Braccia

Omero non le trascura. Le loda nelle dee sempre intrigate nelle vicende dei litigiosi mortali, quando dal cielo scendono in aura d’ambrosia sulla terra. E quale più seducente emozione poteva splendere per il naufrago Ulisse all’incontro con “Nausicaa dalle bianche braccia”? Sottili, le braccia; ieratiche come gli abiti stilizzati da cui si offrono allo sguardo, quelle delle donne egizie; rotonde e morbide incantano nelle fanciulle greche, chiuse nelle loro tuniche plissé. Poi scompaiono nella vastissima sarabanda di manti e pepli o più semplicemente nelle maniche, in cui la moda agita i suoi dettami. Maniche ampie per le castellane del Medioevo, doppie, tagliate per liberare gli sboffi della camicia nascosta; attillate ma lavoratissime in alto, fra spalla e avambraccio, nei secoli del Rinascimento. Se no, di che avrebbe potuto parlare una dama come Laura Gonzaga, scrivendo a Isabella marchesa di Mantova a proposito dell’abito di Lucrezia Borgia, tutto di raso a frappe d’oro su nero e cussì le maniche? In compenso nessun fustigatore minuzioso stile San Bernardino, nessun divieto bempensante, si occupano stranamente delle braccia nude, neanche quando il ‘600 oltre alle scollature da spalla a spalla, le porrà in rilievo, rivelandole in tutto il loro rigoglio. Del resto, totalmente nude le braccia appariranno solo nel periodo del Direttorio, quando in Francia l’interesse talora esasperato per il mondo classico vive in ogni sua forma dall’abito all’arredamento e la divisa della donna elegante è la chemisé, ornata di ricami ispirati alla decorazione greca, una tunica con una lunga fenditura sul fianco in lievissima batista, la vita sotto il seno, così lieve da risultare trasparente, tanto — anche se per poco — sono scomparsi busti e steccature. Naturale che gli staffilatori del costume sempre in agguato avessero altro da pensare, tutto quel nudo o quasi offerto e pazienza il seno, già bersaglio sperimentatissimo, ma ora le donne avevano la disinvoltura di mettere in mostra persino le gambe. Le braccia, belle e caste, si muovono dunque tranquille. Tanto più che già Napoleone le farà sparire, almeno a corte, perché il lusso salvi l’economia. Poi, fra crinoline, vesti castigate di giorno e scollature abissali, ecco rinascere le braccia. Soprattutto, quando negli anni ’20 del ‘900 la moda garµonne conquista l’Europa. La signora, capelli corti e forme efebiche, farfalla uscita dai più tormentosi busti di tutta la sua storia, ha finalmente gambe e braccia. Il seno è cancellato, ma la sera spalle e braccia sono nude e ingioiellate, né metalli né pietre preziose, ma specialissime invenzioni da oreficeria. Lampeggiano le braccia nell’elegantissima, equilibrata moda degli anni ’30, al riverbero della schiena nuda. Poi, cedono prima al guanto lungo fino alle ascelle, in seguito al gusto di muscoli più tonici, tempo libero, sport aiutando, e voglia di abbronzatura. Del resto, lo scalfo all’americana di abiti e magliette chiama in causa l’ascella, anche se fra la nostalgia dei revival e le trasparenze del nude look, la nudità è cosi ampia che delle braccia, ancora una volta, perché parlare? È più facile che si facciano notare in una maglietta stretch, che disegna il busto e l’assottiglia, in un’inedita, anche se recuperata, fragilità.