Baldini

Dopo una breve esperienza come pittore, ha cominciato negli anni ’50, a Firenze, a creare tessuti che avevano un’impronta molto grafica. Il passo successivo è stato quello di un prêt-à-porter che ha lasciato un piccolo segno nel gusto di quella stagione. Sposato con una mannequin americana di origine armena, dovette trasferirsi per ragioni familiari a Santa Margherita, dove, nel decennio ’70, concluse la sua attività. È il primo, nel 1962, ad aver dato fiducia a Walter Albini, affidandogli la propria collezione.

Berro

Nato a La Plata, comincia a lavorare a New York, quindi si trasferisce a Parigi, dove attualmente vive, anche se due volte l’anno torna a La Plata, città che, come dice il nome (plata, in spagnolo significa argento), vanta una secolare tradizione nella lavorazione dei metalli preziosi, soprattutto l’argento. Questo è infatti il suo materiale preferito per la creazione di gioielli di grande classe, tutti pezzi unici, a volte di gusto eccentrico e molto inusuali. Da 8 anni disegna una linea più tradizionale per il famoso marchio francese Fred. Ma il suo idolo è Fulco di Verdura, il gioielliere italiano scomparso nel 1978, amato da Chanel e collaboratore di Dalí sul finire degli anni ’30, famoso per le sue creazioni bizzarre e surreali. Berro, che lavora nel suo atelier in perfetta sintonia con tre artigiani che sono per lui altrettanti alter-ego, espone periodicamente i suoi gioielli nella Galleria di Naìla de Monbrison, a Parigi, in rue de Bourgogne. 

Barnes

Dopo un master in Fashion Knitwear al Royal College of Art, nel 2001 ha vinto il premio Way In Harrods Competition. Ha disegnato per Alexander McQueen. La sua collezione di maglieria per l’autunno-inverno 2001-2002 si è ispirata al Messico. Il panno e il sintetico, uniti da stampe fatte a mano, in pizzi e nastri, riproducono l’atmosfera eclettica dei messaggi trovati sugli altari delle antiche chiese messicane, ricchi di fiori, nastri, fotografie. Gli abiti messicani, dai forti contrasti di colori vivaci, hanno ispirato invece la combinazione di maglia e altri materiali come lo chiffon e il cotone. 

Berthault

Per 40 anni ha vestito sul set le dive di Hollywood. Resta nella leggenda per il vestito-guanto di raso nero indossato da Rita Hayworth nel ballo di Gilda. Nato a Parigi, studiò all’Académie des Arts Decoratifs. Diventò apprendista nell’atelier Agnès-Drecoll in Place Vendôme. Divenne capocostumista alla Columbia dal 1944 al ’58. Poi, si trasferì alla Universal. Nominato agli Oscar innumerevoli volte, si aggiudicherà la statuetta nel ’56 per Una cadillac tutta d’oro, realizzando l’intero guardaroba di Judy Holliday. Firmò gli abiti di Joan Crawford per L’ape regina del 1955, quelli di Lana Turner in Lo specchio della vita del ’59 e Ritratto in nero del ’60. Suoi anche parecchi abiti di Sandra Dee nelle pellicole dei primi anni ’60 e in alcuni film di Doris Day al tempo del suo sodalizio con Rock Hudson.

Indimenticabili anche il microabito (primo nel suo genere) e i costumi da bagno di Liz Taylor nel film con Montgomery Clift Improvvisamente l’estate scorsa (’60). Di lui Diane Vreeland disse: "È riuscito a infondere alle dive un’immensa carica di sensualità". Negli anni ’60, fondò la Jean Louis Inc. a Beverly Hills, proponendo nuove creazioni ma anche copie di vestiti da diva. Per Marilyn Monroe realizzò l’abito rosso ciliegia in Gli spostati (’61), accappatoi e bikini visibili nell’incompiuto Something got to give (’62) e l’abito di paillette indossato dall’attrice la sera del compleanno del presidente Kennedy quando cantò, di fronte a migliaia di persone al Madison Square Garden, Happy Birthday Mister President. Tra le sue clienti più note la Duchessa di Windsor, l’attrice Irene Dunne e Nancy Reagan.

Bassman

Lillian (1917). Fotografa americana. Nelle sue immagini, il senso materico di quel che deve documentare trova appoggio nella sapienza delle luci. Le sue audaci ricerche formali non sempre sono piaciute ai suoi committenti. Nel 1942, entra ad Harper’s Bazaar come collaboratrice di Brodovitch e, nel ’45, diviene direttrice di una testata minore della casa editrice, Junior Bazaar. Dopo parecchi anni di oblio le è stato reso omaggio dal Festival de la Photo de Mode, nel ’94 e una grande mostra le è stata dedicata dall’Institute of Technology di New York per il suo ottantesimo compleanno.