Kolovrat

Lidija (1962). Stilista bosniaca. Lavora in Portogallo. Ha studiato prima alla scuola di cinema, quindi alla Scuola Superiore di Disegno Tessile e Moda a Zagabria. Si è trasferita in Portogallo nel 1990. Alterna la moda ai costumi teatrali. Ha inaugurato a Lisbona lo spazio Pedro y el lobo.

Kolher

Delphine. Stilista francese. È la designer del marchio di calzature Facteur Céleste. La passione per gli “zoris”, le ciabattine infradito giapponesi che nelle collezioni Facteur Céleste sono declinate in centinaia di versioni, tessuti e modelli, nasce dalla visita di Delphine al museo della calzatura di Hiroshima in Giappone, nel 1994. Tetsuo Ushioda, il conservatore del museo, le spiega la storia di queste calzature tradizionali e Delphine ritorna in Francia con gli zoris ai piedi (che porta sempre, d’inverno e d’estate) e con l’idea di sviluppare una collezione partendo da un solo tipo di scarpa, anzi di ciabatta. Dietro ogni paio di infradito Facteur Celeste, c’è la ricerca (e la salvaguardia) di tradizioni artigianali in via d’estinzione, come quelle del fabbricante basco di suole per espadrillas, del tintore di tessuti di Damasco. Ha creato in Cina una fabbrica di calzini speciali per essere indossati con le ciabattine. (Mariacristina Righi)

Karyn Gauger

Prende il nome da Karin Gauger (1961), la stilista che l’ha fondato nel 1986. Dopo gli studi alla scuola Esmod, Karin disegna per il marchio Synonime di Georges Rech, poi lavora dall’83 all’86 a Peclers Paris, l’agenzia di consulenza stilistica di Dominique Peclers. Qui partecipa a diverse collezioni di prêt-à-porter (Initial, La Redoute, Valisière). Pur continuando la collaborazione con Peclers, fonda la sua società nel 1986. Crea un abbigliamento funzionale, come tailleur-pantaloni o abiti-grembiule, ispirati a una linea essenzialmente sportiva.

Kogan

Serge (1910). Sarto francese. Dopo un tirocinio nella sartoria di suo padre e una breve parentesi come disegnatore e modellista da Robert Piguet, entra da Jacques Heim dove resta fino al 1945. Lavora per tre anni con Dior e Balmain poi da Lucien Lelong e da Heim, prima di partire, nel ’48, per gli Stati Uniti. Torna a Parigi per aprire la sua sartoria nel ’51. Regge in proprio sino al ’53.

Kobe Fashion Museum

È il primo museo giapponese interamente dedicato alla moda. L’industria dell’abbigliamento occidentale nasce con l’arrivo delle prime navi straniere all’apertura del porto di Kobe nel 1868, facendo fronte alle richieste degli europei, degli americani che si accingevano a vivere nel Paese del Sol Levante, ma anche degli stessi giapponesi desiderosi di modernità. In continua crescita nel secolo successivo, Kobe viene nominata Città della Moda nel 1973. Lo scopo del museo è di assistere lo sviluppo di questa industria locale. Proposito divenuto realtà dopo il devastante terremoto del ’95. Il Research Center del museo offre supporto a stilisti e operatori tramite corsi di aggiornamento, accesso a sofisticati computer, una biblioteca. Il centro colleziona sistematicamente esemplari della produzione tessile locale. Le collezioni principali del museo includono: abiti e accessori europei dal XVIII secolo a oggi; costumi folcloristici da cerimonia di manifattura tradizionale; abbigliamento di tema nautico; tessuti jacquard e stampati europei e americani. Vi è un ampio settore audiovisivo e una raccolta di foto di moda originali. Ufficialmente aperto nel ’97, il modernissimo museo ospita esposizioni permanenti e temporanee.

Kelly

Grace (1929-1982). Attrice americana. Algida e impeccabile, incarnazione ideale dello stile upper-class, rappresenta l’altra faccia della sensualità esplicita degli anni ’50. Arriva a Hollywood dai corsi dell’Accademia di arte drammatica di New York. Alle spalle Philadelphia e una ricca famiglia di origini irlandesi. Ottiene il suo primo ruolo di rilievo nel 1952, quando Fred Zinnermann la vuole al fianco di Gary Cooper in High Noon (Mezzogiorno di fuoco). Ma la sua consacrazione divistica avviene soprattutto grazie ad Hitchcock che, tra il ’54 e il ’55, la vuole come protagonista in 3 film: Dial “M” For Murder (Delitto perfetto, ’54), Rear Window (La finestra sul cortile, ’54) e To Catch a Thief (Caccia al ladro, 1955). In Rear Window il guardaroba dell’attrice è interamente creato da Edith Head, la costumista più premiata della storia del cinema. Nel film gli abiti si susseguono come in una sfilata di moda esemplificativa dello chic anni ’50. Dalla sofisticata gonna a corolla in perfetto stile New look alla mise più sportiva fatta di pantaloni a sigaretta e mocassini che l’attrice indossa nell’ultima scena. Emblemi indimenticabili del suo stile, più e più volte citato dalla moda di oggi, sono il filo di perle, il foulard di seta annodato sotto il mento e la mitica borsetta creata da Hermès, chiamata Kelly in onore della diva. Breve ma brillante la carriera cinematografica di Grace Kelly: dal ’52 al ’56 quando, per divenire sposa di Ranieri di Monaco, la diva lascia per sempre il mondo della celluloide.

Kammer

Dalla sua vena creativa sono nate la linea che porta il suo nome (’83), raffinata ed elegante, e Sacha (’74) più giovane e disinvolta, battezzata così in onore del cantante Sacha Distel. Nato a Parigi, comincia a lavorare nella fabbrica del padre: scarpe da uomo. Ma negli anni ’70 prende una strada tutta sua e lavora sul concetto di total look, proponendo una collezione di abiti legata alle calzature. Collabora con stilisti come Montana, Mugler, Marithé e Francois Girbaud. Rappresenta una realtà creativa e di mercato significative.

Knickerbockers

Calzoni di taglio ampio (alla zuava), arricciati, rimboccati sotto il ginocchio. Il loro nome deriva da Dietrich Knickerbocker, pseudonimo col quale lo scrittore Washington Irving firmò nel 1889 la sua Storia di New York: il libro era illustrato con disegni di immigrati olandesi che indossavano questo tipo di pantaloni. Fin dal XVIII secolo sono parte del guardaroba maschile. Sul finire dell’800, vengono adottati dalle donne che cominciano a fare sport. Yves Saint-Laurent ne ha rilanciato l’uso fra gli anni ’60 e ’70.

Kabra

Stilista indiano nato nel 1974, dopo gli studi presso il College of Design di Londra è ritornato nel suo paese d’origine dove ha debuttato alla Lakme Fashion Week nel 2006. Le sue collezioni sino a oggi sono state caratterizzate da parallelismi formali e cromatici con artisti del passato, come ad esempio Tamara de Lempicka e l’Art Deco, protagoniste della collezione autunno-inverno 2007.