Owen

Gaster (1959). Stilista nato in Libano da genitori inglesi. Ha alle spalle gli studi all’Epsom College of Art and Design. Lavora nel Sussex. La sua creatività è d’avanguardia, ma non perde di vista la portabilità dell’abito. Ama sperimentare nuove forme e inediti materiali. Ha esordito con la collezione autunno-inverno 1994, attirando da subito l’attenzione di clienti importanti come il gruppo internazionale Joseph e le Galéries Lafayette di Parigi. &Quad;Primavera a Praga per lo stilista, che dal 30 aprile al 6 giugno 2002 è presente alla Window Gallery del British Council, insieme ad artisti britannici e cechi che in dieci anni sono stati ospiti della galleria praghese. Ad affiancare Owen, tra gli stilisti, Richard Dewhurst, Vexed Generation, Tord Broontje e Jessica Ogden.

OshKosh B’Gosh

Marchio americano presente sul mercato da oltre un secolo. Il suo articolo più noto è la salopette Bib Overall, ideata per i contadini e i lavoratori delle ferrovie. S’impose per qualità e robustezza. Il nome è quello di un capo indiano della tribù dei Fox, seppellito nell’omonima cittadina del Wisconsin, dove nacque l’azienda nel 1895. La leggenda narra che William E. Pollock, proprietario della OshKosh, durante una rappresentazione teatrale udì l’espressione “OshKosh B’Gosh” e decise di allungare il marchio. &Quad;Nell’ottobre 1999 l’azienda nata nel 1895 apre all’e-commerce. È in assoluto uno dei primi marchi di abbigliamento che intraprende la vendita on line dei propri prodotti. L’accordo di licenza con la catena di magazzini Target, porta alla creazione della linea Genuine Kids by OshKosh per bambini fino a 6-7 anni. Forbes inserisce OshKosh nell’elenco delle 200 migliori piccole aziende dell’anno 2002. I marchi del brand del Wisconsin, che oggi produce magliette, swimwear e abbigliamento per bambini di tutte le età, sono in commercio in più di 50 paesi nel mondo. Attraverso contratti di licenza, OshKosh B’Gosh diffonde anche prodotti tra i più vari, come sedili per auto, accessori per la camera da letto e per i capelli, pigiami, scarpe e calzetteria.

Ona Selfa

José Antonio (1976). Stilista belga di origine spagnola. Ha studiato disegno di moda alla Chambre di Bruxelles e ha collaborato con Olivier Theyskens. È il nuovo punto di forza della Loewe (fondata a Madrid nel 1846 e appartenente al gruppo Lvmh), e dal 2002 si occupa del prêt-à-porter femminile. Adora lo stile flamenco e vorrebbe inserire quest’arte nei suoi abiti. Esperto nel trattamento della pelle e nel taglio di gonne, pantaloni e camicie, sa conferire una sensazione di movimento alle sue creazioni. Il suo stile è caldo, perfezionista e con spunti pieni di immaginazione: permette di combinare la tecnica e la disciplina della scuola di Bruxelles con la passione e la forza delle sue radici spagnole.

Oversize

Descrive qualsiasi capo d’abbigliamento grande e comodo, di misura superiore alla taglia abituale. Questo look degli anni ’80 è stato ripresentato, alla fine degli anni ’90, da molti stilisti fra cui Jean-Paul Gaultier.

Odicini

Andrea. Couturier genovese. Inizia la sua attività nella città natale, dopo una formazione come assistente cabina, disegnatore e ideatore presso grandi creatori di moda del tempo. Apre nel 1976 un atelier a Palazzo Cambiaso, ereditato da Fina Trottmann. Nel 2005, dopo dieci anni di assenza, torna a sfilare nel calendario dell’Alta moda di Roma. Il suo rientro è stato sancito da un evento al Tempio di Adriano, dove lo stilista genovese ha messo in mostra il meglio delle sue tecniche sartoriali, grazie a una collezione sobria e al contempo ricca di volumi e di tessuti preziosi. Andrea Odicini è un monsieur d’altri tempi, schivo, riservato, poco amante della mondanità; per nulla interessato alla ribalta spesso imposta dal suo mestiere, afferma che gli addetti ai lavori devono “sempre rimanere un passo indietro rispetto alla cliente e cercare non di trasformarla per forza in una Greta Garbo, ma di renderla bella per quello che lei è con il massimo della professionalità (…) non con atteggiamenti ed elucubrazioni mentali da movie star”. Odicini non vuole per nessuna ragione “democratizzare” il suo prodotto, infatti le sue creazioni sono vendute esclusivamente nel suo atelier di Genova e in alcune boutique selezionate di Montecarlo, Zurigo, Ginevra, Londra e New York.