Bourdin

Guy (1928-1991). Fotografo francese. La sua passione iniziale è per il disegno e la pittura ed è proprio come pittore che esordisce, nel 1960, su Vogue France. Ma alla rivista — con cui collabora per 20 anni — arriva soprattutto come fotografo quando, colpito dalla bellezza estetica della famosa immagine di un peperone, scattata con esito sensuale da Edward Weston, decide di avvicinarsi alla fotografia. Si afferma rapidamente negli anni ’60 per la personalità con cui realizza campagne pubblicitarie ardite come quella del ’66 per le scarpe di Charles Jourdan o cataloghi sensuali come quello di biancheria intima per Bloomingdale’s a New York. Dichiaratamente influenzato dal surrealismo, ma anche capace di fondere le visioni di Man Ray con i cromatismi accesi propri della Pop Art (come dimostrano gli enormi oggetti, come cuori o scarpe, con cui si misurano le modelle), è un autore quasi ossessionato dalla perfezione formale. Nel suo studio parigino nel quartiere del Marais, le pareti completamente nere, le finestre serrate e l’assenza del telefono indicano la volontà di isolarsi dall’esterno fino alla fine del lavoro. Altrettanto attento all’impaginazione delle sue fotografie, il fotografo si è sempre rifiutato di utilizzarle per mostre o libri, al di fuori, cioè, della loro natura meramente commerciale per cui sono state pensate. In questa stessa ottica va visto, nell’87, il rifiuto del Grand Prix National de la Photographie da lui definito "del tutto inutile". Negli ultimi anni di vita, anche per sfuggire alla depressione, ritorna a dipingere pur senza abbandonare la fotografia. Nel 2002 la Shine Gallery di Londra gli dedica una grande antologica mentre l’editore Bulfinch pubblica la sua unica monografia, ExhibitA: Guy Bourdin, che accoglie un panorama completo del lavoro del fotografo dagli anni ’50 al ’91.