Fabergé

Peter Karl (1846-1920). Gioielliere russo. Discendente da una famiglia ugonotta originaria della Piccardia, assunse a San Pietroburgo la guida dell’azienda orafa del padre Gustave intorno al 1870, dopo aver effettuato viaggi in Germania, Francia, Inghilterra e Italia per conoscere i segreti del mestiere e impadronirsene. Nel 1882 otteneva all’Esposizione Artigianale e Industriale di Mosca la Medaglia d’oro, attirando l’attenzione dell’imperatrice Maria Fiodorovna che gli avrebbe commissionato gioielli in stile greco antico. Insieme al fratello Agafon, Peter Karl aveva infatti raggiunto la notorietà proprio grazie alla realizzazione di copie dei monili greci rinvenuti negli scavi archeologici di Kerc. Nominato fornitore della corte imperiale nel 1885, insieme alla produzione di gioielli — essenzialmente parures giocate su motivi floreali stilizzati e sulle gemme di taglio cabochon — il giovane Fabergé promosse la realizzazione di raffinati objets d’art che conquistarono il pubblico sia russo sia internazionale. Divennero clienti dell’azienda re e regine di tutta Europa, la corte del Siam e magnati statunitensi come John Rockfeller. Nel 1887 venne inaugurata la filiale di Mosca, nel 1900 quella di Odessa, tra il 1905 e il ’10 la filiale di Kiev, nel 1903 quella di Londra. Gli orafi di casa Fabergé si recavano all’Ermitage per studiare e copiare i gioielli antichi, specialmente quelli dell’epoca di Caterina II, applicando gli stili antichi a creazioni consone al gusto di fine ‘800. L’ampliamento del giro di affari impose l’apertura di atelier indipendenti che lavoravano in esclusiva per la ditta. In un secondo tempo, i migliori maestri sarebbero stati raccolti presso la sede centrale di San Pietroburgo, in un edificio della via Bol’saja Morskaia. Apportò nuovo impulso all’attività creativa l’ingresso in azienda dei quattro figli di Karl: Eugène, Agafon, Alexandre e Nicolas. Privilegiati gli smalti a guilloché, applicati tanto a gioielli quanto a oggetti: scatole, portasigarette, vassoi, orologi, cornici, icone, argenti. Più di cento le sfumature di diversi colori utilizzate per rivestire l’oro di riflessi cangianti a valorizzare il colore delle pietre dure, predilette da Fabergé, delle gemme preziose e delle perle. Nel 1883 ebbe inizio la commissione delle famose uova di Pasqua da parte della corte imperiale, incarico che si sarebbe protratto fino al 1916. Piccoli capolavori d’ingegnosità tecnica, traevano spunto da importanti avvenimenti della vita familiare Romanov, sotto il governo degli zar Alessandro III e Nicola II. Sessanta in tutto, presentavano ogni volta forme differenti e invenzioni tanto stupefacenti da suscitare l’ammirazione del mondo intero. I gioielli, che continuavano a caratterizzarsi per le citazioni del passato e per un gusto che guardava preferibilmente all’Oriente, assunsero intorno al 1910 connotazioni Art Nouveau. Caduti i Romanov, con la Rivoluzione di Ottobre, la casa cessò l’attività, chiudendo definitivamente i battenti nel ’18. (Alessandra Quattordio)

Fabiani

Alberto (1910-1987). Sarto e stilista italiano. Nasce a Roma. Un talento annunciato, figlio di sarti provenienti dalla vicina Tivoli già noti all’inizio del secolo, viene educato fin da giovanissimo all’uso delle forbici. Dopo gli studi è a Parigi, presso alcune sartorie, per imparare lo stile della moda. Ritorna in Italia e apre un suo atelier: prima in via Frattina, poi si trasferisce in via Condotti. I suoi capi erano inconfondibili, specialmente i suoi capispalla, dove l’abilità sartoriale si ammantava di grande classe. Appartiene all’ormai storico manipolo (nove firme per l’alta moda e quattro per la moda boutique) che, nel febbraio del ’51, accettò l’istigazione di Bista Giorgini a presentare ai buyer americani abiti sganciati dalla sudditanza della moda parigina e sfilò nel salotto della sua villa a Firenze. Simonetta Colonna di Cesarò, che nel ’52 divenne sua moglie e che partecipò come autonoma stilista a quella rivoluzionaria giornata, ha raccontato nel libro di testimonianze Sala BiancaNascita della moda italiana: “Fui io a convincere Alberto, quasi lo obbligai. Era riluttante. Sotto le bandiere di Parigi, la sua sartoria si era fatta una forte, ricca clientela. Era comprensibile che Fabiani fosse titubante. La mia spinta fece la sua fortuna. Divenne il vero, grande protagonista del look italiano. Era uno straordinario artigiano, uno dei rari stilisti che sapessero costruire i propri modelli in tela”. Fabiani e Simonetta furono anche i primi a voltare le spalle a Firenze per starsene nei propri atelier romani. “Un giorno, ci dicemmo che Roma valeva Firenze, che potevamo starcene a casa nostra, che ognuno aveva diritto a un’esclusiva ribalta, invece di quella passerella collettiva. L’individualismo è una tipica debolezza italiana”, ha ricordato Simonetta. Qualche anno dopo, Fabiani lascia Roma per sfilare a Parigi. Ritorna dopo il ’70 e, come consulente per molte industrie di abbigliamento, continua a lavorare fino alla sua morte. Tra i suoi collaboratori, Forquet e, per la moda maschile, Elio Costanzi. Nel ’60, è uscito un suo libro, Stracci.

Fabiano

Ha imparato l’arte osservando la madre sarta al lavoro e cominciando a realizzare, quando aveva 25 anni, le prime creazioni per Fiorucci. Da qui, un negozio tutto suo in Porta Ticinese a Milano, una linea di abiti pronti e un’inclinazione a costruire vestiti ad alto contenuto sartoriale da personalizzare attraverso dettagli speciali, a volte su richiesta delle clienti: professioniste e creative, studentesse e giornaliste, con le quali si relaziona seguendone i gusti e assecondandone le preferenze, si tratti del basic raffinato o del modello di tendenza.

Fabrice

Ha raggiunto il successo negli anni ’80 grazie a camicie da sera ricamate con perline, cristalli e strass nello stile della tradizione haitiana. Fabrice disegna le sue collezioni a New York, ma tutta la lavorazione avviene ad Haiti.

Fabrikant

A 14 anni, si trasferisce con tutta la famiglia a New York. Studia architettura a Londra, ma finisce a lavorare per sette anni nella fabbrica di confezioni della famiglia. La maglia è la sua prima passione ed è in questo settore della moda che è diventato famoso. Inizia nel 1984 la sua attività come designer di maglieria e riesce in pochi anni a vendere nei grandi magazzini. Nelle sue linee Steve Fabrikant Collections e Signature Lines, abbina lana e lycra, lana e pelle, mirando a un look moderno. È invece classico, tradizionale nella collezione in cachemire.

Facis

Storico marchio di abbigliamento maschile, uno dei simboli del dopoguerra, del gruppo Gft, nato nel 1953. Da subito si impone come uno dei protagonisti dell’industria italiana ed europea dell’abbigliamento maschile confezionato in serie. Da allora ha affinato un completo e diversificato guardaroba, sviluppando sin dagli anni ’70, attraverso studi antropometrici, la capacità di soddisfare le molteplici esigenze di vestibilità, offrendo una gamma di taglie e di drop di grande ampiezza. Il "su misura" completa la gamma di servizi forniti ai clienti primari. Si tratta di un prodotto semintelato, disponibile in un’ampia gamma di taglie, conformazioni e stature personalizzate, da realizzare in una molteplice scelta di tessuti e modelli. Mediante l’utilizzo di capi di premisurazione e il supporto telematico con i centri di produzione, la disponibilità dei modelli "su misura" viene garantita in sei giorni e la consegna in dieci giorni al massimo per l’Italia. Il cuore e il cervello della produzione risiedono nello storico stabilimento di Settimo Torinese. Entrato in funzione nel 1961 per rispondere alla crescente domanda sull’onda del boom dei consumi, Settimo da allora ricopre il primato del più grande stabilimento d’Italia e d’Europa. In quei saloni si avviò la prima produzione in serie nella storia dell’abbigliamento cominciando con i capispalla maschili. A Settimo Torinese oggi lavora un migliaio di persone. Lì viene progettata tutta la produzione per l’Italia e per l’estero. Lì nascono i modelli disegnati al computer da un team di 25 tecnici che preparano 26 collezioni all’anno.
Nel 2002 Facis stipula un accordo con Luciano Soprani per la produzione e la distribuzione del prêt-à-porter maschile fino al 2010. Facis ha 830 punti vendita in Italia, e 320 all’estero. Nel 2003 dopo la cessione dell’intero gruppo Facis al gruppo Mediconf di Palermo, inizia il rilancio dell’azienda con la presentazione a Pitti Uomo della collezione autunno-inverno disegnata da Francesco Fiordelli. Facis dal 2005 è fornitore ufficiale delle divise formali delle squadre di calcio Inter, Torino, Udinese e Genoa C.F.C. e dell’89° Giro d’Italia.