Alfonsi

Maria Vittoria. Giornalista e scrittrice, ha cominciato la propria attività lavorando per Mamme e Bimbi, Marie Claire e Bellezza. È stata titolare di rubriche femminili per vari quotidiani come La Gazzetta di Mantova, La Gazzetta del Sud, Giornale di Sicilia. Ha collaborato intensamente alla televisione, iniziando con la trasmissione Personalità (Rai) diretta da Mila Contini e, dal 1973 all’83, dirigendo e presentando per Tvr-Rete 4, Parliamo di Moda e Speciale Donna. Come inviata, segue la moda dal 1959, con brillantezza cronistica e vasta conoscenza della materia. È stata responsabile della moda per L’Arena di Verona e per Il Giornale di Vicenza, quotidiani per i quali tuttora lavora come inviato, cronista delle sfilate e collaboratrice delle pagine culturali. Ha pubblicato: I grandi personaggi della moda (Cappelli Editore, ’74), Donne al vertice, Leaders in Fashion (Cappelli, ’83) e Questo è il made in Italy, ovvero la moda dietro la vetrina (’86), A tavola con…Stile e Figli d’arte? No, grazie. Nel 2001 ha donato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, negli spazi del Museo Boncompagni Ludovisi, la sua raccolta che, attraverso abiti, giornali, riviste, libri, fotografie e video racconta la moda del ‘900.

Allegri

Azienda italiana leader nella produzione di impermeabili e sportwear uomo e donna. La fondano Allegro e Renato Allegri a Vinci, il paese toscano di Leonardo e ha un immediato successo con un impermeabile in nylon. Erano gli anni a cavallo dei decenni ’50 e ’60, epoca in cui la tradizione empolese inizia a emergere dal capo impermeabile per legarsi alla cultura internazionale del trench, attualizzandone progressivamente i contenuti. La società Dismi 92 S.p.a. con sede a Vinci (Firenze) è ripartita ora tra la famiglia Allegri, che detiene la quota del 60% del capitale, e il fondo Orlando Italy, che ha acquisito il 40% nel marzo del 2008. Nell’ultimo decennio, il prodotto Allegri si è ulteriormente arricchito di contenuti moda, di ricerche e sperimentazioni sui materiali, di tecnologie produttive e di strategie di marketing. Un processo che, comportando soprattutto la declinazione del "vocabolario" dell’impermeabile, arricchitosi di moda e stilismo, di innovazione delle forme e delle proporzioni, di cura dei dettagli, è sfociato nella diversificazione assoluta di ben 200 modelli proposti ogni anno. Nel 1990 è stato assegnato alla Allegri il premio Pitti Immagine Uomo per gli straordinari risultati ottenuti nel settore rainwear e sportwear, nel quale il prodotto italiano ha dovuto imporsi contro tradizioni e scuole più antiche, prime fra tutte quelle d’oltremanica. Oltre allo stabilimento produttivo fiorentino, dove operano oggi 130 dipendenti, l’azienda vanta un prestigioso showroom, lo Spazio Allegri in via Stendhal a Milano, nel cuore della rinomata Zona Tortona. Il valore aggiunto di un’azienda a tradizione familiare e l’expertise produttivo maturato nel corso degli anni hanno permesso ad Allegri di diventare un marchio conosciuto a livello internazionale e distribuito nei principali multimarca e department store, oltre che nei tre monomarca di Milano, in corso Venezia all’interno del Quadrilatero della moda, a Firenze, nella storica via Tornabuoni, e a Tokyo, nell’esclusivo quartiere di Ginza. Il cambiamento è finalizzato a dare un posizionamento ben preciso alle linee di prodotto, e al coinvolgimento di importanti designer, in linea con una tradizione che ha visto succedersi negli anni stilisti del calibro di Giorgio Armani (per il quale la società produce oggi le collezioni Armani Collezioni e Borgonuovo 21), Romeo Gigli, Marithé et Francois Girbaud, Martin Margiela e i Viktor & Rolf. Ultima collaborazione in corso, quella avviata con lo stilista napoletano Francesco Scognamiglio al quale, a partire dalla stagione autunno-inverno 2009, è stata affidata la direzione creativa della linea top di gamma del marchio, 01 01 09 a Allegri, che sarà affiancata da una linea più formale, Allegri Milano, pensata per soddisfare le esigenze del cliente storico di Allegri e sviluppata da Mauro Ravizza Krieger. A queste due collezioni si aggiungerà un’etichetta sportiva destinata invece al consumatore più giovane, Allegri (etichetta viola) coordinata dal team creativo interno del brand. Un’offerta completa di prodotto che renderà Allegri un punto di riferimento sempre più forte nel panorama delle case di moda internazionali.

Arcando

Dopo aver lavorato come tagliatore modellista con i maestri calzolai Marchesi e Bergamaschi, apre un proprio laboratorio nel 1919 e serve prima gli elegantoni e le scicchettone fra le due guerre poi la società degli anni ’50, i miracolati dal boom sino ad arrivare al finire degli anni ’60, quando, nel ’68 e ’69, gli assegnano l’Oscar per la migliore calzatura maschile e femminile.

Altea

Giuseppe Sartori nel 1892 aprì, tra via Verri e via Montenapoleone, un negozio di cravatte. Sarà il figlio Felice a rivoluzionare l’azienda che dal dopoguerra cambierà marchio. Altea è il suo nome dal 1946. È guidata dalla quarta generazione della famiglia Sartori. Occupa 160 dipendenti fatturando 61 miliardi di lire così suddivisi: 28,7 miliardi dal mercato dell’Ue; 22,4 dal resto del mondo; 9,9 dall’Italia.

Annex

Marchio di moda pronta lanciato nel 1986 dalla stilista svizzera Dorothee Vogel, insieme al socio Urs Kunz. Le collezioni puntano alla femminilità e spesso si richiamano ad artisti come Bill Viola e Angela Bullock. L’azienda ha recentemente ampliato il suo mercato dall’Europa agli Stati Uniti.

2003. Annex rimane leader tra i marchi svizzeri nell’abbigliamento femminile, insieme ad Hanro, Ida Gut e Divina of Switzerland. Aziende che esportano, in controtendenza rispetto all’industria elvetica che, nell’ultimo decennio, ha subito una contrazione notevole aggredita dalla concorrenza dell’Europa centrale e orientale.

Aadvenik

Designer di origine norvegese vive e lavora a Londra, dove fa sfilare le sue collezioni donna durante la Settimana della Moda di Londra. Nel 2002 ha conseguito un master presso il Royal College di Londra, e poco dopo diventa assistente di Alexander McQueen. Le sue creazioni si ispirano nei colori e nelle forme agli anni ’80, uno stile che decreterà il suo successo anche tra le celebrities di tutto il mondo, come la principessa di Norvegia. Nel 2008 debutta a Milano grazie all’appoggio del White Club, dove sfila insieme ad altri otto nuovi talenti.

Abercrombie & Fitch

Colosso americano di casual luxury nato nel 1892 da David T. Abercrombie, inizialmente produceva indumenti per lo sport. Alla fine degli anni ’60, rischiando il fallimento finanziario, viene posto sotto il controllo di Micheal S. Jeffries per diventare il brand che è oggi. La compagnia comprende cinque marchi diversi, quella di bandiera Abercrombie & Fitch, una combinazione di classicità, novità, provocazione; abercrombie, casual e vintage; Hollister Co., con le peculiarità della California e della vita da spiaggia, uno stile rilassato e vacanziero; Ruhel No. 925, qualità e tradizione, aspira a definire il lifestyle newyorkese; Gilly Hicks, ispirato dallo spirito australiano, classico, mascolino e sexy allo stesso tempo, un vero brand americano con un pizzico di Australia.