Beat

Movimento esistenziale e letterario. Interessato a stabilire uno stile, che fosse l’equivalente in letteratura del fraseggio be-bop di Charlie Parker e Thelonious Monk, più che ai dettagli sartoriali, Jack Kerouac, l’originale prototipo beat, ne I Sotterranei e Sulla Strada, attraverso la figura di Sal Paradise, incontra ogni genere di hipster, zootie, pachuco e biker, senza mai accennare al proprio codice di abbigliamento. Come un antropologo del contemporaneo, lo scrittore beat non partecipa, se non come testimone, ai riti di cui scrive. Il proprio stile personale rimane supremamente decontratto e nonchalant nell’ordinarietà (spesso super-cosciente) del proprio abbigliamento come del taglio dei capelli. Il discorso vale per tutti gli originatori della vicenda, fatta eccezione per William Burroughs, il Buster Keaton del movimento nella definizione di Tim Leary, che indossa un vestito a tre pezzi grigi (pantaloni, giacca e panciotto) e cappello di feltro, indifferentemente a Tangeri nel ’58 o a Londra nel ’67, in piena fioritura psichedelica.