Bachelite

Usata anche per bigiotteria, è l’antenata delle materie plastiche, inventata e brevettata nel 1909 da Leo H. Baekeland. Fu usata dagli anni ’20 fino all’inizio dei ’50 per palle da biliardo, telefoni, radio, utensili da cucina, fiche da gioco, bottoni e, naturalmente, bijoux. Materiale resinoso e scuro, ha il vantaggio di poter essere colorato in tutte le sfumature possibili, anche se ha il difetto di scolorirsi facilmente col passare degli anni. È indistruttibile. Con la bachelite si potevano imitare molti altri materiali, dal marmo all’avorio, dall’ambra al corallo, alla tartaruga, a varie pietre preziose e semipreziose. Può essere trasparente, traslucida o opaca. Con il passare del tempo assume comunque una patina in superficie e tende a screpolarsi. Negli Stati Uniti, naturalmente, ci sono già parecchi libri sull’argomento, anche perché è diventata oggetto di collezionismo non proprio a buon mercato: Bakelite Bangles: Price and Identification Guide, Bakelite Pins, Bakelite in the Kitchen. Molto ricercati i pezzi di particolari colori: Butterscotch, un giallo oro con una punta di marrone prodotto solo negli anni ’30; End of the Day, una miscela di tre o più colori contrastanti; Star Dust, trasparente con pagliuzze d’oro, scomparso alla fine degli anni ’30. I prezzi e la richiesta sono tali che i gioielli vintage non sono più sufficienti e ne vengono prodotti con bachelite riciclata. Esiste anche la falsa bachelite (Fakelite). Bisogna saperla distinguere dalla celluloide e dalla lucite, che sono materiali molto simili ma più leggeri e delicati.