Carosa

Maison romana d’alta moda dall’anagramma dei nomi di due nobildonne che decisero, nel 1947, di iniziare un’attività nel campo della couture: la principessa Giovanna Caracciolo Ginetti (1910-1983) e Barbara Angelini Desalles. Quest’ultima lasciò quasi subito, mentre donna Giovanna continuò fino alla metà degli anni ’70. Non conosceva l’arte del cucire, ma sapeva vestire. Aveva due passioni: Balenciaga e il barocco romano. Dotata di un grande gusto, eccezionale talent scout (nel suo atelier sono passati Ibi Farkas, De Barentzen, Lancetti, Giambattista Vannozzi, Quirino Conti e Tarlazzi, il prediletto) seppe subito imporsi nel mondo della buona borghesia romana e dell’aristocrazia internazionale. Dalle finestre del suo atelier, in piazza di Spagna, indicando le cupole, esortava i suoi disegnatori a guardarle “per apprezzarne i volumi e le proporzioni”. Il 12 febbraio ’51 fu invitata alla prima sfilata di Giorgini, a Firenze. Tarlazzi collaborò con lei fino al ’72. Dopo 2 anni, la casa Carosa chiude soprattutto per quella crisi nell’alta moda provocata dall’industria ormai vincente, produttrice del prêt-à-porter. Quirino Conti, che ha lavorato con lei, ha scritto: “Si affannava dietro un godet, spasimando per uno sbieco e delirando per un certo particolare punto di nero”.