Brooks

Louise (1906-1985). Attrice americana. È un’icona che ha influenzato la moda, il fumetto e il cinema con il suo volto inquadrato dal taglio netto dei capelli neri. Frangetta, occhi intensi, carnagione perlacea, bellissima Lulù: alla fine degli anni ’20, un’apparizione di intensa ma breve durata. Il successo le arriva con due film girati in Germania, grazie a George Wilhelm Pabst che la vuole inquietante protagonista in Die Buchse der Pandora (LulùIl vaso di Pandora, 1928) e Das Tagebuch einer Verlorenen (Diario di una donna perduta, 1929). Ancora qualche film, stavolta girati a Hollywood, di scarso rilievo e un rapido tramonto. Ma, subito negli anni ’30, viene presa come modello per il personaggio di Dixie Dugan nel fumetto di John Striebel Mickey is gone. Guido Crepax si ispira a lei per disegnare la sua Valentina. Altrettanti omaggi cinematografici: da Godard, che in Vivre sa vie (Questa è la mia vita, 1962) prende l’acconciatura di Louise Brooks come modello per la sua protagonista Anna Karina, a Bob Fosse che in Cabaret (1972) si ispira al look dell’attrice per il personaggio di Sally Bowles interpretato da Liza Minnelli. La stessa pettinatura, ma con capelli rossi, viene imposta alla cantante Milva da Giorgio Strehler per il personaggio di Jenny dei pirati, nella riedizione del Piccolo Teatro dell’Opera da tre soldi di Brecht.