PATRICIA URQUIOLA

La designer spagnola Patricia Urquiola, classe 1961, dopo le collaborazioni con i maestri del settore (Castiglioni e Magistretti), apre il suo studio di architettura e design nel 2001. Da allora, solo grandi successi.

Indice

  1. Le origini
  2. Gli esordi
  3. Urquiola design studio
  4. Lo stile Urquiola
  5. Art Director di Cassina
  6. Premi e riconoscimenti

Le origini

Nata a Oviedo (Spagna) nel ’61, l’architetto e designer Patricia Urquiola è indubbiamente il nome più famoso per pattern e textile. Studia Architettura al Politecnico di Madrid e al Politecnico di Milano, dove si laurea, nell’89 con Achille Castiglioni.

Dizionario della Moda Mame: Patricia Urquiola. La designer con il posacenere Synthesis 02 di Ettore Sottsass (Olivetti)
La designer con il posacenere Synthesis 02 di Ettore Sottsass (Olivetti)

“All’età di 18 anni desideravo uscire di casa, ero brava in matematica e possedevo un forte istinto creativo. L’architettura divenne una possibilità, forse anche perché la facoltà, a Oviedo, non esisteva. Appartengo a una famiglia borghese, padre ingegnere, madre studiosa di filosofiaPatricia Urquiola.

Gli esordi

Da giovanissima ha lavorato con grndi nomi del panorama italiano, come Achille Castiglioni e Eugenio Bettinelli, per i quali sarà assistente tra Milano e l’École nationale supérieure de création industrielle (ENSCI) di Parigi. Sarà anche responsabile per lo sviluppo dei nuovi prodotti di DePadova. Lavora, poi, a stretto contatto con Vico Magistretti, con cui realizza FlowerLoom sofaChaise e Chaise Longue. Coordina anche il design group di Lissoni Associati.

Urquiola design studio

Ma la sua carica non si poteva fermare e, così, nel 2001 apre il suo studio personale. Lavora nei settori del product design, degli interni e dell’architettura.

Dizionario della Moda Mame: Patricia Urquiola. Prototipi della collezione per Kartell (salone del mobile 2016); ceramiche Tierras e vaso Landscape (Rosenthal). Sul retro, il cavallo del design Award 2013
Prototipi della collezione per Kartell (salone del mobile 2016); ceramiche Tierras e vaso Landscape (Rosenthal). Sul retro, il cavallo del design Award 2013

Disegna prodotti per le aziende più importanti non solo del panorama italiano, ma anche di quello internazionale. Collabora, tra i tanti, con Moroso, per cui disegna la poltrona Klara; con Molteni&C con il letto Clip, le sedie e poltroncine Glove, divano-letto Night&Day, e l’armadio Gliss Up. Per B&B Italia progetta i divani Canasta Collection; per Rosenthal le porcellane Landscape; per Mutina il tavolo The Big Bug. Da non dimenticare l’importante collaborazione con Alessi, big nel panorama del product design, per cui presenta i cesti Spirogira. Ma molte altre sono le società a cui ha prestato il suo design. Tra queste: Agape, Axor-Hansgrohe, Baccarat, Boffi, Budri, De Padova, Driade, Flos, Gan, Georg Jensen, Glas Italia, Haworth, Kartell, Kvadrat, Listone Giordano, Louis Vuitton, Mutina e Verywood.

Tra i suoi progetti più recenti in architettura il museo del Gioiello di Vicenza, l’Hotel Mandarin Oriental di Barcellona, l’Hotel Das Stue a Berlino e la Spa dell’Hotel Four Seasons di Milano. Ha fatto progetti retail e allestimenti  per Gianvito Rossi, BMW, Cassina, Ferragamo, Flos, Missoni, Molteni, Officine Panerai, H&M, Santoni, Pitti Uomo Firenze.

Alcuni dei suoi prodotti sono esposti nei maggiori musei di arte e design, tra cui il MoMa di New York, il Musée des Arts decoratifs di Parigi, il Museo di Design di Zurigo, il Vitra Design Museum di Basilea, il Victorian&Albert Museum di Londra, lo Stedelijk di Amsterdam, e il Museo della Triennale di Milano.

Lo stile Urquiola

“Chi guarda una poltrona deve percepire con l’occhio un senso di comfort mentale, non solo fisicoPatricia Urquiola.

Patricia Urquiola è una punta di diamante che colpisce i più importanti brand. Lo Studio Urquiola incorpora uno stile moderno con accenti femminili ed elementi insospettabili. Dai mobili alle piastrelle, dalle luci ai tessuti e dai tappeti ai miscelatori bagno, lo stile distintivo del design di Patricia Urquiola combina un approccio minimalista con elementi floreali, creando design semplici e divertenti. Con stravaganza mescola stili, modelli e materiali per adattarsi al proprio gusto personale, stimolando curiosità ed emozione.

Dizionario della Moda Mame: Patricia Urquiola. Tappeti della serie Rotazioni e Visioni, 2016
Tappeti della serie Rotazioni e Visioni, 2016

Riesce a far dialogare gli arredi attraverso tonalità in nuance o con contrasti pronunciati. L’artista è capace di fondere innovazioni di forma e tecnologia, con grande attenzione ai materiali. Ergonomia e bellezza. Novità e fascino. Da Achille Castiglioni ha appreso la curiosità e il rigore: queste due qualità possono rendere profondo e irripetibile ogni progetto. Vico Magistretti, invece, era pura generosità, dice Patricia. In apparenza sembrava algido, elegantissimo, distante. Nel lavoro, però, era capace di farti partecipe, ti spronava, ti stordiva di frasi. Aveva letteralmente il bisogno di comunicare.

“Se devo scegliere, se posso farlo, scelgo il design. Lo dico consapevole del valore che ha l’architettura per me. Ho aperto lo studio quando ero nei pressi dei miei 40 anni, spinta da Piero Lissoni soprattutto. mi sembrava di essere matura per esprimere il mio linguaggio. Lissoni diceva: “se hai un criterio, un’opinione, devi provarci”. Se penso al design, vedo oggetti che nascono e crescono felicemente, visti da dentro e da fuori. Ma ogni approccio fa sempre parte di un percorso personale. La verità è che sono attratta da ogni possibile conquista perché sperimentare significa anche sbagliare e poi riprovare. Ogni frazione del presente contiene qualcosa che riguarda il futuroPatricia Urquiola.

Art Director di Cassina

Patricia Urquiola viene nominata direttrice creativa di Cassina a settembre 2015. Mentre Cassina prepara le celebrazioni del 90° anniversario, la partnership con la designer spagnola arricchisce ulteriormente la potenza creativa dell’azienda. Cassina è sempre stata una fonte di fascino e d’ispirazione per la designer, soprattutto per la ricerca che svolge per individuare percorsi di nuove forme e significati nel mondo dell’arredo, rappresentando allo stesso tempo l’essenza dello spirito moderno nel design. Inoltre, il legame di Cassina con il lavoro di Vico Magistretti, una delle influenze principali di Patricia Urquiola, è significativo.
Dizionario della Moda Mame: Patricia Urquiola. Patricia Urquiola per Cassina. Fondazione Feltrinelli, FuoriSalone 2017
Patricia Urquiola per Cassina. Fondazione Feltrinelli, FuoriSalone 2017

I primi progetti in corso di Cassina e Patricia Urquiola includono il rinnovo dello storico Showroom di New York Midtown, la ricerca e lo sviluppo di nuovi progetti che saranno presentati dal 2016, e la preparazione del programma dei festeggiamenti dei 90 anni di Cassina nel 2016-2017.

Patricia Urquiola collabora anche con la Direzione Creativa di Poltrona Frau Group dove si confronta con la Direzione Creativa di Poltrona Frau e con Giulio Cappellini, Art Director di Cappellini.

Premi e riconoscimenti

Patricia Urquiola è stata insignita della Medaglia d’ Oro al Merito delle Belle Arti, conferitale dal Governo spagnolo. Tra i diversi premi e riconoscimenti internazionali anche l’Ordine di Isabel la Cattolica, da sua Maestà il Re di Spagna Juan Carlos I. Ancora, ottiene il Design Prize Best System Award nel 2003, il Good Design Award per il Lighting nel 2004 e il Red Dot Design Award nel 2005.

Vince il titolo di “Designer del decennio”(2000-2010) secondo due riviste tedesche, Home e Häuser, e anche quello di “Designer dell’anno” secondo Wallpaper (2006), Ad Spagna (2008), Elle Decor International (2003, 2005, 2007 e 2008) e Architektur und Wohnen Magazine. Nel 2015 è ambasciatrice dell’Expo di Milano. Nello stesso anno viene anche nominata direttrice artistica di Cassina.

PAUL&SHARK

Brand italiano di abbigliamento, fondato nel 1975 da Paolo Dini. L’azienda è specializzata in articoli da vela ad altissime prestazioni ed incredibilmente eleganti.

Indice

  1. Le origini
  2. L’icona
  3. Lo sviluppo del brand
  4. La tecnologia di Paul & Shark
  5. Mostre ed eventi
  6. 40° anniversario
  7. Progetti speciali
  8. Situazione attuale

Le origini

Paul & Shark Il Logo
Il Logo

L’azienda dello sqaletto, specializzata in abbigliamento da vela, fu fondata il 4 marzo del ’57 presso il laminatoio Maglificio Daco, nato nel 1921 e riaperto da Gian Ludovico Dini. Nove anni dopo, cambiò il nome in Dama S.p.A. I prodotti dell’azienda arrivarono in tutto il mondo, grazie soprattutto alle collaborazioni con Christian Dior e Balenciaga.

Nel ’57 la compagnia cambiò, finalmente, il nome in Paul & Shark. All’inizio degli anni ’70 Paolo Dini, primogenito di Gian Ludovico, si trovava in un laboratorio nel Maine, dove la vela di un vecchio clipper del XVIII secolo attirò la sua attenzione. L’iscrizione diceva “Paul & Shark”. Da quel momento, il brand si lanciò nel settore della moda sportiva con una collezione ispirata al mondo della vela.

L’icona

Paul Shark Pullover
Pullover

Nel ’78 nacque il famoso pullover C0P918, maglione da vela che diventerà vera icona dello stile Paul & Shark, noto anche per la sua confezione, una lattina di metallo usata a bordo delle navi come contenitore multiuso. Questo prodotto è stato l’inizio di una collezione di maglieria idrorepellente. Il brand entrò rapidamente a far parte del mondo della moda italiana, offrendo materiali tecnici ad alte prestazioni, la maggior parte dei quali brevettati proprio da Paul & Shark.

Il total look del brand comprende pantaloni, bermuda, costumi da bagno, giacche, blazer, calze, scarpe e ombrelli. Paul & Shark comprende anche prodotti di maglieria, di lana lavabile in lavatrice hi-tech (chiamata superwash), e di filato “total easy care” che si asciuga facilmente in uno spin-dryer domestico. Le linee più recenti sono state dedicate al golf, alla vela e al diving.

Lo sviluppo del brand

Nel 2010 Paul & Shark firmò una joint venture con Reliance Group per entrare nel mercato indiano: la società aprì un negozio di 1.100 mq nel DLF Emporio, lussuoso centro commerciale della capitale. Andrea Dini, proprietario e amministratore delegato, affermò che la più grande sfida in India sarebbe stata quella di coinvolgere i consumatori più esigenti.

Nel 2013 Paul & Shark debuttò nel settore occhiali, presentando una collezione di occhiali da sole Floating, realizzati in polipropilene leggero in grado galleggiare.

Nel 2014 continuò il piano di espansione globale: furono aperti diversi negozi (due a Mosca alla Galereja Moskva; il più grande flagship store a Instanbul; in Italia). Paul & Shark si prefissò anche l’obiettivo di rinnovare e ridisegnare i negozi esistenti, secondo il più nuovo concept di negozio al dettaglio.

La tecnologia di Paul & Shark

Paul Shark Tecnologia Typhoon 20000
Tecnologia Typhoon 20000

Nel corso degli anni, la compagnia Paul & Shark investì molte energie nella ricerca tecnologica, alla ricerca delle soluzioni più innovative che potessero essere adottate per i capi sportivi. I risultati furono molto appaganti: ancora oggi Paul & Shark possiede diverse tecnologie esclusive, tra cui il typhoon, tecnica brevettata con membrana ultramorbida e processo di produzione rivoluzionario. La collezione Typhoon fornisce le migliori prestazioni impermeabili e antivento tra i competitors, garantendo massimo comfort in ogni momento.

Lo Shield E.M.W è un taschino per cellulare progettato per proteggere il corpo dalle onde elettromagnetiche. Le ultime ricerche di Paul & Shark hanno prodotto una tecnologia tre-in-uno: 3 fili intrecciati in un unico filato conferiscono ai capi più resistenza.

Mostre ed eventi

Grande evento fu l’apertura del primo showroom milanese, il 16 gennaio 2015. Il luxury brand sportivo Made in Italy ha inaugurato ufficialmente il suo nuovo spazio in Via Ciovassino 3, nel cuore di Brera durante la settimana della moda uomo. Gli ospiti hanno potuto ammirare sia il nuovo showroom di 1.000 mq, sia le collezioni autunno/inverno 15/16, presentate con un vero e proprio set teatrale ispirato al mondo marino.

Paul Shark Blue Typhoon
Blue Typhoon

Arte, moda e la magia dei giochi di luce nell’acqua si fondevano alla perfezione nell’installazione Blue Typhoon, creata dal designer Moritz Waldemeyer per Paul & Shark. Il brand presentò le opere dell’artista eclettico durante la Design Week 2015, con un evento esclusivo ospitato negli eleganti spazi dello showroom milanese.

40° anniversario

Paul & Shark festeggiò 40 anni di successi internazionali con l’evento esclusivo Project 40, durante la settimana della moda uomo di Milano, nello showroom di Brera. Grazie alla collaborazione con Wallpaper, la rivista di design più apprezzata al mondo, moda e design sono stati gli ingredienti principali della sofisticato serata.

Il nuovo flagship store di Giacarta, inaugurato il 24 novembre 2016 già nel mood di Christmassy, ​​riflette pienamente la personalità forte e decisa del brand. Ampie nicchie illuminate si alternano a strutture in vetro dai classici colori Paul & Shark (blu e bianco ottico), a mò di netto contrasto tra presente e futuro. Situata all’interno del Pacific Place, la boutique ospita 85mq di collezioni uomo e donna.

Progetti speciali

Paul Shark Collaborazione con Alex Bellini
Collaborazione con Alex Bellini

Il 16 gennaio 2017 Paul & Shark ha presentato allo showroom di Milano la nuova collezione autunno/inverno 2017/18 e il progetto speciale FREEZETHEMOMENT. Profondi cambiamenti stanno avvenendo: Paul & Shark collabora con Alex Bellini, l’esploratore italiano che si avvierà per affrontare una nuova sfida solista sui ghiacciai più alti e impenetrabili del mondo.

Il viaggio di Alex sarà seguito e registrato giorno per giorno da Paul & Shark e postato sui social (Instagram, Facebook, Twitter e Youtube) e sul sito freezethemoment.it. Bellini durante la spedizione vestirà la capsule collection -40 (tre giacche tecniche, un pile e un paio di pantaloni disegnati per resistere alle temperature artiche e alle condizioni estreme dei ghiacciai). La partenza è prevista per il 20 gennaio da Jokulheimar (Islanda); Bellini proseguirà a piedi fino a Snaefelia, ultimo avamposto a ovest del ghiacciaio Vatnajökull. Per ricreare l’atmosfera del ghiacciaio islandese, gli ospiti hanno avuto la possibilità di ammirare la collezione incastonata in vetrine e totem che sembravano ghiacciai, in una soffusa foschia di fumo e luci blu.

Situazione attuale

Paul Shark Collezione 2017
Collezione 2017

Paul & Shark è disponibile in 73 paesi in oltre 280 negozi monomarca sparsi in tutto il mondo. L’azienda, a conduzione familiare, è ora gestita da Andrea Dini (terza generazione). Il brand è specializzato in abbigliamento sportivo altamente tecnologico ed è considerato green, poiché rispetta l’ambiente nelle varie fasi di produzione.

EMILIO PUCCI

Famoso stilista fiorentino, nel 1947 fondò l’omonimo brand, Pucci, divenendo immediatamente celebre per le sue stampe geometriche e coloratissime.

Indice

  1. Le origini
  2. Le stampe Pucci
  3. Il successo
    1. La prima sfilata
    2. Neiman Marcus Fashion Oscar
    3. Emilioform
    4. Prima collezione Haute Couture
  4. Collaborazioni
  5. Laudomia Pucci
  6. Pucci è rilevato da LVMH
  7. Christian Lacroix
  8. 60° anniversario
  9. Esposizioni ed eventi
  10. Direttore creativo: Massimo Giorgetti
  11. Situazione attuale

Le origini

Mame Fashion Dictionary: Emilio Pucci nel suo ufficio
Emilio Pucci nel suo ufficio

Emilio Pucci (1914-1992), stilista italiano nato a Napoli di origini russe da parte di padre, dopo aver studiato Scienze sociali ad Athens in Georgia e a Portland in Oregon, nel 1938 si arruolò come ufficiale nell’aviazione italiana. Dopo aver conseguito nel ’41 la laurea in Scienze politiche a Firenze, si distinse per coraggio durante il secondo conflitto mondiale.

Il suo approccio alla moda avvenne in modo del tutto casuale nel 1947 sulle nevi di Zermatt, dove era solito allenarsi con la squadra olimpionica di cui faceva parte. Toni Frissel, nota fotografa di Harper’s Bazaar, lo immortalò insieme a un’amica per la quale aveva improvvisato un corredo da sci.

1947, Emilio Pucci sistema un completo da sci
1947, Emilio Pucci sistema un completo da sci

Il successo è immediato e un anno dopo, nel dicembre del ’48, venne pubblicata sulla stessa rivista la sua prima collezione sportiva. I suoi modelli furono subito acquistati dal department store Lord and Taylor e commercializzati negli Stati Uniti con l’etichetta “Emilio”. La stampa e il mercato americani riservarono una grande accoglienza ai vestiti pratici e comodi di Pucci.

Le stampe Pucci

Emilio Pucci Fantasia stampata Pucci
Fantasia stampata Pucci

Emilio Pucci fu molto influenzato dai mosaici siciliani, dagli stendardi araldici, dai batik di Bali e dai motivi africani. Inventò uno stile unico, riconoscibile per i suoi tessuti stampati, prima stilizzati, poi geometrici. Incredibile l’uso del colore, che unisce sfumature in combinazioni impreviste. Le sue stampe sono sempre state disegnate per dare il meglio quando viste in movimento.

Il successo

Emilio Pucci Collezione costumi, Capri 1949
Collezione costumi, Capri 1949

Nel ’49 a Capri, debuttò anche con una collezione mare, impostata sui toni del bianco e del nero e realizzata con seta stampata della Guido Ravasi di Como. Il successo è tale che, nel ’50, decise di aprire una boutique alla Canzone del Mare di Marina Piccola. I suoi modelli venivano tagliati e confezionati nel palazzo di famiglia a Firenze, dove aveva cercato di approntare un piccolo laboratorio artigianale, per far fronte alle incalzanti richieste.

La prima sfilata

Emilio Pucci Sfilata londinese, 1957
Sfilata londinese, 1957

Nel ’51 prense parte alla prima sfilata di moda italiana organizzata da Giovanni Battista Giorgini a Villa Torrigiani in via dei Serragli a Firenze, alla presenza dei più importanti buyer americani. Da quel debutto sarà sempre presente al fashion show fiorentino sino al ’67, anno in cui preferirà continuare a sfilare nella propria sede di via dei Pucci. Nel ’53, la sua tavolozza di colori si fece più audace: camicie, pantaloni, foulard, abiti in jersey di seta o in fibre sintetiche.

Neiman Marcus Fashion Oscar

I leitmotiv della produzione boutique, novità assoluta nel panorama internazionale, gli procurarono nel ’54 l’Oscar della Moda dalla Neiman Marcus, come migliore creatore dell’anno. Celebri diverranno la sua collezione Siciliana del ’56, quella ispirata al Palio di Siena del ’57 e quella dedicata a Botticelli del ’59.

Emilioform

Sin dall’inizio della sua attività, mostrò interesse per la sperimentazione sui materiali: nel ’53, con la Legler, produsse velluti artificiali e sintetici per pantaloni sportivi e, nello stesso anno, in alleanza con il Cotonificio Valle Susa presentò il wally pliss stampato. Nel ’54 divenne celebre un nuovo jersey in organzino di seta finissimo, per la confezione di capi ingualcibili e dal minimo ingombro, ideali per la donna moderna.

Emilio Pucci Emilioform
Emilioform

Prodotto dalla Mabu di Solbiate e dalla Borselli di Como, fatto di finissima organza di seta. Nel ’60 brevettò un particolare tessuto elastico chiamato emilioform composto da helanca e shantung di seta, comodo e leggero. Sono di questo tessuto i suoi pantaloni Viva con passanti sotto al piede e le sue note Capsule di eco spaziale.

Prima collezione Haute Couture

Sotto un’influenza sempre più spiccata per l’Oriente, nel ’62, propose la prima collezione di alta moda, distinta dalla preziosità dei materiali e dalle lavorazioni di ricamo in cristalli Swarovski, applicati a mano per modelli che ricordavano i pigiama palazzo allora tanto in voga.

Emilio Pucci Campagna pubblicitaria 1967
Campagna pubblicitaria 1967

Collaborazioni

È del ’66 il suo primo profumo Vivara, seguito da Miss Zadig (’74) e da Pucci (’77), mentre è del ’68 la decisione di lanciarsi anche nella moda maschile firmando un accordo con Ermenegildo Zegna. Inventore del total look ante litteram, Pucci firmò licenze per accessori e oggetti di ogni genere: dalla lingerie per la Formit alla porcellana con Rosenthal, dai tappeti per la Dandolo Argentina alle penne per la Parker, giungendo a disegnare nel ’71 persino l’emblema della missione spaziale Apollo 15 per la Nasa. I suoi mercati di vendita erano in ben 51 paesi.

Laudomia Pucci

Emilio Pucci Emilio Pucci con la figlia Laudomia
Emilio Pucci con la figlia Laudomia

Dagli anni ’80, lo affiancò nell’attività creativa la figlia Laudomia, che, dalla scomparsa del padre, diresse l’azienda. All’inizio del 2000 uscì il film Isn’t she Great?, nel quale la celebre scrittrice americana Jacqueline Susann, interpretata da Bette Midler, tanto fanatica di Pucci da avere nel suo studio rosa persino le tende firmate “Emilio”, è completamente vestita Pucci e accompagnata da un cagnolino che chiama “Pucci, Poo”. Lo spirito Pucci e la Puccimania non lasciarono indifferente il mondo della moda e nemmeno Katell Le Bourhis, consigliere di Bernard Arnault e già responsabile della sezione museale del costume al Metropolitan Museum di New York. Visitando gli archivi di palazzo Pucci, si rese conto di quanto profonda fosse stata l’influenza di “Emilio” nel mondo della moda.

Pucci è rilevato da LVMH

Nell’aprile dello stesso anno, Cristina e Laudomia Pucci di Barsento — proprietarie del marchio di prêt-à-porter Emilio Pucci — conclusero un accordo con la LVMH per l’acquisto del 67% della società. Arnault accolse il suggerimento di Le Bourhis. Amministratore delegato fu nominata la giovane Catherine Vautrin, che dal 1998 apparteneva allo staff dirigenziale della LVMH. Laudomia Pucci continuò a coordinare le strategie legate alla creazione e all’immagine, mentre l’operatività venne incorporata nella divisione Moda e Pelletterie del Gruppo di Arnault, presieduta da Yves Carcelle.

Christian Lacroix

Ad aprile 2002 Christian Lacroix venne nominato direttore artistico della Emilio Pucci: nessuno, forse, quanto l'”arlesiano”col suo spirito mediterraneo, avrebbe saputo recepire ed esprimere meglio lo spirito del “Prince of Prints”. Rivivono, così, attualizzati, le tonalità e gli accostamenti di colori incomparabili, quella moda che ha rappresentato e rappresenta la realizzazione del sogno di un autentico artista geniale ed innovativo, con una visione “viva”, esuberante, ottimista e nel contempo estremamente glamour vuoi nel ready-to-wear vuoi nell’abbigliamento mare.

Emilio Pucci Christian Lacroix per Pucci, collezione primavera/estate 2006
Christian Lacroix per Pucci, collezione primavera/estate 2006

Matthew Williamson incluse nuovamente le stampe che tanto avevano reso famoso Emilio Pucci negli anni ’50 e ’60 nella collezione primavera-estate 2006. Reinterpreta in chiave moderna su abiti: più corti, con linee più nette e geometriche. Nello stesso anno, la maison Emilio Pucci collaborò con Omas per creare una penna a sfera in tre versioni, ad edizione limitata, arricchita dalle fantasie della maison.

60° anniversario

Nel 2007 la maison festeggiò i sessant’anni di vita: quell’anno vennero lanciate una collezione di make-up nata dalla collaborazione con Guerlain, e la nuova versione del profumo Vivara, creato originariamente nel 1964. Dal 2008 Emilio Pucci dispose anche di uno store online.

Emilio Pucci Peter Dundas, collezione autunno/inverno 2011
Peter Dundas, collezione autunno/inverno 2011

Nel 2009 Matthew Williamson lasciò Pucci e Peter Dundas divenne direttore creativo. Il suo stile è riconoscibile da tagli, colori, dettagli e stampe che esaltano la silhouette femminile. Più tardi, nel 2013 si apriranno nuove boutique in Italia e la maison previde di aprire boutique nelle maggiori capitali della moda. Dopo LVMH, Pucci decise di distaccarsi per unirsi al “big boys club” dei brand di lusso.

Esposizioni ed eventi

Dal 5 aprile al 27 luglio 2014, il Victoria & Albert Museum di Londra organizzò una mostra sulla nascita dei brand della moda italiana, celebrando anche il caso di Emilio Pucci. La maison partecipò anche ad un progetto benefico LuisaViaRoma e Adidas, personalizzando il pallone FIFA per la Coppa del Mondo.

Nel 2014, durante il Pitti Immagine Uomo, Vogue Italia organizzò un evento per celebrare i designer fiorentini: il nome di Emilio Pucci venne ricordato con servizi fotografici recuperati dagli archivi dello stesso Vogue Italia. Emilio Pucci creò l’installazione “Monumental Pucci”, una stampa raffigurante il Battistero di Firenze.

Direttore creativo: Massimo Giorgetti

Nell’aprile 2015 Massimo Giorgetti, giovane e talentuoso fondatore del marchio MSGM, fu nominato direttore creativo del brand. Fu scelto per creare una nuova immagine al brand, mantenendo un’ottima qualità, ma aggiungendo un pizzico del suo spirito pop.

Emilio Pucci Massimo Giorgetti, collezione primavera/estate 2015
Massimo Giorgetti, collezione primavera/estate 2015

In occasione del terremoto in Italia centrale del 24 agosto 2016, molte celebrità si unirono per sostenere la popolazione colpita dal disastro. L’evento “Support from Fashion”, a sostegno dei cittadini di Amatrice, venne organizzato a Firenze. Pucci e altri designer misero all’asta alcune delle loro creazioni, donando il ricavato alle vittime del terremoto. Sempre nel 2016, Emilio Pucci e Illy si unirono per creare una collezione di tazze da caffè. Gli oggetti di design fanno parte della serie Illy Art Collection, che comprende stampe esclusive disegnate a mano, raffiguranti paesaggi dedicati a Firenze, Milano e New York.

Situazione attuale

Emilio Pucci Boutique a Seoul, Korea
Boutique a Seoul, Korea

Nell’aprile 2017, per festeggiare il 50° anniversario di Componibili di Anna Castelli Ferrieri (1967), Pucci iniziò una collaborazione con Cartel. Insieme hanno progettato una versione speciale di questi iconici moduli, utilizzando la stampa “Campanule”, che rappresenta pienamente lo spirito di Emilio Pucci.

Per rafforzare la presenza del marchio nel mercato asiatico, la società ha aperto una nuova boutique in Corea, situata nella Galleria East Luxury Hall di Seoul. Emilio Pucci ha ora una presenza consolidata in Asia: è presente in grandi città come Hong Kong, Kuala Lumpur, Bangkok, Tokyo e Pechino. Inoltre, Pucci è presente in più di 50 paesi, oltre che online. La rete di distribuzione del marchio si estende alle più importanti capitali della moda del mondo tra cui Milano, New York, Roma, Parigi e Londra, oltre a destinazioni di lusso come Portofino e Saint Tropez.

PIRELLI DESIGN

Pirelli Design evoluzione di Pirelli PZero, tecnologia e design

INDICE

  1. La storia di Pirelli
  2. Pirelli Abbigliamento
  3. Pirelli PZero
  4. Pirelli Design
  5. Orologi
  6. Sci
  7. Gommoni
  8. Abbigliamento da Ciclismo
  9. Moto

1 La storia

Fondata nel 1872, Pirelli è uno tra i principali produttori mondiali di pneumatici, con 19 stabilimenti in 13 Paesi e una presenza commerciale di oltre 12.500 punti vendita in oltre 160 Paesi.

Specializzata esclusivamente in pneumatici per autovetture e motociclette e nei servizi a questi collegati, è l‘unica del settore a essere unapure consumer tyre company”.

Pirelli vanta un posizionamento distintivo nei pneumatici High Value, prodotti ad elevata componente tecnologica in cui conta oltre 1.900 omologazioni grazie a una consolidata partnership con le più prestigiose case produttrici.

Attiva nel motorsport fin dal 1907, Pirelli è altresì presente in oltre 460 campionati automobilistici e motociclistici, tra cui il Campionato Mondiale di Formula 1™, di cui è fornitore esclusivo dal 2011 e che rappresenta una costante sfida in termini di innovazione tecnologica.

Per raggiungere i massimi livelli in termini di prestazioni, sicurezza e contenimento degli impatti ambientali, Pirelli  è da sempre fortemente impegnata nella Ricerca & Sviluppo, in particolare sui pneumatici High Value, area su cui, nell’ultimo triennio, ha investito annualmente in media il 7,4% dei relativi ricavi, uno dei livelli più elevati tra i maggiori produttori mondiali del comparto.

2 Pirelli Abbigliamento

Il binomio Pirelli-abbigliamento nasce nel lontano 1877, quando nel complesso fondato da G.B. Pirelli per la lavorazione di gomma e caucciù, prende il via la produzione di articoli sanitari e per merceria: soprabiti, mantelle, cappotti per viaggiatori, cocchieri e militari. Capi tecnici, affidabili, ben progettati e realizzati.

Nel tempo, il marchio Pirelli acquista un’aura sempre più glamour: prima col famoso calendario, e in anni più recenti con una strategia di comunicazione che coinvolge grandi fotografi e gioca le carte dell’ironia e del sex appeal (come l’immagine del velocista Carl Lewis in posizione di start e con tacchi a spillo, realizzata da Annie Leibovitz nel 1994).

Dopo la realizzazione dei primi calendari, secondo una ricerca di mercato, i tre aggettivi che il pubblico attribuiva a Pirelli erano: glamour, sexy, fashion.

Sul finire degli anni ’90 nasce, così, il progetto di creare una serie di capi di abbigliamento e di accessori non più solo tecnici, contraddistinti da un forte richiamo al mondo Pirelli (il battistrada come spunto grafico, la gomma come materiale leitmotiv) e un alto contenuto di design.

3 Pirelli PZero

Nel gennaio del 2002, vengono presentate le prime linee di calzature per uomo e donna a marchio PZero che si ispiravano alle scarpe tecniche da vela e che nella suola riprendevano il disegno del battistrada del copertone creato per la Ferrari, il PZero, da cui ha preso il nome.

Il successo è tale che, l’anno seguente, verrà lanciata una linea di abbigliamento affidata ad Allegri e successivamente di orologi affidati a Sector Group. A queste licenze hanno poi fatto seguito quella degli occhiali con De Rigo e quella delle calzature da bambino.

La distribuzione fu affidata a negozi plurimarca e al Flagship Store di Milano. Tra i mercati stranieri: Francia, Inghilterra, Svezia, Spagna, Stati Uniti.

In seguito PZero ha riportato in casa la produzione delle sneaker e successivamente anche quella dell’abbigliamento.

4 Pirelli Design

Nel 2016 Pirelli PZero prende il nome di Pirelli Design che nasce quale naturale evoluzione del precedente Pirelli PZero.

Il suo obiettivo, in coerenza con la focalizzazione di Pirelli sui segmenti car Prestige e Premium, è la valorizzazione del brand Pirelli attraverso lo sviluppo di progetti mirati di design che sfruttano il know-how tecnologico dell’azienda, congiuntamente a partner selezionati che rappresentano l’eccellenza in ciascun settore di riferimento, al fine di offrire prodotti unici, iconici e irripetibili.

5 OROLOGI

Nascono con questo spirito nel 2017 collaborazioni d’eccellenza come quella con la Maison Roger Dubuis, espressione pura ed estrema della manifattura orologiera dallo spiritro fortemente sportivo.

Insieme a Pirelli Design, Roger Dubuis concepisce l‘Excalibur Spider Pirelli, una collezione di orologi in serie limitata da 8 e da 88 pezzi caratterizzata da un cinturino realizzato con la mescola di un pneumatico Pirelli che ha gareggiato e vinto delle gare automobilistiche in importanti competizioni motosport.

Pirelli Design
Excalibur Roger Dubuis

A questa collezione farà seguito nel 2018  Excalibur Spider Skeleton Automatic Pirelli in elegante titanio nero con accenti blu intenso o bianco candido a scelta. In queste ultime edizioni speciali Pirelli con il Calibro 820SQ, la lunetta scheletrata e scanalata di titanio e con rivestimento DLC nero è completata da una corona sovrastampata di caucciù blu o bianco, coordinata alle impunture blu o bianche del cinturino.

A suggellare l’unione sono i leggendari motivi del battistrada che riproducono la traccia del pneumatico Pirelli CINTURATOTM Intermediate.

Pirelli orologi

6 SCI

Nel Febbraio 2017 Pirelli Design presenta il primo Sport Carve Ski con la gomma.

E’ uno sci  in serie limitata che garantisce un elevato livello di prestazioni con sciancrature più marcate del normale per adattarsi meglio alle diverse condizioni di neve assicurando rapidità e maneggevolezza.

Questo sci è nato dalla partnership  tra Pirelli e Blossom , leader nella costruzione “hand made” di sci altamente performanti nel rispetto della grande tradizione artigianale della Val Chiavenna.

All’interno della costruzione a sandwich dello sci, caratterizzata dalla sovrapposizione di strati di vari materiali, Pirelli ha inserito uno strato di gomma antivibrante che consente di smorzare fino al 60% l’energia della sollecitazione subita dallo sci durante la discesa.

Il risultato finale è uno sci che permette allo sciatore di avere performance eccellenti sia in curve corte che nel lungo raggio. Di conseguenza anche la sciata risulta più sicura, fluida e precisa, garantita dalla eccezionale stabilità dello sci.

Identificato dall’iconico logo della P lunga puntata è presentato in 7 colori che si ispirano ai colori usati da Pirelli per distinguere gli pneumatici da competizione. Ciascun colore è realizzato in serie limitata e numerata di 110 pezzi in onore all’anniversario del Motorsport Pirelli che nel 2017 compie 110 anni di attività.

Sci Pirelli Design
Sci Blossom-Pirelli Design

7 Gommoni

A metà del 2017 la Tecnorib, tra le aziende leader del settore e già licenziataria per i gommoni del marchio PIRELLI da diversi anni, ha lanciato al Salone Nautico di Cannes, il nuovo modello PIRELLI 1900, la nuova ammiraglia che  completa la gamma di gommoni a marchio PIRELLI.

Il nuovo gommone raccoglie l’eredità dei modelli che lo hanno preceduto, valorizzando la loro esperienza, il know-how e la tecnologia, ma aggiungendo per la prima volta al DNA fortemente sportivo una vivibilità da grande yacht.

Il Pirelli 1900 è riconoscibile immediatamente  da un nuovo elemento di design unico riportato sul tubolare dei gommoni: il disegno del battistrada del pneumatico da bagnato Cinturato™ Blue Wet, utilizzato nelle massime competizioni su pista. Un autentico omaggio all’expertise maturata da Pirelli in fatto di gomme da “bagnato estremo”.

Pirelli Design e Tecnorib
Pirelli 1900 Tecnorib

8 Abbigliamento da Ciclismo

Nella seconda metà del 2017 ad Eurobike, Pirelli Design presenta  la capsule collection di abbigliamento da ciclismo sviluppata con Castelli, primo marchio a portare l’innovazione nell’abbigliamento da ciclismo ed azienda italiana con più di quarant’anni di storia che è solita testare i suoi prodotti con i più grandi ciclisti professionisti.

Pirelli torna nel mondo del ciclismo non solo con i pneumatici da bici P ZERO Velo ma anche  con una speciale linea di abbigliamento dedicata ai ciclisti più esperti, che cercano il massimo delle prestazioni non solo nella scelta dei loro pneumatici ma anche dai capi da indossare, nei quali ricercano il massimo della qualità e anche dello stile.

I nuovi capi si ispirano così ai pneumatici P ZERO Velo e presentano un color code che richiama il linguaggio dei suoi battistrada: argento per il Road Racing, rosso per le Crono e blu per il Four Season.

Prodotto di punta della collezione è la Aero Race 5.1 Jersey. I tessuti utilizzati sulla parte anteriore e posteriore hanno dimostrato un risparmo di 22 watt in galleria del vento rispetto ad una normale maglia da ciclismo a 40 Km/h. Ma non è solo aerodinamicità, è anche comfort e resistenza.

Pirelli design
Pirelli Design maglia tecnica da bici

9 Pirelli Design e Moto MV Agusta Brutale 800 RR

Alla fine del 2017 Pirelli è stata ufficialmente selezionata come Fornitore Unico di Pneumatici per tutte le motociclette prodotte dall’azienda di Schiranna. Questo significa che tutti i modelli attualmente in produzione, e quelli che MV Agusta commercializzerà in futuro, monteranno pneumatici Pirelli in primo equipaggiamento.

La collaborazione fra due aziende top di gamma e del made in Italy è stata suggellata con una edizione a tiratura limitata di un modello di grande successo, la Brutale 800 RR, customizzata dal Centro Ricerche Castiglioni in collaborazione con Pirelli Design, il laboratorio della Bicocca specializzato nell’ideazione di progetti di design con partner di eccellenza.

Il risultato di questa sinergia è la Brutale 800 RR PIRELLI”, così come è stata denominata questa versione della naked varesina realmente esclusiva per l’allestimento, la componentistica e la produzione in pochissime unità ed è stata presentata all’EICMA di Novembre 2017.

La personalizzazione di questo modello in edizione limitata si è concentrata sulla componentistica e sulle colorazioni. La sella, ad esempio, è stata realizzata ad hoc per la Brutale 800 RR PIRELLI e si distingue per le cuciture in tinta con ciascuna delle due versioni cromatiche proposte. Il supporto del gruppo ottico anteriore è verniciato di nero, come anche il telaietto posteriore.

Anche i pneumatici ricoprono ovviamente un ruolo di assoluto rilievo: rispetto al modello standard con pneumatici DIABLO™ ROSSO III di primo equipaggiamento, la Brutale 800 RR PIRELLI monta pneumatici DIABLO™ SUPERCORSA SP nelle misure 120/70 ZR17 anteriore e 200/55 ZR17 posteriore con il cerchio posteriore di 6” specifico per questo modello.

I pneumatici colorati (optional) saranno rispettivamente con banda rossa oppure blu, in base alla versione cromatica a cui sono abbinati.

Pirelli Design MV Agusta Brutale
MV Agusta Brutale 800 RR Pirelli

 

 

 

 

PRADA

Dal negozio in Galleria di Mario Prada all’attuale Gruppo mondiale nel settore del lusso made in Italy di Miuccia. Leggi storia e aneddoti del marchio Prada.

Indice

  1. La storia dalle origini agli anni 2000.
    1. Le origini.
    2. Miuccia: la nipote ribelle e geniale.
    3. Gli anni Ottanta: il Nylon e il successo americano.
    4. Il ritorno a Milano.
    5. Gli anni Novanta: la Fondazione e le grandi acquisizioni.
    6. Il progetto degli Epicentri.
  2. Dal 2000 al 2005.
    1. Una nuova sede per le collezioni.
    2. Il bilancio del 2000.
    3. Le acquisizioni del 2001.
    4. L’Epicentro di New York.
    5. Situazione finanziaria del 2002.
    6. Prada punta sul Giappone. L’Epicentro di Tokyo.
    7. L’Epicentro di Los Angeles.
    8. Cessioni. Il lancio del primo profumo.
  3. Dal 2005 al 2010.
    1. I cortometraggi.
      1. Trembled Blossoms.
      2. Fallen Shadows.
    2. Progetti speciali.
      1. La mostra Waist Down.
      2. Prada Transformer.
    3. L’America’s Cup.
    4. Fondazione Prada.
  4. Dal 2011 ad oggi.
    1. Fondazione Prada a Venezia.
    2. Il progetto 24h Museum.
    3. La mostra Impossible Conversations.
    4. Prada per Il Grande Gatsby.
    5. I progetti ‘the new Prada Galleria’ e Prada Journal.
    6. Due nuovi cortometraggi.
      1. A Theraphy.
      2. Castello Cavalcanti.
    7. Acquisizioni del 2014.
    8. Pradasphere.
    9. Pasticceria Marchesi.
    10. Il restauro dell’Ultima Cena di Giorgio Vasari.
    11. Il progetto Past Forward.
    12. Fondazione Prada inaugura Osservatorio.
    13. La conferenza Shaping a Creative Future.

Dalle origini agli anni 2000.

Le origini.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Il van per le consegne, 1918.
Van per le consegne, 1918.

Le origini del marchio Prada partono dal lontano 1913 quando Mario Prada, artigiano milanese del lusso, apre un negozio in Galleria Vittorio Emanuele II di Milano.

Innovatore nel campo degli articoli da viaggio, degli accessori e dei beni di lusso, Prada utilizza, per i suoi prodotti, materiali raffinatissimi, manifatture di prima qualità e design all’avanguardia, divenendo ben presto un punto di riferimento per accessori in pelle e oggetti preziosi provenienti da tutto il mondo.

Grazie alla qualità delle sue creazioni, Prada soddisfa la richiesta dei più esigenti ed esperti clienti del mercato internazionale e dell’alta società. Nel 1919 diventa fornitore ufficiale della Real Casa d’Italia, ottenendo il diritto di includere lo stemma e i nodi sabaudi nel proprio marchio. (Fonte: “Prada”, edizione 2009, progetto Prada Arte).

D’altronde Mario Prada le idee le aveva ben chiare, il suo obiettivo era di:

“Colmare la carenza di oggetti che partecipassero all’avventura dello stilismo ma con avvenuto distacco; che fossero di moda, e capaci di non passare di moda nel giro di una stagione”.

Miuccia: la nipote ribelle e geniale.

Dizionario Moda Mame: Prada. Ritratto di Miuccia Prada Bianchi
Ritratto di Miuccia Prada.

La nipote Miuccia Prada è un ex jeune fille rangée della buona borghesia, sessantottina giudiziosa appassionata di teatro e mimo, iscritta alla scuola del Piccolo Teatro e all’Udi (Unione donne italiane) del Partito comunista.

Nel 1978 entra a far parte dell’azienda di famigliaInsieme al socio e marito Patrizio Bertelli, in vent’anni, la trasforma in un Gruppo mondiale nel settore dei beni di lusso targato Made in Italy. Diviene concorrente con marchi come Louis Vuitton, Chanel, Hermès, Gucci.

L’impresa diviene ad alto contenuto industriale, e alla fine del 1997 Prada può contare su:

  • 8 stabilimenti con 1184 dipendenti diretti;
  • 119 negozi monomarca, di cui 94 controllati direttamente;
  • un fatturato totale di 1.147.202 miliardi di lire.

Le tappe di quest’ascesa al vertice della moda internazionale sono segnate dalle felici intuizioni creative di Miuccia e dalle abili strategie d’impresa e comunicazione di Patrizio Bertelli.

Gli anni Ottanta: il Nylon e il successo americano.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Shopping bag in Nylon, 1978.
Shopping bag in Nylon, 1978. Ph: Albert Watson.

Nei primi anni Ottanta arrivano le borse in Nylon, in un materiale definito Pocono, brevettato con effetto seta e usato originariamente per i paracaduti militari. Le borse sono identificate dall’iconico logo: un triangolo rovesciato in metallo ispirato alla chiusura dei bauli di Mario Prada, che diventano subito oggetti di culto. Nel 1979 viene lanciata la prima collezione di scarpe.

Nel 1983 apre a Milano il primo Green Store, progettato dall’architetto Roberto Baciocchi. Esso è caratterizzato da una particolare sfumatura di verde chiaro che sarà presto riconosciuta in tutto il mondo come Verde Prada. Da questo momento in poi Prada apre una rete di Green Store in tutto il mondo, al cui interno è presente, in un modo o nell’altro, questo colore così unico. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Nel 1988 avviene il grande salto nell’abbigliamento femminile. Non è ancora finito il decennio di più spettacolare edonismo e consumismo del secolo e già la giovane milanese laureata in Scienze politiche, estranea al mondo iniziatico degli stilisti, fa intravedere una nuova svolta. Frettolosamente tacciata di “minimalismo“, la moda Prada è in realtà l’elaborazione concettuale e colta del disordine estetico della nostra epoca, ma senza alcuna astrazione.

Il ritorno a Milano.

Prada è Miuccia, ragazza borghese e schiva diventata un personaggio e il suo palcoscenico d’elezione è New York. Lei che gira a gambe nude anche a 10 gradi sotto zero o porta i calzini di lana con i sandali, lei che posa una seconda lunga gonna di chiffon sopra il ruvido tweed, lei che inventa le giacche a vento da sera.

Soltanto dopo essere diventati un “caso” negli Stati Uniti e sulla stampa anglosassone, i Prada-Bertelli riportano le collezioni sulle passerelle milanesi: e quei giornalisti italiani che, prima della trasferta americana, lasciavano vuote intere file delle sfilate in via Melzi d’Eril, vengono lasciati fuori dalla porta della nuova sede di via Maffei.

Scoppia uno scandalo a mezzo stampa, volano accuse di censura; ma a pace fatta il nome Prada diventa popolare ben oltre il mondo della moda e il momento delle sfilate. Anche perché la coppia, assecondando la comune passione per l’arte contemporanea, si trasforma da collezionista a mecenate.

Gli anni Novanta: la Fondazione e le grandi acquisizioni.

  • 1993: Nasce Fondazione Prada, e seguono le prime mostre: Eliseo Mattiacci e Nino Franchina. Lo stesso anno nasce la linea Uomo e viene creato, su specifico desiderio di Miuccia, il marchio indipendente Miu Miu.
  • 1995: nasce la Fondazione Prada, uno spazio d’arte milanese che ospita artisti del calibro di Anish Kapoor, Michael Heizer, Louise Bourgeois, Dan Flavin, Laurie Anderson, Sam Taylor Wood, Mariko Mori.
  • 1997: Patrizio Bertelli, esperto velista, decide di sponsorizzare e prendere parte all’America’s Cup del 2000 in Nuova Zelanda.

La scelta serve da supporto alla nuova linea Prada Sport, laboratorio di ricerca di nuovi materiali, forme, comportamenti. Le influenze si riflettono anche sulle altre linee (la Donna e l’Uomo) e sul marchio Miu Miu.

  • Giugno 1998: nuovo colpo di scena. Prada diventa un’importante azionista  di Gucci, quotata alla  borsa valori di New York. Nel gennaio 1999 tuttavia, di fronte alla scalata, con il 34,4% di Gucci da parte del francese LVMH (Louis Vuitton Moit Hennessy), Prada cede la sua quota a Bernard Arnault.In sei mesi ha realizzato un plusvalore di 192 miliardi di lire da investire nello sviluppo sempre più internazionale del marchio.

Negli anni successivi infatti avvengono:

  • l’acquisto della maggioranza di Helmut Lang;
  • la partecipazione in De Rigo (occhiali);
  • una quota di minoranza di Church’s, le scarpe inglesi;
  • poi il colpo grosso, l’acquisto della Jil Sander (il 75 per cento delle azioni ordinarie e il 15 di quelle quotate in Borsa);
  • infine la vincente offerta pubblica d’acquisto della maggioranza Church’s e l’alleanza con Bernard Arnault e la sua Lunch per il possesso della griffe Fendi. È la fine di agosto del 1999.

Il progetto degli Epicentri.

Nel 1999 il brand inaugura un progetto unico in collaborazione con AMO, il ‘think-tank’ dell’Office for Metropolitan Architecture (OMA), e con l’architetto Rem Koolhaas. Miuccia Prada e Patrizio Bertelli affidano ad AMO il compito di analizzare i trend dello shopping mondiale, concettualizzando nuovi prodotti e applicando le loro scoperte a nuovi tipi di negozi. Nasce quindi il progetto di tre Epicentri, negozi progettati al di fuori della tipologia del Green Store, destinati a diventare un vero e proprio laboratorio sperimentale.

Forte di un’identità che trascende il semplice marchio, l’azienda continua ad affermare la sua originalità in modi nuovi e inaspettati. È per esempio tra i primi a collaborare con architetti visionari come Rem Koolhaas e Herzog & de Meuron,vincitori del prestigioso Pritzker Prize: gli Epicentri di New York, Tokyo e Los Angeles, così diversi rispetto al concetto classico del negozio, sono il risultato di un’accurata analisi delle dinamiche del mercato nella società contemporanea e di un’innovazione architettonica rivoluzionaria. In queste boutique vengono esposti beni di lusso che sono il frutto di una tecnologia e di un design straordinari, affiancati da una molteplicità di attività ed eventi esclusivi. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Dal 2000 al 2005.

Una nuova sede per le collezioni.

All’inizio dell’anno, l’azienda viene inserita da Interbrand tra i 100 marchi più importanti al mondo. A partire dal 2000, Prada presenta le sue collezioni in via Fogazzaro a Milano, in un ex stabilimento industriale. L’edificio, ristrutturato a questo scopo, viene continuamente riconfigurato dando vita a nuovi ambienti architettonici. Per valorizzare il concetto delle collezioni, infatti, vengono proiettati film, video ed ambientazioni sonore uniche. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

A luglio viene costituita una joint venture paritetica con LVMH, denominata Lvp Holding Bv, per l’acquisizione del 51% delle azioni ordinarie di Fendi. Ad ottobre avviene l’acquisizione del 100% delle azioni di Azzedine Alaia. Debuttano le collezioni Eyewear e Beauty.

Il bilancio del 2000.

Il fatturato consolidato è in crescita del 56,6% rispetto al 1999. Il margine lordo è aumentato del 49,8%. In diminuzione l’utile netto, 184 miliardi di lire (-42,7%). Il dato 1999 è però influenzato dalla plusvalenza per la vendita delle azioni Gucci alla LVMH, al netto della quale i profitti sarebbero stati di 134 miliardi.

Resta alto l’indebitamento, che, tuttavia, non è determinato da una errata gestione finanziaria, bensì dalle molteplici acquisizioni realizzate nel 1999 e nel 2000: Church’s, Helmut Lang, Jil Sander, Fendi (in joint venture con Lvmh) e Azzedine Alaia. Significativo il rapporto tra indebitamento netto e patrimonio netto di gruppo, migliorato nel 2000, grazie all’aumento di capitale di Prada Holding per 260 milioni di euro.

Il bilancio della maison Jil Sander, che rappresenta il 10 per cento del fatturato complessivo, ha evidenziato un fatturato di 134,8 milioni di euro. I mercati in cui maggiore è la presenza competitiva sono quello tedesco e americano; in Italia, la griffe è presente a Milano con uno show room in Piazza Castello.

Acquisizioni del 2001.

  • Febbraio. Acquisizione del 70% di Santacroce.
  • Aprile. Acquisizione del 51% della società Car Shoe, marchio ideato e brevettato nel 1962 dall’artigiano lombardo Gianni Mostile, produttore di scarpe per appassionati di automobilismo. Il valore dell’operazione non è stato reso noto.
  • Luglio. Acquisizione del 70% di Genny, azienda marchigiana capitanata da Donatella Girombelli. Rumors additano il prezzo di cessione tra i 100 e i 120 miliardi di lire, cifra a cui bisogna sottrarre l’alto indebitamento.
  • Novembre. Accordo con LVMH per la vendita del 50 per cento della partecipazione del Gruppo Prada in Lvp Holding Bv (che deteneva le azioni di Fendi possedute da LVMH e Prada), per un valore di 295 milioni di euro. Prada e LVMH avevano acquistato il 51% di Fendi nel 1999, pagando 425 milioni di dollari. La cifra serve ad abbassare l’indebitamento del Gruppo italiano.

L’Epicentro di New York.

Dopo tre anni di ricerca, Prada apre il primo Epicentro a New York, nel Guggenheim Museum SoHo di Broadway. Rem Koolhaas e OMA creano una scenografia dal design spettacolare: un’onda di legno che collega il piano terra a quello inferiore, gabbie appendiabiti sospese e motorizzate che si muovono lungo una rete di binari montati a soffitto, e infine un vero e proprio palco che si schiude dall’onda per ospitare eventi speciali. Il progetto ha un successo immediato e rimane uno dei Prada store contemporanei di maggiore interesse a livello mondiale.

Dizionario Moda Mame: Prada. 2001, apre Prada Epicenter a New York
2001, apre Prada Epicenter a New York

Una delle caratteristiche più rilevanti dell’Epicentro di New York è il muro settentrionale che si estende per un intero isolato, raggiungendo la lunghezza di sessanta metri. Sin dai primi disegni, OMA ha concepito il muro come una sorta di tela su cui applicare wallpaper temporanei. Prada e lo studio newyorchese di design 2×4 hanno creato diversi wallpaper allo scopo di produrre contenuti sempre nuovi. Quasi contemporaneamente all’apertura dell’Epicentro di New York, Prada avvia con gli architetti svizzeri Herzog & de Meuron la progettazione del secondo Epicentro, situato a Tokyo. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

La tanto attesa quotazione alla Borsa di Milano è rimandata a causa del momento sfavorevole. Le molteplici acquisizioni effettuate negli ultimi anni hanno appesantito la situazione debitoria del Gruppo, che, per affrontarla, sta pensando di emettere un bond (obbligazione). Ammonta a 700 milioni di euro il bond a favore di Prada. La domanda da parte degli investitori è stata cinque volte superiore rispetto alla disponibilità. I 700 milioni verranno così utilizzati: 300 per l’aumento di capitale e 400 per rimborsare i debiti.

Situazione finanziaria nel 2002.

  • Marzo. Debutta a Mosca, nel centrale Tretyakov Passage, il primo monomarca in Russia. Partner del Gruppo è la Mercury Distribution.
  • Giugno. Costituita una joint venture paritetica con il gruppo Puig per la creazione e distribuzione di profumi e cosmetici contraddistinti dal marchio Prada. Con l’acquisto del restante 25% di Jil Sander, Prada ha il controllo totale della griffe tedesca.
  • Agosto. Viene rilevato il restante 24,29% della Genny Spa. I marchi Genny e Byblos, cui si è aggiunto Ozium, sono presenti nel prêt-à-porter di fascia alta e in altre linee di prodotto tra cui pelletteria, occhiali e profumi attraverso contratti di licenza.
  • Settembre. Fabio Zambernardi è il design director dei marchi Prada e Miu Miu per le linee abbigliamento, calzature e accessori.  Viene lanciato l’orologio sportivo GTS Chrono-Automatic IWC for Prada, in edizione limitata.

I punti vendita diretti di Prada e Miu Miu sono complessivamente 160. I ricavi del Gruppo si sono attestati a 1,57 miliardi di euro. Il volume d’affari ha mantenuto una distribuzione geografica equilibrata: 26% Italia, 25 resto d’Europa, 23 Nord America e 26 Giappone e area Asia-Pacifico. I marchi storici Prada e Miu Miu hanno contribuito all’83% dei ricavi complessivi. L’utile netto consolidato è pari a 27 milioni di euro.

Prada punta sul Giappone. L’Epicentro di Tokyo.

  • Marzo. Perfezionato un accordo per la distribuzione degli occhiali Prada negli Usa, Canada e Porto Rico, con l’azienda Avante-Garde Optics (Gruppo Luxottica). Debutta un nuovo flagship store a Tokyo, nel quartiere di Ginza, il terzo nella Terra del Sol Levante. Per l’occasione, Prada ha prodotto una linea di borse in edizione limitata (2000 esemplari), rivolta esclusivamente al mercato giapponese.

Debutta a Tokyo il nuovo Epicentro Prada, progettato dagli architetti Herzog & de Meuron. L’edificio a sei piani, situato nel distretto di Aoyama, è una delle opere architettoniche più riconoscibili della città: la facciata di vetro verde sporge da una griglia diagonale che ne costituisce la struttura, mentre all’interno ospita zone commerciali, lounge e spazi per eventi. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Dizionario Moda Mame: Prada. 2003, debutto dell'Epicentro di Tokyo
2003, debutto dell’Epicentro Prada a Tokyo
  • Luglio. Viene perfezionato un accordo decennale di licenza con Luxottica Group, leader mondiale nel settore ottico, per la produzione e la distribuzione di occhiali da sole e da vista con i marchi Prada e Miu Miu. L’accordo contempla l’acquisizione da parte di Luxottica delle società di produzione e distribuzione di occhiali detenute al 100% dal Gruppo Prada, per un controvalore complessivo di 26,5 milioni di euro.

L’Epicentro di Los Angeles.

Nel 2004 apre i battenti il flagship store di Hong Kong. Miuccia riceve a New York l’International Award dal Cfda.

Dopo il successo dell’Epicentro di New York, OMA progetta un nuovo spazio a Los Angeles, sulla storica Rodeo Drive di Beverly Hills. Per certi aspetti il nuovo progetto è l’inverso di quello di New York: un’onda si alza dal livello della strada, sale verso il secondo piano e scende di nuovo. La facciata è formata da un’unica lastra di alluminio. Molti dei muri interni sono composti da una speciale spugna in resina che conferisce un inconsueto aspetto ‘poroso’ agli spazi. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

Dizionario Moda Mame: Prada. 2004, debuitta l'Epicentro di Los Angeles
2004, debutto dell’Epicentro Prada a Los Angeles

Nello stesso anno, il brand amplia le proprie attività attraverso la sponsorizzazione di Luna Rossa, barca a vela partecipante all’America’s Cup (e la conseguente introduzione, l’anno successivo, di una linea di abbigliamento tecnico ad hoc).

In aprile viene perfezionato un accordo con la Aedes, che darà vita alla Real Estate International, la quale acquisisce il patrimonio immobiliare del Gruppo Prada per un valore di circa 100 milioni di euro, con una plusvalenza di Prada di 30 milioni di euro. La joint venture ha come obiettivo la valorizzazione del patrimonio in case, uffici, negozi e aree.

Nel frattempo viene completata l’acquisizione di Helmut Lang: il quartier generale del brand a New York viene smantellato e trasferito a Milano, mentre si opta per la sospensione della linea di abbigliamento Genny, acquisita tre anni prima.

Cessioni. Il lancio del primo profumo.

Nel 2005, Simonetta Ciampi viene nominata designer director per le borse e gli accessori. Nel periodo successivo il gruppo Prada si alleggerisce, con la cessione di Helmut Lang, Jil Sander (2006) e di Azzedine Alaïa, che torna al 100% nelle mani dello stilista franco-tunisino, mentre tra gli investitori entra Banca Intesa, che partecipa con un 5% del capitale. La strategia di razionalizzazione porta, nello stesso periodo, all’incorporazione del calzaturificio Lamos.

Sempre nel 2005, per il lancio della prima fragranza femminile, Miuccia Prada invita il regista cinematografico Ridley Scott e sua figlia Jordan a collaborare alla realizzazione di un cortometraggio. Rispondendo al desiderio di Miuccia Prada di rappresentare la complessità dell’essenza femminile, Jordan sceglie un’antica poesia del I secolo, intitolata Thunder Perfect Mind, che illustra le innumerevoli sfaccettature della psiche femminile. Thunder Perfect Mind è girato da padre e figlia a Berlino e ha come protagonista Daria Werbowy, interprete dei diversi ruoli femminili di moglie, vergine, madre, figlia, amante. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

Dal 2005 al 2010.

I cortometraggi.

Nel marzo 2007, Prada lancia Prada Phone by LG, il primo cellulare interamente touch screen. Più di un milione di pezzi venduti in 18 mesi di presenza sul mercato. Il processo di ottimizzazione degli asset dà i suoi frutti: Prada S.p.A. chiude il 2007 con utile record di 127 milioni di euro, in progresso del 65,8% rispetto all’anno precedente.

Trembled Blossoms.

A inizio 2008, durante la settimana della moda di New York, viene presentato Trembled Blossoms. In linea con il processo creativo di Prada, Trembled Blossoms nasce da idee contraddittorie. L’intrecciarsi delle molteplici ispirazioni di Miuccia Prada, che spaziano dall’Art Nouveau ai quadri di Hieronymus Bosch, sono perfettamente restituite dai disegni surreali dell’artista James Jean, che stimolano la realizzazione di un wallpaper, di un cortometraggio animato e di tessuti stampati, abiti, borse e packaging. Il film Trembled Blossoms è presentato all’Epicentro di New York nell’autunno del 2007, accompagnato da una performance live del gruppo Coco Rosie, che ha composto la colonna sonora del film.
Il film viene in seguito proiettato durante una serie di eventi esclusivi negli Epicentri di Los Angeles e Tokyo. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Fallen Shadows.

Trembled Blossoms è seguito da un altro corto animato, intitolato Fallen Shadows e diretto da James Lima. Il film, che si ispira alla collezione fotografata da Steven Maisel nella campagna con Linda Evangelista, presenta un’innovativa tecnica di sovrapposizione di immagini digitali e tradizionali: un fondale dipinto a mano fa da background ad un’animazione di ultima generazione creata interamente al computer. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte) .

Progetti speciali.

La mostra Waist Down.
Dizionario della Moda Mame: Prada. La mostra Waist Down.
L’allestimento della mostra Waist Down.

Tra i progetti per l’arte, Waist Down è una mostra itinerante che raccoglie ed espone i modelli più originali e significativi delle gonne create da Prada dal 1988 a oggi. La mostra è concepita da Prada e AMO come un evento modulato di volta in volta in base allo spazio espositivo destinato ad accoglierlo. L’inaugurazione della mostra ha luogo nel 2004 all’Epicentro di Tokyo, la seconda location è il celebre Peace Hotel di Shanghai.

Nel 2006 Waist Down si sposta nell’Epicentro di New York a SoHo, per continuare all’Epicentro di Los Angeles a Beverly Hills e concludersi con l’installazione inaugurale del Prada Transformer di Seoul. Ogni evoluzione interpreta e si conforma ai diversi spazi espositivi, mescolando attività e caratteristiche dell’evento con la cultura della città ospite (Tokyo nel 2004, Shanghai nel 2005, New York e Los Angeles nel 2006 e Seoul nel 2009). (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Prada Transformer.

In seguito, il progetto Prada Transformer unirà diverse discipline all’interno di un’unica costruzione, raccogliendo le varie sfaccettature di Prada, rispettandone allo stesso tempo l’autonomia e l’unicità. Si tratta di un’installazione ospitata per sei mesi accanto allo storico Gyeonghigung Palace nel centro di Seoul, capitale della Corea del Sud.

Ideato da Prada, in collaborazione con l’architetto Rem Koolhaas, il tetraedro è stato concepito per ospitare quattro eventi dedicati all’arte, al cinema, alla moda e al mondo della cultura. Ogni evento ha una planimetria distinta: esagonale, rettangolare, cruciforme e circolare. Rispetto a un qualunque tipico spazio espositivo che si adatta a tutto, il Transformer si rovescia letteralmente, adattando le proprie sembianze alle caratteristiche di ogni evento.

Dizionario Moda Mame: Prada. Il progetto Prada Transformer in Corea del Sud
Il progetto Prada Transformer in Corea del Sud

In riconoscimento del valore culturale di questo progetto all’avanguardia, il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha voluto includere il Transformer nel suo viaggio di Stato in Corea. Si tratta dell’unico caso, nella storia della Repubblica, in cui un edificio privato viene inserito nel programma della visita ufficiale del Capo dello Stato.

L’America’s Cup.

Dizionario Moda Mame: Prada. Il catamarano "Luna Rossa"
Il catamarano “Luna Rossa”

Gli orizzonti del Gruppo Prada trascendono i confini della moda: arte, architettura, cinema, cultura, ma anche le grandi sfide come l’America’s Cup, sono parte integrante dei valori fondamentali del marchio. Appassionato e competente velista, nel 1997 Patrizio Bertelli lancia una sfida italiana all’America’s Cup, la più importante competizione velica internazionale. La barca ‘Luna Rossa‘ vince la Louis Vuitton Cup, le selezioni del Challenger per la Coppa America del 2000, aggiudicandosi così il diritto di sfidare il defender neozelandese, da cui poi sarà sconfitta in un’avvincente finale. Ma ‘Luna Rossa‘ rimarrà un fenomeno nazionale, un’icona che ha scritto una delle più importanti pagine della storia dello sport italiano: mai in precedenza un evento velico aveva riscosso tanto seguito in Italia.

Fondazione Prada.

Dizionario Moda Mame: Prada. La Fondazione Prada a Milano
La Fondazione Prada a Milano, in largo Isarco 2.

Pochi mesi più tardi viene svelato il progetto, curato da Rem Koolhaas, della nuova Fondazione Prada di Milano, che apre al pubblico nel maggio del 2015: uno spazio di 17.500 metri quadri in un complesso industriale dei primi del Novecento. Nel campo dell’arte e della cultura, la Fondazione è considerata un vero e proprio riferimento a livello mondiale. L’attenzione e l’interesse di Miuccia e Maurizio Bertelli per il mondo dell’arte contemporanea portano alla decisione di aprire uno spazio in cui presentare esposizioni realizzate in rapporto di piena collaborazione con artisti italiani ed internazionali.

“Fondazione Prada è un’iniziativa che si propone di ricevere e ritrasmettere le più profonde provocazioni mentali dell’arte del nostro tempo”. Miuccia Prada.

Nel corso degli anni, la Fondazione Prada ha esplorato diversi soggetti d’indagine, aprendosi a tematiche inerenti a settori quali l’architettura, la filosofia, la scienza, il design e il cinema.

DAL 2011 AD OGGI.

Fondazione Prada a Venezia.

A partire dal 31 maggio 2011, la Fondazione ha aperto un nuovo spazio espositivo a Ca’ Corner della Regina, prestigioso palazzo settecentesco affacciato sul Canal Grande a Venezia, dopo un importante intervento di restauro conservativo della struttura. Questo imponente edificio storico, che la Fondazione Musei Civici di Venezia ha reso disponibile per un periodo di 6-12 anni, ha inaugurato con una mostra complessa e articolata che rispecchia l’attività multiforme della Fondazione.

Dizionario Moda Mame: Prada. La Fondazione Prada in Ca' Corner della Regina a Venezia
La Fondazione Prada in Ca’ Corner della Regina a Venezia

Lo stesso anno avviene l’entrata in Borsa del Gruppo Prada. L’azienda ha collocato il 20% delle proprie azioni presso la borsa di Hong Kong, registrando una valorizzazione iniziale dell’azienda a 9,2 miliardi di euro, con l’offerta coperta 3,5 volte rispetto alle azioni disponibili.

Il progetto 24h Museum.

Dizionario della Moda Mame: Prada. 24H Museum.
Il progetto 24H Museum.

Nel 2012 Prada lancia il progetto 24h Museum, concepito da Francesco Vezzoli, in collaborazione con lo studio AMO di Rem Koolhaas. L’installazione per il 24h Museum ha proposto tre momenti distinti, ognuno ispirato ad un particolare tipo di spazio museale: storico, contemporaneo, dimenticato. Nei tre ambiti, Francesco Vezzoli ha immaginato un “museo che non c’è” dove ha esposto, suo personale omaggio all’eterno femminino, l’interpretazione di sculture di stampo classico che alludono ad alcune dive contemporanee.

Nella tradizione delle collaborazioni con gli artisti e degli approcci multipli al processo creativo, Prada interviene per realizzare un nuovo progetto di sperimentazione linguistica e visiva con il 24h Museum di Francesco Vezzoli dove l’intera esposizione dura 24 ore, palcoscenico per una grande festa barocca.

La mostra Impossible Conversations.

Sempre nel 2012, il Costume Institute, Metropolitan Museum of Art, ospita la mostra Schiaparelli and Prada: Impossible Conversations. Dal 10 maggio al 19 agosto 2012, (preceduta il 7 maggio dall’Evento benefico di Gala), l’esposizione ha esplorato le inaspettate affinità tra le due stiliste italiane appartenenti a epoche diverse.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Impossible Conversations.
La mostra Impossible Conversations.

Traendo ispirazione dalle “Interviste impossibili” di Miguel Covarrubias per Vanity Fair degli anni Trenta, i curatori Harold Koda e Andrew Bolton hanno dato vita a conversazioni irreali tra queste due donne, a suggerire nuove chiavi di lettura del loro lavoro innovativo.

Nelle gallerie sono presentati capi icona di Elsa Schiaparelli e Miuccia Prada, oltre a 8 video che simulano una serie di conversazioni tra le due stiliste, diretti da Baz Luhrmann per illustrare come nel loro lavoro, abbiano esplorato temi analoghi mediante approcci molto diversi.

Prada per Il Grande Gatsby.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Il Grande Gatsby.
Catherine Martin e Miuccia Prada per Il Grande Gatsby.

Nel 2013 Miuccia Prada ha collaborato con la costumista Catherine Martin per creare una collezione di oltre 40 esclusivi abiti da cocktail e da sera Miu Miu e Prada per Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann. Una mostra speciale di costumi selezionati è stata esposta all’Epicentro di New York dal 1 al 12 maggio 2013, per poi spostarsi all’Epicentro di Tokyo dal 14 al 30 giugno e infine ha approdare all’IFC Mall a Shanghai dal 11 al 21 settembre 2013.

L’esposizione, dal titolo “Catherine Martin and Miuccia Prada Dress Gatsby“, ha combinato abiti da sera, vestiti, cappelli, calzature e gioielli a schizzi, foto di scena, filmati del backstage e trailer del film. L’allestimento ha previsto anche manichini che indossavano i look di ogni personaggio accompagnati da video tratti sia dal film che dal dietro le quinte. Curata dallo studio 2×4 di New York, l’esposizione è stata progettata per mutare a ogni tappa, allo scopo di riflettere le caratteristiche uniche di ogni città che l’ha ospitata.

I progetti “the new Prada Galleria” e Prada Journal.

Nel 2013 Prada acquisisce un’intera porzione cielo-terra di un immobile in Galleria Vittorio Emanuele II affacciato sull’Ottagono e prospiciente il negozio storico dedicato alle collezioni femminili.
Nasce il progetto “The new Prada Galleria”, che si svilupperà in più fasi. La prima vede l’apertura nel 2013 del nuovo negozio Prada Uomo al piano terra del palazzo. Gli spazi vengono interamente restaurati secondo i canoni estetici e architettonici dello storico negozio del 1913.
Le fasi successive del progetto prevedono l’apertura di uno spazio dedicato alla ristorazione al piano mezzanino e l’apertura di spazi espositivi dedicati alla Fondazione Prada.

Parallelamente, contribuisce ai lavori di ristrutturazione delle facciate della Galleria terminano nel 2015, secondo un progetto realizzato con Versace e con il contributo di Feltrinelli. Il restauro ha riscoperto l’originaria bicromia delle facciate, riportando all’attenzione del grande pubblico la figura del progettista, l’architetto Giuseppe Mengoni, e fornendo dati e informazioni scientifiche per la futura conservazione del monumento.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Il progetto "the new Galleria".
The new Galleria: Galleria Vittorio Emanuele II dopo il restauro.

Nel 2013 Prada lancia il concorso letterario Prada Journal, in collaborazione con Giangiacomo Feltrinelli Editore e Luxottica. Il progetto nasce dalla curiosità di esplorare linguaggi innovativi attraverso forme d’espressione che convergano sulla parola scritta, creando una piattaforma indipendente di interesse e un’insolita riserva di ricerca editoriale. Prada Journal ha avuto altre due edizioni nel 2014 e nel 2015.

Due nuovi cortometraggi.

A Theraphy.

Nel 2013 Prada presenta a Cannes il cortometraggio A Theraphy, scritto e diretto da Roman Polanski, starring Ben Kingsley e Helena Bonham Carter. L’autore de Il Pianista e Carnage ha immaginato una seduta psicanalitica alquanto bizzarra, dove la moglie di Tim Burton interpreta una ricca e annoiata signora, griffatissima, mentre Kingsley è il suo analista.

Castello Cavalcanti.

Nel 2014 un’altra collaborazione in ambito cinematografico: un cortometraggio di 8 minuti diretto dall’acclamato regista americano Wes Anderson. Castello Cavalcanti rientra perfettamente nell’universo autoriale di Anderson, solo che questa volta ci troviamo in Italia. È il settembre del 1955 e Jason Schwartzman è appena andato a sbattere con la sua auto da corsa contro una statua di Gesù. Il risultato è un racconto popolare sui casi del destino in tipico stile ‘andersoniano’.

Acquisizioni del 2014.

A marzo, Prada SpA annuncia l’acquisizione dell’80% della Angelo Marchesi Srl, proprietaria della storica pasticceria milanese fondata nel 1824. Lo stesso anno avviene l’acquisizione della storica conceria Tannerie Mégisserie Hervy a Isle, nei pressi di Limoges. L’acquisizione è stata realizzata in joint-venture con la Conceria Superior SpA di Santa Croce, da tempo partner industriale del Gruppo Prada. L’obiettivo dell’operazione è garantire il recupero e il rilancio di una struttura produttiva che costituisce un esempio di eccellenza nella tradizione conciaria delle pelli di agnello e in particolare delle nappe “plongé”, con lo scopo di preservarne il prezioso know-how artigianale.

Pradasphere.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Pradasphere a Hong Kong.
Pradasphere a Hong Kong.

Sempre nel 2014, Prada presenta il progetto Pradasphere: una mostra dedicata al marchio e curata dallo studio 2×4 di New York. La prima edizione è ospitata da Harrods a Londra per la durata di un mese. La mostra racconta le multiformi ossessioni del marchio attraverso moda, arte, architettura, cinema, sport e altro ancora. Per l’occasione, Harrods ha ospitato quaranta vetrine, un pop-up store e uno spazio temporaneamente allestito per accogliere la pasticceria Marchesi. La seconda edizione di Pradasphere si è svolta ad Hong Kong, in uno spazio appositamente creato per l’occasione.

Pasticceria Marchesi.

Dopo l’acquisizione della Angelo Marchesi Srl, nel settembre 2015 Pasticceria Marchesi inaugura i nuovi spazi di via Monte Napoleone 9, il primo locale dopo l’apertura dello storico caffè milanese. Marchesi Monte Napoleone rimane fedele al suo stile e alla sua impeccabile qualità, offrendo una selezione ancora più ampia di prodotti. Progettato dall’architetto Roberto Baciocchi, il nuovo negozio si estende su una superficie di 120 metri quadrati e gli interni reinterpretano l’atmosfera e il fascino degli spazi di via Santa Maria alla Porta 11/a.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Pasticceria Marchesi in via Monte Napoleone, 9.
Pasticceria Marchesi in via Monte Napoleone, 9.

A distanza di un anno, Pasticceria Marchesi apre un terzo negozio nel cuore di Milano, all’interno dell’emblematica Galleria Vittorio Emanuele II, simbolo della città. Al nuovo spazio, situato al piano mezzanino dell’edificio che ospita Prada Uomo, si accede – tramite scala o ascensore – sia dalla Galleria Vittorio Emanuele II che dal negozio Prada. Il nuovo spazio Marchesi si sviluppa su una superficie di 250 metri quadrati, in un suggestivo ambiente scandito da numerose finestre ad arco con affacci sugli splendidi affreschi e sui preziosi pavimenti a mosaico della Galleria.

Il restauro dell’Ultima Cena di Giorgio Vasari.

Dizionario della Moda Mame: Prada. L'Ultima Cena di Giorgio Vasari.
L’Ultima Cena di Giorgio Vasari.

Il 4 novembre 2016 ritorna a Santa Croce, a cinquant’anni dall’Alluvione, il capolavoro restaurato di Giorgio Vasari, grazie all’impegno di Opificio delle Pietre Dure e al contributo di Prada, Getty Foundation e Protezione Civile. La cerimonia si svolge alla presenza del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e Patrizio Bertelli, Amministratore Delegato del Gruppo Prada, Irene Sanesi, Presidente dell’Opera di Santa Croce, Marco Ciatti, Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure e Antoine Wilmering, Getty Foundation Senior Program Officer.

L’Ultima Cena di Giorgio Vasari, che acqua e fango travolsero in una sala di questo museo il 4 novembre del 1966, per decenni è stata conservata in un deposito della Soprintendenza insieme a molte altre opere alluvionate. Dopo cinquanta anni, grazie a nuove tecnologie, all’impegno dell’Opificio delle Pietre Dure e al sostegno di Prada, Getty Foundation e Protezione Civile è stato ultimato il restauro e il dipinto viene ricollocato nel Cenacolo.

Il progetto Past Forward.

Past Forward è un progetto cinematografico multipiattaforma nato nel 2016 dalla collaborazione tra Miuccia Prada e il regista e sceneggiatore statunitense David O. Russell. Acclamato per film quali American Hustle, The Fighter e Il lato positivo, Russell ha immaginato Past Forward come un paesaggio onirico, surreale e silenzioso con un cast eclettico, che ripropone le scene in combinazioni variabili.

Il risultato è una storia inaffidabile, una visione di parallasse in cui scene, personaggi, costumi, generi, e anche i molteplici finali, si ripetono e si tramutano, rifiutando la logica della narrativa convenzionale. Così facendo Russell rappresenta i suoi personaggi come elementi di un collage complesso, lasciando allo spettatore il compito di decodificare che cos’è l’esperienza, il ricordo, il sogno, e capire la sovrapposizione e le differenze tra loro.

Fondazione Prada inaugura Osservatorio.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Osservatorio.
Fondazione Prada inaugura Osservatorio.

Nel dicembre 2016 Fondazione Prada inaugura Osservatorio, un nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi, in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Osservatorio è un luogo di esplorazione e indagine delle tendenze e delle espressioni della fotografia contemporanea, della costante evoluzione del medium e delle sue connessioni con altre discipline e realtà creative. In un momento storico in cui la fotografia è parte integrante del globale flusso di comunicazione digitale, Fondazione Prada, attraverso le attività di Osservatorio, si interroga su quali siano le implicazioni culturali e sociali della produzione fotografica attuale e della sua ricezione. Si estende così il repertorio di modalità e strumenti con i quali la Fondazione interpreta e si relaziona con il presente.

Ospitato al quinto e sesto piano di uno degli edifici centrali, Osservatorio si trova al di sopra dell’ottagono, al livello della cupola in vetro e ferro che copre la Galleria realizzata da Giuseppe Mengoni tra il 1865 e il 1867. Gli ambienti, ricostruiti nel secondo dopoguerra a seguito dei bombardamenti che hanno colpito il centro di Milano nel 1943, sono stati sottoposti a un restauro che ha reso disponibile una superficie espositiva di 800 m2 sviluppata su due livelli.

La conferenza Shaping a Creative Future.

A marzo 2017, il Gruppo Prada ha presentato a MilanoShaping a Creative Future”, conferenza organizzata in collaborazione con Yale School of Management e Politecnico di Milano School of Management. L’evento ha esplorato nuove possibili connessioni tra sostenibilità e innovazione e provocato un confronto tra l’imprenditoria, la cultura e il mondo accademico internazionale.

Nel corso della prima giornata, presso la Fondazione Prada, docenti di entrambe le università hanno incontrato esponenti di aziende e associazioni, per elaborare una prospettiva critica che ha costituito lo spunto alla discussione del giorno successivo. La giornata seguente, presso la sede Prada, personalità del mondo imprenditoriale e portavoce di organizzazioni internazionali si sono confrontati nel corso di una conferenza plenaria, arricchendo il dibattito con stimolanti intuizioni ed esperienze personali.

 

Piume

La testa di Mistinguette, eroina delle Folies Bergère, gambe tanto magiche da ispirare l’autobiografica canzonetta J’ai des jolies jambettes, era come una capocchia di spillo nella nuvola del mantello di piume di struzzo che, i nostri vecchi lo ricordavano con brividi di superstite erotismo, di quando in quando apriva perché il pubblico catturasse il bagliore del seno spruzzato di lustrini. Che anni erano? Era un po’ prima della Grande Guerra, verso il 1910, gli anni in cui il sarto Paul Poiret, erede per fama del leggendario Worth lavorava gli abiti da sera incastonando nello chiffon piccole piume di cigno color rosa, color pesca e, attorno a un’aigrette, annodava turbanti. Mistinguette e Carolina Otero, detta “la bella”, affondavano nelle piume da scena, cantavano e ballavano la seduzione “dentro” struzzi, aironi, cigni, in un vapore di piume che voleva essere una promessa di morbidissime alcove. Estremizzavano la moda come, esagerando in bianchi boa, facevano in teatro e sugli schermi del muto Sarah Bernhardt, Gabrielle Réjane, Lina Cavalieri, Lida Borelli, Gea della Garisenda (cantando Tripoli, bel suol d’amore, s’avvolgeva nel tricolore come in un cappa di marabù), Gloria Swanson, Francesca Bertini e anche le assai meno avvenenti Italia Almirante Manzini e Dina Galli che, magari non osavano incorniciare il volto con il troppo sottolineante boa, ma non rinunciavano a caricare di piume e penne i grandi cappelli: piume a ricciolo e penne che si chiamavano couteaux perché erano rigide e tagliavano l’aria come coltelli. Era la Belle Époque, dall’ultimo decennio dell’800 sino al fatale 1914 quando cominciò il massacro nelle trincee e il dolce vivere si spense. Può partire da questa stagione e dalle scene della “gran revue”, del Moulin Rouges, delle Folies Bergère, dai teatri di prosa, dai set del muto una ricerca della piuma perduta o meglio dell’epoca d’oro nei guardaroba femminili (ma anche l’uomo, lo vedremo, ci dava dentro) delle spennature di cigni, struzzi, aironi, pavoni, marabù, galli cedroni, uccelli del paradiso e volatili vari. Il divismo, in quegli anni a cavallo dei due secoli, non inventava una moda, la estremizzava. Boa di struzzo, penne, asprit, aigrette nelle immense architetture delle modiste, vestiti e scarpe profilati di piume rigurgitano nelle pagine dannunziane del Piacere, dell’Innocente, nei salotti dei proustiani Guermantes, nelle foto del conte Premoli sulla società romana, nelle affiche di Toulouse-Lautrec per il bimensile di moda Revue Blanche, nelle istantanee dai “turf” e dalle tribune degli ippodromi europei, nei manifesti pubblicitari di Dudovich e di Metlicovitz. Era una moda imperante (nel 1906, Londra vendette, in un’asta riservata ai sarti e alle modiste, 18 chili di piume) e invano si accendeva l’ira dell’Unione Ornitologica americana che gridava contro l’uccisione annua di 5 milioni di struzzi e uccelli in Birmania, Malesia, Australia e Indonesia per saziare il narcisismo delle “femmine occidentali”. Piume e penne non erano, però, un esclusivo affare delle donne. Ne andavano pazzi i sovrani e i militari per berretti, képi, elmi, feluche e vari cappelli da uniforme a partire da quello dei bersaglieri nostrani. Umberto I, il re che il luogo comune tramanda come “buono”, ha in testa una cascata di piume bianche, una sorta di calottina, quando, nel 1888, riceve l’imperatore tedesco Guglielmo II, e alla cascata aggiunge un ritto pennacchio quando al Quirinale ospita Ras Makkonen, inviato di Menelik a cui l’Italia spera di sottrarre un po’ d’Etiopia. Quel pennacchio ci porterà jella. Umberto dovrà ammainarlo per la disfatta di Adua. Un altro asprit non ci porterà fortuna: quello da parata di Benito Mussolini che ci darà un impero, “vendicando l’onta di Adua”, ma ridurrà il paese in macerie. Il duce amava pure la feluca piumata. Il potere s’impiumettava e anche le garµonne degli anni ’20, le donne déco degli anni ’30 smaniavano per struzzi, marabù, galli cedroni. A far fuori la moda delle piume, delle penne non era bastato il Futurismo, con la mistica del movimento, della velocità così distante dai languori dei boa, né il dramma della Grande Guerra, né il difficile, febbrile dopoguerra. Quella moda la ripresero le “maschiette” del charleston: sulla fronte una fascia, una banda di strass verticalizzata da un asprit colorato. A Parigi, nel ’25, il vento della negritudine si impreziosì di piume. Se non copriva l’altissimo sedere e il ventre guizzante con quel gonnellino di banane che sta fisso nella memoria collettiva, nella simbologia erotica di tre, quattro generazioni, Joséphine Baker affidava i suoi ammiccanti pudori a ventagli di struzzo, a corolle di piume. Qualche anno dopo, all’inizio del decennio ’30, un cappotto di cigno scaraventò alla ribalta della moda la pittrice Tamara de Lempicka e, a Hollywood, il costumista Travis Banton, responsabile degli abiti di scena di tutte le star della Paramount Pictures, avvolse in azzurri struzzi Mae West di Non sono un angelo e alimentò di pellicce in piuma le virtù maliarde, il sex appeal di Marlene Dietrich nei film di Josef von Sternberg. Per Marlene, Ernest Lubitsch, regista di Angelo (’37), inventò un cappello a cilindro strabordante di penne e Balmain successivamente un mantello di struzzo e volpi bionde. Furono spesso piumate Jean Harlow, Ginger Rogers e Carol Lombard: boa, manicotti, bordure. E lo fu la nostra Wanda Osiris: fard su tutto il corpo per essere un po’ creola, rose profumate di Coty e generosissimo dispendio di aigrette, di asprit. Furono di maribù (come le pantofole rosa e azzurre fra le due guerre), di airone, di struzzo le seduzioni delle maison, delle case chiuse d’alto bordo. Quello della piuma è, nel vestire femminile, nella volontà di piacere, un filo continuo che neppure la seconda guerra mondiale spezzerà: non più l’età dell’oro, ma una continua assidua rivisitazione dal cappello a grandi piume bianche di Jacques Fath del ’51 al ventaglio di struzzo di Wally Simpson, a una cappa di cigno disegnato da Chino Bert (oggi, è un felice frate francescano) per Mila Schön, dai boa coloratissimi sui manichini della rivoluzionaria Biba, sul finire degli anni ’60, alle maniche e alle sciarpe di piuma negli abiti di Cardin, dalle gonne di cigno nella collezione autunno-inverno del ’91 di Krizia ai cappotti di Romeo Gigli bordati di piume di uccelli del paradiso, a quelli di Stephan Janson bordati di struzzo.

Porto Fashion Award

Manifestazione nata nel novembre 2000. Si svolge ogni 2 anni a Oporto in Portogallo. Assegna premi a personaggi della moda e organizza un concorso per giovani stilisti emergenti. L’iniziativa, promossa dall’Icep Portugal (Ufficio turistico e commerciale del Portogallo) e dal Cenestap (Centro Studi Tessile Applicato del Portogallo), ha lo scopo di creare una cooperazione tra imprenditori portoghesi e neodiplomati di istituti europei. All’edizione del 2000, sono stati premiati Zara, Caramelo, Du Pont, Adolfo Dominguéz e John Rocha. I giovani stilisti, che presentano le loro creazioni in una sfilata finale, sono giudicati da una commissione internazionale che premia un rappresentante per ogni paese con 5.000 euro (10 mila se si utilizzano materiali portoghesi). Il primo premio assoluto è di 12.500 euro (raddoppiato se si sono usati materiali made in Portogallo).

Pepa Pombo

Brand creato dalla designer colombiana MÆnica HolguÕn. Le sue collezioni mixano capi colorati e prodotti a maglia in forme flessibili e sempre diverse. I capi sono pensati per donne moderne ma sempre versatili. Abiti, T-shirt possono essere usati in maniera anticonvenzionale e imprevedibile, e dettagli come le rifiniture a mano e i ricami conferiscono uno stile unico.

Pagliaccetto

Compare nella prima metà del ‘900 come indumento infantile soprattutto estivo. Intero, ha corti pantaloncini a sbuffo, stretti da un elastico o da un listino. Nella versione a due pezzi, i pantaloncini hanno una pettorina tipo salopette con bretelle incrociate sul dorso. In seguito, è passato a indicare un elegante indumento intimo femminile quasi sempre di seta, con corpetto e mutandine unite, di linea morbida e comoda.

Promostyl

Osservatorio internazionale sulla moda con sedi a Parigi, Londra, New York e Tokyo. Da più di 25 anni, ha il compito di predire i cambiamenti, le tendenze e aiutare le aziende a trarne profitto attraverso mezzi di informazione e strumenti come i Trend Books. Gli studi sono condotti sulla base di analisi che si trasformano in ricerca e sviluppo da applicare nel tessile e nell’abbigliamento.