DENNY ROSE

Denny Rose è un brand italiano fondato a Carpi, nei pressi di Modena. Il marchio è dedicato solo ai più giovani.

DENNY ROSE

Indice

  1. Storia
  2. Stile
  3. Situazione attuale

STORIA

Denny Rose è un brand italiano fondato a Carpi, nei pressi di Modena. Il marchio è dedicato solo ai più giovani. L’azienda ha uno stile molto personale e offre moda contemporanea e sexy a prezzi accessibili. Il brand si divide attualmente in tre linee: Denny Rose – cioè quella principale -, Denny Rose Lady e Denny Rose Young Girl. La seconda linea è più elegante e sofisticata, mentre la terza è dedicata ai bambini e alle adolescenti.

mame dizionario DENNY ROSE logo
Logo del brand Denny Rose

Inoltre, il brand ha lanciato una linea di maglieria, che è stata molto apprezzata. Questa linea si basa sulla lana di agnello o di angora.

STILE

Il marchio offre capi moderni e sensuali in uno stile molto personale. Si tratta di un brand adatto a chi ama vestirsi ogni giorno in un modo individuale e studiato. I vestiti firmati Denny Rose possono essere adattati a gusti e a situazioni personali, che le esigenze delle clienti siano sofisticate o semplici, per il giorno o per la sera, per un look sexy o classico.

mame dizionario DENNY ROSE summer 2018
Collezione SS 2018 Denny Rose

Insomma, è il brand ideale per chi ama indossare jeans decorati, top appariscenti, collant aderenti , abiti lunghi o corti, perfetti sia per il giorno che per la sera. Gli abiti si abbinano ai gusti individuali di ogni cliente, per un look trendy, semplice, classico o sexy.

mame dizionario DENNY ROSE spring 2018
Denny Rose collezione SS 2018

SITUAZIONE ATTUALE

Il fatturato del marchio del 2013 si aggira intorno ai 32 milioni di euro. La compagnia carpigiana Gaudì Trade, che porta il nome dell’omonimo brand per adulti e bambini, così come Denny Rose e Almagores, ha chiuso il 2016 con una crescita del 15% nelle vendite, sia in Italia – che pesa per il 60% sui risultati – che all’estero. Stefano Bonacini è il patrono di Gaudì Trade.

mame dizionario DENNY ROSE stefano bonacini
Stefano Bonaccini

DELPOZO

Delpozo nasce a Madrid nel ’74 dalla mente creativa di Jesús del Pozo. Il brand, ora parte del Grupo Perfumes y Diseño, è portavoce dell’artigianalità e della tradizione artistica nel mondo della moda. 

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Delpozo
  3. La produzione
  4. Direttore creativo: Josep Font
  5. London fashion week 2018

Le origini

 Delpozo Le origini spagnole
Le origini spagnole

Delpozo nasce nel 1974 a Madrid, dalle sapienti mani dello stilista spagnolo Jesús del Pozo. Dopo quaranta anni di successi, di seguito alla morte del fondatore avvenuta nel 2011, il brand è stato acquisito dal Grupo Perfumes y Diseño. Il brand si fa portavoce dell’artigianalità e della tradizione artistica nel mondo della moda.

Lo stile Delpozo

Essere una voce fuori dal coro ha reso Delpozo un marchio dall’immagine immediatamente riconoscibile. La delicatezza e lo charme della famosa casa di moda spagnola fa fatto innamorare la first lady americana Melania Trump che, in diverse occasioni (come la visita ufficiale a Seul), ha indossato capi Delpozo.

Le tecniche di couture dell’azienda, consolidate nel tempo, hanno un’incredibile sensibilità moderna. La casa del prêt-à-couture si veste di elementi contrastanti: tradizionalità e modernità, elementi architettonici, ma anche organici. Delpozo ha sempre un approccio creativo al volume, al colore e alla silhouette; tecniche artigianali e ricami complessi sono presenti in tutte le collezioni.

Delpozo Le silhouette architettoniche
Le silhouette architettoniche

Nel 2018 la filosofia della Maison è “less is more“, a riecheggiare l’architettonicità del suo stile. Delpozo si destreggia tra equilibrio nelle proporzioni ed eleganza mai sfacciata, creando pezzi senza tempo.

La produzione

Le collezioni Delpozo sono realizzate in Spagna, in piccoli atelier. I pezzi sono così intricati e dettagliati che hanno bisogno di essere fatti da atelier che conoscono l’arte della lavorazione artigianale. Tuttavia, le scarpe sono prodotte in Italia.
Delpozo Materiali e colori
Materiali e colori

I tessuti di Delpozo sono sempre naturali: organza, popeline, tulle di seta, doppio crepe di lana, con qualche abbinamento con tessuti più moderni come PVC e crinoline. Le collezioni, tutte molto colorate, si riempiono di sfumature.

Il ricamo fatto a mano è magistralmente creato con i materiali più raffinati e d’avanguardia, utilizzando tecniche sia della Haute Couture che dell’Ecole Lesage di Parigi. La sapiente lavorazione artigianale e gli intricati dettagli applicati sono coerenti con la filosofia prêt-à-couture di Delpozo.

Direttore creativo: Josep Font

Josep Font è stato nominato Direttore Creativo di Delpozo nel 2012. Formatosi come architetto, ha iniziato la sua carriera presentando collezioni a Barcellona, Madrid, Tokyo e Parigi. Ha mostrato le sue collezioni couture a Parigi come membro ospite della Chambre Syndicale de la Haute Couture.

Delpozo Josep Font, direttore creativo
Josep Font, direttore creativo

A poco più di cinque anni dalla sua nomina, Josep ha ottenuto un forte successo: è riuscito a rilanciare il marchio con focus internazionale. Ispirato dal couturier Pedro Rodriguez,lo stilista originario di Santa Perpetua de Mogoda, pone l’attenzione nel craftsmanship, pur mantenendo un twist moderno. Vista la sua formazione, le creazioni dello stilista si ispirano ad architettura organica (nelle sagome o nei dettagli floreali ), arte e natura. Questi tre elementi ritornano sempre nelle collezioni, stagione dopo stagione. L’arte in forma di danza come il balletto, pure.

London fashion week 2018

Dopo cinque anni di successi durante la settimana della moda di New York, Delpozo debutta a Londra con una sfilata che descrive l’autenticità del marchio.

Delpozo Debutto londinese
Debutto londinese

Lo stilista Josep Font focalizza l’attenzione sulla delicatezza dei colori pastello che addolciscono una silhouette minimalista. Il rosa celebra top over con maxi fiocco o, più semplicemente, long dress da sera con dettagli luminescenti sulle spalle.

La collezione autunno/inverno 2018-19 gioca sulle stampe come la mantella in pied-de-poule, i pullover a pois o le stampe floreali. I look, inoltre, sono accomunati da una corolla stilizzata in vita che enfatizza le volumetrie contenute degli abiti in seta e tulle e dei completi sartoriali dal taglio asimmetrico. La collezione esprime il glamour di una maison che punta sul luxury ma con discrezione, elogiando il purismo delle linee e la qualità dei capi.

DIESEL

Azienda italiana di abbigliamento al dettaglio, vende denim, calzature e accessori. Due sono i marchi: Diesel e Diesel Black Gold.

Indice

  1. Le origini: Renzo Rosso
  2. Direttore creativo: Kosta Murkudis
  3. Giovani talenti
  4. OTB Group rileva Maison Margiela
  5. Informazioni finanziarie
  6. La strategia Diesel
  7. Diesel Black and Gold
  8. OTB Group rileva Marni
  9. Situazione attuale

Le origini: Renzo Rosso

Diesel Il fondatore Renzo Rosso
Il fondatore Renzo Rosso

Le diede vita nel ’78 Renzo Rosso, insieme ad altri imprenditori tessili veneti. Scelse questo nome in quanto facile da capire e ricordare ed è pronunciato allo stesso in tutto il mondo. A quel tempo, Diesel era anche considerato un’alternativa e quindi la parola si ergeva come sinonimo di gusto alternativo nella moda. Nell’85 Rosso ne diviene unico proprietario.

Nel 1991 Diesel lanciò la sua prima campagna pubblicitaria intitolata For Successful Living. La campagna fenomenale donò a Diesel lo status di brand innovativo. Nel ’95, il marchio fu uno dei primi fashion brand ad aprire un sito Web dedicato.Nel ’96, il marchio aprì i primi negozi monomarca a New York, Roma e Londra.

Diesel Campagna pubblicitaria 1991
Campagna pubblicitaria 1991

Nel 2000 Diesel acquisì Staff International, produttore e distributore italiano di Maison Margiela, Marni Men, Dsquared2, Just Cavalli e Vivienne Westwood. Due anni dopo Renzo Rosso divenne azionista di maggioranza della Maison Martin Margiela. A luglio 2000, Diesel Iberia, dodicesima filiale estera, si allargò ancora sul mercato spagnolo. A Barcellona aprì in Plaza de Cataluña un nuovo show room con uffici. In Spagna erano 350 i punti vendita monomarca e si prevedeva l’apertura di altri dodici entro il 2004. Il fatturato spagnolo ammontava a 17,46 miliardi di lire. Renzo Rosso, numero uno e presidente del gruppo, annunciò che il fatturato globale di Diesel previsto per la fine dell’anno era di 700 miliardi.

Direttore creativo: Kosta Murkudis

A settembre Kostas Murkudis, giovane stilista greco, diventò direttore creativo di New York Industrie, linea di abbigliamento casual prodotta da Diesel International. Oltre a disegnare le collezioni uomo e donna lo stilista sarà supervisore delle campagne pubblicitarie. Comparve (onore che in luglio era toccato a Tom Ford) sulla copertina di W, mensile di Women’s Wear Daily.

Diesel Colezione Kids
Colezione Kids

A gennaio 2001 Diesel ricevette il Made in Italy Award, prestigioso premio americano nel settore moda. Il marchio italiano voleva allargarsi negli Stati Uniti, dove, nel 2000, aveva avuto un incremento delle vendite pari a un terzo di quelle realizzate l’anno precedente. Erano previsti dai 10 ai 35 negozi entro il 2004. A Pitti Bimbo di giugno 2002, Diesel presentò Diesel Kids, all’insegna della denim-mania. Su uno sfondo di “macchine impossibili” sfilò tutta la gamma pensabile del denim, in infinite variazioni, da quello délavé a quello con strappi o spruzzi di colore.

Giovani talenti

Diesel Daniele Controversio, vincitore di "Its One" 2002
Daniele Controversio, vincitore di “Its One” 2002

A luglio 2002 Diesel divenne sponsor e partner dell’agenzia triestina Eve, che aveva ideato e organizzato la prima edizione del premio per giovani creativi, It’s One (International Talent Support), cui seguirà ogni anno It’s Two, It’s Three ecc. Wilbert Das, direttore creativo di Diesel, lavorò insieme a Victor Bellaish alla selezione dei 33 finalisti provenienti da tutto il mondo. Il premio, vinto da Einav Zucker, consisteva in 13 mila euro con cui il vincitore poteva avviare un proprio atelier ed era tenuto a creare una nuova collezione per il concorso dell’anno seguente. Il Diesel Award (2500 euro), invece, che aveva premiato Daniele Controversio, offriva la possibilità di produrre e distribuire nei migliori negozi Diesel una mini collezione di 5 pezzi firmati.

OTB Group rileva Maison Margiela

Nel 2002 Renzo Russo fondò l’OTB group, che divenne la casa madre dei marchi di moda Diesel, Maison Margiela e delle società Staff International, specializzate nella produzione e distribuzione di prêt-à-porter. Il gruppo OTB acquisì la Maison Martin Margiela. Lo stilista belga, diplomato ad Anversa, già assistente di Jean-Paul Gaultier, lavorò per Hermès ma, dall’88, aveva anche una sua maison a Parigi. Aveva però bisogno di un partner forte per svilupparsi e lo trovò in Italia, nella figura di Renzo Rosso. Il patron di Diesel aveva come obiettivo una strategia di sviluppo quinquennale del marchio.

Diesel Sfilata StyleLab 2001
Sfilata StyleLab 2001

A settembre 2002 DieselStyleLab, la linea d’avanguardia per uomo e donna, scelse per la prima volta New York e tornò a sfilare dopo alcuni anni di assenza al Pavilion di Bryant Park, in occasione della Mercedes-Benz Fashion Week. La linea fu lanciata sul mercato nel ’98, ma, dopo aver sfilato in passato a Londra (settembre ’98 e ottobre ’99) e a Parigi (ottobre ’99), aveva avuto un periodo di presentazioni statiche, durante le sfilate milanesi.

La rivista Forbes inserì Diesel tra i 32 “top luxury brands“. Il ritorno alla formula della sfilata e la scelta di New York indicarono anche un cambiamento strategico e un interesse particolare per il mercato americano. La collezione si era ispirata al contrasto estetico-culturale tra Occidente e Oriente, come per il tipico giubbotto “chiodo” realizzato però in tessuto giapponese e con maniche a chimono.

Informazioni finanziarie

Nel 2001, il fatturato Diesel toccò negli Usa 93 milioni di dollari (+43%). Alti profitti, crescita a due cifre del fatturato, aumento almeno del 10% (rispetto ai 365 milioni di euro del 2001 che già aveva avuto un incremento del 38,8), queste le previsioni del gruppo Diesel per il 2002, dichiarate da Renzo Rosso al “Milano Fashion Global Summit“. In programma un’accurata selezione dei punti vendita, che dovranno privilegiare, sui negozi multibrand, i monomarca (attualmente 180, di cui 95 di proprietà).

A giugno 2003 Daniele Controversio, vincitore nel 2002 del Diesel Award a Trieste, entrò nello staff creativo di DieselStyleLab. La collezione femminile di scarpe Diesel venne premiata nell’ambito degli Sportswear International Fashion Awards (Sifas). Le scarpe Diesel erano realizzate su licenza dalla Global Brand Marketing Inc. con sede a Santa Barbara, California, presente coi propri prodotti in oltre 130 paesi. La società americana era proprietaria di Pony e Dry-shod e licenzataria delle scarpe Nautica, Mecca e Xoxo.

A settembre 2003 l’Australia era il nuovo mercato di riferimento di Diesel. Il primo negozio aprì a Sydney, un altro, poco dopo, a Melbourne. A dicembre il fatturato era di 780 milioni di euro, di cui l’85% proveniente dall’estero; il margine operativo lordo del 22%, con un utile netto di 74,8 milioni di euro, aveva quasi raggiunto il 10%. Il flusso di cassa era di € 120 milioni. Il motto di Renzo Rosso:

“Le aziende della moda devono essere dirette dai loro manager. I veri manager industriali devono guidare le loro aziende e rendere ogni singola area più professionale. Questo è ciò che io ho fatto.” Per quanto riguarda il decentramento, sostiene che “alcune produzioni non possono continuare qui, è la regola del mercato dei prezzi: se vai troppo lontano, non sopravviverai, l’importante è che i cervelli rimangano in Italia”.

La strategia Diesel

Il marchio si presenta come sovversivo, dichiara di voler mettere in discussione le tendenze attuali, affidandosi del tutto al gusto Diesel. Il messaggio comunicato di solito è un mix di ironia, commedia nera e umorismo ironico, che genera elogi e colpi di scena. Questa combinazione di immagine ribelle e classica americana degli anni ’50 ha regalato alcuni dei pezzi più intramontabili, come lo stile da motociclista, la giacca di pelle e il denim.

 

“Pensiamo che essere cool sia meglio che essere big”, ha detto Rosso. Era davvero tempo che il marchio si vestisse di nuova freschezza: la strategia di riavvio di Diesel non riguardò il cambiamento, ma un ritorno alle origini. L’interesse del marchio era rivolto verso la cultura, la musica e le persone. La sfida era quella di cambiare l’immagine che il pubblico aveva di Diesel.

 

La collezione di Diesel si distinse tra tutte per il suo “gusto alternativo nella moda”. La loro fortuna stava nell’essere riusciti a trasformare in un solo anno quello che era il look “da lavoratore” in un look di lusso. Così avevano cancellato gli stereotipi sociali attraverso uno stile gender“less”, dando al pubblico una voce individualista.

Il rinnovo di Diesel riguardò la qualità e il rinnovamento del prodotto, sia denim che non. Fu una ventata di aria fresca. Il più grande cambiamento si riscontrò nell’abbigliamento femminile, in cui la lella fece da vera protagonista. Il brand stava combattendo con ottimi risultati la lotta per riuscire nell’impresa di presentare una linea completa più adatta al mercato contemporaneo.

Nel corso del 2004 la strategia di comunicazione dell’azienda continuò sulla stessa linea e venne promossa una nuova campagna pubblicitaria. “Ci sono 30 viaggi ogni giorno, viaggi sognanti e sognati, i cosiddetti day dreams”, spiegò Antonella Rossi, direttore marketing. “Sono i sogni di ognuno dei 30 protagonisti che presentano i pezzi della nostra collezione, ma poi, nel video, questi sogni si spostano verso atmosfere piuttosto inquietanti, ironiche”. Ironia, innovazione, imprevedibilità, creatività, profanazione: questi sono gli elementi forti della comunicazione di Diesel.

Diesel Campagna pubblicitaria primavera/estate 2004
Campagna pubblicitaria primavera/estate 2004

Ad ottobre Renzo Rosso vendette due terzi delle sue azioni Only The Brave Srl, la holding di famiglia che controllava il gruppo Diesel, ai suoi due figli maggiori, Andrea e Stefano. “Mi hanno chiesto di insegnare loro come gestire un’azienda: sono felice perché ho sempre temuto che preferissero rimanere fuori dall’azienda di famiglia”.

A dicembre, Diesel, proprietaria di Margiela, intendeva raddoppiare il fatturato della maison belga nel corso di cinque anni (il fatturato era di circa 30 milioni di euro). Ottimi risultati economico-finanziari per il gruppo: il fatturato era di € 1.004,2 milioni (€ 909 milioni dal marchio Diesel), in crescita del 27,5% rispetto ai € 788 milioni del 2003. I risultati prima delle imposte furono eccellenti: € 204 milioni, contro € 128,8 milioni nel 2003, con un utile netto di € 112,2 milioni, in aumento del 50% rispetto ai € 74,8 milioni del 2003. L’indebitamento netto era diminuito, passando da € 167,5 milioni a € 48,8 milioni. Al 31 dicembre 2004, il gruppo contava 173 negozi gestiti direttamente, di cui 21 aperti nel 2004, mentre la forza lavoro era passata da 2.561 nel 2003 a 3.348 nel 2004.

Negli anni precedenti, Diesel aveva riorganizzato la propria strategia di mercato, investendo in ricerca e qualità, riorganizzando la struttura distributiva e riducendo i punti di vendita a livello mondiale da 10.000 a 5.000. Ottimi anche i risultati di Dsquared, marchio acquisito nel 2001. Anche il marchio Martin Margiela cresceva costantemente.

Nel 2005 continuava la conquista del mercato spagnolo. Dopo l’apertura di un primo negozio a Barcellona nel 2002, seguirono Bilbao, Madrid, Valencia e di nuovo Barcellona. A maggio aprì un nuovo negozio ad Hong Kong.

Nel 2007 Diesel siglò una partnership con la divisione prodotti di lusso L’Oréal per lanciare la prima linea di fragranze, “Fuel for Life”. Altre collaborazioni furono fatte l’anno successivo con Fiat e Adidas.

Diesel Black and Gold

Diesel Campagna Black and Gold 2015
Campagna Black and Gold 2015

Una nuova e sofisticata collezione di abbigliamento, Diesel Black Gold, fu lanciata ad inizio 2008, durante la settimana della moda di New York. Nello stesso anno Diesel presentò la collezione home e textile. Il gruppo OTB rilevò anche Victor & Rolf. La stilista greca Sophia Kokosalaki rivestì il ruolo principale nella collezione autunno/inverno 2010: il suo debutto come designer femminile Diesel Black Gold si tenne a New York nel febbraio 2010.

Nel 2010, la campagna più controversa, “Be Stupid“, vinse un Grand Prix (Cannes) nella categoria Outdoor Lions, ma fu ugualmente censurata nel Regno Unito dalla Advertising Standards Authority. Lo stesso anno venne firmato un accordo con il team Ducati (MotoGP): Diesel si impegnava a disegnare tute e abbigliamento per il team.

Diesel Campagna pubblicitaria "Be Stupid" 2010
Campagna pubblicitaria “Be Stupid” 2010

OTB Group rileva Marni

Nel 2013 Nicola Formichetti divenne direttore artistico di Diesel e nel 2014 presentò la sua prima collezione autunno/inverno a Venezia. Il gruppo OTB, società di Diesel, acquistò il 61% del marchio italiano Marni. Già a novembre 2015 quel 61% era divenuto il 100%.

Diesel Campagna pubblicitaria 2015
Campagna pubblicitaria 2015

Il 2016 segna i 30 anni di presenza del marchio in Giappone: per festeggiare fu inaugurata una mostra sulla storia di Diesel dal ’78 (protagonista principale il denim). Il brand presentò tre collezioni distribuite esclusivamente in Giappone.

Situazione attuale

Diesel Naomi Campbell, Child At Heart
Naomi Campbell, Child At Heart

Nell’aprile del 2017, Diesel collaborato con la supermodella Naomi Campbell per un progetto di beneficenza Fashion For Relief, chiamato Child At Heart. I bambini dell’asilo Diesel HQ (Italia) disegnarono cuori colorati e coccinelle che Diesel stampò sulle sue T-shirt e felpe.

La società è attualmente in attesa di un nuovo piano di rinnovo, alla ricerca della riconquista di quel fattore hip che tanto lo aveva reso famoso negli anni ’90. Attualmente, OTB è la società a capo di Diesel ( e di Maison Margiela, Marni, Paula Cademartori, Viktor & Rolf e Brave Kid, specializzata nella produzione e distribuzione di abbigliamento per bambini). Staff International è produttore e distributore di DSquared², Just Cavalli, Maison Margiela, Marni e Vivienne Westwood.

Diesel Campagna pubblicitaria 2017
Campagna pubblicitaria 2017

CHRISTIAN DIOR

Luxury brand francese, fondato da Christian Dior nel 1946. Dior ha regalato al mondo uno stile completamente nuovo e una femminilità unica.

Indice

  1. Le origini: Christian Dior
  2. Designer per Piguet e per Lucien Lelong
  3. Le origini: la Maison Dior
    1. Il New Look
    2. Avenue Montaigne
  4. Dior è Dior: uno splendido atelier
  5. Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent
  6. Una nuova Leadership: Bernard Arnault
  7. Informazioni finanziarie
  8. 100 anni dalla nascita di Christian Dior
  9. Lo sviluppo del brand
  10. Direttori creativi
    1. John Galliano viene licenziato
    2. RAF Simons
    3. Maria Grazia Chiuri
  11. Situazione attuale

Le origini: Christian Dior

Christian Dior (1905-1957), sarto e stilista fra i più importanti nel panorama della haute couture francese. Dior nacque a Gramville nel nord-ovest della Francia, visse un’infanzia felice, libera di abbandonarsi, a Parigi come durante le vacanze in Normandia, al disegno creativo, divenendo un vero talento nel realizzare costumi da carnevale o da festicciole in casa.

Christian Dior
Christian Dior

Già chiaro era l’istinto per il bello e per la gioia di vivere. La sua chiara vocazione alla creazione artistica, corroborata da una costante frequentazione di musei e gallerie, emerse più tardi, quando, interrotti gli studi universitari di Scienze Politiche e accantonata l’idea di intraprendere la carriera diplomatica, come avrebbero voluto i suoi genitori, si associò all’amico Jean Bonjean, proprietario d’una galleria d’arte a Parigi. Qui esponevano i protagonisti delle avanguardie del ‘900.

Designer per Piguet e per Lucien Lelong

La morte della madre, poi il fallimento dell’azienda paterna, gli cambiano la vita, facendo della sua giovinezza tormentata l’esatto contrario dell’infanzia felice. Nel ’34 si ammalò seriamente di tubercolosi e, dopo un anno di convalescenza in Spagna, tornato a Parigi, cominciò a collaborare alle pagine di moda del settimanale Le Figaro Illustré: disegnò cappelli, iniziando a vendere schizzi di abiti e di accessori a diverse case di moda. Questo periodo di magra durò 7 anni, sino al ’38, quando trovò un lavoro stabile alla maison Piguet. Uno dei sui primi successi fu una gonna molto ampia adatta anche per il giorno.

Dior Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa collezione per Piuget
Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa per Piuget

Lo scoppio della guerra e il richiamo alle armi, posero tutto ancora una volta in discussione. La firma dell’armistizio lo colse nel sud della Francia, dove, nella casa paterna, restò per un anno e mezzo, godendo della natura e della semplice vita di paese. Solo l’insistenza di fedeli amici lo convinse a riprendere la via di Parigi, nel ’41. Non troverà più ad attenderlo il suo incarico da Piguet; entrò però nella casa di moda di Lucien Lelong, dove come assistente lavorava anche Balmain: qui, per molte stagioni, disegnò le collezioni, creò la gonna strettissima e la gonna svasata, determinando non soltanto il successo di Lelong, ma anche il proprio, perché divenne il primo dei figurinisti.

Christian Dior Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45
Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45

Le origini: la Maison Dior  

Ormai si sentiva pronto a gestire una sua maison e sapeva di poter contare su un talento innato per gli affari. Era il ’46, l’anno della partnership con Boussac, che lo finanziò con la ragguardevole cifra, all’epoca, di 60 milioni di franchi. Nell’avventura lo seguirono alcune fra le colonne di Lelong: Raymonde Zehnacker, Marguerite Carré, Mitza Bricard. Il giovane Pierre Cardin fu assunto come primo tagliatore. La squadra si mise subito al lavoro nel palazzetto di Avenue Montaigne.

Il New Look

Nella memoria universale, è collegato al New Look, che, il 12 febbraio 1947, lo rese celebre nel giro di un giorno. Era la sua prima collezione. Dopo la sfilata del mattino, fu spinto al balcone dell’atelier al 30 di Avenue Montaigne, per salutare una folla di donne plaudenti. I giornali di Parigi erano in sciopero e fu in America che scoppiò la bomba della moda Dior, battezzata da Carmel Snow, direttrice di Harper’s Bazaar, con la frase “It’s a new look“.

Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

La donna, proposta dalla linea Corolla, ribattezzata New Look, era nuovissima nella sua pronunciata femminilità e sapeva d’antico: vita minuscola (ricomparvero il corsetto e la guêpière, con un brusco salto all’indietro), petto alto, spalle minute, gonne ampie e allungate con sottogonna di tulle per accrescerne il volume. Fu un dietro front rispetto al corpo liberato da Poiret e carezzato da Chanel. Si tornò all’eleganza aristocratica e anche alla battaglia degli orli, di collezione in collezione.

 Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

In un esaltato ritorno alla femminilità, lanciò immense, allungate gonne, vite strizzate in giacchini-corpetto, facendo tremare trepidanti le donne di mezza Europa. Aveva avuto un’intuizione folgorante, ma a decidere il suo destino fu l’incontro con Marcel Boussac. Il magnate francese del tessile aveva tutto l’interesse a cancellare le restrizioni del tempo di guerra in fatto di tessuti e le ruscellanti gonne di Dior avevano bisogno di 15 metri di stoffa, e ben 25 ne occorrevano per un abito da sera.

Christian Dior Abito da sera anni '50
Abito da sera anni ’50

Avenue Montaigne

Christian Dior Avenue Montaigne
Avenue Montaigne

Avenue Montaigneindirizzo ancora oggi fulcro dell’espansione di un impero così carismatico, il cui fascino è sempre stato rispettoso dell’arredamento e dell’atmosfera scelti da Dior: poltrone stile Luigi XV, con medaglione grigio e bianco, simbolo della maison, su retro. Altro motivo associato all’immagine di Dior è il mughetto, ricordato nel primo profumo (’48), Diorissimo, da allora spruzzato con generosità sulla moquette grigio perla nei giorni delle tante sfilate della casa Dior.

Dior è Dior: uno splendido atelier

Fra lodi e invettive, Dior era ormai Dior: un atelier splendido con 85 dipendenti. Poteva mutare stile e lo fece: tante linee secondo le lettere dell’alfabeto: H, A, Y. Seppe far rivivere la perizia artigianale delle “petites mains“, meravigliò per i suoi inafferrabili accorgimenti tecnici, capaci di rendere indeformabile il taglio.

Christian Dior New Look 1949
New Look 1949

Dior, già premiato con l’ambito riconoscimento Neiman Marcus, ritirato in America, aggiustò il tiro a favore della donna dinamica uscita dalla guerra. Raccolse sul dietro la gonna (’48), tagliò giacchini morbidi, presentò gonne di linea affusolata (’49), accorciandole l’anno dopo, unendole a giacche a sacchetto con collo a ferro di cavallo. La silhouette si addolcì, nel ’54, la vita non era più strizzata nella linea H e stava per nascere l’amato-odiato abito a sacco.

Christian Dior 25 aprile 1950: lo stilista del New Look con sei modelle 'A-line' dopo la sfilata al Savoy Hotel, Londra
25 aprile ’50: lo stilista del New Look con sei modelle ‘A-line’, sfilata Savoy Hotel, Londra

Seguirono, nel ’55, la linea A e la linea Y: leitmotiv i vasti colli a V e gli abiti accompagnati da stole immense. Quell’anno la sua ricerca sul tema del caftano ha effetti su tutto il mondo della moda, così come il delicato abito in chiffon a vita alta e quello attillato a guaina. Dai profumi al prêt-à-porter, dagli accessori alla biancheria, fra licenze, aperture di boutique nell’America Latina e a Cuba, Dior sembrava battersi come non mai per la fama e l’immortalità delle sue creazioni.

Propose nuovi tacchi a spillo, eccelse nella cura degli accessori: cappelli, guanti, bijoux.

Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent

Nel ’57 la maison presentò l’ultima collezione del Maestro: variazione sul tema della vareuse, capo morbidamente appoggiato ai fianchi accanto a sahariane kaki, bottoni a chiudere le tasche ad aletta. Gli furono sufficienti dieci anni, dal ’47 al ’57, quando d’estate morì a Montecatini, per diventare immortale e per rendere uno dei più ammirati imperi della haute couture una vera e propria leggenda.

Christian Dior Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958
Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958

La collezione ’58 portò la firma di Yves Saint-Laurent che da tre anni era divenuto aiutante ed erede di Dior: si chiamava Trapezio e fu un trionfo. Chiamato nel ’60 ad assolvere al servizio militare, Saint-Laurent, al ritorno, creò il proprio atelier, avendo trovato al suo posto, nell’atelier di avenue Montaigne, Marc Bohan, che nell’arco di 30 anni, espresse, con misura ed eleganza creativa, lo spirito del fondatore.

Una nuova Leadership: Bernard Arnault

Christian Dior Bernard Arnault
Bernard Arnault

Nell’88, una grande retrospettiva al Pavillon Marsan nel Musée des Arts de la Mode al Louvre celebrava Dior e, insieme, la nuova regia del mago degli affari nella sfera del lusso, Bernard Arnault. In quell’anno, la maison aprì la prima boutique a New York: il numero uno tra i francesi non aveva ancora un punto vendita nella “Grande Mela”. L’anno successivo fu quello dell’addio di Bohan. Approdò in Avenue Montaigne l’italiano Gianfranco Ferré.

Dior Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate '96, sfilata francese
Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate ’96, sfilata francese

Nelle 4 collezioni annuali fra alta moda e prêt-à-porter, alcune memorabili, partendo da rivissute immagini del primo Dior e, via via, accentuando un fasto atemporale ora audace ora di magica opulenza, Ferré sviluppò una gamma di creatività consona tanto al tempo attuale che al prestigio dell’ illustre maison, punteggiata dai profumi Dune e Dolce vita. In tempi più recenti, dopo l’uscita di scena di Ferré, il timbro di impeccabile bellezza della griffe non fu sempre restituito dalle collezioni firmate John Galliano. Quest’ultimo, nominato direttore creativo di Dior nel 1996, era sicuramente più votato all’ironia o agli eccessi, che alla voluttuosa grazia della perfezione Dior. Nel 2000, al posto di Patrick Lavoix, venne assunto per il prêt-à-porter maschile il giovane stilista franco-tunisino Hedi Slimane.

Informazioni finanziarie

Nel gennaio 2002, Dior rinnovò la licenza di Sàfilo per produrre e distribuire la collezione di occhiali da vista prodotta dal 1996 e che,; l’anno successivo, avrà anche una linea uomo. L’anno 2001 si chiuse con un deficit. Christian Dior SA Holding, posseduta al 65% da Bernard Arnault, registrò una perdita di 95 milioni di euro, con un aumento del 6% delle vendite e ricavi pari a 12,567 miliardi di euro. La perdita fu attribuita ai costi di riorganizzazione delle operazioni al dettaglio e agli investimenti necessari per organizzare gli affari degli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Nel 2000, l’utile fu di 251 milioni di euro.

Dior Boutique Dior a Roma
Boutique Dior a Roma

Nell’aprile 2002, Dior aprì un negozio a Roma, in uno dei luoghi più suggestivi della città, all’angolo di via Condotti e Piazza di Spagna. Un piccolo spazio era riservato al designer di gioielli Victoire de Castellane. A giugno, Hedi Slimane venne nominato miglior stilista dell’anno. Il premio gli fu conferito dal Council of Fashion Designers of America. A fine 2002, la società mostrò un utile netto di € 178 milioni, contro una perdita di € 95 milioni nel 2001. L’utile operativo aumentò del 31%.

Nel marzo 2003 Vincenzo Moccia, 43 anni, diventò direttore di Dior Italia, dopo essere stato direttore di Bulgari Italia e di Gucci per l’Italia settentrionale. Il mercato italiano contribuì con un fatturato di 492 milioni di euro (+41%) e un utile operativo di 33 milioni di euro.

A Parigi, la donna Dior sorprendeva ancora, vestita in lattice dalla testa ai piedi. Galliano disegnò la collezione prêt-à-porter del 2004, per la sua donna pazza, sexy ed esagerata, metà geisha e metà pagliaccio, in parte giapponese e in parte cinese. Gonne e minigonne erano in tulle piumato e fluttuante, indossate con lunghe giacche; gonne in lattice sembravano seconda pelle, decorate con mille fiori; camicette aderenti sui fianchi, simili a mini abiti e drappeggiati a peplo, con maniche a pipistrello; pantaloni molto aderenti con lacci fino alla vita; nuvole di seta e chiffon; tacchi alti; zeppe alte 8 pollici con lacci alla caviglia e corde sottilissime borchiate; pellicce colorate; kimono a fiori; abiti importanti over-the-top su donne completamente coperte in lattice.

Dior John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009
John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009

Ad aprile, Sidney Toledano, presidente di Christian Dior SA, annunciò l’apertura di 15 nuove boutique in tutto il mondo, da aggiungersi alle 145 già esistenti. Nel 2002, 23 nuove boutique; nel 2003 altre 15, parte delle 200 programmate entro il 2007. A Parigi, dove ve ne erano già 15, venne aperto un nuovo mega-store in Rue Royale.

100 anni dalla nascita di Christian Dior

Dior Christian Dior, celebrazione del centenario
Christian Dior, celebrazione del centenario

Nel 2005 si celebrò il centenario della nascita di Christian Dior: il ministro della Cultura francese, Renaud Donnedieu de Vabres, inaugurò la mostra “L’Homme du Siècle” a Granville, nella casa d’infanzia di Dior, ora museo Les Rumbs. Le celebrazioni continuarono a Parigi, durante la settimana della moda, con uno spettacolo che narrò l’intera vita di Dior, la sua storia, il teatro, sua madre in un abito stile edoardiano, il ragazzino cristiano in costume da marinaio, e così via, fino al suo successo con le dive che visitarono il suo atelier. Lo spettacolo venne “realizzato” dai modelli di punta del tempo, che non dimenticarono nemmeno di menzionare la passione per la danza e per il Perù. Nel 2007, Hedi Slimane lasciò la maison e Kris Van Assche la sostituì come direttore artistico.

Lo sviluppo del brand

Nell’aprile del 2008, Sidney Toledano, presidente e CEO di Christian Dior Couture, annunciò la nomina di Delphine Arnault Gancia a vicedirettore generale di Christian Dior Couture. L’anno fu caratterizzato dalla crisi che colpì il mondo intero, ma Sidney Toledano e John Galliano continuarono a riscuotere un fatturato molto alto, dovuto principalmente al mercato americano. Dichiararono che accessori, il prêt-à-porter femminile e l’Haute Couture aumentarono il giro d’affari. Nel 2008, il Christian Dior Group registrò € 8,2 miliardi di vendite, guadagnando l’11% rispetto all’anno precedente e un utile netto di € 352 milioni. Tutto ciò era dovuto principalmente ai mercati emergenti: Cina, Russia e Medio Oriente.

Nel 2009, Dior lanciò la nuova campagna pubblicitaria per la borsa Lady Dior; l’attrice francese Marion Cotillard fu la testimonial. Camille Miceli, nominata direttrice artistica di gioielleria e consulente artistica, entrò nel gruppo. Nello stesso periodo, dopo nove anni, riaprì la grande gioielleria e orologeria parigina.

Dior Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009
Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009

Nel 2010, Christian Dior e Sàfilo annunciarono che il loro accordo di licenza per il design, la produzione e la distribuzione in tutto il mondo della collezione di occhiali Dior veniva prorogato fino al 31 dicembre 2017. I ricavi ammontavano a € 21,1 miliardi (+19% rispetto al 2009), grazie alle buone prestazioni in Europa, Asia e Stati Uniti. Su queste basi, Christian Dior annunciò il progetto di apertura e rinnovamento di boutique nei mercati ad alto potenziale.

Direttori creativi

John Galliano viene licenziato

Nel 2011, dopo essere stato direttore creativo della casa per 15 anni, John Galliano fu licenziato da Dior per insulti antisemiti e razzisti in un momento di ubriachezza. La sua sfilata autunno/inverno 2011 proseguì senza di lui durante la settimana della moda di Parigi. Durante lo stesso periodo, il museo Pushkin di Mosca elogiò la maison Dior con la mostra “Inspiration Dior“. La mostra raccontava la storia della maison attraverso le opere d’arte che ispirarono Christian Dior.

RAF Simons

Dior Raf Simons, prima collezione per Dior
Raf Simons, prima collezione per Dior

Nel 2012, Raf Simons divenne direttore creativo capo. Il designer belga, 44enne, divenne responsabile delle collezioni Haute Couture donna, prêt-à-porter e accessori. La maison francese dichiarò che Simons avrebbe proiettato lo stile della maison verso il XXI secolo, creando un vero cambiamento. Poco dopo l’annuncio dell’entrata di Raf Simons, la sua prima collezione di Haute Couture venne presentata a Parigi. Era una collezione nella tradizione della maison, rivisitata in chiave moderna e architettonica, minimalista e molto lontana dallo stile Galliano. Lo stilista stupì tutti con una delle migliori collezioni del brand, mostrando la sua capacità di mescolare modernità e tradizione.

Dior Raf Simons per Dior
Raf Simons per Dior

Nel 2012, Dior lanciò la sua prima rivista online, Diormag. Le notizie sul sito venivano aggiornate quotidianamente con informazioni riguardanti le attività globali della griffe. Dopo un anno di attesa, il 9 aprile 2012, iniziò l’era di Raf Simons, nominato nuovo direttore artistico della maison. Nel 2013, la maison Dior impegnò l’attrice Jennifer Laurence come testimonial della campagna pubblicitaria per la borsa Miss Dior, con un contratto da 20 milioni di dollari per tre anni.

A un anno dall’entrata di Raf Simons nella maison francese, Christian Dior Couture rivelò che i profitti erano aumentati del 31% e i redditi del 14%. Tali risultati erano anche dovuti all’influenza di Kris Van Assche, direttore creativo del reparto uomo. Delphine Arnault Gancia, figlia di Bernard Arnault, capo del gruppo LVMH, annunciò di voler chiudere la collaborazione con la maison per lavorare esclusivamente con Louis Vuitton.

Nel 2014, durante un’intervista, Sidney Toledano confermò che il successo derivava dall’altissima qualità della produzione, esaltando il Made in Italy e promuovendo imprese produttive anche in Veneto e in Toscana. Inoltre, dichiarò che la maison produceva in Italia perché era uno dei pochi Paesi in cui la qualità era così alta, grazie alla tradizione familiare. Fu detto ad Arnault che la borsa Lady Dior poteva essere fatta solo a Firenze negli anni ’90.

Dior Rihanna, Secret Garden
Rihanna, Secret Garden

Nel 2015, Raf Simons decise di coinvolgere la pop star Rihanna come testimonial per la campagna “Secret Garden”. Fu un grande passo avanti, poiché in settant’anni di storia del marchio era la prima donna di colore. Serge Brunschwig, direttore operativo di Dior, ottenne il ruolo di presidente della divisione Dior Homme. Lo stesso anno, Dior, Chanel e Louis Vuitton erano in testa alla classifica di Brandwatch sui brand migliori e più influenti sui social media.

Maria Grazia Chiuri

Dopo 3 anni, nell’ottobre 2015, Raf Simons decise di non rinnovare il suo contratto e di lasciare Dior per motivi personali. Al team della griffe francese venne chiesto di disegnare la collezione couture primavera/estate 2016 e la collezione ready-to-wear autunno/inverno 2016-2017. A causa dell’uscita di Raf Simons, i ricavi mostrarono un lieve rallentamento nel secondo semestre, con 961 milioni di euro di vendite.

Dior Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior
Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior

A luglio 2016, Maria Grazia Chiuri divenne la prima direttrice creativa donna di Dior nei suoi 70 anni di storia. Una donna con una lunga carriera nella moda, prima per Fendi e poi per Valentino, sempre vicino a Pierpaolo Piccioli. M.G. Chiuri fu la prima donna a prendere le redini del brand: sino ad allora vi erano stati solo uomini come Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferrè, John Galliano e Raf Simons. La donna italiana conferma il rinnovamento della creatività made in Italy.

Nel 2016, Dior volò a Melbourne per festeggiare i settanta anni della maison. Il lavoro del couturier francese diviene protagonista di una retrospettiva alla National Gallery of Victoria.

Christian Dior 70° anniversario a Melbourne, Australia
70° anniversario a Melbourne, Australia

Situazione attuale

Il 31 dicembre 2016, Sàfilo e Dior rinnovarono il loro accordo fino al 2020 per la progettazione, produzione e distribuzione delle collezioni di occhiali . Inoltre, questo periodo venne caratterizzato delle calzature di Alessandro Micheli e delle T-shirt con slogan rivoluzionari e femministi di Maria grazia Chiuri.

Dior T-Shirts Dior con slogan femminista
T-Shirts Dior con slogan femminista

Nel 2017 si festeggiò 70° anniversario di Dior: la maison francese organizzò la mostra “Christian Dior: Designer of Dreams“, che si è svolse al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. La mostra contava oltre 300 abiti mozzafiato provenienti da diverse periodi della maison.

Dior Mostra "Designer of Dreams", Parigi
Mostra “Designer of Dreams”, Parigi

Baby Dior arrivò su Instagram. Dior è uno dei pochi brand ad aver creato un account dedicato esclusivamente all’abbigliamento per bambini. Natalie Portman diventò testimonial per il profumo Miss Dior, in diverse bellissime campagne floreali. La Portman venne invitata nel sud della Francia per la raccolta della Rose de Grasse, fiore raro e prezioso, cuore della fragranza Miss Dior.

Dior Natalie Portman per Miss Dior
Natalie Portman per Miss Dior

Dior Homme è sul punto di entrare in Rinascente, a Milano, dopo la chiusura del negozio di via Montenapoleone a causa di vendite insoddisfacenti.

DATTI

Sartoria romana di moda maschile fondata nel 1919 da Arocle Datti, dopo un lungo tirocinio. Ha vestito molti grandi, da Totò a Eisenhower. Era famoso per il taglio dei frac e per i completi. Nel ’57, fu affiancato dal figlio Massimo appena ventenne che diede un’impronta nuova all’atelier. Nel ’59, parteciparono in America alle sfilate dell’alta moda maschile, conquistando l’attenzione della critica. Nel ’74 Massimo Datti ha aperto una boutique in via Bocca di Leone, a Roma, che è tuttora in attività.

Delpierre

Madeleine (1920-1994). Studiosa di moda. È stata il primo conservatore del Musée de la Mode e du Costume del Louvre. Specializzata nella storia del costume, soprattutto per quel che riguarda l’800 e il ‘900, ha curato una serie di volumetti sulla grammatica degli stili per l’editore Flammarion.

Dal Co’

Nasce a Traversetolo, in provincia di Parma. Impara il mestiere sin da ragazzo. Subito dopo la seconda guerra mondiale, spinto dalla sorella Amabile, madre delle sarte Fontana, si trasferisce a Roma e apre, in via Crispi 35, un negozio con annesso laboratorio per calzature su misura. Nel 1951 si sposta a Porta Pinciana. Collabora con le grandi firme dell’alta moda del momento, come Schuberth, Fabiani, Lancetti e Carosa. Insieme alle sorelle Fontana inizia una linea di scarpe e borse dal nome Fontalcò. Una parte degli accessori per il corredo di Maria Pia di Savoia portava questa firma. All’epoca la calzatura si realizzava a stretto contatto con le sartorie d’alta moda: un abito importante aveva le scarpe e la borsa della stessa stoffa, spesso decorata da ricami fatti a mano. Si servivano da lui Gina Lollobrigida, Soraya, Ava Gardner, Linda Christian, Audrey Hepburn. Contribuì a diffondere la moda del tacco altissimo e a stiletto su cui si ergevano raffinatissime décolleté. Creò per Diana Vreeland pantofoline in pelle con coccarda in gros-grain. Alcuni suoi modelli sono esposti al Metropolitan Museum of Art di New York. Tra quelli storici, si ricorda la scarpa Paparazzo, creata nel ’53: una décolleté con un sottile tacco fornito di una rondella a piccole lamine, da usare contro l’invadenza dei fotografi. Oggi, il negozio e il laboratorio sono in via Vittoria 65. Continuano la tradizione la figlia Nives e la nipote Silvia. 

De Lisi

Nasce a Long Island, New York. Studia pittura e scultura al Pratt Institute di Brooklyn dal 1973 al ’77. Le sue prime esperienze di lavoro sono con il grande magazzino Bloomingdale’s, nel reparto bambini. Alla fine degli anni ’70, lancia una linea di moda maschile chiamata Benedetto. Nell’82 si trasferisce a Londra dove apre un ristorante francese. Due anni dopo, rientra nella moda con una collezione femminile. Il suo stile è ben lontano dal cupo minimalismo londinese degli anni ’90, cosa di cui va fiero. Nel ’91 entra in società con il gruppo Jacques Vert, produttori e distributori di moda. Vince il premio British Glamour Designer of the year per il ’94 e il ’95.

Dina

Parrucchiera milanese per signora. Nel 1968, apre il suo studio nel crocevia della moda, in via della Spiga 23, dopo anni di esperienza come acconciatrice per i più famosi stilisti e fotografi. Di vaga atmosfera new age, è un vero e proprio appartamento su due livelli dove Dina lavora con la sua collaboratrice Francesca, in compagnia della madre e di una gatta. Qui, circondate da giochi di luce, fragranze naturali e musiche selezionate, le fedeli clienti di Dina, tra le donne più eleganti di Milano, oltre ai trattamenti a base vegetale e al massaggio al cuoio capelluto, possono farsi fare il "taglio della salute" allo scopo di eliminare le doppie punte dalle chiome lunghe. Dina propone anche prodotti per la cura dei capelli di sua personale ricetta fitoterapica. Agli inizi del 2000, Dina si è trasferita nella milanese via Kramer.

Del Carlo

L’attività familiare (maglieria) è fondamentale per la sua formazione professionale. Nel 1986 apre un maglificio con la sorella Piera: sotto l’etichetta con il suo nome, sviluppa uno stile di ricercata semplicità, fatto di materiali pregiati ma anche di forme innovative, con aspetto spesso "vissuto". Nel ’96 inaugura un nuovo stabilimento a Capannori (Lucca), dove produce 50 mila capi all’anno che distribuisce a 270 clienti in tutto il mondo.