Ma Ke

La più importante stilista cinese della nuova generazione. Nata nel 1971, ha un approccio filosofico alla moda, che attraverso la creazione dei suoi abiti la porta a una vera e propria ricerca artistica. Con il suo marchio Exception de Mixmind, è distribuita in più di 60 negozi in tutta la Cina e rappresenta una delle griffe più amate dagli intellettuali e dagli artisti, come dimostra il premio che il regista Jia Zhangke ha ottenuto al Festival di Venezia del 2007 per un documentario sulle creazioni di Ma Ke. Dal 2007 la seconda etichetta Wuyong è presentata a Parigi con grande successo. Atmosfere sognanti, rielaborazioni in chiave astratta degli abiti tradizionali cinesi con contaminazioni occidentali.

Mabkhout

Wahb (1964). Fotografo marocchino. Dopo aver frequentato il liceo scientifico nel proprio paese, vive e lavora tra Parigi, Londra e Milano, dove si è diplomato all’Istituto Marangoni, conseguendo il diploma di stilista e modellista. Nel 1998 inizia la sua carriera come indossatore, per approdare alla fotografia di moda nei primi anni ’90. Fra i suoi clienti più importanti si possono ricordare: Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré, Sergio Rossi ed Exté. Lavora per Cosmopolitan America, Amica Germania, Vogue Italia, Marie Claire, Max e ha pubblicato un libro, Fashion Tribes, nel giugno del 1999. (Valeria Sico)

Mabro

Azienda produttrice di abbigliamento maschile, creata nel 1957 da Manlio Brozzi, erede di una famiglia di lunga tradizione sartoriale. Nel ’70 vengono inaugurati i nuovi stabilimenti di Grosseto, che consentono di riunire le diverse fasi della lavorazione di abiti e cappotti in lana della Tasmania, cachemire e seta, senza trascurare la sartoria “su misura” che continua ad affiancare la produzione industriale. Negli anni ’90, il Gruppo include sotto la propria egida griffe di prestigio, da Pierre Cardin a Berry of London, a Maxim’s de Paris. Una crisi produttiva a cavallo del 2000, conduce alla cassa integrazione buona parte dei 400 dipendenti dello stabilimento toscano.

Macario Jiménez

Designer messicano fortemente legato al concetto di silhouette femminile, che caratterizza le sue collezioni con un tocco di sensualità ed eleganza molto vicino alla Haute Couture. I suoi pezzi sono spesso realizzati in materiali preziosi e hanno spacchi, scolli e applicazioni luccicanti.

Macchina per cucire

Fu un modesto sarto di Saint-Étienne, in Francia, a inventarla. Fu accolta con grande ostilità. Giusto il tempo di depositare il brevetto, il 17 luglio 1830, e il laboratorio parigino aperto con 80 macchine per cucire divise militari, viene assalito da una piccola folla inferocita di sarti a domicilio che vedevano in pericolo il loro lavoro. L’inventore è messo in fuga a bastonate, ma non si perde d’animo: anzi, perfeziona la propria trovata. Tra il 1830 e il 1845, la macchina per cucire conquista il mondo occidentale. Solo tra Francia, Inghilterra e America sono una trentina i brevetti che mettono a punto, di volta in volta, particolari più innovativi: in un secolo diventano un centinaio. Sebbene nasca in Europa, la macchina per cucire trova in America la sua più massiccia diffusione. Nel 1856, a Philadelphia, Isaac M. Singer costruisce la prima macchina a pedali e, 30 anni dopo, anche la prima elettrica. Sul finire del ‘900, l’Italia produce circa 200 mila pezzi l’anno. Oltre alla Necchi, la marca più famosa è Borletti, quella dello slogan pubblicitario “punti perfetti”. (Pierangela Fiorani)

MacDonald

Julien (1972). Stilista inglese. Julien MacDonald è originario del piccolo villaggio gallese Merthyr Tydfil, ma, come dimostra il suo nome di battesimo, ha origini francesi che risalgono alla nonna materna. Da ragazzo amava molto le belle arti, e non immaginava di dedicarsi alla moda finché non scoprì la sua autentica passione frequentando un corso che gli permetteva di disegnare tessuti: così, decise di iscriversi alla Brighon University, quindi al Royal College of Arts, dove nel 1997 ottenne un Master of Arts. Nel medesimo anno, creò la sua prima collezione e in breve, a soli 28 anni, si fece conoscere a Londra, con la propria griffe, per le sue creazioni “glamour” e la sua maglieria elegante. Lo chiamarono “the wizard of knitwear” (“il mago della maglia”) per le sue creazioni che, ispirandosi a un mondo favolistico, mescolano materiali inusuali (silicone, cristalli, code di ermellino, paillette) a un’atmosfera da show ostentatissimo. Quella sua prima collezione impressiona a tal punto Lagerfeld che il debuttante viene invitato immediatamente a uno stage come designer di maglieria per Chanel. Collabora con McQueen, Berardi, Koji Tatsuno. Il 14 marzo del 2001 viene nominato direttore artistico delle collezioni donna (haute couture, prêt-à-porter accessori) di Givenchy. Nel mese di luglio del medesimo anno presenta la sua prima collezione per Givenchy. &Quad;2003, gennaio. Disegna le divise per le hostess della British Airways: per la prima volta in trent’anni con i pantaloni al posto della gonna. I colori restano quelli classici della linea aerea, rosso, argento e blu. Saranno indossate in prova per cinque mesi da 100 hostess e verranno adottate dal 2004. I cappelli, disegnati in collaborazione con Stephen Jones, sono stile anni ’50. Per gli steward completi gessati. &Quad;MacDonald è spesso stato oggetto di forti critiche per il suo largo utilizzo delle pellicce nelle sue creazioni. Il designer ha anche dichiarato che la sua attività fallirebbe, se non ricorresse all’utilizzo delle pellicce. Le polemiche sono incrementate quando nel febbraio 2007 ha dichiarato di amare le pellicce, definendole un “bellissimo prodotto degli animali”. Nel giugno 2006 è stato premiato con un OBE (Order of the British Empire) per i suoi contributi al mondo della moda dalla Regina Elisabetta in persona.