B.weiJ

Brand nato nel 2007 con un target specifico di ragazze giovani, si è subito distinto per una linea casual caratterizzata da una minuziosa cura del particolare, un’impostazione total look e una specializzazione nel denim. Tessuti innovativi, linee trendy e glamour, ironia e grinta sono le peculiarità delle collezioni presentate.

Babani

Casa di tessuti e abbigliamento varata nel 1919 da Madame Babani, attraverso un negozio nel parigino boulevard Haussmann che aprì esponendo le stoffe liberty e d’evocazione rinascimentale di Mariano Fortuny. Come Maria Gallenga, Babani è un epigono dello stile Fortuny da cui si distacca per una minore sofisticatezza e per il gusto dei ricami. La maison vive una decina d’anni.

Babouche

Casa di pantofole in stile marocchino fondata nel 2000 da Patrizio Miceli, Cyril Saulnier e Pierre Jacquet. I tre, avvalendosi della collaborazione dei calzolai di Marrakech, hanno realizzato queste babbucce adattandole allo stile urbano occidentale. Alcune infatti hanno un minimo di tacco. Possono essere rigate, a fiori, di pelle, di jeans, in pitone, in seta, in tweed, in fantasia mimetica. Distribuite in Francia in cinquanta punti vendita, le Babouche stanno avendo un discreto successo tanto da essere presenti ormai in altri dodici paesi.

Baby Doll

Uno dei simboli per antonomasia della seduzione femminile, indossato dalle dive del cinema a partire dagli anni ’50, ma anche tratteggiato sulle si”lhouette di eroine dei fumetti come Betty Boop. Il nome deriva dal titolo dell’omonimo film di Elia Kazan, girato nel 1956 e interpretato da Carrol Baker nel ruolo di una moglie-bambina che indossava un succinto pigiamino e si succhiava il pollice. All’epoca, Baby Doll fece scandalo, rese paonazzo d’ira Spellman, cardinale di New York, e scatenò la Legione della Decenza. Lunghezze minime e trasparenze sono le peculiarità di questo indumento nato verso il 1950 in un momento storico che vede la donna ritrovare il desiderio di sentirsi attraente in ogni momento del giorno. A metà tra la biancheria intima e l’indumento da notte, dalla foggia vezzosamente infantile, è composto da una camicia scollata, senza maniche e tanto corta da fare intravedere mutandine riccamente ornate da fiocchi e pizzi, utilizzati anche per arricchire lo scollo e il bordo inferiore della camicia stessa. (Gianluca Bauzano)

Baby phat

Nuovo brand femminile dall’inconfondibile stile hip-hop, fondato da Kimora Lee Simmons, è nato per dare un tocco in più a una sfilata dell’altro marchio della stessa stilista, Phat Farm. Ebbe così tanto successo che nel 1998 Kimora decise di fondare e dirigire questa nuova linea denim. Capì subito che il successo del brand sarebbe derivato dalla sua capacità di puntare al mondo dell’alta moda e dello stile hip-hop. La linea attirò molte star tra le quali Paula Abdul, Britney Spears e Alicia Keys. Femminile e divertente, glamour e sensuale, Baby Phat comprende molti elementi differenti, dal denim alla pelle, dalle borse alle scarpe, dalla lingerie ai gioielli, due edizioni limitate di cellulari Motorola a una fragranza esclusiva.

Baccarat

Nel 1764 re Luigi XV di Francia diede al Vescovo di Montmorency-Laval of Metz il permesso di fondare una casa che producesse vetri e cristalli a Baccarat, nella Francia dell’est. Famoso per le sue creazioni in cristallo realizzate per la casa in special modo, nel 1993 lancia la prima linea di gioielli con due collezioni all’anno. Le creazioni di Baccarat hanno raggiunto un grande successo grazie al lavoro dei Meilleurs Ouvriers de France, i più grandi artisti ed artigiani francesi. Nelle collezioni vengono proposte sia repliche di pezzi antichi, sia nuovi elementi creati da giovani designer come Jean-Marie Massaud, Caroline Bouzinac and Jean Oddes. Nel 2001 viene lanciata una linea di gioielli di cristallo impreziositi da pietre semipreziose e preziose chiamata Les Précieux. Nel 2003 si inaugura a Parigi il Palais Baccarat, ex dimora patrizia completamente ridisegnata da Philippe Starck. La splendida residenza in una elegante piazza del XVI arrondissement ospita la boutique, il museo e uno dei ristoranti più esclusivi della capitale francese. Luogo di grande fascino è aperto al pubblico.

Bachelite

Usata anche per bigiotteria, è l’antenata delle materie plastiche, inventata e brevettata nel 1909 da Leo H. Baekeland. Fu usata dagli anni ’20 fino all’inizio dei ’50 per palle da biliardo, telefoni, radio, utensili da cucina, fiche da gioco, bottoni e, naturalmente, bijoux. Materiale resinoso e scuro, ha il vantaggio di poter essere colorato in tutte le sfumature possibili, anche se ha il difetto di scolorirsi facilmente col passare degli anni. È indistruttibile. Con la bachelite si potevano imitare molti altri materiali, dal marmo all’avorio, dall’ambra al corallo, alla tartaruga, a varie pietre preziose e semipreziose. Può essere trasparente, traslucida o opaca. Con il passare del tempo assume comunque una patina in superficie e tende a screpolarsi. Negli Stati Uniti, naturalmente, ci sono già parecchi libri sull’argomento, anche perché è diventata oggetto di collezionismo non proprio a buon mercato: Bakelite Bangles: Price and Identification Guide, Bakelite Pins, Bakelite in the Kitchen. Molto ricercati i pezzi di particolari colori: Butterscotch, un giallo oro con una punta di marrone prodotto solo negli anni ’30; End of the Day, una miscela di tre o più colori contrastanti; Star Dust, trasparente con pagliuzze d’oro, scomparso alla fine degli anni ’30. I prezzi e la richiesta sono tali che i gioielli vintage non sono più sufficienti e ne vengono prodotti con bachelite riciclata. Esiste anche la falsa bachelite (Fakelite). Bisogna saperla distinguere dalla celluloide e dalla lucite, che sono materiali molto simili ma più leggeri e delicati. (Gabriella Gregorietti)