MORELLATO

MORELLATO

INDICE

  1. Le origini
  2. Sviluppo
  3. Responsabilità sociale
  4. Aspetto finanziario
  5. Situazione attuale

LE ORIGINI

Una storia interamente Made in Italy che inizia quasi cento anni fa, quando Giulio Morellato, alla fine della Prima guerra mondiale, intraprende un’avventura imprenditoriale aprendo un negozio di gioielleria e orologi con il proprio fratello. Successivamente, l’attenzione di Giulio si concentra sulla produzione e la vendita di cinghie di pelle per orologi, rivoluzionando gli affari proprio quando l’uso dell’orologio da polso diventa un trend comune.

mame dizionario MORELLATO logo
Logo Morellato

Il primo negozio viene aperto a Venezia nel 1930. In pochi anni, Giulio inizia inoltre a produrre gioielli fatti a mano in argento e oro. Negli anni ’90, i fratelli Massimo e Marco Carraro, figli del partner di Giulio, acquistano l’intera compagnia, dando vita all’innovativo concept “gioielli da vivere”. Le collezioni del brand hanno impersonato questo concetto durante gli anni, diventano l’espressione evocativa e di grande successo dello spirito del marchio. Gioielli preziosi ma semplici da indossare e orologi per la vita di tutti i giorni: prodotti che vivono e danno vita alle donne che li indossano in ogni momento della giornata.

mame dizionario MORELLATO Vela Watch
Vela watch di Morellato

Il concept innovativo di Morellato trasforma i gusti e i desideri delle donne contemporanee. Esse, infatti, sanno che i “gioielli da vivere” sono alleati irrinunciabili per accompagnarle in ogni occasione. Con la forza della lunga tradizione del brand da generazione a generazione, con il suo design esclusivo e lo stile innovativo, i fratelli Carraro hanno reso il brand un perfetto esempio di successo italiano a livello mondiale.

SVILUPPO

Nessuno poteva immaginare che quest’azienda, tra i laboratori e le poche case del vicinato, sarebbe rapidamente cresciuta, diventando così un importante gruppo italiano di gioielleria. Un’impresa segnata da un forte spirito e dall’abilità di prevedere il futuro. Alla morte di Giulio Morellato, I. Volpato e S. Carraro prendono il controllo dell’azienda, portando successo al Gruppo che cresce ancora oggi.

mame dizionario MORELLATO irina shayk
Irina Shayk per Morellato

La compagnia prosegue la propria tradizione senza perdere di vista la modernità, mantenendo i valori del brand vividi e vivi: visione, innovazione e qualità, che sono sempre state le caratteristiche di un buon prodotto made in Italy.

Nel 1999, il brand lancia una linea di gioielli di successo con il concept “Morellato: gioielli da vivere”, posizionandosi come il simbolo del lusso moderno da vivere giorno dopo giorno. Grazie a Morellato, i prodotti vengono fabbricati con materiali nuovi quali acciaio, perle e pietre naturali. L’uso dei materiali scelti attraverso un rigoroso processo di selezione e un’approfondita ricerca, l’esclusivo design italiano nato nei laboratori veneziani degli anni ’30, così come una paziente manifattura artigianale costituiscono la chiave vincente dell’azienda. Questa combinazione di elementi soddisfa i desideri in evoluzione dei clienti e ha condotto il brand a essere un leader nel campo della gioielleria nel giro di poco tempo.

mame dizionario MORELLATO collana Lunae
Morellato collana Lunae

Il primo decennio del 2000 ha visto la crescita internazionale della compagnia. Durante gli anni, le collezioni e i loro prodotti continuano a espandersi, finché non viene prodotta la prima linea di orologi. Essa governa presto il mercato, incrementando il numero dei negozi sia in Italia che all’estero. Il brand fa parte del Gruppo Morellato, insieme ai marchi SighPhilip WatchSectorLucien RochatBluespiritChronostarFurlaMaserati Trussardi.

RESPONSABILITÀ SOCIALE

Il Gruppo ha dimostrato per lungo tempo il proprio impegno nei confronti dell’ambiente e della società. Vengono infatti esercitati rigidi controlli sull’ILO (International Labour Organization). L’obiettivo è salvaguardare la dignità e i diritti dei lavoratori coinvolti nella catena di produzione.

Per molti anni, il Gruppo ha partecipato attivamente a molti progetti importanti. Insieme alla Doctors with Africa-Cuamm (la più importante organizzazione caritatevole italiana in Africa), per esempio, supporta l’ospediale etiope di Woolisso. E dal 2010, attraverso il brand Philip Watch, è stato partner della Cystic Fibrosis Foundation, fondata da Matteo Marzotto, ambasciatore del brand e membro del consiglio del Gruppo.

ASPETTO FINANZIARIO

Il Gruppo Morellato ha chiuso il 2017 sostanzialmente in linea con il 2016, con un fatturato di 116 milioni di euro (+0,3%). L’EBITDA, d’altro canto, è sceso a 25,5 milioni (15,4% del fatturato) rispetto ai 28,5 milioni dell’anno precedente. Nell’anno appena conclusosi – come riportato da una nota ufficiale – il gruppo italiano ha favorito lo sviluppo e la consolidazione delle attività nei principali mercati stranieri, insieme a un’implementazione di nuove piattaforme di e-commerce, con particolare attenzione all’offerta multicanale. Il Gruppo conta su un export share del 40%, con particolare concentrazione in Europa, Medio Oriente e Asia.

mame dizionario MORELLATO Massimo Carrraro CEO e presidente del gruppo
Massimo Carraro CEO e Presidente del Gruppo Morellato

“L’anno finanziario 2017 si è chiuso con segnali positivi, i quali dimostrano l’efficacia della nostra strategia a medio-lungo termine, la quale favorisce il rafforzamento delle esportazioni e la vendita, non solo nel nostro mercato maturo ma anche in quelli emergenti” ha dichiarato il presidente Massimo Carraro. “Gli investimenti nell’innovazione e nelle nuove tecnologie continueranno per un’integrazione su tutti i canali tra i nostri diversi canali di vendita, per garantire a tutti i consumatori un’esperienza d’acquisto sempre migliore.”

SITUAZIONE ATTUALE

Oggi Morellato è presente in 45 paesi in tutto il mondo, in modo particolare in Europa, Asia e Medio Oriente. Il network di distribuzione della compagnia si estende attualmente in 3000 store. In Europa, il brand si trova in tutti i principali grandi magazzini, nei migliori negozi di gioielli e orologi, nei network di distribuzione di vari marchi e nei propri flagship stores.

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Bar Rafaeli per Morellato

A partire dalla collezione SS16, la nuova ambasciatrice del brand è Michelle Hunziker. Nel corso degli anni, l’azienda ha rappresentato le proprie collezioni attraverso la stampa internazionale e campagne pubblicitarie diventate ormai iconiche. Queste campagne hanno avuto come protagoniste star di fama internazionale: da Bar Refaeli a Irina Shayk, da Sara Sampaio a Ma Su (rinomata attrice cinese) e Laura Sanchez.

PHILIPE MATIGNON

Il sofisticato e sensuale spirito francese si combina con lo stile e con la qualità italiana, dando vita a preziosi articoli: calze, collant, leggins, vestiti, calze al ginocchio e calzini.

PHILIPPE MATIGNON

Indice

  1. Storia
  2. Sviluppo
  3. Aspetto finanziario
  4. Situazione attuale

STORIA

Eleganza e raffinatezza, stile e femminilità, seduzione e attenzione ai dettagli: queste sono le caratteristiche su cui Philippe Matignon basa le proprie collezioni. Il sofisticato e sensuale spirito francese si combina con lo stile e con la qualità italiana, dando vita a preziosi articoli: calze, collant, leggins, vestiti, calze al ginocchio e calzini.

mame PHILIPPE MATIGNON logo
Logo Philippe Matignn

Il brand si posiziona al top dell’eleganza sofisticata e si prende cura delle donne in ogni dettaglio, rendendole uniche e seducenti in ogni momento della loro giornata così come nelle occasioni speciali. Un lusso accessibile per uno stile che si rinnova ogni anno nelle nuove collezioni.

SVILUPPO

Philippe Matignon è stato acquistato dal Gruppo Golden Lady nel 2003 e ne è il brand di punta. Le calze e i collant vengono fabbricati con i materiali più raffinati e con tecnologie all’avanguardia applicate ai macchinari per creare diversi tipi di intrecciati. Con i propri articoli competitivi, il brand si specializza nei canali di vendita e si posiziona nella gamma di prezzo medio-alta del mercato in relazione all’alta qualità dei prodotti. I partner d’affari possono contare su una costante assistenza e allenamento per condurre gli affari al meglio.

mame PHILIPPE MATIGNON fall winter 2016 2017
Collezione Autunno Inverno 2016-2017

Il brand mira a donne che voglioni distinguersi in un modo originale ma di classe, con una speciale attenzione al comfort, all’eleganza e ai dettagli. Il tutto, ovviamente, con un tocco di sensualità.

ASPETTO FINANZIARIO

Il brand è posseduto dal Gruppo Golden Lady, un market leader in Italia con uno share del 35% e un giocatore chiave nei maggiori mercati europei, inclusi quelli di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra, attraverso i suoi sussidiari e le agenzie di vendita. Una posizione chiave è rappresentata da quella in Russia (specialmente in Ucraina, Bielorussia, Polonia e Slovacchia), grazie a un network di distribuzione locale che ha affermato i prodotti del Gruppo come simbolo dell’eleganza italiana. Golden Lady si è conquistato un ruolo dominante anche nel mercato degli Stati Uniti.

mame PHILIPPE MATIGNON collant senza cuciture
Collant senza cuciture Phillipe Matignon

Il Gruppo ha concluso il 2016 con un fatturato di circa 200 milioni di euro, con un calo rispetto all’anno precedente, che si era chiuso con circa 280 milioni di euro.

SITUAZIONE ATTUALE

Oggi il Gruppo possiede 13 siti di produzione situati in Italia, negli Stati Uniti e in Serbia, con una produzione totale di 400 milioni di calze all’anno, distribuite in 70 paesi di tutto il mondo. Lo spostamento di questa produzione specialmente in Serbia ha generato indesiderate controversie all’interno della compagnia.

mame PHILIPPE MATIGNON welcome man
Welcome Man di Philippe Matignon

Nerino Grassi è il presidente del consiglio di amministrazione e i quartieri generali sono situati a Castiglione delle Stiviere (Mantova).

 

MONCLER

Moncler, storica azienda di abbigliamento sportivo, ha legato la sua immagine al “Piumino Moncler” che ha imposto uno standard internazionale.

Indice

  1. Le origini
  2. Moncler & Lionel Terray
  3. La fama del piumino
  4. Remo Ruffini
  5. Collaborazioni e campagne pubblicitarie
  6. Situazione attuale

Le origini

Dizionario della Moda Mame: Moncler, 1954
Moncler, 1954

Moncler è un’azienda francese di abbigliamento sportivo. Nel 1952 a Monestier de Clermont, nella regione francese d’Isère, viene fondata una piccola fabbrica. Essa è destinata a produrre attrezzature per le attività montane, depositaria di decine di brevetti.

I primi piumini, simbolo del marchio, nascono nel 1954. Sono destinati a essere indossati sopra le tute da lavoro degli stessi operai della Moncler, abbreviazione del termine Monestier de Clermont.

Moncler & Lionel Terray

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Lionel Terray indossa Moncler
Lionel Terray indossa Moncler

Il primo a notarli e a intuirne le potenzialità è il francese Lionel Terray, alpinista di fama mondiale. Diventerà figura chiave nella storia dell’azienda francese. È infatti proprio sotto la spinta e la consulenza di Terray, che l’azienda mette a punto la prima linea specializzata per l’alpinismo in alta quota ‘Moncler pour Lionel Terray’. Il Brand è legato anche alle grandi spedizioni come la prima ascesa italiana al K2 del 1954, quella francese alla conquista del Makalu del 1955 e quella alla conquista dell’Alaska nel 1964.

Dizionario della Moda Mame: Moncler. 1966, la Nazionale francese di sci veste Moncler
1966, la Nazionale francese di sci veste Moncler

Nel 1968 Moncler è fornitore ufficiale dell’èquipe nazionale francese di sci alpino durante i Giochi Olimpici invernali che si tengono a Grenoble. L’innovazione e la ricerca portano alla creazione di capi sempre più leggeri, aerodinamici e performanti, adatti anche alle competizioni sportive. Capi che sono i precursori del duvet contemporaneo e delle sue numerose declinazioni.

La fama del piumino

Dagli anni anni ’70 dell’exploit del turismo in montagna si arriva agli anni ’80 e ‘90 quando il piumino Moncler fa il suo ingresso in città. Si trasforma in oggetto cult, con le sue impunture e l’effetto “verniciato” dai colori vividi. Durante questo periodo nasce anche il simbolo di Moncler, il famoso galletto. Negli anni ‘80 i piumini Moncler vengono utilizzati come simbolo dall’unica cultura giovanile mai prodotta in Italia, i Paninari, diventando così un simbolo della moda dell’epoca.

In quegli stessi anni, Moncler inizia la collaborazione con la stilista Chantal Thomass. Lei sostituirà le cerniere con i bottoni, aggiungerà colli e bordi in pelliccia, ricami e materiali preziosi, come la seta e lo zibellino. Da allora, il Brand punta sul design e sulle collaborazioni eccellenti arrivando anche a sperimentare incursioni nel mondo della couture.
In occasione del cinquantenario di fondazione, nel 2002, esce il libro Now and… Moncler. 1952-2002. Edito da Baldini Castoldi Dalai illustra con foto, disegni e grafiche la storia del marchio iniziata nel 1954 con il primo piumino.

Remo Ruffini

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Down Duvet Jacket
Down Duvet Jacket

Nel 2003 Remo Ruffini, Presidente e Amministratore Delegato del brand, rileva Moncler. Ruffini disegna la strategia del piumino globale, dando forma a un ventaglio di inattesi raggiungimenti estetici, funzionali, tecnologici e di elevata qualità, in un armonico bilanciamento fra montagna e città. Il duvet con Moncler diventa iconico, un classico del guardaroba contemporaneo che si pone oltre le tendenze, allargando i confini del marchio fino a comprendere tutte le stagioni dell’anno.

Collaborazioni e campagne pubblicitarie

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2016/2017. Scatto di Annie Leibovitz
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2016/2017. Scatto di Annie Leibovitz

Dal 2004 l’azienda inizia una strategia di consolidamento dell’identità con una serie di collaborazioni eccellenti con marchi icona della moda, tra le quali Junya Watanabe e Comme des Garçons.

Nello slancio innovativo che contraddistingue Moncler anche le campagne pubblicitarie perseguono l’unicità come segno distintivo. All’inizio, nella fase del rilancio con l’arrivo di Remo Ruffini, le campagne pubblicitarie erano centrate sul prodotto e sulle origini del Brand per trasferirne l’heritage. Successivamente le campagne si sono concentrate sul Brand, e sono state firmate da maestri dell’obiettivo come Bruce Weber e Annie Leibovitz. Ogni immagine impersona il DNA Moncler e sottolinea i valori dell’incontro tra l’arte fotografica e una natura che si trasforma in cultura.
Dal dicembre 2013 Moncler è quotata sul Mercato Telematico Azionario di Milano.
Il Brand produce direttamente e distribuisce le collezioni abbigliamento e accessori a marchio Moncler tramite boutique dirette e attraverso i più esclusivi Department Store e multimarca internazionali.
La presenza nei più importanti multibrand store e Department store del lusso e la selettiva localizzazione dei negozi retail nelle più prestigiose vie commerciali e località resort, assieme ad uno store concept distintivo e sempre coerente con il DNA di Moncler sono chiare espressioni dei valori e della filosofia del Brand. Moncler ha da sempre posto nel cliente il pilastro cardine di ogni decisione strategica, ulteriormente rafforzatosi nel 2016 con l’avvio di un importante progetto di Retail Excellence.

Situazione attuale

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Moncler collabora con Thom Browne. Capsule Collection USA Flag 2016
Collaborazione con Thom Browne. Capsule Collection USA Flag 2016

A fine 2017, il Gruppo ha registrato un fatturato di Euro 1.193,7 milioni, segnando una crescita a doppia cifra di tutti i principali indicatori economici, segnando un altro importante traguardo nella storia di successo di Moncler.

Il 20 febbraio 2018, Moncler ha presentato un nuovo capitolo creativo e di comunicazione del Gruppo: una visione del futuro, fruibile adesso. Una visione che supera la temporalità della stagione e stabilisce un dialogo quotidiano con il consumatore: Moncler Genius. Un hub di otto menti eccezionali che, operando insieme pur continuando a coltivare la propria individualità, hanno interpretato il Brand. Ognuno si è dedicato ad un singolo progetto che, interagendo con gli altri, definisce le varie sfaccettature dell’identità di Moncler.

MARCO RAMBALDI

Marco Rambaldi, il talentuoso stilista bolognese classe 1990, disegna una donna libera da preconcetti e costrizioni, figlia di quegli anni ’70 e del più sincero Made in Italy

Indice

  1. Le origini
  2. Il Brand
  3. “Vogliamo anche le rose”
  4. La donna di Marco Rambaldi
  5. Made in Italy

Le origini

Marco Rambaldi è nato a Bologna nel 1990. Dopo il diploma in Grafic Design e gli studi in Product Design, si laurea nel 2013 in Design della Moda all’Università IUAV di Venezia.

Marco Rambaldi
Marco Rambaldi

Il suo debutto nel calendario della moda di Milano avviene nel febbraio del 2014 e, in quella occasione, vince il concorso Next Generation patrocinato da Camera Nazionale della Moda italiana.

Nel 2017 è tra i finalisti di Who Is On Next?, progetto di fashion scouting dedicato ai giovani talenti della moda, ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia.

Il Brand

“Il mio brand vuole liberare le donne dai preconcetti, pregiudizi e stereotipi. Decise nei loro intenti finali, mutevoli nella voglia di indossare capi diversi ma che esaltano le curve grandi o piccole che siano, le rughe più o meno marcate. Marco Rambaldi

Rambaldi parte da qui con il suo ragionamento stilistico, ma in chiave post-contemporanea. Un’ immagine mutevole, come mutevole è la donna di riferimento, mantenendosi tra nuova freschezza ed ricordo del passato.

“Vogliamo anche le rose”

Le rivoluzioni culturale e sessuali sono il concept del progetto creativo del bolognese Marco Rambaldi, presentato durante l’edizione di AltaRoma di gennaio 2018.

Il tema della liberazione sessuale è stato dibattuto nottetempo ma è tutt’oggi un tabù. Saperlo raccontare attraverso una collezione è ancor più difficile e per farlo, occorre avere abbastanza sensibilità.

Marco Rambaldi Perfetto look anni settanta con jeans zampa d'elefante
Perfetto look anni settanta con jeans zampa d’elefante

Fotogrammi ritagliati, copertine sbiadite e frammenti di poster: la collezione di Rambaldi segna l’inequivocabile estetismo anni Settanta, sottolineandolo con stampe e colori vibranti. La “rivoluzione” della linea autunno/inverno 2018-19 disegnata dallo stilista, mette in risalto l’involuzione sociale attraverso capi ludici e leggeri ma dall’aplomb rivoluzionaria.

La donna di Marco Rambaldi

Sulla passerella autunno/inverno 2018-19 sfilano sia donne mature, come l’amica transessuale Valerie, sia giovani modelle: i capi di Rambaldi non conoscono età anagrafica e non hanno un target definito.

Marco Rambaldi Valerie indossa un cappotto over
Valerie indossa un cappotto over

La liberazione sessuale degli anni Settanta, fonte di ispirazione per la stagione autunno/inverno 2018-19, capovolge i taboo di oggi. I diritti delle donne, le lotte femministe e la pornografia sono i temi focali della collezione. Stampati sui tessuti, momenti incastonati nello jacquard, giacche dai tagli maschili, passamanerie all’uncinetto e stampe tie and dye, tutto per esaltare e rendere la donna libera di esprimersi ed essere sempre se stessa.

Mina, Ornella Vanoni, Anna Oxa, sono solo alcune delle dive che rappresentano la donna Rambaldi. Sono proposte sulla maglieria, sono la musica che ha accompagnato la sfilata e sono le muse di femminilità e libertà sessuale della collezione 2018.

Made in Italy

L’ufficio milanese è composto dallo stilista, dal braccio destro Giulia Geromel e da Andrea Batilla, storico giornalista di moda. Ultimamente si è aggiunto fidanzato di Rambaldi, Filippo Giuliani, che cura lo styling. Produzione in Italia, ideazione tra Milano e Bologna: ma sopratutto sono creativi Made in Italy, non solo per il luogo in cui vengono sviluppati i prodotti, ma perchè la creatività, tutta la storia e l’estetica che c’è dietro è italiana. Un Made in Italy sincero.

MARIANNA CIMINI

Brand nato nel 2012 dall’omonima stilista Marianna Cimini, designer di origini amalfitane. Il talento di Marianna viene subito riconosciuto dal fashion business, per la sua capacità di fondere moda ed arte, dando vita ad una visione unica.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile del brand
  3. Premi e riconoscimenti
  4. Moda e arte si fondono
  5. La donna Cimini

Le origini

Marianna Cimini, ritratto
Marianna Cimini

Marianna Cimini è una fashion designer campana, cresciuta in Costiera Amalfitana. Si trasferisce giovanissima a Milano per frequentare il prestigioso Istituto Marangoni e la sua attitudine verso la moda viene subito apprezzata da diversi brand. Ben presto inizia a collaborare con importanti ed affermati marchi italiani tra cui MaxMara, dove disegna per più di tre anni la linea ‘S MaxMara e Tod’s, dove è responsabile di una capsule collection (limited edition) per Fay Donna.

Lo stile del brand

Nel 2012 la stilista lancia l’omonimo brand Marianna Cimini durante la Mercedes Benz Fashion Week di Milano, incontrando il plauso della critica. Interamente Made in Italy, subito si distingue per l’equilibro tra femminilità e attualità. Il marchio unisce l’amore per linee ben definite alla semplicità e la funzionalità dell’abbigliamento sportivo imprime alle collezioni un’essenza sportswear-chic.

Marianna Cimini Collezione 2018/19
Collezione 2018/19

Marianna Cimini ha un’immagine contemporanea non priva di raffinatezza. Le collezioni, infatti, si compongono di estrema linearità, saltuariamente stravolta da sovrapposizioni e volumetrie over.

Premi e riconoscimenti

Marianna Cimini vanta una carriera ricca di riconoscimenti. Tra i suoi successi, la vittoria al Premio Moda Italia sponsorizzato dal CNA e una menzione speciale del concorso Next Generation organizzato dal CNMI. È stata, inoltre, finalista al concorso Muuse per Vogue Talents for The Young Vision Awards.

Nel 2014 ha l’opportunità di sfilare per la prima volta a Roma, in occasione della decima edizione di Who is on Next? – concorso indetto da Vogue Italia e AltaRoma. Più volte segnalata da Vogue, a settembre dello stesso anno viene inserita da Vogue Talents tra i migliori 200 designer emergenti.

Moda e arte si fondono

Marianna Cimini Collezione autunno/inverno 2018-19, ispirata a un dipinto di Monet
Collezione autunno/inverno 2018-19, ispirata a un dipinto di Monet

La collezione autunno/inverno 2018-19, presentata ad Altaroma, si ispira a “La femme à l’ombrelle” di Claude Monet. La collezione ne risulta una sorta di gioco del rovescio, un po’ come il quadro, uno dei dipinti più rappresentativi dell’Impressionismo, ma già così vivido dell’imminente modernità.

Marianna Cimini La femme à l’ombrelle, Claude Monet, 1886
La femme à l’ombrelle, Claude Monet, 1886

La stilista, sempre affascinata dal pittore dai forti contrasti, ragiona sulle ambivalenze di Monet, sia nella composizione che nella palette di colori. Due sono i piani di lettura, uno romanticamente evanescente ma leggibile nella figura femminile – nel bianco del suo abito e nei blu del cielo – l’altro cupo e scomposto, teso ad afferrare  l’incognito della modernità attraverso la pennellata nervosa del prato scosso dal vento.

Due anime simili ma opposte si fondono per ricrearne una nuova, diversa, interpretata da Marianna Cimini con un’idea di Nuovo Romanticismo.

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I look presentati in sfilata, senza seguire equilibri cromatici, hanno assecondato il “caos” di opposti dell’atto generativo, così come le scelte musicali che li hanno accompagnati. Le silhouettes sono mirate a ricreare questi contrasti e le loro contraddizioni, sovrapponendo capi spalla dal taglio maschile alle linee più romanticamente morbide degli abiti lunghi e mini, generando nuovi volumi. Sono poi i tessuti tecnici come il nylon, l’eco-pelliccia e l’eco- pelle abbinati alle sete, i colori decisi illuminati dalle paillettes e i colori più delicati come il verde salvia a fare da sfondo alle  macro-stampe floreali o l’azzurro tenue della maglieria acceso dal lurex.

Marianna Cimini Midi skirt con macro paillettes
Midi skirt con macro paillettes

Con la collezione autunno/inverno 2018-19 Marianna Cimini offre la sua  personale interpretazione di una nuova donna, emancipata, a suo agio con se stessa in qualsiasi contesto e a qualsiasi età.

“Ogni capo è inteso per essere indossato in qualsiasi occasione  o momento della giornata. Un semplice completo pantalone dal taglio maschile  può trasformarsi, con l’aggiunta di un accessorio come un collo in maglia, in una raffinata mise glamour per una cena improvvisa. Gli abiti in seta ma dalla linee sportive si prestano a soddisfare ogni esigenza semplicemente giocando sugli accessori o sui gioielli.” Marianna Cimini

La donna Cimini

La collezione autunno/inverno 2018-19 connota un piacevole romanticismo che si contrappone, talvolta, alla linea altamente contemporanea dei capi. Queste proposte sono dirette ad una donna che vive appieno la sua contemporaneità, capace di sfruttare l’insita abilità creativa, propriamente femminile, per affrontare le sfide e i ritmi che i tempi moderni impongono.

Quella di Marianna Cimini è una donna che non arretra davanti all’imprevisto, è fantasiosa e ironica e questo le consente di essere impeccabile e a proprio agio sempre.

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Dalla presenza raffinata ma non rigorosa, è elegante e contemporanea: freschezza e leggerezza delle linee e stampe per un sofisticato fascino. I colori, potenti, vengono abbinati a contrasto, secondo lo stile che Marianna definisce “grafica metropolitana”, grafismo minimalista che profuma d’audacia mediterranea.

“La mia collezione, così come le altre che l’hanno preceduta, è tesa ad interpretare una donna decisa e dinamica ma che non rinuncia né alla sua femminilità nel sua accezione più romantica ma non necessariamente sdolcinata, né alla sua intima fragilità che non è da intendersi come sinonimo di debolezza. Se proprio dovessi tradurre in un messaggio ciò che perseguo con questa mia visione direi che è quello di mostrare con fierezza ogni più piccola sfaccettatura del proprio essere donna, senza condizionamenti.” Marianna Cimini

 

ANTONIO MARRAS

Nel mondo di Antonio Marras, stilista di origine sarda, arte e moda si fondono in continuazione, guidate dal suo genio creativo.

Indice

  1. Le origini: Antonio Marras
  2. Le prime collezioni
  3. Antonio Marras direttore artistico di Kenzo
  4. Le collezioni
  5. 10 anni di Antonio Marras
  6. Situazione attuale

Le origini: Antonio Marras

Nel mondo di Antonio Marras, stilista di origine sarda, arte e moda si fondono in continuazione, guidate dal suo genio creativo. Nato ad Alghero nel ’61, dopo la morte del padre (Efisio Marras) si mise a capo dei negozi di textile di famiglia, trasformandoli in fashion boutique.

Lo stilista Antonio Marras
Lo stilista Antonio Marras

Il suo debutto nel mondo della moda avvenne nell’87, quando fu chiamato da una maison di Roma per disegnare una collezione prêt-à-porter. Marras presentò una collezione per il marchio “Piano Piano Dolce Carlotta”, ispirata al thriller americano del ’64 “Hush … Hush, Sweet Charlotte”, dichiarando da subito la sua passione per il cinema. Il suo entusiasmo culturale, le eccellenti doti artistiche e il know-how appreso nell’industria tessile di famiglia gli spianarono la strada del mondo della moda.

Le prime collezioni

Nel ’96 presentò a Roma la sua prima collezione haute couture, ispirata alla tradizione sarda con il suo “ligazzio rubio” (filo rosso), che da allora diventò vero e proprio fil rouge delle sue collezioni. Nel ’99 Marras presentò la sua prima collezione prêt-à-porter a Milano: anche in questa occasione non mancarono i richiami alla poetica sarda.

Antonio Marras Prima collezione, Roma 1996
Prima collezione, Roma 1996

A dicembre 2001 Stardust pubblicò un libro su Antonio Marras, scritto da Cristina Morozzi: il testo venne esposto nello showroom Cappellini di Milano, accompagnato dalle fotografie di Berengo Gardin. Poco prima della presentazione della collezione al Pitti Uomo, era stata inaugurata una mostra a Roma, in Via dei Banchi Vecchi, presso la galleria A.A.M (Architecture and Modern Art).

Marras chiese ad alcuni abitanti di Lodine, piccolo villaggio della campagna sarda, di prendere parte ad un suo progetto: diventati modelli per un giorno, vennero catturati dagli scatti di Salvatore Ligios. Marras rivoluzionò, così  le regole tradizionali e gli stereotipi della virilità nel mondo della moda, presentando le sue fotografie dei 20 uomini sardi. Nacque anche il Circolo Marras, progetto che univa arte e moda, dove l’abbigliamento del designer venne interpretato dalla gente comune e catturato dalle fotografie e dai testi di Ligios di Flavio Soriga.

Antonio Marras Progetto Circolo Marras
Progetto Circolo Marras

L’anno seguente, un’importante pietra miliare nel viaggio di Marras: il debutto della sua linea uomo con una spettacolare presentazione al 62° Pitti Immagine Uomo, nella Torre del Gallo, edificio storico situato sulle colline di Arcetri, Firenze. 

Antonio Marras direttore artistico di Kenzo

Nel 2003 il gruppo LVMH nominò Marras direttore artistico di Kenzo (ruolo che ricoprì fino al 2011): tutte le collezioni venivano programmate nella sua casa in Sardegna. Marras si trasferì a Parigi, nella sede di Kenzo, per supervisionare i progressi, mantenendo le sue radici sarde come fonte di ispirazione, sempre rispettando il codice estetico di Kenzo.

Antonio Marras per Kenzo, collezione primavera/estate 2011
Antonio Marras per Kenzo, collezione primavera/estate 2011

Le collezioni

Antonio Gramsci (come Che Guevara) diventò icona delle T-shirt e delle camicie di Marras (nere su bianco o fucsia su felpe larghe). ma non fu solo icona: a inizio sfilata, lo stilista lesse una delle lettere di Gramsci della prigione; lo show finì con una pioggia di lettere sugli spettatori, a mo’ di volantini sovversivi. L’invito includeva la frase di Gramsci “Odio gli indifferenti”, tratta da La città futura.

A marzo 2003, per la collezione autunno/inverno 2003-2004 presentata alla settimana della moda di Milano, Marras si ispirò a Eleonora d’Arborea (1340-1402), l’ultima regina sarda, famosa per aver creato la “Carta de Logu”, una forma di mappa costituzionale ante litteram. L’attenzione era rivolta al nero, con qualche tocco rosso nel kilt indossato sopra pantaloni larghi con stivali grandi. Garza, seta, velluto, ricami, giacche morbide e gonne voluminose, tutte decorate con diverse catene in bijoux di metallo stile folk.

Antonio Marras Collezione autunno/inverno 2003
Collezione autunno/inverno 2003

A maggio, al Masedu, museo d’arte contemporanea di Sassari, Massari presentò Il racconto della forma, un viaggio stilistico attraverso l’abbigliamento, fatto di disegni, fotografie, video e installazioni. La collezione primavera/estate 2004 per Milano Moda Uomo venne dedicata al tema del mare. Marras fu ispirato dal film Fitzcarraldo e dal libro Sea and Sardinia di D.H. Lawrence. A scenografia della sfilata un transatlantico, il Conte Biancamano, nel Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Luglio 2005 portò l’inaugurazione ad Alghero della mostra Minyonies, a cura di Giuliana Altea e Maria Luisa Frisia. Il nome dello spettacolo derivava dalla parola dialettale “infanzia”: tredici artisti hanno presentato il loro lavoro, con il tema comune della casa e delle emozioni famigliari.

10 anni di Antonio Marras

Nel 2006, Antonio Marras ha festeggiato i suoi dieci anni di carriera con il libro “TEN YEARS AFTER”, realizzato in collaborazione con la fotografa russo-americana Yelena Yemchuck. Il libro, stampato su diversi tipi di carta, era cucito dal “ligazzo rubio”, la striscia di tessuto rosso diventata elemento distintivo dello stilista.

Nel 2007, Marras firmò un accordo con Interfashion, società del gruppo Stefanel, per la produzione in licenza della sua seconda linea, I’m Isola Marras, successivamente data alla società Loma. Nel 2008, Marras disegnò i costumi per la famosa OperaOrfeo ed Euridice“, costumi che vennero presentati durante l’inaugurazione del Teatro Grande del Palazzo dei Congressi di Alghero. L’anno seguente, Marras aprì il suo primo flagship store in Medio Oriente, in collaborazione con i rivenditori di lusso Al Ostoura International: questo fu il suo primo tentativo di espansione in Medio Oriente.

Antonio Marras Isola Marras, primavera/estate 2014
Isola Marras, primavera/estate 2014

Sebbene Marras non abbia mai completato degli studi nel campo dell’arte o della moda, nel 2013 ricevette una laurea ad honorem dall’Accademia d’Arte di Brera. Ma Marras si è sempre interessato anche al sociale: nel 2015 ha iniziato a supportare NEVER GIVE UP, un’organizzazione senza scopo di lucro per la prevenzione e il trattamento dei disturbi alimentari. Lo stesso anno firmò anche una collaborazione biennale con l’agenzia Segno Italiano a Milano, agenzia che forniva servizi di consulenza per la gestione degli spazi durante il Salone del Mobile.

Situazione attuale

Nel 2015, le vendite di Antonio Marras raggiunsero circa gli 11 milioni di dollari. Attualmente, il brand è presente in sette negozi tra Mosca, Kuwait, Milano, Alghero, Seoul e in una boutique-ristorante a Dubai. La linea Antonio Marras è distribuita in circa 140 negozi multimarca in tutto il mondo, mentre la linea I’m Isola Marras è disponibile in circa 300 negozi. Marras punta ad espandersi ulteriormente negli Stati Uniti e in Cina.

Antonio Marras al Salone Del Mobile
Antonio Marras al Salone Del Mobile

In una spettacolare mostra al Triennale Design Museum di Milano, Marras ha presentato “Nulla dies sine Linea. Vita, diari e note di uomo irrequieto”, mostra celebrativa delle sue opere d’arte degli ultimi venti anni. La mostra è stata aperta dal 22 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017, compleanni di Marras e della moglie.

ANNA MOLINARI

Stilista italiana, fondatrice, assieme al marito Gianpaolo Tarabini, del marchio Blumarine. La linea è prodotta dalla Blufin S.p.A., società di proprietà della famiglia, a cui fanno capo anche il brand Anna Molinari e il brand Blugirl.

Anna Molinari nasce a Carpi, nel 1958. Incomincia a lavorare nel mondo della moda sin da piccola, aiutando i genitori proprietari del maglificio Molly, ditta che produceva la maglieria a molte delle più importanti case di moda italiane e straniere. Dopo un diploma di maturità magistrale, ottenuto con il massimo dei voti, si iscrive al corso di laurea in storia dell’arte, determinata a coltivare ulteriormente il suo interesse per le forme creative. Fondamentale per la sua carriera l’incontro con il Conte Gianpaolo Tarabini Castellani, destinato a diventare suo marito oltre che socio in affari.

Con Tarabini, oltre all’uomo ideale, Anna trova i mezzi per poter creare una sua impresa slegandosi presto dall’attività di famiglia piuttosto ripetitiva e limitante dal punto di vista creativo. Lei, mente fantasiosa, amante dell’arte, dotata di uno stile fortemente femminile e romantico, affascinata dai colori del mare, dalla bellezza evocata dalla natura. Lui, nobile imprenditore, esperto di finanza, pronto a concretizzare on efficienza la visione della moglie.

Insieme, nel 1977, fondano il brand Blumarine che in meno di un decennio si afferma nel fiorente settore della moda che vede in Milano la città trampolino di lancio.

Già nel 1980 la stilista vince il titolo di “miglior creatrice dell’anno” al Modit, riconoscimento che permette di sfilare, l’anno seguente, con un primo fashion show in via Manzoni. Non tardano ad arrivare le prime richieste, anche dai grandi magazzini e boutique estere, che dimostrano sempre più apprezzamenti per lo stile italiano e in particolare l’eleganza degli abiti della stilista. Dal 1981 alla maglieria vengono affiancate le confezioni. Per la sua brillante carriera Anna dovrà molto anche a Walter Albini e Franco Moschino, due stilisti-maestri con i quali ha collaborato traendo preziosi insegnamenti.

Da Albini, padre del pret-à-porter, apprende come valorizzare la sua vena romantica, da Moschino impara a fare sue l’ironia e la giocosità, caratteristiche che fonderà con successo prima in Blumarine, poi in Blugirl.

Nel 1986, facendo bagaglio di tutte le sue esperienza, è pronta a debuttare ufficialmente sulle passerelle di Milano Collezioni, con una linea da lei interamente disegnata. vengono ideati numerosi capi iconici come il Blu-Vi, il cardigan in cachemire con collo in pelo di visone, amato fin da subito dalle star di Hollywood e le t-shirt, col logo Blumarine in Swarovski, che hanno fatto la fortuna della casa e che tutt’oggi vantano diverse imitazioni e declinazioni tra i vari stilisti concorrenti. Le sue collezioni riscuotono successo perché incarnano un ideale di donna fresca, giovane e molto femminile, proiettata in una dimensione onirica e quasi fiabesca. Una donna sensuale che sembra uscita dai boschi incantati ma pronta anche ad affrontare con lo spirito glamour la competitiva giungla metropolitana. Viene soprannominata “signora delle rose” perché per i suoi abiti Anna si ispira sempre alla bellezza eterna dei fiori, e all’eleganza innata del mare, passioni che si riflettono anche nella progettazione degli interni delle boutique Blumarine dove è il colore rosa a fare da padrone.

Negli anni ’90, sull’onda del successo della griffe, la Blufin vede la nascita di due nuove firme: Blugirl, linea prete-à-porter, rivolta ad un target più giovane con prezzi al pubblico più bassi e la griffe di alta moda Anna Molinari per un pubblico decisamente più sofisticato. Con questa operazione l’azienda si impegna a coprire una più ampia fetta di mercato, in particolare con Blugirl, disegnata da Anna molinari, che riscuote un grandissimo successo prima tra gli operatori del settore, per il suo tono decisamente irriverente, poi dal pubblico che la premia con le vendite.

L’etichetta “Anna Molinari”, invece, è disegnata dalla figlia Rossella Tarambini che si distingue sin dall’inizio per lo stile fortemente concettuale e sperimentale, con un’attenzione estrema al dettaglio sartoriale.

Nel corso della sua carriera Anna Molinari è stata destinataria di numerosi riconoscimenti che ne hanno consacrato il talento e il suo ruolo di ambasciatrice della creatività italiana nel mondo. Tra i numerosi  premi si ricordano il La Kore Fashion Oscar per la collezione che ha fatto più tendenza nel 2003, l’Ago d’Oro da parte della Provincia di Roma conferitole nel 2004 e il premio speciale alla carriera, da parte della Camera Nazionale della Moda (2004). ha ricevuto anche due lauree Honoris Causa, la prima nel 2001, in Economia e Commercio, da parte dell’Universitas Sancti Cyrilli di Roma, la seconda in Scienze dell’Educazione, da parte dell’Università di Urbino. Nel 2010 è stata insignita del prestigioso titolo di “Cavaliere del Lavoro” dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche gli USA l’hanno celebrata con un evento speciale organizzato dai grandi magazzini Saks Fifth Avenue, per il successo della linea Blumarine.

Dal 2006, dopo la perdita del marito, avvenuta durante un tragico incidente in Africa, il figlio Gianguido ha preso in mano il ruolo di amministratore delegato della Blufin.

MOSCHINO

Moschino è una casa di moda italiana di lusso, fondata nel 1983 da Franco Moschino, conosciuto come l’enfant terrible della moda per i suoi modi di fare anti-convenzionali.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Moschino
  3. Cheap & Chic
  4. Esposizioni: Enfant Terrible
  5. Ferretti Group rileva Moschino
  6. Le collezioni
  7. Sviluppo del Brand
    1. Gli orologi
    2. Partner ufficiali
  8. Beneficenza
  9. Jeremy Scott
  10. Situazione attuale

Le origini

Franco Moschino (1950-1994) è stato un designer iconoclasta che non ha mai voluto essere riconosciuto come tale. Raggiunse la fama ribaltando tutte le regole convenzionali del buon gusto, dello stile, della pubblicità, delle presentazioni e delle sfilate. Moschino venne definito l’enfant terrible della moda italiana, per il suo comportarsi in modo del tutto controverso e non convenzionale.

Franco Moschino
Franco Moschino

Franco Moschino studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano: voleva diventare un pittore, ma il suo fortuito ruolo di illustratore per Versace nel 1971 gli spalancò le porte del mondo della moda. Nel 1977 divenne stilista dello storico brand italiano Cadette, dove affinò le sue capacità e sviluppò un suo preciso e personale linguaggio stilistico.

Lo stile Moschino

Lo stile Moschino 1980
Lo stile Moschino 1980

Brand fondato nel 1983, è da sempre un mix esplosivo di paradossi, sfide ed eleganza che critica e deride gli eccessi del sistema moda e della società parossistica, immagine degli anni ’80. La società fondata da Franco Moschino, la Moonshadow S.r.l., debuttò con la prima collezione che rappresentave già appieno lo stile Moschino: era ironica, surreale, ingegnosa e perversa. Moschino dichiarò di voler “fermare il sistema moda”, ma, ironia della sorte, il suo successo è stato tanto grande proprio grazie a quel sistema. Teorico della libertà e dell’improvvisazione, Franco Moschino sosteneva di non essere un inventore, ma un “ristorante che cerca di servire quegli ottimi piatti tradizionali, inventati da cuochi sconosciuti”.

Moschino campagna pubblicitaria autunno/inverno 1988
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1988

Il suo lavoro ha davvero sovvertito tutta l’estetica del nostro secolo, facendola sua e rielaborandola con un grande e pungente umorismo. Sostituì i bottoni dei tailleur stile Chanel con iconiche girandole; ricamò su eleganti tubini neri il loro prezzo di vendita. Creò gonne da cravatte, giacche con uova fritte sulle tasche, T-shirt blasonate “Moschifo”, vestiti stampati con le parole “no dress no stress” (“senza abiti, senza stress”), top con seno trompe-l’oeil.

Moschino Patches Blazer 1990
Patches Blazer 1990

Ha continuato a infrangere le regole con camicie a maniche multiple, blazer multicolori, gilet stampati con i personaggi dei cartoni animati, abiti con appliqué a forma di oca, gonne in tartan dai forti richiami andalusi, giacche da sera stile torero. Il suo stile personale, pur essendo imprevedibile e sorprendente, si basa su forme classiche ed eseguite magistralmente, perfettamente lavorate e dai dettagli seducenti, apprezzati in tutto il mondo.

Cheap & Chic

Moschino 1987 Fashion Show
Sfilata 1987

La prima linea ad essere lanciata fu Moschino Couture, e poco dopo arrivarono Cheap & Chic nel 1980, Donna e Uomo nel 1986, Moschino Jeans, lingerie, costumi da bagno, borse, sciarpe, gioielli, profumi, tutti i quali si schieravano contro i cliché della moda. Pubblicazioni, pubblicità e sfilate erano ugualmente ricche di sorprese. Spedì mutande come inviti alle attrici, fece sfilare modelle in ginocchia, apparve nelle sue stesse pubblicità sotto mentite spoglie e inventò un falso Cardinale per promuovere la sua linea di jeans.

Moschino profumo Cheap & Chic
Profumo Cheap & Chic

Moschino creò un profumo da uomo con una bottiglia a due teste, e la fragranza femminile veniva venduta con una cannuccia. Pubblicò cataloghi dadaisti e creò ogni tipo di intrattenimento provocatorio immaginabile, dicendo

“Non c’è creatività senza caos. Il concept di Moschino si basa sulla completa libertà di scelta. Non ci sono regole. Indossi il colore che vuoi e se ti piace ancora quello che indossavi l’anno scorso, puoi indossarlo quest’anno e l’anno prossimo, se vuoi.”

Ovviamente tutto ciò suonava stonato in un periodo in cui il prêt-à-porter dominava sovrano e le etichette dettavano moda.

Esposizioni: Enfant Terrible

Moschino 1999 AD Campaign
AD Campaign, 1999

Nel 1993, la Permanente di Milano ospitò la grande retrospettiva X Anni di Kaos. Fu un viaggio attraverso le migliaia di anomalie creative di Moschino, culminate in una mostra di dipinti in cui il designer rivelava al pubblico, per la prima volta, il suo io più sincero, quello che voleva esser pittore. La mostra si svolse per il decimo anniversario dalla nascita dell’enfant terrible della moda italiana, che, seppur in un breve periodo, aveva già lasciato un segno indelebile nel mondo. Quel mondo che tanto aveva sfidato, per poi divenire egli stesso una figura di culto e le sue creazioni un must.

Ferretti Group rileva Moschino

Moschino morì nel settembre 1994 per colpa dell’Aids. Il suo staff, sotto la guida della sua più stretta collaboratrice, Rossella Jardini, ha continuato il suo lavoro ed è riuscito nel miracolo di consolidare il successo del marchio, seppur senza l’iconico fondatore. Nel 1995, la città di Firenze tributa a Franco Moschino il premio Pitti Immagine. Nel giugno1999, in occasione della prima collezione Moschino Life, venne riproposta la celebre “survival jacket” ideata nel 1991. L’autunno dello stesso anno, il brand venne rilevato dal gruppo Ferretti. Negli anni seguenti, molte furono le esposizioni dedicate a Franco e al suo operato: nel marzo del 2001 venne presentata una raccolta cronologica di immagini delle vetrine realizzate dal carismatico “monellaccio”; nell’estate 2003, a Roma, vengono esposti per la prima volta i quadri che Franco Moschino realizzò nel 1989.

Le collezioni

Nel 2002 il marchio lanciò la memorabile collezione uomo “On the road”, che combinava capi vintage, sportivi e formali. Vennero presentati look paradossali, che si adattavano ad ogni occasione e contraddicevano tutto ciò che era familiare. La collezione fu geniale e deliziosamente disordinata. Lo stesso approccio venne adottato per le collezioni donna dell’affascinante sfilata autunno/inverno 2003-2004, con un’inedita tuta da meccanico con volant, fino al clou del moschettone promosso al ruolo di collana.

Moschino collezione autunno/inverno 2003
Collezione autunno/inverno 2003

Prêt-à-jouer sarà sempre la firma di Moschino. La gamma continua a produrre anomalie che, come in passato, riescono a divenire veri e propri status symbol. L’ironia e la fantasia sfrenata camminano mano nella mano, in particolare nella linea Cheap & Chic. Uno stile, molti stili, per i ricchi d’entusiasmo più che di moneta sonante. La moda diviene arte nell’abbinare completi in totale libertà. Blazer senza bottoni si fissano con una spilla da balia, o spolverate di paillettes su pantaloni rattoppati.

Sviluppo del Brand

Nel maggio dello stesso anno, la società strinse un accordo di joint venture con Bluebell Far East (49,9%) e creò Moschino Far East, per garantire la distribuzione nel mercato dell’Estremo Oriente, incluso il Giappone. Per il 2006 vennero previste vendite per 70 milioni di euro. L’accordo siglò una lunga e duratura collaborazione tra le due aziende: Bluebell distribuì per Moschino in Oriente dal 1989; in Giappone, sino ad oggi, è stata gestita da Sanki Shoji.

Moschino 2001 SS Campaign
SS Campaign, 2001

Più tardi, a luglio, Moschino stipulò un contratto di licenza con Sector per la produzione di una collezione di orologi firmata Moschino. Sector Group, nel 2001, poteva far forza su 15 partner produttivi a livello mondiale, 150 dipendenti e un fatturato di circa 90 milioni di euro. Il 14% dell’orologeria italiana era affare di Sector.

Nel 2002 il brand festeggiò il suo 20° compleanno. Il primo negozio parigino (con ben sette vetrine) fu inaugurato al numero 32 di Rue de Grenelle (7° arrondissement); un altro negozio venne aperto nel Petrovsky Passage Mall, al centro della capitale russa. Il marchio Moschino constava, così, di 24 negozi monomarca e 31 franchising nei grandi magazzini. Aeffe possedeva il 70% delle azioni di Moschino Spa e Sportswear International il restante 30%; nel 2001 si raggiunse un fatturato di 285 milioni di euro.

Gli orologi

Nel luglio 2003 venne inaugurato, a Roma, un negozio dedicato ai nuovi orologi Moschino: tra tutti spiccavano il famoso orologio a cuore “Time 4 love” e il masterpiece “Time 4 Peace”. Ogni pezzo ha charms con simboli di pace, amore, fortuna o con la “M” del brand. Il pezzo “I love 4 ways” ha una catena a maglia marina ispirata ai vecchi orologi da tasca; “I love Moschino” un cinturino in pelle e “My name is Moschino” un cinturino tradizionale in metallo.

Orologi Moschino
Orologi Moschino

Un anno dopo, Vincent Darré, responsabile della creazione e dello sviluppo delle collezioni Moschino dal 2001 al 2004, abbandona l’azienda per diventare direttore artistico di Emanuel Ungaro.

Partner ufficiali

Nel 2007, sotto la guida del CEO Thierry Andreatta (2007-2009), Moschino aprì una nuova bootique a New Dehli, in India, ove era già presente dal 2005. A fine maggio, venne inaugurata anche la prima sede in Est Europa, in Lituania.

Nel 2007 si conclusero importanti accordi con svariati partner, tra cui con Scienward International Holdings Limited per il franchising e la distribuzione in Cina, con Allison per la produzione e distribuzione di occhiali Moschino, con Binda Group per la produzione e la commercializzazione di orologi e gioielli. Nel 2008 vennero proposte le prime collezioni per ragazzi e bambini. .

Lo stesso anno, infatti, dalla collaborazione con Indipendent Ideas, l’agenzia di comunicazione di Lapo Elkan, nacque Love Moschino, nuovo nome della ormai ventenne Moschino Jeans: la strategia era quella di rinnovarsi con una linea che potesse avere maggiore appeal sulle nuove generazioni

Nel marzo 2008 venne messa sul mercato una nuova fragranza, Hippy Fizz, prodotta e distribuita da Euroitalia; a settembre venne aperta la bootique di New York. L’espansione di Moschino ormai raggiunge ogni angolo del mondo: nel 2009 vennero inaugurati negozi a Dubai, in Arabia Saudita e a Shanghai; nel 2010 in Vietnam.

Moschino collezione primavera/estate 2010
Collezione primavera/estate 2010

L’interesse che sin dagli albori Franco Moschino aveva mostrato per il moderno a tutto tondo, rimase sempre come punto forte dell’azienda. Nel 2010, sotto la supervisione di Rossella Jardini, in collaborazione con Jo Ann Tan, fu inaugurata a Milano la Maison Moschino (ora NH Milano Palazzo Moscova). Moschino rappresenta un mondo fiabesco in cui la moda è un mezzo per celebrare i valori della società contemporanea e la gioia di vivere.

Beneficenza

Sensibile nel sociale, numerose furono le collaborazioni per aiutare i bambini e le associazioni benefiche: nel 2007 Moschino supportò Amref, mettendo in vendita alcuni pezzi del suo archivio sul portale Yoox. Nello stesso anno, Unicef chiese alla casa di moda di realizzare una bambola in plexiglas per una raccolta fondi destinata alla prevenzione e alla cura dei bambini affetti dal virus dell’HIV. L’anno successivo, in collaborazione con il Department Store Isetan Shinjuku a Tokyo, presentò una serie di mini abiti della collezione primavera/estate 2008, i cui proventi vennero devoluti alla Croce Rossa di Tokyo a sostegno dell’infanzia.

Jeremy Scott

Jeremy Scott, Creative Director di Moschino
Jeremy Scott, Creative Director di Moschino

Nel 2014 il brand si propone sul mercato con una forza nuova, Jeremy Scott, appena nominato direttore creativo. Classe 1974, statunitense, si forma al Pratt Institute di New York e nel 1990 lancia la sua linea con una sfilata di moda a Parigi. Scott propone uno stile pop sofisticato, che utilizza colori, lettere, simboli e icone sgargianti, tanto figli degli anni Ottanta e Novanta. Questo stile “sportivo” permette al designer a stringere diverse partnership con marchi di abbigliamento come Adidas.

La nomina di Scott avviene all’indomani della presentazione della collezione di Rossella Jardini, ex direttore creativo, alla settimana della moda di Milano. Jeremy Scott si fece notare, negli anni precedenti, anche attraverso i social, dove postava numerosi accessori e vestiti stravaganti. Non secondaria, la sua amicizia con pop star internazionali come Rihanna, Nicki Minaj e Katy Perry, che indossavano le sue creazioni durante concerti e apparizioni pubbliche.

Moschino Jeremy Scott con celebrities che indossano la collezione Moschino
Jeremy Scott e celebrities che indossano la collezione Moschino

Nel febbraio 2014 venne presentata la prima collezione di Jeremy Scott, ispirata alle icone americane, tra cui anche McDonald’s. Fu tanto apprezzata, quanto criticata. La linea Cheap & Chic venne cancellata, mentre ne nacque una nuova, “Boutique Moschino”, rivolta a un mercato più ampio, con prezzi del 40% inferiori rispetto alla linea principale.

Moschino Jeremy Scott 2014
Jeremy Scott 2014

I riscontri positivi della nuova Moschino diedero molte soddisfazioni ad Aeffe, proprietaria del marchio dal 1999. I ricavi aumentarono dello 0,2% rispetto all’anno precedente, toccando i 251,5 milioni di euro; la vendita delle collezioni Primavera/Estate 2015 crebbe del 15% in un solo anno. Con questo incredibile successo, nel 2015, Jeremy Scott vinse il “Womenswear Designer of the Year”.

Nello stesso anno, la collaborazione Moschino e Barbie produsse una bambola e una collezione prêt-à-porter Moschino in 8 pezzi. Durante la settimana della moda primavera/estate 2016, Moschino presentò la nuova capsule collection “Clothed For Construction”, disegnata da Jeremy Scott e disponibile solo online.

Moschino Collezione Barbie primavera/estate 2015
Collezione Barbie primavera/estate 2015

Situazione attuale

A luglio 2017 Moschino, con Sephora, lancia una collezione limitata makeup, che offre una perfetta combinazione tra prodotti di bellezza e accessori di lusso. Proprio questo stile giocoso del brand, unito all’alta qualità dei prodotti Sephora, conquista non solo le donne audaci Moschino, ma un pubblico nettamente più vasto ed eterogeneo.

Moschino Limited Makeup Collection
Limited Makeup Collection

MISSONI

Indice.

  1. Le origini.
  2. Lo stile Missoni.
  3. Premi e riconoscimenti.
  4. Missoni e l’arte.
  5. La seconda generazione.
  6. L’espansione del brand.
  7. Missoni celebra 50 anni.
  8. Gli anni recenti.
  9. Situazione attuale.

Le origini.

Missoni è un marchio leader dello stilismo mondiale soprattutto nel settore della maglieria, che ha completamente rivoluzionato in senso creativo e innovativo, con uno spiccato, inconfondibile, vibrante senso del colore. Con i Missoni, la maglieria diventa moda e, insieme, arte applicata.

L’azienda è stata fondata da Ottavio (Tai) Missoni (1921) e dalla moglie Rosita Jelmini (1931) nel 1953, anno del loro matrimonio. Si erano conosciuti a Londra, in occasione delle Olimpiadi del 1948: il bell’Ottavio, già campione italiano assoluto sui 400 metri nel 1938 e a Vienna campione mondiale studentesco, era finalista nei 400 a ostacoli. Aveva anche una piccola attività di produzione di tute sportive a Trieste. Rosita, minuta, giovanissima, già molto determinata, veniva da un’esperienza stilistica nell’azienda di famiglia, produttrice di scialli e biancheria per la casa.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Il matrimonio di Ottavio e Rosita, 1953.
Ottavio e Rosita nel giorno del loro matrimonio, il 18 aprile 1953.

Cominciarono con un piccolo laboratorio nel seminterrato della loro abitazione di Gallarate. Loro prima cliente fu la boutique di Biki a Milano, poi, nel 1958, La Rinascente. La prima a segnalarli sulla stampa fu Anna Piaggi su Arianna (1965) che, nel 1967, gli dedicò anche la loro prima copertina. Nel 1966 c’è la prima sfilata in collaborazione con Emmanuelle Khanh; mentre del 1967 è il debutto a Palazzo Pitti, con un’anticipazione del nude look. Nel 1969 costruiscono lo stabilimento di Sumirago, con villa annessa; sempre “casa e bottega”, ma il successo è ormai internazionale. Nel 1970 Bloomingdale’s apre un punto vendita Missoni nella sede di New York.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. I look della prima sfilata a Palazzo Pitti, 1969.
I look della prima sfilata a Palazzo Pitti, 1969.

Lo stile Missoni.

È di quell’anno l’invasione del “put-together“, libera e solo apparentemente casuale mescolanza e sovrapposizione di punti e fantasie, che resterà come segno distintivo dello stile Missoni, insieme con il patchwork, con le righe colorate e con il “fiammato” bianco nero e arcobaleno. Ma ci saranno anche le greche, le reti, gli scozzesi, i motivi derivati del folclore, in particolare i disegni astratti “africani”; poi la maglia-pelliccia, le lane cotte, i tweed, gli elasticizzati.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Tessuti esposti alla mostra "Missoni, art, colour".
Tessuti esposti alla mostra “Missoni, art, colour”.

Lo spessore variabile dei filati e delle texture, le invenzioni grafiche e tecniche, i sensibili accostamenti di colore, le radici di un discorso legato alla cultura artistica europea, soprattutto l’arte astratta e informale, ma anche a un certo decorativismo dell’arte applicata di area anglosassone, un’attenta evoluzione delle forme, sempre in stretto connubio con il materiale, ma soprattutto una grande sincerità, libertà e felicità creativa. Questi sono gli elementi che hanno trasformato Missoni in un modo di vivere e i loro abiti in oggetti amati. Tutti i loro prodotti sono affascinati per forma, colori e materiali.

Premi e riconoscimenti.

Tutto questo ha fatto della moda Missoni molto più che una moda, un modo di vivere, e dei loro abiti dei veri oggetti d’affezione, lusinghieri per forma, per colore, per sostanza. Nel 1972 il New York Times decreta:

“I Missoni fanno la migliore maglieria del mondo e, secondo qualcuno, la moda più bella del mondo”.

Women’s Wear Daily li colloca fra i primi 20 Fashion Power, Vogue America fra i 10 stilisti europei che più influenzano il modo di vestire internazionale. Nel 1973, gli assegnano il Neiman Marcus Award. È il primo di una lunga serie di riconoscimenti: il Tomy Award nel 1976; il Premio Italia nel 1986; a Rosita il Premio Internazionale del Design a New York; a Ottavio il cavalierato del lavoro nel 1993, il Pitti Immagine nel 1994; l’attestato di Honorary Royal Designer for Industry nel 1997 a Londra.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Ottavio nel suo ufficio.
Ottavio nel suo ufficio.

Verso la metà degli anni Settanta iniziano a creare biancheria per la casa e tessuti per arredamento; già producono accessori, poi gioielli. Ottavio comincia a esporre i suoi arazzi nelle gallerie d’arte, prima a Venezia, poi in tutto il mondo. Nel 1976 si apre la prima boutique Missoni a Milano: seguiranno altre 5 in Italia, 2 a Parigi, 3 in Germania, 3 in Giappone, altre 5 in Oriente una a New York.

Missoni e l’arte.

Ottavio, che veste sempre in maglione, viene riconosciuto fra i dieci uomini più eleganti del mondo. Il nome di Rosita viene dato a un fiore e a una stella. I 25 anni del loro lavoro vengono celebrati, nel 1978, alla Rotonda della Besana di Milano, con una retrospettiva che, due anni dopo, è ospitata dal Whitney Museum of American Art di New York.

Nel 1994, a Firenze e successivamente a Milano, il mondo dei Missoni è raccontato dalla mostra Missonologia. Nel 1995, è Gallarate a festeggiarli con l’esposizione Ottavio e Rosita Story. Nel 1996, due sono le mostre in Giappone: al Sazon Museum of Art e al Nagoya City Museum. Prototipi della moda Missoni figurano nelle collezioni permanenti del Moma di New York, del Dallas Museum of Art, del Museum of Costum di Bath. I Missoni hanno creato anche costumi per il teatro lirico (Lucia di Lammermoor, Teatro alla Scala di Milano, 1983) e per il balletto (David Parsons Dance Company, 1994).

La seconda generazione.

Nel 1997 nasce la prima collezione Missoni tutta in tessuto, prodotta e distribuita da Staff International. Nel 1998, debutta Missoni M, per uomo e donna, in collaborazione con la Marzotto. Nello stesso anno, i Missoni acquistano la nuova sede, un palazzo di 6 piani nella milanese via Durini. Vi traslocheranno Rosita e Tai con i loro figli a cui, al culmine di una nuova serie di successi, premiati dalla critica e dal mercato per la loro esemplare fedeltà alla propria cifra stilistica, hanno passato, nel 1997, il timone dell’azienda.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Un ritratto di famiglia.
Un ritratto di famiglia.

Angela (1958) è così art director, responsabile dello stile; Vittorio (1954) responsabile commerciale; Luca (1956) responsabile tecnico. Inoltre, della tribù Missoni fanno parte, a garantire il futuro del nome, nove nipoti. Continua così quella tradizione di azienda a forte connotazione familiare e a carattere artistico-artigianale che, pur nel grande sviluppo e nel successo internazionale, ha reso tanto amabile questo nome, non solo nel mondo della moda e della cultura.

Nel 2000 Luca Missoni firma la sua prima collezione maschile per l’inverno 2001-2002. La maglia è reinterpretata con grafismi in sovrapposizione, righe, zig-zag che sembrano pennellate, disegni fiammati. In una continua ricerca sulla materia, su punti, trame, fantasie che appartengono da sempre alla storia Missoni e a quella del costume. Collezione che si affida anche ai contrasti tra tessuti secchi e asciutti e sete morbide o maglie brillanti e luminose. Per la primavera-estate 2002, colori sbiaditi, e piquet traforato, di cachemire leggerissimo.

L’espansione del brand.

A dicembre 2001 la collezione di scarpe Missoni Sport viene prodotta e distribuita da Big Time. La licenza ha un valore che supera i 13 milioni di euro. Per quanto riguarda il resto della produzione, Missoni ha annunciato:

“Basta cedere le licenze. Dal 2002 produrremo e distribuiremo noi la linea Missoni Sport”.

Sono stati fatti imponenti investimenti, con un’area di 2.500 metri quadrati nei pressi di Samirago, interamente dedicati alla linea Sport. Anche i negozi e i corner monomarca verranno ristrutturati. All’interno del marchio, continua la ricerca su nuovi tipi di tessuto e procedimenti di agugliatura. Caratteristico resta il fiammato bianco, grigio e beige.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Un classico tessuto.
Un classico tessuto “fiammato” Missoni.

L’azienda chiude il 2002 con un fatturato di circa 130 milioni di euro (di cui oltre 62 realizzati con la prima linea).  Nel corso dell’anno, Missoni ha realizzato vendite dirette per 51 milioni di euro, contro i 48 milioni dell’anno precedente. L’export, concentrato in Giappone, U.S.A. e Germania, rappresenta oltre l’85% dell’intero giro d’affari. Accanto ai negozi multimarca, la griffe possiede 12 boutique monomarca a vendita diretta e circa un centinaio in franchising.

A gennaio del 2003, dopo circa 20 anni di collaborazione con Seibu, Missoni cambia il distributore per la prima linea in Giappone. Firma un accordo quinquennale di distribuzione con Kashiyama Onward, uno dei più grandi industriali tessili. Il Giappone rappresenta per la griffe circa 15 milioni di euro e il 25% del business.

Missoni celebra 50 anni.

Per il 2003 anche altre novità: la celebrazione del cinquantenario dell’azienda con due mostre, una a Milano e l’altra a Tokyo e, in settembre, l’apertura di una boutique di 70 metri quadrati all’interno di Harrods a Londra.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. Missoni celebra 50 anni.
Missoni celebra 50 anni.

Ad aprile 2003 viene inaugurato il nuovo show room di Missoni a Milano in via Solferino, un’ex-fabbrica di ombrelli di fine Ottocento, in fondo a un cortile della vecchia Milano. Vittorio Missoni spiega che la location è perfetta oltre che per presentare insieme le diverse linee anche per sfilate, esposizioni o altro genere di eventi. La ex-fabbrica apparteneva a lontani parenti dei nonni di Rosita Missoni. Un mese dopo Missoni celebra i 50 anni dalla sua fondazione con una grande sfilata a Vienna, sulla piazza del Municipio, per l’apertura dell’undicesima edizione del Life Ball, tradizionale notte di beneficenza per la lotta contro l’Aids.

A giugno viene rilanciata la collezione maschile che rappresenta circa un terzo del fatturato, puntando soprattutto sullo sviluppo degli accessori. Luca Missoni presenta la sua collezione a Milano Moda Uomo. Maglie dai mille colori mischiati insieme, micropolo aderenti in crêpe di cotone stampato a losanghe, maglie in tulle e viscosa, cardigan a zig-zag grandi e vistosi, leggerissime canotte in filo di lino lavorato a piccola rete o intessute con fili di lurex, trasparenze che simulano un effetto tatuaggio, maglie-camicie di seta e lamé per la sera.

Moda e design si uniscono, a luglio 2003, per le automobili della casa giapponese Mazda, che ha fatto da sponsor alle sfilate di AltaRoma. Dopo la serie di spider Mx-5, con allestimenti esclusivi e in serie numerate, Missoni firma i colori e gli interni dell’ultima Mx-5, realizzata in unico esemplare e venduta all’asta online, a favore dell’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla).

A novembre i festeggiamenti per i 50 anni continuano con la presentazione della collezione Primavera/estate 2004 a Tokyo, presso lo Yoyogi National Stadium. Il Giappone ama lo stile italiano e l’evento richiama 3000 persone. Tai e Rosita, inoltre, mettono in mostra un centinaio di abiti in una retrospettiva a Milano. Tra questi, la celeberrima tuta blu marchiata “Italia” di Ottavio per la Nazionale di atletica (1948) e la prima tuta in lurex oro (1958).

Gli anni recenti.

A gennaio 2004 viene firmato un accordo con Pagnossin, a capo del Gruppo Richard Ginori. Quest’ultimo crea una linea di stoviglie e oggetti per la casa creati da Rosita, parte della collezione Missoni Home. Ad aprile si svolge il terzo premio “Dama d’argento” presso il Museo Poldi Pezzoli. “Le persone che fanno grande Milano” includono Ottavio e Rosita. Viene concordata una licenza quinquennale con Silvio Vecellio Reane (Allison Holding Group) per la produzione e la distribuzione di occhiali da sole e da vista. Nel mese di settembre viene rinnovato fino al 2010 l’accordo di licenza con Marzotto.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. La collezione Missoni Home.
La collezione Missoni Home.

Nel 2005 si svolge l’Esposizione Universale in Giappone ad Aichi, e Tai viene chiamato a rappresentare il Friuli-Venezia Giulia. Lo stand include l’installazione “Harmony from Diversity”. L’opera consiste in una serie di manichini completamente vestiti da maglieria patchwork, ed è frutto della collaborazione di Ottavio e Luca con il designer Angelo Figus. A marzo 2005 viene siglata una licenza con Estée Lauder per la produzione e la distribuzione di una linea di profumi Missoni.

Sempre nel 2005 viene firmato un altro accordo di licenza, stavolta con Rezidor Hotel Group, per creare una catena di 20 Hotel Missoni in tutto il mondo. L’accordo tuttavia termina nel 2014 e le due strutture Missoni, una ad Edinburgo e l’altra nel Kuwait, hanno cambiato marchio, rimanendo proprietà della Carlson Rezidor.

Situazione attuale.

Il 2007 porta un cambiamento ai vertici dell’azienda: Massimo Gasparini viene infatti nominato Direttore Generale, avviando così un processo di trasformazione dell’apparato direttivo, che da una conduzione di tipo famigliare passa a uno schema manageriale. Il Consiglio di Amministrazione resta composto da Vittorio, Angela e Luca Missoni. Missoni ha obiettivi chiari per il futuro. Oltre al raddoppio dei punti vendita monomarca si punta su progetti paralleli, come ad esempio la creazione del Museo Missoni, dove sarà esposto il patrimonio storico dell’azienda, a cura di Luca Missoni. Angela Missoni, già direttrice creativa della linea donna, diviene responsabile unica dello stile della maison, occupandosi dunque anche della collezione uomo.

Nel 2011 Missoni lancia una collezione di soli 400 pezzi in collaborazione con Target. La collezione viene venduta in un giorno. Dato il grande successo, Missoni collabora ancora una volta con Target nel 2014. Il giorno del lancio, il sito era down a causa dell’altissimo interesse per la collezione.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. La collezione per Target.
La collezione di Missoni per Target.

Il 2013 è un anno difficile per tutta la famiglia. Vittorio, Amministratore Delegato del brand, muore in un incidente aereo nei pressi del Venezuela. Dopo 4 mesi muore anche Tai, creatore del marchio.

Ad aprile 2015 il Museo MA*GA di Gallarate (VA) dedica ad Ottavio e Rosita Missoni una mostra dal titolo “Missoni, l’arte, il colore“. La mostra crea un dialogo tra la moda e l’arte europea del XX secolo, esplorando la creatività e lo spirito imprenditoriale della maison italiana, oltre che la straordinaria cultura e la genialità dei suoi due fondatori. La mostra viene poi ospitata, nel maggio 2016, presso il Museo della Moda e del Tessuto di Londra, in collaborazione con la Woolmark.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. La mostra "Missoni, art, colour" al Fashion and Textile Museum di Londra.
La mostra “Missoni, art, colour” al Fashion and Textile Museum di Londra.

Nel 2017 viene lanciata una capsule collection di abbigliamento sportivo per il sito di e-commerce di lusso mytheresa.com. La collezione comprende 6 pezzi creati da Angela Missoni, e il volto della campagna è Jennifer Missoni, nipote di Angela. Durante la sfilata per la collezione Autunno/Inverno 2017 Angela Missoni fa un discorso per invitare le persone ad abbracciare l’unità, i diritti umani e la famiglia. Afferma che il rosa è ormai il nuovo nero, insieme a tutta la famiglia rappresentante lo stile Missoni.

Dizionario della Moda Mame: Missoni. I Missoni indossano i cappelli Pink Pussy durante la sfilata Autunno/Inverno 2017.
I Missoni indossano i cappelli Pink Pussy durante la sfilata Autunno/Inverno 2017 per supportare i diritti delle donne.

 

MIU MIU

Miu Miu è freschezza, ironia, ingenuità e giovinezza. Leggi la storia del marchio voluto da Miuccia Prada per avere una zona di espressione personale.

Indice.

  1. Le origini.
  2. L’ispirazione: Miuccia Prada.
  3. La crescita del marchio.
  4. L’identità di Miu Miu.
  5. Campagne pubblicitarie innovative.
  6. Women’s Tales.
  7. Aperture internazionali.
  8. Situazione attuale.

Le origini.

Miu Miu nasce nel 1993 come linea femminile. Miuccia Prada ha scelto questo nome per portare all’estremo il concetto di femminilità, con uno stile leggero, ironico e ingenuo allo stesso tempo. Lo scopo del marchio è, per Miuccia, quello di offrire una zona franca di espressione personale.

L’anno successivo Miu Miu lancia la linea maschile, in contemporanea con Prada. Nel momento in cui il marchio Prada sta raggiungendo l’apice minimalista, Miu Miu propone una idea di eleganza naif e sofisticatamente ruvida.

Dizionario della Moda Mame: Miu Miu. La prima sfilata.
La prima sfilata.

L’ispirazione: Miuccia Prada.

Sperimentale per natura, il brand emana un senso di vivacità e giovinezza, intesa come condizione mentale, non anagrafica. Come stilista Miuccia Prada si focalizza su stati d’animo che influenzano stili. Per lei, è sempre l’immateriale a determinare il materiale.

Convinta della natura cangiante della moda, persuasa del suo instancabile modificarsi, Miuccia Prada riesce a catturare con Miu Miu un’irrequietezza sensuale e glamour, che presto diventerà parte imprescindibile del suo DNA.

Dizionario della Moda Mame: Miu Miu. Il dettaglio di una borsa.
Il dettaglio di una borsa.

Miuccia Prada si indirizza ad una clientela particolarmente attenta alle nuove tendenze, disinvolte e sofisticate. Miu Miu esprime la visione di Miuccia Prada di uno stile alternativo, sempre caratterizzato da una forte personalità, completamente indipendente dal marchio Prada.

Trasformando la moda in uno stato mentale ed usando il cambiamento come strumento, Miuccia ha costruito attorno a Miu Miu, un mondo, un marchio di fabbrica e, allo stesso tempo, un nuovo modo di comunicare.

La crescita del marchio.

Nel 2002 Fabio Zambernardi diventa direttore creativo sia di Prada che di Miu Miu. I due marchi hanno un totale di 160 negozi a vendita diretta. Un anno dopo viene aperta una boutique a Tokyo, nel distretto Shibuya. Sempre nel 2003 entrambi i marchi firmano un accordo di licenza decennale con Luxottica per la produzione e la distribuzione di occhiali da sole e da vista.

Nel 2005 la linea maschile di Miu Miu viene temporaneamente congelata. Dopo i trascorsi da nomade di lusso tra le passerelle di New York, Londra e Milano, Miu Miu trova la sua collocazione finale e naturale nel calendario della moda di Parigi nel marzo 2006. Dal 2007, le vendite annuali sono cresciute a 2.656.000 euro, così come è cresciuta la sofisticatezza del brand. Nel 2008 la linea uomo viene eliminata in modo permanente.

Dizionario della Moda Mame: Miu Miu. Un look dalla prima sfilata a Parigi.
Un look dalla prima sfilata a Parigi, 2006.

L’identità di Miu Miu.

Confrontandosi con il fashion world nella sua capitale indiscussa, Miu Miu usa la magnificenza degli scenari parigini come palcoscenico ideale per la sua essenza sperimentale, che unisce il savoir-faire della couture parigina con una rara e sofisticata eleganza, senza mai dimenticare l’ironia.

Dizionario della Moda Mame: Miu Miu. Un allestimento a Palais D'Iéna.
Un allestimento al Palais D’Iéna.

Forte di uno spirito all’avanguardia, Miu Miu mescola in una costante dissolvenza incrociata concetti di indoors/outdoors, città/campagna, maschile/femminile, couture/street, passato/futuro; le stampe creano eccessi, rotture e “contrappunti”; le calzature, ironiche ed eccentriche, sono un elemento focale; i confini tra alto e basso, trash ed elegante vengono deliberatamente ignorati.

La dialettica dello stile borghese viene rivisitata; i contrasti vengono ostentati piuttosto che nascosti. Ogni pezzo è realizzato con scrupolosa attenzione per il dettaglio; in questa cornice perfetta si inseriscono stranezze, contraddizioni ed errori intenzionali. Arguzia e esprit de finesse sono le chiavi.

Campagne pubblicitarie innovative.

Le innovative campagne pubblicitarie hanno segnato una chiara impronta stilistica: inizialmente scattate in stile neo-realista da Corinne Day e Ellen Von Unwerth, le immagini Miu Miu hanno presto sviluppato una loro inconfondibile unicità grazie alla scelta di celebrities come testimonial.

Dizionario della Moda Mame: Miu Miu. La campagna pubblicitaria Fall 2017.
La campagna pubblicitaria Fall 2017.

Dall’esordio con Drew Barrymore nel 1995, il cast è cambiato costantemente e l’astrattismo dello stile narrativo è diventato un marchio di fabbrica: Kim Basinger, Maggie Gyllenhaal, Vanessa Paradis, Stacy Martin, Hailee Steinfeld, Chloë Sevigny, Amanda Seyfried, Elle Fanning solo per fare alcuni nomi, hanno tutte partecipato alle campagne stampa, realizzate con uno stile cinematografico.

L’intento, sempre, è definire una visione della femminilità fluida e spontanea. Un tocco volatile di nonchalance e un senso di sensuale irrequietezza persistono come nota di fondo dell’essenza di Miu Miu, costantemente mutevole e mai uguale a se stessa.

Women’s Tales

Women’s Tales è un’acclamata serie di cortometraggi commissionati da Miu Miu e diretti da autorevoli registe contemporanee internazionali. A oggi, tredici corti che raccontano strani, affascinanti mondi immaginari abitati da fantasie tipicamente femminili. Miu Miu Women’s Tales ha invitato le registe a celebrare la femminilità nel XXI secolo, esplorandola con occhio critico. Ciò significa abbracciare le infinite complessità e contraddizioni delle donne, per farle riflettere ed emozionare.

Dizionario della Moda Mame: Miu Miu. Carmen di Chloë Sevigny.
Carmen, film di Chloë Sevigny.

Nella serie di corti, le collezioni Miu Miu assumono un ruolo da protagonista, al fianco di famose attrici e modelle. I capi fungono da contrapposizione al dramma narrativo. Potere, desiderio. Vanità, ricercatezza. Riti, regole. Sogni, incubi. Anche il più piccolo momento della vita quotidiana di una donna racchiude in sé molteplici sfaccettature. Women’s Tales narra questi momenti ed enfatizza il ruolo, fondamentale e arricchente, dei vestiti.

Aperture internazionali.

Miu Miu apre la sua prima boutique in Cina nella città di Shenzhen nel 2009. Nel 2010 il marchio apre uno store a Glasgow in Scozia. Dopo Miu Miu si espande nel mercato dell’America settentrionale. Viene aperto un negozio a Houston, Texas, nell’estate del 2011. Altra apertura è quella all’interno del centro commerciale di Chadston a Melbourne, Australia. Sempre in Australia segue l’inaugurazione di un negozio a Sydney nel 2011.

Il 26 marzo 2015 Miu Miu presenta il suo nuovo progetto con gli architetti svizzeri Herzog & de Meuron. L’edificio di 720 metri quadri, situato in Miyuki Street nel quartiere Aoyama a Tokyo, è il cuore delle attività giapponesi del brand. Il progetto è collocato in diagonale rispetto al celebre Epicentro Prada, anch’esso disegnato dallo studio svizzero. In contrasto con l’edificio Prada, completamente vetrato, la discreta facciata metallica di Miu Miu si presenta opaca e per questo più calda. Il modello tipologico scelto dagli architetti è quello di una scatola collocata direttamente al livello della strada, con il coperchio leggermente sollevato a segnare l’entrata e consentire ai passanti di guardare all’interno.

Dizionario della Moda Mame: Miu Miu. Il negozio di Tokyo.
Il negozio di Tokyo, progetto di Herzog & de Meuron.

 

Situazione attuale.

Nel 2013 Miu Miu e Prada hanno creato un’esclusiva collezione di oltre 40 abiti da cocktail per “Il Grande Gatsby”. Nell’agosto 2015 Miu Miu lancia il suo primo profumo, che incarna lo spirito del marchio. La sorprendente combinazione di mughetto e Akigalawood crea una fragranza naturale e senza tempo, con un tocco assolutamente contemporaneo.

Dizionario della Moda Mame: Miu Miu. Il primo profumo.
Il primo profumo femminile.

Oggi, la strategia di espansione mondiale di Miu Miu si fonda sull’occupare ottime posizioni in città come New York, Londra, Parigi, Milano, Tokyo, Pechino e Hong Kong. Queste boutique sono l’espressione dello spirito sperimentale del brand, suggerendo un’attitudine intensa e giocosa allo shopping.