Infil

Azienda di maglieria intima per uomo, donna e bambino, fondata a Novara nel 1946 dalla famiglia Provera che dal 1920 lavorava imprenditorialmente nel settore. Ha prodotto nel ’97 circa 7 milioni di capi con una gamma di oltre 20 basi di tessuti, dai misti lana e double face ai più pregiati lana seta e lana cachemire, ai cotoni, al filo di Scozia, alla Microform-Lys, una microfibra che, brevettata dall’azienda, è più fine della seta e del cachemire ed è impiegata insieme alla lana. Dal ’90 al ’97, il fatturato è più che raddoppiato, attestandosi sui 44 miliardi di lire.

Igedo Company

Presidente Manfred Kronen. Organizza numerose fiere e manifestazioni internazionali. La più importante è Cpd woman.man. Si tiene a Düsseldorf, due volte l’anno (febbraio e agosto) ed è la più grande e completa rassegna europea di moda. All’inizio, creata solo per l’abbigliamento femminile, ha inglobato dal 2002 l’uomo, il settore mare e quello intimo (prima ospitati in una sezione distaccata), un’area per jeans e streetwear e un’altra per i tessuti della stagione successiva. Ultima nata, nel gennaio 2003, Reevolutions, vetrina della moda giovane di tendenza, con marchi cult o emergenti. In progetto per settembre 2003 un salone a Mosca, Collections Premieren Moscow, che eliminerebbe l’attuale Moda Moscow. Dal 1989, Igedo Company ha istituito il premio European Fashion Diamond assegnato ad aziende e personalità che si sono distinte per performance e management. Il 3 agosto 2002, il premio è stato consegnato a Umberto Angeloni per l’azienda romana Brioni, nota per i suoi capi sartoriali, che per mezzo secolo ha goduto di una tradizione di alto artigianato.

Isetan

Nella moda, fa una politica di mercato tesa ai giovani con i marchi Moschino, Donna Karan, Cerruti, Montana e, dal ’91, con la sua linea C’est magnifique. Nata a Tokyo nel 1886 come boutique di kimono, si sviluppa negli anni ’30 e approda negli Usa nell’89 in joint venture con Barney’s. Ha 15 filiali nel mondo.
2001. Accordi per vendere nei negozi Ado i marchi Isetan, compresa la popolare linea femminile New’s Square Casual.
2002, febbraio. Assorbe Iwataya, gruppo leader dei grandi magazzini del Kyushu, e rilancia la catena.
2002 marzo. Isetan amplia i progetti Ado. La collezione di borse New’s Square Handbag, presentata nell’agosto 2001 con vendite per 2,5 miliardi di yen, sarà introdotta nei negozi Ado. Nell’agosto 2007 venne annunciato che Isetan si sarebbe fusa con Mitsukoshi, un grande magazzino del Giappone. Il primo aprile 2008 Isetan e Mitsukoshi sono diventate una società unica con il nome di Isetan Mitsukoshi Holdings Ltd.

Irsan

Nativo dell’isola di Bali, questo giovanissimo stilista ha iniziato la sua carriera come designer di abiti da sposa e di accessori. Molto apprezzato da cineasti e produttori televisivi del Sud Est asiatico, crea abiti teatrali, ricercati sia nello sviluppo delle linee che nell’accostamento di materiali innovativi.

Industrie Confezioni Tessili

Azienda veneta fondata nel 1951 da Carlo Compagno che iniziò con una piccola realtà artigianale: pantaloni e divise. Negli anni ’70 si dedica alla produzione esclusiva di pantaloni. All’inizio degli anni ’80 i fratelli Roberto e Marzio Compagno subentrano al padre nella guida della società, lanciano il marchio Incotex e decidono di iniziare la distribuzione direttamente al dettaglio. Oggi l’azienda è specializzata in collezioni di soli pantaloni di alto livello maschili e femminili. È leader del settore, conta una produzione di circa 600 mila capi annui e un fatturato di 35 milioni di euro per l’anno 2002 realizzato per il 48 per cento con le esportazioni in Usa, Giappone ed Europa. Nel 2001, la società inizia un percorso di crescita che punta a prodotti complementari ed affini per gusto e forte identità di marchio legato ad un singolo prodotto. La prima tappa è l’acquisizione di Montedoro, azienda storica del varesino: impermeabili, giacche e giubbotteria informale. Nel 2002 Alberto Biani è il direttore creativo della nuova divisione donna, costituita a inizio anno. Nel 2003 acquista il Maglificio Zanone, prestigiosa azienda biellese anch’essa specialista nel prodotto di fascia alta.

Iceberg

Nel 1974 Giuliana Gerani, già fondatrice negli anni ’60 del gruppo Gilmar, progetta e realizza questa nuova griffe. Una sintesi tra comfort ed eleganza per un abbigliamento sportivo, con capi all’avanguardia nell’innovazione tecnologica della lavorazione e dei materiali. È nel ’95 che Iceberg debutta sulle passerelle milanesi. Il marchio è venduto in tutto il mondo, anche in boutique monomarca, aperte, tra le altre città, a Milano, Roma, Parigi, Beverly Hills, Capri, Amsterdam. La diffusione capillare delle collezioni Iceberg è possibile soprattutto grazie a una rete di vendita che si avvale di show room di proprietà a Milano, Roma, New York, Parigi, Londra, Düsseldorf, Antwerpen. Oggi, Iceberg è un total look giovane per uomo e donna, che vede accanto all’abbigliamento, linee complete di accessori su licenza: profumi, occhiali, pelletteria, scarpe, porcellane per la casa, cravatte e orologi. Recentemente, si è aggiunta la collezione Ice Ice Baby, per bimbi e bimbe dai 4 ai 12 anni. Inoltre, nel 2002, con la riapertura del rinnovato negozio di Riccione ha preso vita il nuovo concetto di H-Art Store Iceberg (H come house, Art come arte contemporanea). Quindi, moda-arte-arredamento che trovano casa in una boutique-galleria d’arte, nella quale viene ricreata l’atmosfera calda e accogliente di un’abitazione chic newyorkese che, come carattere irrinunciabile ha il riferimento pop: ovvero, di quella Pop Art di cui è un entusiasta collezionista Paolo Gerani (figlio di Silvano Gerani e Giuliana Marchini, fondatori della Gilmar S.p.A, proprietaria dei marchi Gerani e Iceberg) attualmente Vice Presidente e Direttore Creativo dell’azienda.

Incroyables

È detto così l’estroso stile d’abbigliamento maschile d’ispirazione inglese, in voga durante il Direttorio francese (1795-1799). La giacca, con lunghe falde sul dietro, aderentissima e a doppiopetto, aveva maniche dai grandi risvolti. I pantaloni a vita alta erano abbottonati sotto al ginocchio e fermati da nastri. Attorno al collo veniva rigirata più volte un’alta fascia di tessuto, sul cui si allacciava una cravatta a farfalla. Completavano l’insieme la redingote ornata da grandi alamari, calze colorate e alti stivali. Era lo stile dei giovani di allora che contestavano le vesti volutamente dimesse dei “vecchi” rivoluzionari.

Il Transatlantico della Moda

Il 20 febbraio 1956, dal transatlantico Cristoforo Colombo sbarcano a New York otto indossatrici di sangue blu, otto bellissime dell’aristocrazia italiana prestate alla moda: Lorian Gaetani Lovatelli per Antonelli, Maria Teresa Siciliana di Rende per Schuberth, Consuelo Crespi per Fabiani, Diamante Capponi Cornaggia Medici per Veneziani, Mita Corti Colonna di Cesarò per Carosa, Kiki Brandolini d’Adda per Marucelli, Barbara Biscareti di Ruffia per Capucci, Jacqueline Borgia per Simonetta. L’idea è stata di Bista Giorgini, istigatore di una moda autenticamente italiana e organizzatore delle sfilate fiorentine. È un impazzimento di flash, di deliri mondani che coinvolgono anche Salvador DalÕ, Marilyn Monroe ed Elsa Maxwell, cronista del pettegolezzo hollywoodiano. È una girandola di ribalte televisive: quelle del Dave Garroway Show (23 milioni di spettatori), di Home (11 milioni), del Jack Parr Show (10 milioni), dell’Igor Cassini show (14 milioni). La resa pubblicitaria è enorme, il successo dilagante. La responsabile del settore moda per la rete Nbc si rammarica di non poter contare, per i programmi dedicati alle collezioni parigine, su una “versione francese di Giorgini”. Diane Vreeland, fashion-editor di Harper’s Bazaar, scrive di essere stata affascinata dai vestiti e dai cappellini. Anche le modiste italiane (sono gli ultimi, estremi fuochi del cappellino come elemento indispensabile all’eleganza) vengono portate sugli scudi. È un’altra vittoria dello stratega fiorentino che sa quanto il successo del neonato made in Italy possa essere corroborato anche dalla vitamina dello snobismo, a cui quell’America è particolarmente sensibile. Giorgini ne è perfettamente conscio, ha già “”usato” duchesse, marchese e contesse per servizi fotografici, ha già ubriacato di titoli nobiliari e diademi i buyer, i compratori nei balli fiorentini. Quando, nel febbraio del ’56, Betty Bullock, fashion-editor della National Broadcasting Corporation, propone una seconda tournée televisiva negli Stati Uniti, la trovata è quella di una blasonata crociera della moda italiana.

Imta Desii Mode

Ha sede a Montemurlo di Prato. Nasce nel 1950 per produrre coperte e plaid: per 15 anni la sua storia è quella di un’azienda media e di due soci. Attorno al ’65 entra un terzo socio, Renzo Desii, forte di esperienze manageriali nelle industrie pratesi. Il suo ingresso segna l’inizio di una rapida crescita delle dimensioni e delle tipologie prodotte. Nell’81 arriva il figlio Luca in sostituzione di un socio estraneo alla famiglia. È il momento di un razionale riassetto organizzativo e amministrativo: le quote societarie sono divise tra Gualtiero Gualchierani, suo genero Renzo Desii, il nipote Luca. Successivamente (lo è tutt’oggi) Luca Desii diventa il titolare con le sorelle Annalisa e Cristina. Negli anni, il diversificarsi delle tipologie e la crescita verso mercati sempre nuovi, hanno portato l’azienda verso una produzione globale di prodotti tessili per l’abbigliamento con particolare riguardo all’export di lusso. Materia prima il cachemire. Germania e Giappone sono i mercati più proficui per il lanificio. L’azienda è spesso iniziatrice di eventi benefici e sponsor di restauri di opere d’arte.