Berardi

È figlio di emigrati siciliani. Nel luglio del 1994 si diploma al Saint Martin’s College di Londra e la sua sfilata di fine corso accademico ha immediato successo tanto che i department-store Liberty e A La Mode acquistano subito questo suo primo abbozzo di collezione. L’anno successivo presenta una sua linea e nel ’96 firma un contratto con l’industria italiana Givuesse, vincendo, nel ’97, il premio americano Best New Designer e successivamente il British Fashion Award, destinato ai creatori emergenti. I suoi abiti sono sexy e iperfemminili. 2001. Inizia il nuovo secolo collaborando con Exté. I materiali utilizzati per la collezione personale sono in gran parte provenienti dall’Italia con alla testa: i corsetti fatti a mano con vetro di Murano.

Per l’estate 2003, propone una processione di donne grintose, anche spudoratamente eleganti: nel genere iperfemminile e ipersexy simili alle professioniste dell’amore nei bordelli dell’800. Per indossare i suoi abiti, ci vuole età (giovanissima), fisico (perfetto), sfrontatezza (in abbondanza). Predilige gli accessori-gag. Gli stivali dell’inverno 2002-2003, sono decorati con ciondoli di porcellana Wedgwood, mentre sui polacchini della stagione precedente in pitone, tessuto e spago, cuce posate da dessert. Sensualità ovviamente anche nell’ultima performance per l’inverno 2003-2004: allure da film noir, musa ispiratrice la miliardaria Patricia Hearst, anima maledetta del decennio ’60-’70. Una femme-femme, nelle sovrapposizioni matrioska volutamente esibite: il giubbino minuto è cucito sopra la giacchetta affilata, a sua volta sopra il cappotto aderentissimo. Una drammatica rosa dark di lucida seta piegata a origami, cresce fra le pieghe del tessuto, sboccia su piccole giacche, irrompe su pantaloni allargati all’orlo. Produce per lui la Gibò di Firenze: collaborazione che si basa sulla crescita del marchio.

2009. Lo stile di Berardi continua a essere inconfondibile, frutto di laboriosa ricerca di tutto quanto è innovazione applicabile al campo della moda: stupire è il pane quotidiano dello stilista. Le sue collezioni offrono diverse chiavi di lettura: una di semplice piacevolezza e divertimento formale, e altre che traggono spunto da un compiacimento autentico per la ricerca sui materiali, sul linguaggio della rappresentazione, sulla morfologia del corpo. Esempio dell’originalità del designer è l’ormai famosissimo modello Heel-less, che sfida ogni legge della fisica proponendo scarpe alte senza tacco. Molte star hanno contribuito al successo di questo modello, tra le quali Victoria Beckham.