Ballard

Bettina. Giornalista. È stata negli anni ’50 direttrice di Vogue America. Ha lasciato un libro di memorie, In my fashion. La moda italiana le deve molto, come deve molto a Carmel Snow di Harper’s Bazaar, a Sally Kirkland di Life, a Eugene Sheppard ed Hebe Dorsey del New York Herald Tribune, a Fay Hammond di Los Angeles Times, Nancy White di Life, Matilde Taylor (affiancava la corrispondente Elisa Massai) di Women’s Wear Daily che, nella stagione delle sue iniziali ribalte, la sostennero spesso entusiasticamente. Nel febbraio del 1951, pochi giorni dopo la prima sfilata di Firenze che diede il la al made in Italy e a cui parteciparono solo 5 giornaliste italiane, Giovanni Battista Giorgini, l’organizzatore, ricevette questa lettera da Bettina Ballard: “Sinceramente la vostra manifestazione era troppo a ridosso delle sfilate francesi perché io potessi lasciare Parigi. Ma ho avuto notizie ottime da Jessica e Franco di Berhdorf Goodman e da Cole di Leto Chon Balbo. Tutti sembrano molto interessati all’Italia e anche Vogue lo è. Sono certa che faremo qualcosa insieme a breve scadenza”. La scadenza fu brevissima. Il 19 luglio di quello stesso anno, Ballard era in prima fila al Gran Hotel di Firenze per il secondo Italian High Fashion Show. Nelle sue memorie, ha commentato il successo del vestire italiano ricordando un suo soggiorno romano come crocerossina delle truppe alleate nell’immediato dopoguerra: “Quando ho visto a Roma quelle nobili signore con gli abiti anteguerra ma fatti di sete fiorate, con i sandali frateschi o a gioiello, con i grandi cappelli sfrangiati di paglia, io, vestita all’ultima moda parigina, mi sono sentita démodée. La vittoria dello stile italiano è venuta, appunto, dalla fantasia, dall’estro di una moda non da grandi occasioni, non da liturgia, una moda dettata dal gusto mediterraneo, dal vivere nella luce e nei colori”.