Avedon

Richard (1923-2004). Fotografo americano, uno fra i più grandi sulla scena della moda. Nelle sue immagini, scattate a partire dagli anni ’40, i modelli diventano attori di scenari inusuali: zoo, circhi, piste di lancio, discariche di rifiuti. Ha incoraggiato i suoi soggetti a muoversi il più liberamente possibile in modo da ottenere immagini di grande naturalezza. Dopo avere studiato filosofia alla Columbia University, parte per la guerra. Al suo ritorno, nel 1944, inizia a occuparsi di fotografia e conosce Alexey Brodovitch, il direttore artistico di Harper’s Bazaar, per cui Avedon inizia a lavorare dal ’45. Una volta introdotto nell’atmosfera dai toni cerebrali e profondamente intellettuali di Brodovitch, Avedon non se ne distacca più. La collaborazione con la rivista durerà anche con i successivi direttori, sino all’84. Dal ’66 al ’90 collabora anche con Vogue. Molte delle sue fotografie, nelle quali l’obbiettivo è puntato sulla “geografia emozionale” del viso e del corpo, sono state pubblicate nella rivista francese Égoiste. Importante nelle sue immagini, oltre all’uso di ottiche particolari, di profonde angolature e luci stroboscopiche, lo sfondo quasi sempre bianco in modo da svuotare l’immagine, per privarla di qualsiasi riferimento. Ha scoperto e lanciato le modelle più importanti, da Dovima a Suzy Parker a Veruschka, da Twiggy a Penelope Tree a Lauren Hutton a Benedetta Barzini. Il grande pubblico conosce il suo lavoro attraverso campagne pubblicitarie e spot televisivi per Revlon, Chanel, Dior, Versace. Fu il primo a fotografare un uomo per la copertina di una rivista femminile. Era l’attore Steve McQueen. Infinite sono state le rassegne delle sue opere. Fra le tante, nel ’74, i suoi ritratti del padre Jacob Jsrael al Metropolitan Museum of Modern Art (Moma); nel ’78 una retrospettiva delle sue foto di moda al Metropolitan Museum of Art di New York. Nel ’94 il suo lavoro è stato oggetto di una grande mostra itinerante, intitolata: Evidence, 1944-1994. Ha realizzato i calendari Pirelli del 1995 e del 1997. Il Metropolitan Museum di New York gli ha dedicato una retrospettiva nel settembre 2003. Muore a San Antonio, Texas, in seguito alle complicazioni dovute a un’emorragia cerebrale. Negli Usa esiste un museo interamente dedicato a lui.