H & M. Rayne

Ha annoverato fra i propri collaboratori Roger Vivier, ha prodotto calzature per Dior e Marks & Spencer. Edward Rayne è riuscito a portare la ditta, ereditata dai genitori, ai vertici del mercato britannico e americano. Fondato nel 1889 dai nonni per la produzione di calzature da teatro, il marchio è stato per un certo periodo legato alla Delman, per essere poi acquistato dalla "Debenhams", una delle maggiori catene distributive inglesi.

H.B.

(High Bulk). Filati molto voluminosi composti da fibre stabilizzate e da fibre retraibili che, contraendosi per effetto dell’acqua o del vapore, costringono le fibre normali a inarcarsi, ondulando e rigonfiando tutto il filato.

H.Stern

Del grande successo del marchio è responsabile un giovane emigrato tedesco dal cuore carioca, Hans Stern. Dopo più di cinquant’anni H.Stern ha consolidato la sua immagine in Brasile e all’estero. Nel 1964, mentre Stern oltrepassava l’Atlantico per far conoscere le sue creazioni oltreoceano, in Europa e Asia, il Time lo definiva "il re dei diamanti e delle gemme colorate, in grado di rivelare la personalità nascosta di ogni pietra preziosa". Oggi appare con le sue creazioni su editoriali di riviste di moda di tutto il mondo.

H&M (Hennes & Maurtiz)

Ha conseguito nel 2002 un fatturato di 6 miliardi di euro (5,037 miliardi di euro nel 2001) e un utile ante imposte di 840 milioni. Impiega 34 mila dipendenti e ha 850 negozi sparsi in 14 paesi nel mondo. Il presidente e azionista di maggioranza è Stefan Persson, figlio del fondatore dell’azienda. L’amministratore delegato è Rolf Eriksen. La formula imprenditoriale del gruppo è basata su prodotti a basso prezzo, ad alto contenuto di moda e su un’altissima rotazione delle vendite in negozi monomarca. L’azienda ha scelto due strategie di segmentazione differenti. Per il mercato americano, dove è presente con 45 punti vendita (altri 20 entro il 2003), mira a un target femminile giovane e modaiolo. Per quello europeo, propone prodotti per tutta la famiglia, sia trendy sia tradizionali. Il prezzo medio di un capo è molto competitivo, circa 17 euro. Di conseguenza l’attività di H&M è caratterizzata da un’attenzione esasperata ai costi, che pervade tutte le funzioni aziendali. È bandito l’uso del taxi, limitato il telefonino e i manager viaggiano in classe economy. Altrettanto importante, per un’azienda che vende 550 milioni di prodotti ogni anno, è minimizzare le giacenze di magazzino. Le performances eccellenti dell’azienda svedese, alta quota di mercato e altissima redditività, sono garantite, inoltre, dalla capacità dei designer di cogliere anticipatamente i trend. L’ufficio stile, centralizzato a Stoccolma, è composto da 95 persone cui non è consentito copiare gli stilisti. La velocità è un corollario fondamentale alla strategia del gruppo, poiché occorrono solo 20 giorni fra l’ideazione di un prodotto e il suo arrivo nei negozi. La produzione, per evidenti ragioni di economicità, è delocalizzata all’estero: circa 900 mini-imprese in Bangladesh, Cina e Turchia. L’azienda è attenta alla comunicazione, dato che investe il 4 per cento dei ricavi in immagine (la modella Iman, è stata la testimonial della stagione 2003). La catena sbarca a New York, con uno spazio su tre piani nella Fifth Avenue. Nell’autunno del 2003, debutta a Milano in una posizione strategica (al posto dello storico Fiorucci), poiché si trova a pochi passi dai competitor, Zara e Benetton. Il primo trimestre del 2003 ha registrato un fatturato pari a 1,22 miliardi di euro, profitti pari a 183,3 milioni di euro, cresciuti del 43 per cento rispetto allo stesso periodo del 2002. Per il 2003, H&M punta ad aprire 110 nuovi negozi in Germania, Usa, Francia, Spagna e Inghilterra. Oltre al mercato italiano, il 2003 vedrà l’azienda protagonista in tre nuovi mercati: Repubblica Ceca, Polonia e Portogallo. 

Habenormal

Yum Mi, Eun Hee Kim, So Young Park sono i tre creativi coreani che hanno dato vita a questo marchio lanciato nel 2004. Pur essendosi formati in tre diverse università, San Francisco, Filadelfia e Samsung, i giovani stilisti hanno sintetizzato la loro predilezione per il destrutturato e per tutte le soluzioni stilistiche che possono trasformare un capo "normale" in uno insolito.