Barracco

Giovanni (1916). Sarto palermitano. Quando nel 1925 si apre in città (piazza Castelnuovo) il Palazzo della Moda di Pillitteri e Merlet, Barracco ha 9 anni, ma vi comincia a lavorare, facendo le pulizie del negozio a tre piani, suddiviso in modisteria, pellicceria, sartoria e abiti da giorno. Nella sartoria, tagliavano e cucivano Gino Zonca e Piero Ingrassia. Furono i suoi maestri. Nel ’32, sedicenne, è già pronto a iscriversi al neonato Ente per la moda di Torino che sollecita i sarti italiani a creare una moda autonoma dai comandamenti di Parigi. Durante la seconda guerra mondiale, mentre si guadagna la vita disegnando figurini per la ditta Calabri, apre un suo atelier a Firenze sul Lungarno Acciaioli. Dopo la liberazione di Firenze, torna a Palermo, s’installa in via Villafranca. È il tempo dei balli a Villa Igea. Scarseggiano le stoffe. Per vestire da sera le crocerossine americane, acquista in una fabbrica di ombrelli 40 fodere e le utilizza per gli abiti. Appena finisce il conflitto, corre ad approvvigionarsi di stoffe dalla ditta Villa di Milano e vi conosce la sarta Maria Marzolati. Diventerà sua moglie e lo aiuterà nell’atelier che, aperto nel 1946, chiuderà nell’80. Barracco ha vestito tutte le più belle ed eleganti donne di Palermo dalla principessa Arabella di Scalea alla contessa Giovanna Trigona, dalla marchesa Lucia Pisani a Orietta Ascoli e Vita Zapalì. Gli facevano concorrenza i fratelli La Parola e un gruppetto di bravissime sarte: Enrica Stassi, Anna Capodieci e Maria Conigliaro. Era una grande tradizione che è tramontata.