Bandera

Solido tessuto diagonale in cotone color avorio ed écru, che forse va ricondotto a un improbabile Monsù Bandera, ma è certo venisse prodotto in Piemonte già nel ‘600 e, allora, già fosse universalmente usato. Le dame di corte di Casa Savoia, attendendo l’arrivo da Parigi della seconda Madame Reale, Giovanna Battista di Savoia Nemours, reggente del trono alla morte del consorte Carlo Emanuele II, di quel cotone rivestirono sedie, poltrone, sofà, i logori damaschi, i velluti non più sostituiti, perché le casse dei Savoia erano state “impoverite a causa delle molte guerre…”. Le dame fecero di più: traendone i disegni dagli stucchi, dai fiori dipinti dei boudoir, ricamarono a punto lanciato, erba e catenella, il Bandera, che così venne a dare il suo nome a questo ricamo d’assoluta nascita piemontese. Tramandato di madre in figlia, da castellana a castellana, veniva insegnato ed eseguito su ordinazione in scuole e laboratori, così fino agli anni ’30 del ‘900. Ha saputo riportarlo in scena Consolata Pralormo, che, trovandosi in difficoltà per il restauro d’un letto a baldacchino ricamato Bandera nel suo castello, prima inviò ricamatrici in bianco del luogo a impararlo dalle superstiti esperte del Bandera, poi aperse nel 1993 a Torino una scuola, dove ormai sono passate oltre seicento allieve. Il Bandera ha debuttato anche nella moda. Consolata Pralormo ha creato gilé ricamati a mazzolini di fiori uscenti dalle tasche, borse shopping ed eleganti pochette, tutte un ghirigoro fra piccoli frutti e uccelli.