un’intensa attività di relazioni pubbliche, che porta Cesare Paciotti ad associarsi a numerose celebrities, che diventano testimonial delle campagne del marchio. Continua nel frattempo l’espansione della rete retail con l’apertura di punti vendita di proprietà e in franchising in Cina, a Dubai e a Riyadh in Arabia Saudita. Oggi la Paciotti S.p.A. conta 200 dipendenti e quattro fabbriche di proprietà sul territorio nazionale: il fatturato supera gli 80 milioni di euro e la società ha in programma l’ingresso sui mercati finanziari, previsto per il 2012.

Pagliaccetto

Compare nella prima metà del ‘900 come indumento infantile soprattutto estivo. Intero, ha corti pantaloncini a sbuffo, stretti da un elastico o da un listino. Nella versione a due pezzi, i pantaloncini hanno una pettorina tipo salopette con bretelle incrociate sul dorso. In seguito, è passato a indicare un elegante indumento intimo femminile quasi sempre di seta, con corpetto e mutandine unite, di linea morbida e comoda.

Paglietta

Modello di cappello in paglia da uomo usato anche come copricapo femminile. Di forma circolare, cupola piatta e dura, falda rigida e ornato da un nastro. Dalla fine dell’800, è divenuto un classico dell’abbigliamento e dello spettacolo. Era il cappello da scena e da set di Maurice Chevalier, di Odoardo Spadaro e, sfrangiato a stella, di Nino Taranto. È tra i cappelli più usati da Gabriele D’Annunzio, come testimoniano moltissime fotografie. Diventa anche il simbolo degli “interventisti”, di chi manifestava in piazza perché l’Italia intervenisse, appunto, nella prima guerra mondiale. In voga tra le donne negli anni ’20, era il copricapo dell’uniforme estiva dei collegi femminili britannici. Nel linguaggio dello sport, era conosciuto come “cappello alla canottiera” perché è parte dell’uniforme estiva del canottaggio (blazer a strisce e pantalone in flanella). In Lombardia, viene chiamato “magiostrina”.

Paisley

Particolare disegno orientale, soprattutto ricorrente sugli scialli a partire dall’800. Come molti termini della moda, divenne noto sotto il nome d’una città: in questo caso, Paisley, cittadina scozzese famosa per la produzione d’un tipo di lana pettinata perfetta, appunto, per scialli quadrati o vesti da camera e intessuta a disegni copiati, in porpora e marrone, da quelli dei preziosi scialli in cachemire giunti dall’India a cavallo del ‘700 e dell’800 e subito appannaggio delle donne più eleganti, a cominciare da Giuseppina Beauharnais a cui Napoleone ne donò splendidi esemplari. Il disegno Paisley o cachemire non è mai stato del tutto archiviato. Di quando in quando, rifiorisce sulla scena della moda: come negli anni ’80, quando, fortunata cifra della casa italiana Etro, visse un ennesimo revival, invadendo scialli, abiti, gonne, collant, borsette e persino l’arredamento.