Boussac

Marcel (1889-1980). Industriale tessile francese. Nella storia della moda, il suo nome è soprattutto legato alla nascita nel 1946 della maison Dior di cui non fu solo il finanziatore, ma l’ostetrico armato di forcipe perché il sarto era titubante. Figlio di un piccolo imprenditore laniero, fondò la sua prima società tessile verso il ’10. La grande guerra lo miracola, come fornitore allo Stato di tela per i pionieristici aerei. Alla fine del conflitto, ricicla in camicie gli stock che gli sono rimasti. Nel ’23, s’affaccia sul mondo della haute couture acquistando una maison di secondo piano, la Pierre Clarence. Fra le due guerre, costruisce un impero che rafforza a pace riconquistata perché, quando riprendono famelicamente i consumi, è fra i pochi ad avere i magazzini stipati di stoffe. La sua stella comincia a offuscarsi alla fine degli anni ’50, quando tutto il settore tessile europeo va in crisi. Il Gruppo, arrancando, regge sino al ’78, quando il vecchio Boussac è costretto a portare i libri in tribunale. È il fallimento. Interviene la società Agache-Willot, pagando 700 milioni di franchi. Il Gruppo riprende fiato. È sempre un colosso: 100 fabbriche, 28 mila operai. Come tale, ha anche ambizioni d’espansione. Gli saranno fatali. Per comprare una catena di distribuzione negli Stati Uniti, la Korvette, s’indebita sino al crack. È l’81. Il governo francese sollecita il salvataggio, promettendo facilitazioni. A comprare e a ristrutturare drasticamente è una cordata imprenditoriale capitanata da Bernard Arnault.