GAETANO POLLICE

Gaetano Pollice,cresciuto a Guglionesi, è un giovane stilista che, con le sue borse,si fa portavoce della tradizione molisana e dell’artigianato made in Italy.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile di Gaetano Pollice
  3. Showcase 2018

Le origini

Lo stilista Gaetano Pollice è cresciuto a Guglionesi, paese dell’entroterra molisano. Ha vissuto e studiato a Milano e a Bologna, arrivando (anche per motivi lavorativi) sino in Cina, Giappone, Russia, Corea, India e Stati Uniti.

Gaetano Pollice Pollice Big Stars Burgundy
Pollice Big Stars Burgundy

Nonostante i numerosi viaggi, Gaetano, molto legato alle tradizioni nostrane, è sempre tornato in Italia. E proprio l’Italia, o per meglio dire il Molise, con la sua cultura e i suoi sapori, è protagonista delle borse dello stilista. Pollice, dunque, si fa portavoce della tradizione molisana attraverso borse che marcano il savoir-faire degli artigiani che hanno accompagnato, attivamente, al successo il marchio nato nel 2015. Su questo team pieno di risorse lo stilista dice:

“Io mi sento il capitano di una barca che va a largo e chi la porta avanti è folle come me. Quella follia necessaria per rischiare e per gioire quando finalmente si avvista la terraferma. Questa barca è chiamata Made in Molise e gli artigiani molisani e la mia famiglia tutta sono saliti a bordo consci di iniziare un viaggio infinito. Un’avventura che ogni giorno mi riconoscono come una salvezza, perché un artigiano oggi se non può sperimentare si annoia. Ma da noi non c’è nemmeno un attimo di tempo per annoiarsi; ci sporchiamo le mani quotidianamente e con le mani realizziamo questi gioielli che dal 2015 ormai fanno sognare.

Lo stile di Gaetano Pollice

Dell’attaccamento di Gaetano alla sua terra ne è prova La Tombolo bag, una pregiata borsa da donna il cui decoro, appunto, è ottenuto con l’antica tecnica di ricamo che risale al ‘500. In Molise, infatti, ci sono ancora donne che realizzano questi preziosi ricami, che intrecciano fili color avorio con l’aiuto dei fuselli. Ad Isernia è stato fondato un piccolo museo che conserva tutte le vecchie tele ricamate a Tombolo.

Gaetano Pollice Tombolo bag clutch
Tombolo bag clutch

Tutti i pezzi delle collezioni sono creati e realizzati in Italia, precisamente a Campobasso, nel laboratorio Made in Molise. E non solo per quanto riguarda la produzione pellettiera: tutti i professionisti (grafici, fotografi, illustratori) sono nati e vivono in Molise, il che rafforza incredibilmente l’immagine del brand. Gaetano afferma convinto:

“Il profumo del Molise deve venir fuori tutto quando apri una mia borsa […] Artigianalità. Creatività. Manualità. Tradizione. Passione. Gioia. Con queste parole voglio sintetizzare il mio brand.”

Showcase 2018

Gaetano Pollice è tra i talenti selezionati da Showcase, nuovo progetto di AltaRoma e Agenzia Ice a favore degli emergenti della moda e del design Made In Italy. Per l’occasione lo stilista presenta “What it is, is Beautiful“, nuovissima collezione di borse Made in Molise.

“La nuova collezione questa volta parla di mare, di salsedine, del mare molisano che tanto amo e con il quale sono cresciuto. L’acqua è vita e l’acqua dà vita. In questi anni ho fatto mia una citazione, “what it is, is beautiful “,appunto. Qualunque cosa noi facciamo, chiunque noi siamo e qualsiasi cosa desideriamo realizzare, tutto sarà comunque bellissimo.” Gaetano Pollice

Meduse e stelle marine sono le protagoniste della collezione. La palette colori ruota tutt’intorno al burgundy, il colore principe: viola inchiostro, nude, light blu, gold e silver, rosso.

GUCCI

Brand italiano di alta moda, fondato da Guccio Gucci nel 1921. Attualmente, il Gucci Group è di proprietà della holding francese Kering.

Indice

  1. Le origini: Guccio Gucci
  2. Il DNA del brand
    1. Il morso e la staffa
    2. Verde-rosso-verde
    3. GG
  3. La crescita di Gucci
    1. La produzione
    2. Direttore creativo: Tom Ford
    3. Gucci vende il pacchetto azionario
    4. La personalità di Tom Ford
  4. Dal 2000 al 2005
    1. Il brand rileva nuovi marchi
    2. Nuovi piani strategici
    3. Esposizioni ed inaugurazioni 
    4. Le vendite calano
    5. Il mercato asiatico
    6. Tom Ford lascia Gucci 
    7. Nuovi direttori creativi 
  5. Dal 2005 ad oggi 
    1. Nuovo direttore creativo e CEO
    2. 90° anniversario
    3. Gucci è rilevata da Kering
    4. Situazione attuale
      1. Alessandro Michele

Le origini: Guccio Gucci

Gucci venne fondata nel 1921 da Guccio Gucci (1881-1953), figlio di un fabbricante di paglie che, giovanissimo, si trasferì prima a Parigi e poi a Londra dove, lavorando come liftboy al Savoy Hotel, fece proprio il gusto del bello e dell’eleganza.

Il fondatore Guccio Gucci
Il fondatore Guccio Gucci

Al suo ritorno a Firenze, dopo aver lavorato presso la ditta Franzi di Milano, aprì un primo negozio e un piccolo laboratorio in via della Vigna 7 e via del Parione 11: vendeva articoli da viaggio e selleria. Nel ’32 si trasferì nei più ampi locali di via della Vigna Nuova 11. Cinque anni dopo, produceva, in un suo stabilimento ancora artigianale di Lungarno Guicciardini, borse, valigie e articoli sportivi.

Il DNA del brand

Il morso e la staffa

Gucci Borsa con staffa
Borsa con staffa

I primi successi sono legati anche a complementi per l’equitazione: molto presto, infatti, i motivi del morso e della staffa diventarono l’emblema della casa fiorentina. Le vendite furono tali da spingere Gucci fuori dai confini della sua città natale. Approdò a Roma con un negozio in via Condotti: era il ’38. Nei difficili anni dell’autarchia, la fantasia faceva fronte alla carenza di materie prime con l’introduzione di materiali come canapa, lino, juta e il celebre bambù, meno costosi dei consueti pellami e tali da alimentare l’originalità della griffe.

Nel ’39, il passaggio da ditta individuale a società segnò l’ingresso ufficiale nell’attività dei quattro figli Aldo, Vasco, Ugo e Rodolfo: sarà quest’ultimo a inaugurare nel ’51 il negozio di Milano in via Montenapoleone 5.

Verde-rosso-verde

Gucci 1950, Borse da viaggio con il motivo rosso-verde
1950, Borse da viaggio con il motivo rosso-verde

Gli anni ’50 rappresentarono un momento importante nella vita dell’azienda. Nel ’53 il vecchio laboratorio artigianale fiorentino di Lungarno Guicciardini si trasferì nei locali di Palazzo Settimanni in via delle Caldaie, oggi modernissimo show room. Distintivo del marchio diventò un nastro ispirato dal sottopancia della sella, di diverse grandezze, in lana o cotone, nei colori verde-rosso-verde per gli articoli in cuoio naturale e in blu-rosso-blu per pellami colorati. Nello stesso anno, l’azienda, che aveva già una dimensione europea, decise di radicarsi in maniera più stabile anche oltreoceano e diventare una fra le teste di ponte del made in Italy negli Stati Uniti.

GG

Gucci Logo GG
Logo GG

Sono gli anni in cui l’azienda decise di usare il logo GG, a indicare le iniziali del fondatore, come motivo ornamentale per una stoffa in tela di cotone, chiamata GG Canvas, con cui realizzare borse, piccola pelletteria, valigeria, oggettistica e i primi capi di abbigliamento.

Fu Aldo Gucci a volere con forza l’espansione con l’apertura di un primo punto vendita nella 58ma Strada di New York. Si consolidano, intanto, i prodotti destinati a diventare dei “classici”: la prima borsa con il manico di bambù (’47), il mocassino con il morsetto (’52-53), il foulard Flora (’67), creato da Rodolfo Gucci e Accornero per Grace Kelly. Donne dallo stile inimitabile, come Audrey Hepburn, Jackie Kennedy, Maria Callas, la duchessa di Windsor, scelsero articoli Gucci.

Grazie all’apertura dei nuovi punti vendita di Londra (’61), Palm Beach (’61), Parigi (’63) e Beverly Hills (’68) e alla creatività della produzione, la casa ottenne nuovi significativi consensi nei più importanti mercati del mondo.

La crescita di Gucci 

La produzione

A Firenze, dopo l’alluvione dell’autunno ’66, Gucci lasciò le vetrine di via della Vigna e traslocò in un negozio di via Tornabuoni. Il potenziale produttivo si sviluppò con l’apertura nel ’71 della nuova grande fabbrica di Scandicci, vicino Firenze. Questo consentì un’ulteriore estensione della rete diretta di negozi negli anni ’70: dopo Chicago (’71), quelli di Tokyo (’72) e Hong Kong (’74) segnarono l’inizio di una sempre più vasta presenza in Oriente. Lo sviluppo industriale dell’azienda non significava, comunque, la rinuncia agli schemi artigianali, sempre gestiti e organizzati nella sede fiorentina, con un severo controllo sulla qualità del prodotto.

Gucci Collezione autunno/inverno 1996
Collezione autunno/inverno 1996

In 1982 Gucci became a public limited company. After a period of difficult strategic choices, the management passed into the hands of Maurizio, Rodolfo’s son. In 1989, the Anglo-Arabian financial company Investcorp acquired 50% of shares, once owned by Aldo and his heirs, while Maurizio held the remaining 50% as well as the company’s presidency until 1993. In 1993 he sold all of his shares to Investcorp. Domenico de Sole and Tom Ford were called upon to manage the relaunch of the brand. In 1995 Domenico De Sole, already responsible for Gucci America since 1984, was appointed President and Chief Executive Officer of Gucci Group N.V.

Nell’82 la Gucci si trasformò in società per azioni: la guida, dopo un periodo di difficili scelte strategiche da parte dei componenti della famiglia, passò al figlio di Rodolfo, Maurizio. Nell’89 la Finanziaria anglo-araba Investcorp acquistò il 50% delle azioni, di proprietà di Aldo e dei suoi discendenti, mentre Maurizio mantenne il restante 50% e la presidenza dell’azienda fino al 1993, anno in cui cedette a Investcorp tutto il suo pacchetto azionario. A gestire il rilancio della griffe furono Domenico De Sole e Tom Ford. Il primo, già responsabile di Gucci America dall’84, venne nominato nel ’95 presidente e chief executive officer di Gucci Group N.V.

Direttore creativo: Tom Ford

Gucci Tom Ford, direttore creativo, 2003
Tom Ford, direttore creativo, 2003

Tom Ford, stilista di origine statunitense, nel ’94, nominato direttore creativo dell’intera produzione, ridisegnò l’identità della griffe e, grazie a un remix di classico e moderno, di tradizione e innovazione, il nuovo stile della casa fiorentina, conquistò il mondo. Il marchio si confermava così leader nel settore della pelletteria, puntando anche sulle collezioni di abbigliamento uomo-donna che raccolsero subito grande successo di critica e di pubblico.

Gucci vende il pacchetto azionario

Tra il ’95 e il ’96, Gucci diventò la prima vera Public Company italiana con il collocamento dell’intero capitale azionario sulle piazze finanziarie di New York e Amsterdam. All’inizio del ’99, Bernard Arnault, con Lvmh, conquistò il 34,4% del capitale, rastrellando in Borsa e acquistando il pacchetto di azioni posseduto da Prada e da altri investitori. Al suo tentativo di porre mano alla gestione dell’impresa si oppose il supervisory board della Gucci, che affidò la conduzione della difesa all’amministratore delegato Domenico De Sole.

Gucci Campagna pubblicitaria 1990
Campagna pubblicitaria 1990

Dopo l’adozione di un piano di azionariato per i dipendenti, che aveva accordato loro un’opzione per l’acquisto di azioni Gucci pari alla quota Lvmh, nel marzo 1999 venne approvata un’alleanza strategica con il gruppo francese Pinault-Printemps-Redoute (Ppr) per la creazione di un polo multimarca nell’industria mondiale del lusso. In cambio di una quota del 40%, Ppr investì in Gucci 2,9 miliardi di dollari, per finanziare la crescita tramite acquisizione. Prima opportunità, nel luglio 1999, l’acquisizione di Sanofi Beauté, società che controllava la Yves Saint-Laurent e un patrimonio di profumi da Roger&Gallet a quelli di Krizia, di Fendi e di Oscar de la Renta. Mentre Lvmh continuava la battaglia legale, gli azionisti indipendenti riuniti in assemblea manifestarono il loro gradimento al nuovo socio oltre che all’amministratore delegato Domenico De SoleGucci chiuse il primo semestre del ’99 con un utile netto di 255 miliardi di lire, in crescita del 68% rispetto ai primi 6 mesi del ’98.

La personalità di Tom Ford

Gucci, Collezione primavera/estate 2003
Collezione primavera/estate 2003

Nella maratona di Milano Moda Donna, Gucci è sempre stato l’appuntamento da non perdere. Anche perché si dice Gucci ma si pensa a Tom Ford, stilista dal carisma indiscutibile e di innegabile fascino, del quale è, peraltro, del tutto consapevole. Continuò a percorrere itinerari di stile a lui congeniali: maestro di seduzione incontrollata, le sue collezioni erano da leggere spesso come il raffinato Kamasutra anche per quanto riguardava le tendenze maschili. Memorabili, in proposito, quelle destinate all’estate 2003, con l’erotismo al limite dell’hard, da lui stesso definito “vagamente pornografico“, con espliciti messaggi a luci rosse scritti perfino sulle pantofole.

Gucci Campagna pubblicitaria 2003
Campagna pubblicitaria 2003

Pretty-man o rock star: di certo un uomo che non passò mai inosservato, anche quando voleva essere incline al classico, interpretato alla maniera del Grande Gatsby. Per la donna il gioco diventava ancora più facile ed esplicito: signora animata da cattivi propositi, dentro scampoli di abiti intriganti che catturavano la platea, soprattutto in nero, colore amato per una autenticità arrogante.

Dal 2000 al 2005

Il brand rileva nuovi marchi

Il Gucci Group continuava a crescere e acquisire diversi marchi di lusso, tra cui: Sergio Rossi, Alexander McQueen, Bedat & Co., Bottega Veneta, Stella McCartney, Balenciaga e JV australiana. La direzione creativa rimaneva sempre in mano ai singoli brand.

Nuovi piani strategici

A novembre 2001 debuttò, a Mosca, il nuovo flagship store Gucci, in Tretyakovsky Proyezd 1.

Nel 2002 il Gruppo prese l’importante decisione di  non importare più pelli dall’India per protestare sulla mancanza di rispetto che gli indiani nutrivano verso gli animali. Forse su questa decisione influì Stella McCartney, animalista convinta e neo stilista di Gucci. La stessa decisione era stata presa in passato da Timberland, Gap, Nike e Reebok.

Quel maggio riprese anche il controllo delle attività a Taiwan, acquisendo la quota detenuta dal locale partner Tasa Meng Corporation. Inaugurò, inoltre, a Taipei, uno spazio su tre piani con un reparto di gioielleria di lusso, curato nel look come sempre da Tom Ford. Domenico De Sole dichiarò che nel 2002 avrebbe investito 200 milioni di euro per nuovi negozi, di cui 35 in Asia.

Gucci Tom Ford e Domenico de Sole
Tom Ford e Domenico de Sole

A luglio, in un’intervista su Corriere Economia, Domenico De Sole, amministratore delegato di Gucci, dichiarò che malgrado le difficoltà congiunturali previste per il 2002, la strategia multibrand, adottata in pieno accordo con Tom Ford, non solo funzionava ma lasciava sperare e prevedere un miglioramento nella seconda parte dell’anno.

Esposizioni ed inaugurazioni

A settembre 2002 la sfilata milanese propose le gambe in primo piano, con minigonne addirittura così micro, da intravedersi appena sotto le giacche strette in vita e sciancrate o i giubbotti in seta bianca. Microabitini di foggia cinese, in seta pieghettata e ricamata, tagli a chimono per giacche e soprabiti a tinte forti su pantashort o slip in pizzo nero, portati in modo ultrasexy a seno nudo. Ricomparve la borsa con manico di bambù, un must di Gucci degli anni ’50, ma volutamente grande, e le décolleté aperte a sandalo in pelle d’argento.

Ad ottobre, Tom Ford, direttore artistico di Gucci, aprì boutique in mezzo mondo, dopo Mosca, Manhattan, Parigi e Milano tutte disegnate da lui e dall’archietto Bill Sofield. Proprio mentre il giro d’affari faceva registrare una flessione del 6,9% (causato soprattutto dalla crisi della pelletteria), all’inizio di settembre venne inaugurata la boutique in Madison Avenue e, poco dopo, la terza boutique parigina, al numero 60 di Avenue Montaigne, che si aggiunse a quelle di Faubourg Saint Honoré e di rue Saint Honoré.

A novembre, Gucci, in collaborazione con Sàfilo lanciò due nuove linee di occhiali da sole, firmati Stella McCartney e Bottega Veneta. La collezione unisex di Bottega Veneta era disegnata dallo stilista austriaco Tomas Maier. Stella McCartney propose sei modelli di varie forme e colori.

Venne inaugurato anche un nuovo megastore Gucci in via Montenapoleone a Milano. Al vecchio negozio, completamente ristrutturato, al numero 5, si erano aggiunti i nuovi spazi acquisiti al numero 7: quattro piani, con quattro vetrine e tre ingressi. Al sotterraneo le collezioni donna, al pianterreno accessori e gioielleria, mentre i due piani superiori erano dedicati all’uomo.

Gucci Flagship Store di Milano
Flagship Store di Milano

Le vendite calano

A dicembre 2002, il terzo trimestre 2001 mostrò un calo di utili e ricavi. Il gruppo Gucci, quotato alle Borse di Amsterdam e New York, aveva realizzato ricavi per 566,2 milioni di dollari (-7,9% rispetto ai 615 del 2000), un utile operativo prima degli ammortamenti di 80,9 milioni (contro 133) e un utile netto di 56,3 milioni (contro 114,2). I ricavi erano però sostanzialmente stabili (+11%, con 1660 milioni contro 1642), mentre l’utile netto calò comunque (da 241,7 milioni a 195,1). Ne avevano sofferto soprattutto le vendite in mercati basati sul turismo, come New York, Hawaii, West Coast e alcune città europee. Gucci aprì in via Condotti a Roma il primo negozio dedicato esclusivamente alla gioielleria e agli orologi.

Gucci Negozio di Roma
Negozio di Roma

L’anno fiscale 2002 si chiuse con un calo dell’utile a 226,8 milioni di euro, contro i 312,5 dell’anno precedente. Stabili invece i ricavi, a 2544,3 milioni contro i 2565,1 del 2001.

Il mercato asiatico

Ad aprile 2003, nel quartiere più elegante di Tokyo, Ginza, Gucci intendeva installare il suo quartier generale giapponese e aprire un nuovo negozio superlusso. In Giappone, dove possedeva sette punti vendita e 37 shop-in-shop, Gucci aveva realizzato nel 2002, ricavi per 500 milioni di euro, circa il 20% dei ricavi totali del Gruppo.

Gucci Giappone, campagna pubblicitaria inverno 2016
Giappone, campagna pubblicitaria inverno 2016

A maggio, alla domanda “come si affronta la crisi?”, Domenico De Sole rispose senza esitazioni:

“Limando i costi. Nel 2001 e 2002 abbiamo investito 300 milioni l’anno, più di due terzi per nuovi negozi o per rinnovare quelli che avevamo. Quest’anno le spese di capitale si riduranno molto e la tendenza continuerà nei prossimi due anni, con grande beneficio per il cash flow”.

A giugno il gruppo acquisì il controllo totale della joint venture Gucci Singapore e Gucci Malaysia. De Sole commentò:

“Il Sud-est asiatico è una regione molto importante per il nostro settore e Singapore e la Malaysia sono centri sempre più attraenti. L’acquisizione del controllo totale delle nostre attività in quelle aree testimonia il nostro impegno a sviluppare ulteriormente il marchio Gucci in mercati che riteniamo abbiano in futuro un buon potenziale di crescita”.

Nel primo trimestre 2003, conclusosi il 30 aprile, Gucci Group conseguì ricavi pari a 567,1 milioni di euro (a fronte dei 607,6 milioni del trimestre dell’esercizio precedente), mentre sotto il profilo operativo, i primi tre mesi dell’esercizio in corso segnavano una perdita di 24,4 milioni di euro (contro un utile di 20,4 milioni).

A settembre il gruppo francese Pinault-Printemps-Redoute (PPR) aumentò la propria partecipazione nel gruppo Gucci al 67,34%, avvicinandosi all’obiettivo del 70% previsto entro la fine dell’anno.

Tom Ford lascia Gucci

Gucci Ultima collezione di Tom Ford per Gucci, autunno/inverno 2004
Ultima collezione di Tom Ford per Gucci, autunno/inverno 2004

A novembre 2003 il gruppo annunciò che Domenico De Sole, Presidente e direttore generale del gruppo Gucci, e Tom Ford, direttore creativo del gruppo Gucci e dei marchi Gucci e Yves Saint Laurent, non intendevano prolungare i loro contratti, la cui scadenza era prevista per il 2004. Domenico De Sole dichiarò:

“Gucci è stato uno dei grandi amori della mia vita e gli anni trascorsi qui sono stati un viaggio fantastico. Voglio ringraziare Tom, il cui genio creativo ha reso possibili i nostri successi, così come tutti gli straordinari colleghi di tutto il mondo. Grazie alle loro capacità e dedizione, siamo stati in grado di trasformare una piccola azienda che al mio arrivo, nel 1984, versava in cattive condizioni finanziarie, in una potenza mondiale del lusso, creando così più valore per tutti i nostri stakeholder “.

Tom Ford disse:

“È con molta tristezza che guardo al mio futuro senza Gucci. Negli ultimi 13 anni questa compagnia è stata la mia vita. Stiamo lasciando una delle squadre più potenti del settore e finché sarò ancora parte del team, farò del mio meglio per assicurare il futuro successo del gruppo. Non potrei essere più orgoglioso del nostro lavoro in Gucci o dell’eccezionale team di colleghi che hanno contribuito con molto più di quello che si definisce duro lavoro: hanno messo il cuore nella nostra scalata al successo. Sono grato di avere l’opportunità di condividere la gioia del successo con un gruppo così fantastico di persone; vorrei ringraziare Domenico per la sua straordinaria leadership, il suo costante sostegno e la sua amicizia “.

A febbraio 2004, il Gruppo PPR annunciò che avrebbe presentato un’offerta per l’acquisizione delle azioni del gruppo Gucci non ancora in suo possesso. L’offerta doveva essere al costo prefissato di $ 85,52 per azione.

Nuovi direttori creativi

Gucci Direttore creativo, Alessandra Facchinetti
Direttore creativo, Alessandra Facchinetti

A marzo 2004 Alessandra Facchinetti diventò nuovo direttore creativo della linea di abbigliamento donna. Approdò in Gucci nell’ottobre del 2000 come style director della divisione donna. E subito aveva mostrato qualità eccezionali. John Ray divenne direttore creativo della linea uomo. Nel ’96 Tom Ford lo aveva chiamato in Gucci come style consultant sempre per la linea uomo e, dopo poco tempo, aveva cominciato a lavorare a tempo pieno in Gucci. Frida Giannini era la nuova direttrice creativa della linea accessori. Nata a Roma nel ’72, aveva studiato all’Accademia di Costume e Moda. Nel settembre 2002, divenuta style director della Gucci Leather Collection, contribuì in modo significativo al successo delle Collezioni in pelle.

A giugno, il gruppo PPR, che deteneva il 99,3% del gruppo Gucci, incassò un dividendo di 50 milioni di euro. Tuttavia, questo importo copriva oltre il 25% degli oneri finanziari. Infatti, il colosso francese aveva sborsato un totale di 7 miliardi di euro per ottenere il controllo della casa fiorentina, di cui 2,6 erano stati erogati per l’ultima offerta. Aveva 380 milioni di euro di debiti.

Gucci Alessandra Facchinetti, collezione primavera/estate 2015
Alessandra Facchinetti, collezione primavera/estate 2015

A luglio Gucci aprì un negozio interamente dedicato agli accessori nella prestigiosa Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Il negozio aveva anche un bar. A settembre, Gucci fondò la conceria Blutonic in Toscana, di cui controllava il 51,5%.

A novembre 2004 Mark Lee delineò le strategie future del gruppo. “Gucci continuerà a crescere, ma in modo più coerente con la sua immagine e tradizione. Decentralizzare? No, confermo l’intenzione di continuare la produzione in Italia, perché la forza del marchio è nel Made in Italy e, in particolare, nel Made in Tuscany, come per la pelletteria. ”

Dal 2005 ad oggi

Nuovo direttore creativo e CEO

A marzo 2005, Frida Giannini sostituì Alessandra Facchinetti: divenne, infatti, la nuova direttrice creativa del reparto donna, carica che si aggiunse alla direzione della linea accessori. John Ray mantenne il suo ruolo di direttore creativo per l’abbigliamento uomo.

Gucci Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2006
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2006

A gennaio 2009, Patrizio Di Marco, ex presidente e amministratore delegato di Bottega Veneta, divenne presidente e CEO di Gucci. Di Marco e Giannini cambiarono le strategie dell’azienda e hanno decisero di restaurare il marchio Gucci.

Già nel 2010, Gucci era diventato il marchio più prezioso del gruppo PPR, con un fatturato di più di € 2,66 miliardi (+11% rispetto al 2008) e un utile operativo di € 765 milioni.

90° anniversario

Nel 2011 Gucci celebrò il suo 90° compleanno: tra i festeggiamenti fu anche inaugurato il nuovo Gucci Museo, sito in un edificio del XIV secolo in Piazza della Signoria. Il brand lanciò anche una collezione a tiratura limitata chiamata ‘1921’ (anno di fondazione di Gucci): la collezione includeva i pezzi più classici ed iconici, come le borse Bamboo, Jackie e Horsebit, tutte realizzate con nuovi tessuti e colori. La festa arrivo fino in Giappone, dove Gucci espose alcuni dei suoi pezzi più preziosi in un tempio storico di Kyoto.

Gucci Collezione limitata, 1921
Collezione limitata, 1921

Nel 2011 venne celebrato il 150° anno dall’Unità d’Italia: Gucci e Fiat, due dei marchi più italiani più prestigiosi, collaborarono per la “500 by Gucci“. L’edizione speciale dell’iconica Fiat 500 fu personalizzata dal direttore creativo di Gucci Frida Giannini in partnership con il Centro Stile di Fiat.

Gucci è rilevata da Kering 

Nel 2013, Gucci vendette la maggior parte delle azioni al gruppo Kering. L’anno seguente, dopo la sfilata primavera/estate 2015, dopo sei anni, la direttrice creativa Frida Giannini lasciò Gucci a causa del calo delle vendite. Abbandonò l’azienda anche Patrizio di Marco, amministratore delegato.

Gucci Ultima collezione per Frida Giannini, primavera/estate 2015
Ultima collezione per Frida Giannini, primavera/estate 2015

January 2015, Italian fashion designer Alessandro Michele was pointed creative director of Gucci, meanwhile, Marco Bizzarri became new CEO of the brand.

A gennaio 2015, lo stilista italiano Alessandro Michele venne nominato direttore creativo; Marco Bizzarri divenne nuovo CEO.

Situazione attuale

Gucci Prima collezione di Alessandro Michele, primavera/estate 2016
Prima collezione di Alessandro Michele, primavera/estate 2016

Grazie ad Alessandro Michele e Marco Bizzarri, alla loro visione contemporanea che regalò al brand una nuova immagine eclettica e romantica, Gucci ristabilì il suo ruolo tra i marchi di alta moda più influenti al mondo. Oggi il brand è diventato il più grande marchio moneymaking del gruppo Kering, rappresentandone oltre il 60% del profitto operativo. Ad ora Gucci possiede 522 negozi in tutto il mondo e conta oltre 10.000 dipendenti.

Alessandro Michele

Gucci Alessandro Michele, direttore creativo
Alessandro Michele, direttore creativo

Alessandro, nato a Roma, ha frequentato l’Accademia di Costume e di Moda. Iniziata una brillante carriera in Fendi come Senior Accessories Designer, chiamato da Tom Ford nel 2002, arrivò in Gucci. In seguito venne trasferir a Londra, nell’ufficio di progettazione di Gucci. Nel corso dei 12 anni di carriera, ha ricoperto svariati ruoli: nel 2006 è stato nominato DLeather Goods Design Director; a maggio 2011, promosso, divenne Associate dell’allora direttore creativo Frida Giannini. Nel settembre 2014, divenne anche direttore creativo di Richard Ginori, celebre brand fiorentino di design in porcellana acquisito da Gucci. Grazie all’operato di Alessandro Michele e a Gucci tutta, i ricavi di Kering stanno crescendo ad una velocità incredibile. Gucci ha visto aumentare i suoi ricavi del 21%, quasi raddoppiando le aspettative.

GUINNESS

Studia arte per un anno, poi inizia una carriera come produttrice di video. Nel 1989 cambia direzione e avvia una sua piccola attività nella moda. Disegna e fa produrre artigianalmente borse ventiquattrore. Dopo qualche stagione, si lancia con borsette da sera. Ha successo. Piace moltissimo il suo stile eccentrico, meglio rappresentato dalla borsetta cult a forma di vaso di violette (un esemplare è nella collezione di moda del Victoria & Albert Museum di Londra). Dal ’90 espone alla London Fashion Week e lavora come consulente per grandi firme come Norman Hartnell, Caroline Charles, Tomasz Starzewski, Colette Dinnigan, Mark Whitaker, Clements Ribeiro e Lucien Pellat-Finet. Per i grandi magazzini Debenhams, crea una linea di borse da sera a buon mercato. Apre il suo primo negozio con la stilista giornalista Selina Blow nel ’95. L’anno seguente, inaugura un negozio atelier a Ledbury Road nella zona trendy di Portobello e, 3 anni dopo, il suo punto vendita più importante, vicino a Sloane Street dove vuole creare una sorta di club per le sue clienti affezionate come le attrici Elisabeth Hurley, Judi Dench e Madonna.

Ghirardi

Detto Ugone, è stato assistente alle sfilate dal casting delle modelle alla consulenza sugli accessori e sulla scansione delle "uscite" in passerella. Ha lavorato per vari stilisti, a cominciare da Krizia. Milanese, era stato parrucchiere e truccatore per i défilé. Il suo gusto e la sua intelligenza lo avevano portato allo styling. Gli addetti alla moda lo consideravano bravissimo. È morto giovane agli inizi degli anni ’90.

Gibson

Nasce a Nottingham. Termina gli studi di moda nel 1984 e l’anno seguente trova lavoro da Zandra Rhodes a Londra. Dopo un breve periodo come capo stilista da Monix, nel 1996 si lancia con il proprio marchio. Nel ’98 vince il premio New Generation Designer of the Year e apre la prima boutique monomarca a Londra in Knightsbridge, la zona dello shopping dell’alta società e dei giri mondani.

Glamour

Mensile femminile di moda, costume e salute edito da Condé Nast. È “nipote” della testata Glamour of Hollywood fondata nel 1939. Il direttore è Dada Santini, a cui il timone è stato passato da Valeria Corbetta. Si rivolge alle lettrici giovani. Il piccolo formato, deciso negli ultimi tempi, ha avuto successo anche perché si infila in qualsiasi borsetta. &Quad;2009. Attualmente il direttore del mensile è Paola Centomo.

Garrard

I discendenti di Robert Garrard, che fu il pioniere e primo direttore, ne mantennero la proprietà fino al 1946. Successivamente la Garrard si fuse con la Goldsmiths and Silversmiths Company per divenire infine, nel 1988, parte dell’Asprey Group. Dal 1842 è fornitore ufficiale della Corona inglese. La regina Vittoria, come molti sovrani europei e capi di governo del Medio Oriente, commissionarono molti pezzi straordinari a Garrard. Sono di Garrard i gioielli offerti alla principessa Alexandra d’Inghilterra nel 1863, in occasione del suo matrimonio con il principe del Galles, come quelli creati nel XX secolo per la regina Elisabetta II. Eccezionali in alcuni casi le pietre utilizzate; per esempio, il celebre diamante Kohi-Noor. Oggi la casa continua a servire nella sua prestigiosa gioielleria di Regent Street una clientela sensibile al gusto classico di cui i suoi pezzi sono perfetta sintesi e all’altissima qualità delle gemme in essi impiegate.

Garµonne

Stile che, a partire dalla primavera 1924, rivoluzionò definitivamente da Parigi la moda coeva e futura. Artefice del nuovo modo di vestire spigliato e semplice, Chanel che regala alle donne, approdate dopo la prima guerra mondiale, a una vita attiva su diversi fronti, morbide bluse e gonne a pieghe che ne celano le forme acerbe e ne svelano le gambe, inguainate in calze color carnicino. Lo stile impone capelli corti e piatti che nel tempo, assumendo via via taglio più mascolino, finiscono con il far identificare la garµonne in una donna chiusa in tailleur maschile, camicia e cravatta, poco truccata e tacchi bassi. Vestiva così, simbolo della donna emancipata e della sua nuova libertà sessuale, la protagonista di un romanzo di Victor Margueritte (1922), appunto La garµonne, letto con avidità dalle signore, scandalizzate dai casi di una studentessa della Sorbona che all’uomo non ruba solo la giacca, la camicia e la cravatta, ma anche i costumi. Fu quel titolo a battezzare lo stile antesignano degli anni folli.

Goalen

Barbara. Mannequin degli anni ’50. Era la modella preferita da Coffin e fu fotografata quasi esclusivamente da Henry Clarke. Era sin troppo conscia della propria bellezza e della propria bravura. Arrivava sul set di lavoro in Rolls-Royce con autista. È stata la prima modella britannica a essere mandata alle sfilate di Parigi da British Vogue, per le foto che dovevano documentare linee e tendenze. Ha lavorato soltanto per cinque anni prima di ritirarsi nonostante fosse ancora molto richiesta.

Gallery of English Costume

Platt Hall, Manchester, Inghilterra. La collezione originale fu raccolta da due medici, Willett e Cunnington, appassionati di storia della moda e tra i primi studiosi della materia con saggi e pubblicazioni. La collezione fu acquistata dalla Manchester Corporation, esposta in una casa settecentesca e, nel 1947, sistemata musealmente. Già con la prima curatrice Anne Buck, si affermò l’altissimo livello del museo. Si contano circa 20 mila pezzi, databili dal XVII secolo in poi. Si colleziona con interesse sociologico più che estetico: per esempio, tutto ciò che rappresenta arti e mestieri, specialmente se in via d’estinzione. Vi è una sezione dedicata all’industria della moda contemporanea. I depositi e gli archivi sono visitabili su appuntamento, la biblioteca è sempre aperta.