Bikini

Costume da bagno composto da una scavatissima culotte e da un esiguo reggiseno, nella scia del pronunciato ritorno alla femminilità, umiliata dalla vita e dagli abiti del tempo di guerra. La ricerca di novità nella moda da mare era nell’aria: un costume così lo crea, nella primavera ’46, uno stilista di grido, Heim, e lo chiama Atome, sperando che risulti esplosivo come la bomba. Ma il 3 luglio dello stesso anno, sarà un pressoché sconosciuto stilista come Louis Réard a battezzare il suo audace due pezzi Bikini, dal nome dell’atollo nel Pacifico dove, appena quattro giorni prima, gli Stati Uniti avevano attuato i loro esperimenti nucleari. E bikini fu. I primi modelli, spesso eseguiti all’uncinetto, conservarono, pur nell’inedita rivelazione del nudo, toni e decori naif, chiaramente dedicati alle giovanissime. Tutt’altra cosa il monokini che, volutamente equivocando sul bi di bikini quale suffisso del doppio, indica un costume da bagno ridotto al solo slip, abolito il reggiseno (’64). Dagli anni ’70, il bikini ha versioni molto scosciate: lo “string” (termine inglese, nastro), lo slip a forma di triangolo sul davanti, ridotto a una sottile banda da inserire fra le due rotondità del sedere; il “tanga” di origine brasiliana, in cui la culotte libera e rivela nel suo taglio anatomico le anche fin quasi al punto vita.