Bailey

David Royston (1938). Fotografo inglese. Nasce in un quartiere popolare londinese, durante il servizio militare si avvicina alla fotografia come autodidatta affascinato da una foto di Cartier Bresson. Alla fine della guerra inizia a lavorare come assistente del fotografo di moda John French, interprete del gusto dell’alta borghesia. Appena ventiduenne, David, che già condivide le inquietudini della generazione degli “angry young men” appassionati di jazz (Bailey è un buon trombettista) e del teatro di Osborne, viene scoperto da Vogue che lo assume. Siamo negli anni ’60 e Bailey – che collabora da free lance anche per Elle, Glamour, Daily Express, Sunday Times, Daily Telegraph – fotografa con la stessa naturalezza con cui vive nella Swinging London di quella stagione, circondato dalla fama, dall’amicizia con le rock star e dall’amore per bellissime donne come Catherine Deneuve che sposa nel ’67 e che sarà la seconda delle sue quattro mogli. Tutto ciò ispira Michelangelo Antonioni che in Blow Up si rifà a lui e a John Cowan per costruire in sintesi il personaggio del fotografo interpretato da David Hammings. La sua disinvoltura e lo stile immediato lo collocano nell’ambito della cultura alternativa: celebre il trio The Terrible Three, di cui fa parte con gli amici Terence Donovan e Brian Duffy. Le sue immagini, di grande freschezza esecutiva e straordinaria spontaneità, sono molto influenzate dal cinema, soprattutto da quello della Nouvelle Vague. Bailey lavora costantemente con un’unica modella, prima con Jean Shrimpton e, più tardi, con Marie Helvin, ponendo sempre particolare attenzione al rapporto tra il vestito e chi lo indossa. Pubblica molti libri, da David Bailey’s Box of Pin-Ups (’65) a Goodbye Baby and Amen (’69), David Bailey’s Trouble and Strife (’80), If we Shadows (’89), The lady is aTramp (’95), Birth of the Cool (’99), Chasing Rainbows (2000). Realizza due film su Cecil Beaton (’71) e su Andy Warhol (’73). Numerosissime le sue mostre in tutto il mondo, come la grande antologica del Victoria & Albert Museum di Londra nell’84. Membro onorario della Royal Photographic Society, è anche un serio collezionista di fotografie e annovera fra i suoi autori preferiti Man Ray, Roger Fenton ed Henry Fox Talbot, l’inglese considerato con le sue calcotipie uno degli inventori del processo fotografico.