Biennale di Firenze

Festival di cultura contemporanea. Si propone di esplorare e raccontare, al massimo livello internazionale e nelle forme e nei contenuti più innovativi, le affinità, le influenze reciproche, il rapporto creativo tra moda, arti visive, design, architettura, fotografia, cinema, musica e comunicazione. Sino alla fine del millennio, sono state varate due edizioni: quella inaugurale del 1996 e quella del ’98. Ideata da Luigi Settembrini (con la collaborazione di Roberto Rosati) e promossa, fra gli altri, dal Centro di Firenze per la Moda Italiana, dalla Regione Toscana, dal Comune di Firenze, la Biennale di Firenze (conosciuta anche come Biennale della Moda) è stata forse la prima operazione in cui la ricerca degli stilisti di moda si è confrontata alla pari con altri linguaggi creativi nella definizione di tematiche centrali dell’esperienza contemporanea. Si è aperto così un nuovo capitolo della cultura della moda, oltre la tradizionale sottovalutazione del suo ruolo e delle sue valenze più superficiali. Ciò è parso particolarmente evidente nella prima edizione del festival (settembre ’96-gennaio ’97), sotto la direzione artistica di Germano Celant (storico e critico d’arte, curatore del Guggenheim Museum di New York), di Luigi Settembrini e di Ingrid Sischy (giornalista, direttore di Interview). Intitolata Il Tempo e la Moda, la prima Biennale si è articolata in 7 mostre alle quali hanno partecipato, spesso con lavori appositamente realizzati per l’occasione, oltre 140 tra fashion designer, artisti, designer, architetti, fotografi e musicisti di tutto il mondo. Tre sono state le mostre cardine, allestite in diversi musei e spazi espositivi della città. Arte/Moda: 7 grandi strutture progettate da Arata Isozaki al Forte di Belvedere ospitavano il progetto comune di una coppia di stilisti e artisti (Gianni Versace/Roy Lichtenstein, Helmut Lang/Jenny Holzer, Azzedine Alaïa/Julian Schnabel, Jil Sander/Mario Merz, Miuccia Prada/Damien Hirst, Rei Kawakubo/Oliver Herring, Karl Lagerfeld/Tony Cragg). New Persona/New Universe (alla Stazione Leopolda, con allestimento di Denis Santachiara): una riflessione sui nuovi confini del corpo umano e dell’universo di oltre 30 tra artisti e stilisti: Robert Mapplethorpe, David Bowie, Cindy Sherman, Kiki Smith, Tony Oursler, Giuseppe Penone, Jurgen Teller, Studio Azzurro, Jake e Dinos Chapman, Ines van Lamsweerde, Vito Acconci e Giorgio Armani, Vivienne Westwood, Calvin Klein, Alexander McQueen, Yohij Yamamoto, Moschino. Visitors (curata da Franca Sozzani e allestita da Gae Aulenti), singolare incontro tra le opere e le atmosfere di alcuni dei musei più belli e importanti del mondo e i progetti originali di fashion designer: Armani agli Uffizi, Valentino alla Galleria dell’Accademia, Ferré alle Cappelle Medicee, Dolce & Gabbana al Museo di Antropologia, Gaultier a La Specola, Miyake alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Galliano alla Casa Buonarroti, Blahnik a Palazzo Vecchio, Atkinson all’Opificio delle Pietre Dure; Donna Karan al Museo del Bigallo; Lacroix a Orsanmichele, Margiela al Museo Bardini, Ozbek al Museo Horne, Saint-Laurent a Palazzo Vecchio, Treacy al Museo degli Argenti, Tyler al Museo di Storia della Scienza; Gigli al Museo Marini; Jacobs, Todd Oldham e Anna Sui al Museo Civico di Prato. Dopo Firenze, la mostra Arte/Moda, che presentava anche una parte storica sui rapporti tra i due linguaggi, è stata portata nel marzo ’97 al Guggenheim Museum Soho di New York. Le altre 4 mostre erano: una retrospettiva su Emilio Pucci (Sala Bianca di Palazzo Pitti), una mostra di fotografie di Bruce Weber (Museo Salvatore Ferragamo), una mostra del guardaroba di Elton John (Reali Poste degli Uffizi), una mostra evento di Michelangelo Pistoletto con la partecipazione, oltre dello stesso Pistoletto, di Tina Bepperling, Andrea Branzi, Peter Kogler, Pietra, Enrico Rava, Chris Sacker, Oliviero Toscani, Franz West (Museo d’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato). Oltre 100 mila visitatori, un fortissimo impatto di comunicazione a livello internazionale, la presenza di 40 fashion designer e di altrettanti artisti, una critica massicciamente positiva (qualche dissenso dalla Germania e dall’Italia, ma entusiasmo dei francesi e degli anglosassoni) stanno a testimoniare un grande successo dell’iniziativa. La seconda edizione della Biennale di Firenze, gestita da una squadra diversa con alla testa Leonardo Mondadori, è stata dedicata al rapporto Moda/Cinema, si è articolata nelle mostre CineModa a cura di Richard Martin, Riflessioni a cura di Dante Ferretti e Gabriella Pescucci, entrambe a Palazzo Strozzi; 2001 (meno3) a cura di Terry Jones alla Stazione Leopolda; I costumi degli Oscar al Palazzo Pretorio di Prato a cura di Gabriella Pescucci; Casting Livorno a cura di Oliviero Toscani alla ex fabbrica Peroni di Livorno, in una rassegna di film L’ultimo grido a cura di Vieri Razzini e Cesare Petrillo al Cinema Le Laudi di Firenze e nell’evento Cenerentola a cura di Stefania Ricci, Michael Howells e Jenny Beavan al Museo Salvatore Ferragamo. L’eco più limitata di questa seconda edizione e l’aggravamento delle difficoltà economiche hanno portato alla decisione di chiudere l’esperienza.