Cangioli

Ha sede a Prato. La fonda Vincenzo Cangioli nel 1859: una bottega di "impannazione" a cui, 11 anni dopo, affianca lo stabilimento di Vaiano dotato di macchinari azionati da energia idroelettrica autoprodotta. Nel 1881, la ditta si dà una sorta di statuto, strano e inconsueto per l’epoca. È il Documento dei lavoratori che stabilisce i doveri e, sia pure limitatamente, i diritti dei dipendenti: per esempio, il diritto di licenziarsi, di andarsene. Sul finire del secolo, l’erede Alceste costruisce lo stabilimento di Prato. Un’intensa attività di export, soprattutto verso l’Inghilterra, permette di estendere la produzione all’abbigliamento, con una rete di negozi, e, nel 1930, alle coperte. Nel ’38, viene varato un nuovo stabilimento per la filatura, la tintoria e la tessitura. Nel ’58 a Vincenzo II, che porta il nome del fondatore, suo nonno, succedono i figli Carlo, Gherardo e Sergio. Sono loro che, alla fine degli anni ’70, decidono investimenti per lo sviluppo del settore tessuti che alimentano con un’altissima importazione di alpaca. Nell’87, entrano in azienda i figli di Gherardo, Sabina e Vincenzo. Nel ’92 ulteriori massicci investimenti avviano un processo di modernizzazione tecnologica con un conseguente, forte aumento dei prodotti. Il gruppo si compone di 6 aziende: tessuti donna, drapperia uomo, filatura, tessitura industriale, tintoria e rifinizione. Impegna 200 addetti. Vende in Italia, Germania, Francia, Belgio, Inghilterra, Spagna, Giappone e Stati Uniti. Quando, durante l’ultima guerra, il fronte coinvolse la Toscana, una cannonata trapassò una ciminiera del Lanificio Cangioli, lasciando illesa l’azienda. L’immagine di quella ciminiera divenne, in quegli anni, l’emblema di Prato.