D-la Repubblica delle Donne

Supplemento settimanale allegato al quotidiano la Repubblica. Debutta il 21 maggio 1996. Il direttore è Daniela Hamaui, che dà al giornale una nuova linea rispetto ai tradizionali femminili. Inchieste, reportage e grande attenzione all’immagine fotografica ne fanno presto un giornale di punta, tanto che il mensile Wall Paper, la Bibbia delle tendenze, segnala il magazine come giornale “cult”. Nel 2002, Hamaui è chiamata a dirigere il settimanale L’Espresso. Al timone di D subentra Kicca Menoni, che lascia la direzione di Marie Claire (Mondadori) e firma il suo primo numero il 12 marzo del 2002. Il giornale, negli anni, pur cambiando grafica e scansione, lascia sempre gli stessi spazi ai suoi collaboratori di punta, tra cui Giuseppe Turani, Vittorio Zucconi e Umberto Galimberti, che settimanalmente firmano una rubrica. La moda, coordinata da Marina Codecasa Cavallo che è diventata, nel 2003, fashion-director, vede la collaborazione di grandi fotografi come Wayne Maser, Robert Erdmann, Christophe Kutner e Diego Uchitel.

D.e.s.s.

Diploma di Studi Superiori Specializzati è un corso di Moda e di Creazione nell’ambito dell’Istituto di Comunicazione dell’università Lumière-Lyon 2 a Lione, in Francia. Nasce per dare strumenti di riflessione sulla moda, senza limitarsi semplicemente all’abbigliamento. Si rivolge a studenti che abbiano già terminato una prima formazione universitaria e che dimostrino interessi e capacità specifiche. È a numero chiuso: 25 posti. Dura un anno e comprende 350 ore d’insegnamento da ottobre ad aprile, suddivise in 3 aree: tecnica e creazione; impresa; cultura e comunicazione. Sono previsti uno stage pratico di tre mesi, seminari, incontri con gli operatori del settore. Oltre al D.e.s.s, Lumière-Lyon 2 ha due altri corsi di specializzazione: il D.u.c.t.h che diploma in creazione nel tessile-abbigliamento e il D.u.e.r.m che, con un anno di formazione complementare al D.e.s.s., diploma in studi e ricerche sulla moda. (Maria Cristina Righi)

D’Agata

Gaetano (1906-1975). Calzolaio milanese. Nato a Pachino (Siracusa), comincia l’attività di calzolaio a Roma presso Gatto, il laboratorio del cognato. Continua la sua esperienza a Parigi dai celebri Perugia e Greco per 5 anni. Apre nel 1934 un negozio in via Morone 3 a Milano, dove realizza su misura stivaletti, scarpe da sera, francesine, derby, mocassini, lavorate con maestria in tutti i tipi di pellame, dal chevreau al coppale. Dal ’69 al ’74 lavora con lui Emilio Arcando. I Falck, Tito Carnelutti, gli elegantoni Massimo Belloni, Leonardo Vergani, Luigi Settembrini, e tutto il salotto buono di Milano, furono suoi clienti. Chiude nel ’74. 

D’Aillencourt

Simone (1930). Indossatrice francese. Esordisce con Hardy Amies nel 1954. Subito notata dalle più importanti riviste di moda (Vogue, Harper’s Bazaar, Elle), inizia una fulminea carriera internazionale. Posa per tutti i grandi dell’obiettivo: Avedon, Bourdin, Hiro, Horst, Horvat, Klein, Newton, Sieff. Si ritira nel 1969 per aprire l’agenzia Modèle International. Abile talent scout, scopre e lancia indossatrici come Vibeke Knudsen e Ingmarie Johanson. Alla fine degli anni ’80, fonda una scuola per mannequin.

D’Amato

Nato a Roma da papà napoletano e mamma franco-italiana, studia architettura a Roma e design industriale, per un anno, a Torino lavorando anche per il centro stile della Fiat. A 20 anni si trasferisce a Parigi, dove frequenta dei corsi di stilismo presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture. Comincia a lavorare per Emmanuel Ungaro e in seguito collabora con Guy Laroche, Lolita Lempicka ed Emilio Pucci. Rientrato in Italia, a Milano lavora prima per Dolce & Gabbana e poi per Armani. Grazie all’aiuto del suo attuale socio in affari, l’interior designer Gianfranco Fenizia, nel 2004 presenta la sua prima collezione. Nel 2005 arriva la vittoria al concorso indetto da Vogue e dalla Camera della Moda "Who’s On Next?": questo determina un notevolissimo aumento di lavoro e visibilità del marchio, ma anche imposto una maggior qualità del servizio. I tessuti sono il punto di partenza di ogni collezione: lo stilista ama le stoffe corpose, adatte a costruzioni e decostruzioni che trasformano il capospalla in abito e modellano le forme attraverso arricciature, zip, tagli al vivo, nodi e altri virtuosismi di struttura.

D’Amico

La madre sarta gli trasmette la passione per la moda. L’incontro importante è con Gianni Versace nella cui maison lavora per 13 anni sino alla morte dello stilista, occupandosi di costumi teatrali (collabora con Maurice Béjart, Bob Wilson, William Forsythe e Arnaldo Pomodoro), delle linee Istante e Versace Sport e di licensing. Nel 1992 realizza con Versace l’immagine di The One, tour mondiale di Elton John. Nel ’98, in società con Massimo Leotti, crea la Antonio D’Amico che propone prêt-à-porter sportivo per uomo e donna, maglieria scarpe e accessori.

D’Ancona

Ricercatrice e "pasionaria" del vintage. Titolare dello studio di progettazione stilistica Ld’A Lab, è consulente nei settori dell’abbigliamento e dell’accessorio e insegna all’Istituto Europeo di Design, Ied. Nasce a Roma e, dopo la maturità classica, nel 1988 ottiene, con il massimo possibile dei voti e la lode, il diploma di Stilismo e Moda (corso superiore quadriennale) allo Ied della capitale. Inizia un tirocinio di cinque anni presso un ufficio stile, dove segue marchi specializzati nel capospalla con predilezione per il mondo dello sport e casual. Sviluppa subito la sua passione per il vintage e il suo interesse per lo street style in genere, muovendosi in Italia e all’estero, ricercando e acquistando capi d’archivio. Nel ’93 fonda il suo studio di progettazione e, avvalendosi di un team di collaboratori, avvia le consulenze per marchi di aziende come Ferretti Studio, Gattinoni, Fendissime, Gas, Cotton Belt. Nel ’98 vara, in alleanza con il marchio A.n.g.e.l.o. di Lugo di Romagna, titolare del maggior archivio di abbigliamento usato in Italia, una collezione basic di matrice vintage. Attualmente disegna, per il marchio emergente Panepinto di Milano, una linea focalizzata sul tricot e piccoli pezzi fantasia preziosi ed elaborati e per il Gruppo Soffiantini di Brescia la linea Kiltie: una collezione di nicchia, qualitativamente di alta gamma, fatta di linee, dettagli e sottili contenuti di tendenza.