Najar Jean-Paul

(1948) Stilista di origini argentine naturalizzato francese. Dopo aver studiato Economia a Parigi rivela la sua personalità poliedrica diventando creatore di moda, fotografo, pianista, collezionista d’arte. Il suo stile è fortemente legato a un’immagine di donna moderna, spigolosa, i suoi abiti sono multipli di cerchi, quadrati e rettangoli: figure geometriche che una volta indossate si trasformano in strutture morbide, plastiche, quasi drappeggiate. I colori rimandano a una densità pittorica, sono decisi, creano forti contrasti cromatici: neri accostati a rossi, gialli, rosa. Tessuti e colori superbi, forme geometriche semplici ed essenziali creano un look estremamente femminile per una donna che si possa riappropriare della sua gestualità, attraverso la consapevolezza del corpo e della sua sensualità. Nel 1985 disegna assieme a sua moglie, ex modella, una collezione di cappelli che viene segnalata dal Women’s Wear Daily; nel 1986 realizza una linea di modisteria per Emmanuelle Khanh e una collezione d’alta moda che segna l’abbandono del fashion design. Nel 1988 apre per breve tempo una boutique.

Nonsolomoda

Rotocalco televisivo di moda e spettacolo delle reti Mediaset, mandato in onda dall’aprile del 1984 in seconda serata, il mercoledì, su Retequattro, poi la domenica su Canale 5. Ideato da Fabrizio Pasquero, il sottotitolo recita “Settimanale di varia vanità”. Si occupa di moda nel senso più ampio del termine, interessandosi di tutto ciò che fa tendenza e del bel vivere. La grande novità di Nonsolomoda è che ogni servizio è un piccolo video-clip per sponsor non dichiarati. Dall’edizione ’95-96 i servizi, che in precedenza si susseguivano senza presentazione, sono stati introdotti da Roberta Capua, ripresa in primissimo piano secondo lo stile inventato da Target, che andava in onda subito prima. È determinante l’uso della fotografia che, affidata tra gli altri a Hans Visser, Charles Rose, Fabio Gianchetti e Luca Robecchi, riesce ad essere giornalistica, cioè ad informare, pur badando all’estrema eleganza dell’immagine che alimenta la dimensione del lusso di ogni servizio. È questo insieme di autentica documentazione e di “impaginazione” patinata a rendere “gradevole” la pubblicità redazionale sottesa a ogni filmato. È il solo format dedicato alla moda che, imitatissimo, va in onda da quasi vent’anni. Silvia Toffanin ha preso il posto di Roberta Capua e conduce il programma, al cui titolo è stato aggiunto un “È contemporaneamente” a sottolineare l’attualità dei suoi contenuti. Nel 2008 un nuovo restyling testimonia il cambiamento in atto nella trasmissione, che si concentra maggiormente sui nuovi codici visivi e di linguaggio che oggi permettono di viaggiare in tutto il mondo con un bagaglio culturale comune. Il termine “globish” (unione di “global” e “english”), utilizzato per definire le news sulle quali la trasmissione si sofferma, vuole appunto evidenziare come oggi, attraverso un vocabolario inglese di circa 1500 parole si riescano a sintetizzare idee e concetti comuni agli abitanti di tutto il pianeta. Globish news: breve, veloce, basico, globale, diventa il motto anche del rinnovato sito web, ricco di spunti e puntate d’archivio.

Niebuhr

Lili (1903-1997). Fotografa tedesca. Lavora per anni come apprendista, assistente e ritoccatrice presso molti studi di Amburgo e Berlino, prima di acquisire, nel 1935, nel corso del processo di cosiddetta “arianizzazione” degli studi fotografici, l’atelier del fotografo ebreo Bruno Winterfeld. Specializzata in fotografia di moda, nel 1943 fugge da Berlino dedicandosi successivamente alla fotografia di piante.

Newman

Byron (1948). Fotografo inglese. Studia arte e grafica al Leicester College of Printing. Nel 1977, è art “director” per Deluxe. Si trasferisce a Parigi dove lavora come responsabile della fotografia a Mode International. Ha collaborato a Friends, Time Out, Rolling Stone, Cream, Lui e Playboy. &Quad;Il suo ultimo lavoro a oggi è stato realizzato per l’edizione USA di Playboy nel settembre 2007, dal titolo “Rubber Rules”, dove esplora ancora una volta il tema dell’erotismo in chiave fetish.

Nast

Condé William (1873-1942). Editore statunitense. Anche se comprò la testata da Arthur B. Turnure diciassette anni dopo la sua fondazione, è il vero padre di Vogue che del resto era, prima del suo intelligentissimo intervento editoriale, una rivista di costume e di mondanità attestata su una tiratura di 10-15 mila copie. “Newyorkese” ma cresciuto a St Louis nel Missouri, aveva studiato alla Georgetown University e aveva trovato lavoro nella casa editrice che pubblicava Collier’s Weekley, divenendone il responsabile della promozione. Dieci anni, il tempo di farsi le ossa e di risparmiare un gruzzolo, e decide di mettersi in proprio acquistando quel mensile su cui nessuno si sarebbe azzardato a scommettere un dollaro. Vent’anni dopo, Vogue vende 150 mila copie ed è la seconda rivista degli Stati Uniti come raccolta pubblicitaria. Il balzo è frutto del suo talento, della sua strategia diffusionale, del suo fiuto nell’accaparrarsi i migliori fra gli illustratori e i fotografi, del suo sodalizio professionale con il talento giornalistico di Edna Woolman Chase. Gli introiti di Vogue gli permettono di portare sotto la sua bandiera House and Garden, Dress, Vanity Fair e di conquistare l’Europa attraverso le edizioni di Vogue in Inghilterra (’16), in Spagna (’18), in Francia (’20).

National Institute of Fashion Technology

New Delhi, India. Scuola statale di moda fondata nel 1986 sotto la tutela del ministero dell’Industria tessile indiana. Propone diversi corsi dallo stilismo alla formazione tecnica, alla gestione aziendale. I corsi durano da uno a tre anni, secondo le specialità. A seguito del successo di questo istituto ne sono nati altri come il F.I.T. di Mumbai.

Nrf

(National Retail Federation). Federazione americana della distribuzione, fondata a New York nel 1990. Nasce dalla fusione dell’American Retail Federation, creata nel ’35, e della National Retail Merchants Association, costituita nell’11 con il nome di National Retail Drygoods Association. Raggruppa 55 mila distributori di abbigliamento e forniture per la casa, comprese catene di grandi magazzini. Offre assistenza e consulenza e un vasto, capillare servizio, anche attraverso un proprio bollettino periodico. Nell’aprile Nrf sigla un accordo con Rila (Retail Industry Leaders Association) per avere una voce unanime nei confronti dell’economia statunitense per quanto riguarda il mondo del retail, della comunicazione, delle politiche commerciali, oltre a fornire una formazione professionale più integrata e omogenea tra i retailer americani.

Nichanian

Veronique (1957). Stilista parigina, compie la sua formazione all’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture, per poi debuttare con Nino Cerruti nel 1976. Durante la decennale collaborazione con il creatore di moda biellese, Veronique disegna la collezione maschile e si occupa delle licenze per il mercato estero. Nel gennaio ’88, approda ad Hermès, con la carica di direttore artistico del settore maschile. Le collezioni, con un occhio di riguardo ai giovani tra i 19 e i 25 anni, fatte di tessuti leggeri dolcemente imprigionati in linee affusolate, con colori neutri di terra bruciata, marroni-corteccia e stucco, valgono a “purificare” lo stile Hermès, anche se non manca chi imputa a Nichanian di avere in parte snaturato la tradizione della maison. Sul finire dello stesso anno, riceve le Grand Prix du Jeune Créateur della città di Parigi. Oggi, dal suo ufficio in Faubourg Saint-Honoré, a 15 anni dall’inizio della collaborazione con la casa fondata nel 1837, Veronique continua a creare abiti in cotone increspato leggeri come mussolina, usando colori lievi, soprattutto gialli, tela e tabacco. Il tocco innovativo di Veronique si fa sentire anche in alcune scelte come la realizzazione di una cravatta in seta dotata di taschino interno da usare come porta-profilattico, il cui ricavato delle vendite è stato devoluto alla ricerca per la lotta contro l’Aids, realizzata nel 2008 proprio in occasione dei vent’anni di anniversario di lavoro presso Hermès, e chiamata “Life in a pocket” (La vita in un taschino).