SALVATORE FERRAGAMO

Salvatore Ferragamo (1898-1960). Famoso calzolaio italiano, ha creato 20mila modelli e 350 brevetti, tra cui moltissime iconiche scarpe da donna. Leggi la storia del “calzolaio delle stelle”.

Indice

  1. La vita di Salvatore Ferragamo.
    1. Un giovane talento.
    2. L’emigrazione negli Stati Uniti.
    3. Il calzolaio delle stelle.
    4. Il ritorno in Italia.
    5. La zeppa.
    6. Salvatore Ferragamo i i suoi clienti famosi.
    7. L‘azienda dopo il 1960
  2. L’espansione dell’azienda, dagli anni Settanta ai primi anni 2000.
  3. L’espansione mondiale.
    1. Nuove aperture.
    2. Riconoscimenti.
    3. Un nuovo direttore creativo.
  4. Gli anni recenti.
  5. Evoluzione finanziaria.
  6. Situazione attuale.

1.La vita di Salvatore Ferragamo.

1.1Un giovane talento.

Undicesimo di 14 figli, Salvatore Ferragamo nacque a Bonito, un paese a cento chilometri da Napoli.

Fin da bambino Salvatore Ferragamo aveva le idee molto chiare: da grande voleva fare il calzolaio. I genitori, nonostante la grande miseria, non erano contenti della scelta dal momento che quelle del calzolaio era ritenuto il mestiere più umile.

All’età di 9 anni, creò, in una sola notte, il suo primo paio di scarpe per la prima comunione di una sorellina e riuscì così a convincere la famiglia a fargli intraprendere la carriera di calzolaio.

Salvatore successivamente iniziò quindi a lavorare come praticante nella bottega del calzolaio del paese Luigi Festa e, una volta compiuta la sua formazione, decise di spostarsi a Napoli per poter apprendere qualcosa in più e mettere a frutto la sua abilità. Rientrò infine a Bonito dove, a 13 anni, era titolare del suo primo negozio.

1.2 L’emigrazione negli Stati Uniti.

In seguito, nell’ aprile del 1915, quando non aveva compiuto ancora 17 anni, emigrò negli Stati Uniti viaggiando sulla nave Stampalia, per raggiungere i fratelli che già lavoravano là.. Inizialmente Salvatore Ferragamo si fermò sulla East Coast a Boston, dove il cognato gli aveva trovato un posto alla Queen Quality Shoes Company. Qui venivano prodotte migliaia di scarpe al giorno: suole e tacchi in mezzo secondo, un minuto per il lavoro di cucitura.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Ritratto.
Un ritratto del giovane Salvatore Ferragamo

Chiunque avrebbe ringraziato Dio per quel lavoro sicuro, non il giovanissimo Ferragamo, che aveva un’idea nobile del mestiere di calzolaio. Quelle macchine proprio non le sopportava. Ne uscivano scarpe “pesanti, goffe, tozze, con la punta a patata e il tacco di piombo”. Voltò quindi le spalle alla fabbrica e raggiunse i fratelli maggiori a Santa Barbara. 

Come racconta nell’autobiografia Il calzolaio dei sogni (Skira), Salvatore capì subito che quella favolosa California era la mecca tanto cercata, grazie a un’industria cinematografica in grande crescita.

Il contatto col mondo del cinema avvenne con il guardarobiere dell’American Films Company che si lamentava degli stivali per i film western: se calzavano bene, non piaceva il modello; se lo stile funzionava, erano come morse ai piedi degli attori. Ferragamo si propose e ne fece qualche paio. Furono un successo, tanto che il regista Cecil B. De Mille disse: “Il West sarebbe stato conquistato prima, se ci fossero stati questi stivali”. Salvatore ed i suoi fratelli Girolamo, Secondino e Alfonso aprirono così un negozio di calzature e riparazioni nel centro di Santa Barbara.

È l’inizio di un rapporto privilegiato, che Ferragamo manterrà con il mondo del cinema e che durerà non solo nel periodo americano.

1.3 Il calzolaio delle stelle.

Arrivarono in negozio le prime star. Tra le prime ci furono le sorelle  Mary e Lottie Pickford. Per quest’ultima Salvatore creò il modello ‘First’: un semplice paio di scarpe scollate in capretto marrone, con due orecchie che si alzavano sul davanti”.

Quando le produzioni cinematografiche si spostarono da Santa Barbara ad Hollywood, Salvatore Ferragamo decise di scommettere sulla propria attività e di seguire gli Studios per cercare nuove possibilità di espansione e miglioramento.

Nel 1923 aprì il suo nuovo negozio, l’Hollywood Boot Shop, e d’improvviso, parve che le stelle del cinema di Hollywood si sentissero tali solo calzando i modelli di Salvatore Ferragamo, che presto divenne noto come il “calzolaio delle stelle.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Primo negozio ad Hollywood.
L’annuncio dell’apertura del primo negozio ad Hollywood.

Creò sandali di un delicato color lavanda con tacchi ricoperti di strass per Jean Harlow, scarpe con tacchi tempestati di perle per Gloria Swanson, pantofole di in raso multicolore per Lillian Gish, calzature da uomo per clienti come Douglas Fairbanks e Rodolfo Valentino.

Durante gli anni In California Salvatore Ferragamo dedicò molto tempo allo studio del piede. Frequentò infatti corsi di anatomia umana all’università, trovando il primo indizio per la soluzione del problema nella distribuzione del peso del corpo sull’arco del piede.

In seguito alle sue ricerche fabbricò una componente rivoluzionaria per il sostegno delll’arco plantare tramite una lamina d’acciaio, il cambione, che normalmente i calzolai facevano in cartone e in cuoio spesso e che fu brevettata alla fine degli anni venti.

Ciò permise alle scarpe di Ferragamo di diventare leggere ma resistenti. A questa scoperta preliminare aggiunse una serie di studi sulle calzate, che lo portarono ad ideare un sistema originale di calzata, che avvicinava anche la produzione in serie al su misura.

Salvatore Ferragamo
Ferragamo con Sophia Loren. Copyright Attualità Fotografica Italiana Del Vecchio & Scala

1.4 Il ritorno in Italia.

Nel 1927 Salvatore Ferragamo decise di tornare in Italia e stabilirsi a Firenze, città che rappresentava nel mondo la bellezza e la cultura artistica nazionale e che era universalmente riconosciuta come sede dell’alto artigianato.  Nello stesso anno aprì in città un laboratorio di operai-artigiani per la produzione italiana delle sue scarpe.

La crisi economica mondiale del 1929, coinvolse anche la sua attività, che dovette affrontare la bancarotta e il fallimento. Ferragamo non si perse d’animo e ritornò presto in scena: nel 1938 fu in grado di acquistare, a rate, Palazzo Spini Feroni, in via Tornabuoni, che ancora oggi è il quartier generale dell’azienda. Nello stesso periodo comprò anche la villa michelangiolesca Il Palagio a Fiesole.

Salvatore Ferragamo
Palazzo Spini Feroni a Firenze

1.5 La zeppa.

 

Salvatore Ferragamo inventò la zeppa di sughero per rispondere ad un’esigenza di funzionalità, dettata dal periodo autarchico: sostituire la lamina di acciaio, interna alle calzature.

Senza l’acciaio adatto, che Ferragamo importava dalla Germania e che a causa delle sanzioni economiche imposte all’Italia non si poteva più acquistare, venne a mancare uno dei principi fondamentali di costruzione delle sue scarpe.

“Cominciai a lavorare con pezzi di sughero sardo -scrive Ferragamo- pressando, incollando, fissando e rifinendo finché lo spazio tra la suola e il tacco non fu riempito”.

Nacque così la zeppa, uno dei più celebri modelli della moda della fine degli anni trenta e degli anni quaranta. Ferragamo sperimentò molte varianti di zeppe: a tacco e a piattaforma, a strati pressati e bombati, scolpite e dipinte, decorate con specchietti di vetro con l’antica tecnica del mosaico o con grate in ottone lavorate a girali floreali e tempestate di pietre che furono indossate dalle sue clienti più famose.

L’attenzione e l’amore per i materiali hanno accompagnato tutto il lavoro di Salvatore Ferragamo e costituiscono una preziosa eredità che ha lasciato all’azienda ancora oggi.

Il materiale, dal quale al pari della forma e della lavorazione, dipende la bellezza, la comodità e la durata di una calzatura, è stato da Salvatore Ferragamo indagato e valorizzato in modo da mantenere il suo carattere e al tempo stesso adattarsi al modello a cui è veniva sottoposto.

Questo interesse e questa continua sperimentazione coinvolgevano non solo i pellami tradizionali e di qualità, ma anche i materiali poveri e insoliti.

Il classico merletto fiorentino, la carta, la corteccia d’albero, la rafia, la canapa, la pelle di pesce, il cellofan sostituirono, prima e durante la seconda guerra mondiale, i più duttili capretti e vitelli nonché gli esotici coccodrilli. Nell’immediato dopoguerra furono gli ultimi ritrovati della tecnica, il nylon o la rafia sintetica e, per la sera, i raffinati ricami in strass e perline di vetro, a suggerire tomaie uniche e irripetibili.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Una zeppa del 1942.
Un modello con il tacco a zeppa del 1942-1944

1.6 Salvatore Ferragamo e i suoi clienti famosi.

Negli anni cinquanta, Palazzo Spini Feroni era una visita d’obbligo per le attrici più famose del periodo così come per regnanti, nobili e capi di Stato: da Audrey Hepburn ai Dichi di Windor, da Greta Garbo ad Anna Magnani, da Paulette Goddard a Lauren Bacal fino a Sophia Loren. Salvatore riceveva personalmente i suoi clienti illustri ed era capace di soddisfare ogni richiesta, persino la più stravagante.

Anche Marilyn Monroe fu fedelissima cliente di Salvatore Ferragamo rendendo famose le sue décolleté dalla linea classica e con tacco 11 cm: un’altezza vertiginosa ma non scomoda, dato che Ferragamo aveva brevettato un tacco particolare, realizzato per metà in legno e per metà in acciaio, solido pur essendo sottile.

L’attrice possedeva decine di paia di scarpe firmate Ferragamo, che spesso acquistava presso il negozio di New York. A parte qualche ballerina con la confortevole suola a conchiglia, prediligeva le décolleté che le conferivano quella camminata ancheggiante, così seducente e particolare, che la rese unica.

1.7  L’azienda dopo il 1960

Quando Salvatore Ferragamo morì nel 1960, la moglie Wanda Miletti Ferragamo prese le redini dell’azienda per continuare l’operato di Salvatore con l’aiuto dei sei figli che, una volta cresciuti, diverranno responsabili dei diversi settori in cui l’impresa è suddivisa, dai reparti creativi alla produzione, alla distribuzione sui mercati internazionali all’amministrazione e finanza.

Ancora oggi, la famiglia Ferragamo è alla guida dell’azienda e questa peculiarità di impresa basata sui valori della famiglia rappresenta un elemento di forte distinzione dagli altri brand e imprime al marchio una forte connotazione italiana.

2.L’espansione dell’azienda, dagli anni Settanta ai primi anni 2000.

Negli anni Settanta, per merito dell’intraprendenza e preparazione di Wanda, presidente dell’azienda, l’azienda si espanse, passando dalle sole scarpe al total look. Ci furono le prime passerelle di moda, lo sviluppo delle linee uomo, profumi e occhiali che, via via, conquistarono il successo nel mercato.

Nel 1978 sua figlia Fiamma creò la décolleté Vara, che divenne presto un best seller. Oggi, la décolleté Vara è considerata uno degli elementi iconici di Ferragamo.

Salvatore Ferragamo
Iconica décolleté Ferragamo

Nel 1996 Ferragamo compì l’importante acquisizione del marchio Emanuel Ungaro. Due anni dopo il fatturato complessivo dell’azienda si attestò sugli 850 miliardi di lire, gran parte proveniente dall’Europa, dall’America, dall’Oriente, dall’Africa e dall’Oceania. Il marchio Ferragamo era presente quindi in tutto il mondo con 40 negozi di proprietà e molti punti vendita esclusivi. Nell’azienda di famiglia, oltre ai figli, ormai lavorano anche i nipoti del fondatore.

Sull’onda della nascita del Museo Salvatore Ferragamocon sede in palazzo Spini Feroni, l’azienda iniziò ad impegnarsi sul fronte della cultura e delle mostre d’arte e non solo come mecenate o sponsor.

Lo stilista francese Marc Audibet creò la collezione Autunno/Inverno 2000/2001. Nello stesso periodo, Leonardo Ferragamo divenne presidente di Altagamma, un’associazione fondata nel 1992 e composta da 43 prestigiose aziende italiane.

3. L’espansione mondiale.

3.1 Nuove aperture.

Nel 2001 l’azienda ha presentato i suoi piani di espansione mondiale tesi a rinnovare o aprire un totale di 100 boutique, con la collaborazione dell’architetto Michael Ghibellini. Con questo rinnovamento, l’obiettivo era quello di guadagnare uno stile architettonico ancora più sofisticato. E così, nel 2001, venne aperto un nuovo negozio in Corea, all’interno di una ricca area commerciale di Seoul. Lo store occupava un edificio di 4 piani con un giardino sul terrazzo.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Il negozio a Seoul.
Apertura del negozio a Seoul, Corea, 2001.

Nel 2002, nel centro storico di Vienna, vicino al castello di Hofburg, aprì un altro negozio. Poi, a partire dal 2003, sono stati aperti nuovi negozi a New York, Tokyo, Amsterdam e Londra.

Il 2001 si è chiuso con un fatturato consolidato di 641 milioni di euro, di cui il 46% realizzato in Oriente.

3.2 Riconoscimenti.

L’anno 2002 è stato pieno di novità e grandi soddisfazioni. Innanzitutto la joint venture con Ermenegildo Zegna per il lancio del nuovo marchio ZeFer, terminata più avanti nel 2013.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Zefer.
Un modello di borsa ZeFer.

In seguito, Wanda Ferragamo è stata nominata “Imprenditrice dell’anno” dalla organizzazione “Committee of 200” che annualmente premia le imprenditrici e top manager di tutto il mondo. La cerimonia si è svolta a New York. Ed ecco la motivazione: “Per essere riuscita a trasformare l’azienda di calzature in azienda internazionale del lusso, dove la famiglia mantiene il controllo totale del proprio fiorente business…”.

Lo stesso anno, l’azienda Ferragamo è stata riconosciuta come la miglior marca dell’anno in Cina. L’Asia era il continente dove la griffe vendeva di più nel 2002.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Wanda Ferragamo.
Wanda Ferragamo, 2002.

3.3 Un nuovo direttore creativo.

Nel 2002 viene nominato direttore creativo Donna Graeme Black che rimarrà fino al 2007.

Nel 2003 Salvatore Ferragamo fa il suo ingresso nel campo degli orologi.

Salvatore Ferragamo
Orologi Salvatore Ferragamo dal 2003

Nel 2004 il piano di espansione mondiale era in corso. La rete di distribuzione aveva 16 nuovi punti vendita, comprese nuove importanti boutique ad Osaka e a Hong Kong. Altri negozi, invece, come quello allo Shangai Center in Cina, a Parigi in Avenue Montaigne e a Milano in via Montenapoleone, sono stati riaperti dopo la ristrutturazione. Il Gruppo Salvatore Ferragamo ha chiuso l’anno con un fatturato consolidato di 549 milioni di euro, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente.

Nel maggio 2005, come parte del Progetto Moda della Provincia di Firenze, con una grande partecipazione del pubblico internazionale, Palazzo Strozzi ospitò una sfilata di Ferragamo in una serata memorabile organizzata da Beppe Modenese. Nel Giugno del 2005 Ferragamo ha siglato un accordo di cooperazione con Porsche Design per la produzione di scarpe, borse ed accessori di pelle.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Lo store Ferragamo a Firenze.
Lo store Ferragamo a Firenze.

Nel 2006 vennero aperti i nuovi negozi di via Condotti a Roma e di Francoforte. Nel novembre dello stesso anno, Michele Norsa divenne il nuovo CEO di Ferragamo. La sua mente manageriale portò l’azienda ad espandersi sempre di più, esplorando anche nuovi mercati come l’India, l’America Latina e la Thailandia.

4. Gli anni recenti.

Dal 2007 Ferragamo ha avuto come direttore creativo della linea Donna Christina Ortiz, fino al 2010. Nel 2008, l’azienda ha celebrato l’80esimo anniversario allestendo una mostra a Shanghai. L’anno successivo l’azienda rinnovò la storica licenza con Luxottica per la produzione di montature da vista e occhiali da sole a marchio Salvatore Ferragamo.

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. 80esimo anniversario.
La mostra a Shanghai in occasione dell’80esimo anniversario.

A partire dal 2010, il creative director della divisione Donna è stato Massimiliano Giornetti, già direttore creativo della sezione Uomo dal 2004. Il suo ruolo nella moda Donna si è prolungato fino al 2015.

Ferragamo è entrato ufficialmente nella borsa di Milano nel 2011. In questo periodo i profitti sono cresciuti del 70%, arrivando a 103,3 milioni di euro.

Nel 2013 Ferragamo si è focalizzato sugli accessori, oltre che sulle scarpe. Agli inizi di ottobre il brand ha iniziato a rivolgersi ai giovani con una campagna digitale innovativa. Nello stesso periodo sono stati ristrutturati alcuni negozi nei mercati europei ed americani per aumentare il profitto nella vendita al dettaglio.

La strategia è stata un successo e si è registrato un aumento del 81% degli utili fino ad arrivare a 81 milioni di euro nel primo semestre del 2013. I ricavi provenivano per lo più fuori dal mercato italiano, che stava lottando per uscire dalla recessione.

5. Evoluzione finanziaria.

Il piano di espansione mondiale procedeva proficuamente. Le vendite sono cresciute più rapidamente nell’ultimo quarto del 2014, aumentando del 9,3% rispetto al 2013. Il fatturato del 2014 si è chiuso a 1,3 miliardi di euro. In quel momento, le tensioni politiche in Russia ed Ucraina hanno ridotto il numero di acquirenti che partivano da quelle zone per comprare in Europa. Questo comportò una diminuzione delle vendite in alcune città d’Europa. L’area Asia/Pacifico invece si attestò come la migliore performer con il 37.2% delle vendite.

Salvatore Ferragamo ha aperto nuovi store in città meno note come Yantai in Cina, Surabaya, in Indonesia, e Cartagena in Colombia. L’azienda ha continuato a rinnovare negozi, tra cui quelli di Miami e Roma. Inoltre venne riaperto lo store di San Francisco, importante meta turistica per gli acquirenti cinesi.

In questo periodo Ferragamo ha affrontato un’ardua sfida, dovuta ad un indebolimento dell’euro, prezzi del petrolio più bassi e alla debolezza economica della Cina. Negli Stati Uniti, invece, il dollaro molto forte ha rallentato i flussi turistici. Questo ha influito su molte aziende di lusso negli ultimi mesi. Al contrario, in Giappone si sono registrate buone vendite grazie ai turisti cinesi. L’area Asia/Pacifico si riconferma il primo mercato in termini di ricavi per il Gruppo, in crescita del 2%, rispetto ai primi 9 mesi del 2014. Nel solo quarto trimestre 2015 la crescita è stata di oltre l’8%, e l’anno si è chiuso con un aumento dei ricavi del 7% rispetto al 2014.

Nel 2016 i ricavi sono stati di 1.438 milioni di euro.

6. Situazione attuale.

Attualmente, Ferragamo sta attraversando una serie di grandi cambiamenti. Nell’agosto 2016 è stato nominato CEO Eraldo Poletto, che, negli anni precedenti aveva raddoppiato le vendite in Furla. Inoltre, dopo l’uscita di Massimiliano Giornetti, sono stati assunti 3 nuovi direttori creativi: Guillaume Meilland per l’abbigliamento da uomo, Paul Andrew per le scarpe da donna e Fulvio Rigoni per il prêt-à-porter.

Da Ottobre 2017 dopo l’uscita di Fulvio Rigoni, Paul Andrew ha assunto la carica di Direttore Creativo Collezioni Donna

Dizionario della Moda Mame: Salvatore Ferragamo. Eraldo Poletto.
Il CEO Eraldo Poletto.

Il marchio ora si concentra nel creare campagne uniche ed emozionanti per mantenere la sua leadership nell’industria della moda.

Le creazioni di Ferragamo vivranno per sempre. La classica décolleté è sempre di moda e moltissime donne la indossano. Il marchio rappresenta l’ideale della scarpa da donna e si impegna a garantire l’eccellenza in termini di qualità, mantenendo a livelli eccezionali sia la produzione che gli standard artigianali.

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CAMERA NAZIONALE DELLA MODA ITALIANA

Camera Nazionale della Moda Italiana significa cinquant’anni di storia della moda italiana. Gli anni del successo della moda italiana nel mondo. È un’associazione senza scopo di lucro, costituita nel 1958. Ha sede a Milano, capitale internazionale della moda. Rappresenta oltre 200 aziende italiane di alta moda, prêt-à-porter, alta sartoria, sportswear, pellicceria, cosmetica, tessile/abbigliamento, accessori, pelletteria, calzature, servizi e distribuzione. Coordina, tutela e promuove l’immagine e l’eccellenza della moda italiana. È l’Istituzione che cura tutte le iniziative di valorizzazione della moda, in Italia e nel mondo, ed è l’ente promotore e organizzatore di Milano Moda Donna e Milano Moda Uomo, le settimane della moda più attese nel mondo. In questo scenario affascinante e di visibilità internazionale, Camera Nazionale della Moda Italiana svolge funzioni essenziali quali la realizzazione del calendario delle sfilate e delle presentazioni, il rapporto con le Istituzioni, l’immagine, la scenografia e l’allestimento del Centro Sfilate, l’Ufficio stampa, l’ideazione di eventi speciali, incontri e convegni. Camera della Moda è l’unica associazione che dispone di un modernissimo Centro Sfilate a Milano, con ampie sale sfilata, una piazza centrale dove il pubblico può seguire su videowall le sfilate in contemporanea, gli showroom riservati agli Editori e agli Sponsor, la Sala stampa perfettamente attrezzata, gli ampi spazi che ospitano mostre e presentazioni, le confortevoli aree di ristorazione. Camera della Moda è l’unica istituzione nel mondo che organizza nove eventi all’anno dedicati alla moda: Milano Moda Donna (settembre-febbraio), Milano Moda Uomo (gennaio-giugno), Milano Moda Pre-collezioni (maggio/giugno-novembre/dicembre), Milano Moda Showroom (gennaio/febbraio-giugno/luglio), Milano Moda Design (aprile). Con la Presidenza di Mario Boselli iniziata nel 1999 e riconfermata fino al 2010, Camera della Moda ha acquisito un ruolo di primaria importanza nei rapporti istituzionali a livello internazionale: è protagonista nelle intese sui calendari internazionali e nelle alleanze con Parigi, Londra e New York, oltreché punto di riferimento per le altre fashion week internazionali: San Paolo, Tokyo, Shangai ecc. Di grande rilievo è il Protocollo di Intesa italo-francese siglato nel 2000 e rinnovato nel 2005 con la Fédération Française de la Couture. Il 3 febbraio 2003 Camera Nazionale della Moda Italiana ha acquisito personalità giuridica a seguito del riconoscimento concesso dall’Autorità Prefettizia di Milano. Dal 2003 dispone della certificazione UNI EN ISO 9001:2000 e dal 2004 è accreditata come Ente formativo presso la Regione Lombardia. Sotto la guida di Boselli sono stati creati 3 nuovi eventi per il settore della moda dedicati alle pre-collezioni, alle vendite in showroom e al design. Un altro elemento significativo è dato da tutte le iniziative create da Camera della Moda per supportare e sostenere i giovani stilisti di talento: dal concorso Next Generation, al progetto Incubatore della Moda che promuove lo start-up di giovani imprese della Moda. A fianco di Boselli, il Direttore Generale Giulia Pirovano che con il suo carattere tenace e dinamico fa da trade union e gestisce la complessità del mondo della moda, le istituzioni e gli sponsor. Sempre in prima linea sia in veste propositiva, organizzativa, sia nel prevedere il coinvolgimento di Camera della Moda nelle diverse manifestazioni o eventi e soprattutto per progettare sviluppi e scenari futuri per il Made in Italy.

PIRELLI DESIGN

Pirelli Design evoluzione di Pirelli PZero, tecnologia e design

INDICE

  1. La storia di Pirelli
  2. Pirelli Abbigliamento
  3. Pirelli PZero
  4. Pirelli Design
  5. Orologi
  6. Sci
  7. Gommoni
  8. Abbigliamento da Ciclismo
  9. Moto

1 La storia

Fondata nel 1872, Pirelli è uno tra i principali produttori mondiali di pneumatici, con 19 stabilimenti in 13 Paesi e una presenza commerciale di oltre 12.500 punti vendita in oltre 160 Paesi.

Specializzata esclusivamente in pneumatici per autovetture e motociclette e nei servizi a questi collegati, è l‘unica del settore a essere unapure consumer tyre company”.

Pirelli vanta un posizionamento distintivo nei pneumatici High Value, prodotti ad elevata componente tecnologica in cui conta oltre 1.900 omologazioni grazie a una consolidata partnership con le più prestigiose case produttrici.

Attiva nel motorsport fin dal 1907, Pirelli è altresì presente in oltre 460 campionati automobilistici e motociclistici, tra cui il Campionato Mondiale di Formula 1™, di cui è fornitore esclusivo dal 2011 e che rappresenta una costante sfida in termini di innovazione tecnologica.

Per raggiungere i massimi livelli in termini di prestazioni, sicurezza e contenimento degli impatti ambientali, Pirelli  è da sempre fortemente impegnata nella Ricerca & Sviluppo, in particolare sui pneumatici High Value, area su cui, nell’ultimo triennio, ha investito annualmente in media il 7,4% dei relativi ricavi, uno dei livelli più elevati tra i maggiori produttori mondiali del comparto.

2 Pirelli Abbigliamento

Il binomio Pirelli-abbigliamento nasce nel lontano 1877, quando nel complesso fondato da G.B. Pirelli per la lavorazione di gomma e caucciù, prende il via la produzione di articoli sanitari e per merceria: soprabiti, mantelle, cappotti per viaggiatori, cocchieri e militari. Capi tecnici, affidabili, ben progettati e realizzati.

Nel tempo, il marchio Pirelli acquista un’aura sempre più glamour: prima col famoso calendario, e in anni più recenti con una strategia di comunicazione che coinvolge grandi fotografi e gioca le carte dell’ironia e del sex appeal (come l’immagine del velocista Carl Lewis in posizione di start e con tacchi a spillo, realizzata da Annie Leibovitz nel 1994).

Dopo la realizzazione dei primi calendari, secondo una ricerca di mercato, i tre aggettivi che il pubblico attribuiva a Pirelli erano: glamour, sexy, fashion.

Sul finire degli anni ’90 nasce, così, il progetto di creare una serie di capi di abbigliamento e di accessori non più solo tecnici, contraddistinti da un forte richiamo al mondo Pirelli (il battistrada come spunto grafico, la gomma come materiale leitmotiv) e un alto contenuto di design.

3 Pirelli PZero

Nel gennaio del 2002, vengono presentate le prime linee di calzature per uomo e donna a marchio PZero che si ispiravano alle scarpe tecniche da vela e che nella suola riprendevano il disegno del battistrada del copertone creato per la Ferrari, il PZero, da cui ha preso il nome.

Il successo è tale che, l’anno seguente, verrà lanciata una linea di abbigliamento affidata ad Allegri e successivamente di orologi affidati a Sector Group. A queste licenze hanno poi fatto seguito quella degli occhiali con De Rigo e quella delle calzature da bambino.

La distribuzione fu affidata a negozi plurimarca e al Flagship Store di Milano. Tra i mercati stranieri: Francia, Inghilterra, Svezia, Spagna, Stati Uniti.

In seguito PZero ha riportato in casa la produzione delle sneaker e successivamente anche quella dell’abbigliamento.

4 Pirelli Design

Nel 2016 Pirelli PZero prende il nome di Pirelli Design che nasce quale naturale evoluzione del precedente Pirelli PZero.

Il suo obiettivo, in coerenza con la focalizzazione di Pirelli sui segmenti car Prestige e Premium, è la valorizzazione del brand Pirelli attraverso lo sviluppo di progetti mirati di design che sfruttano il know-how tecnologico dell’azienda, congiuntamente a partner selezionati che rappresentano l’eccellenza in ciascun settore di riferimento, al fine di offrire prodotti unici, iconici e irripetibili.

5 OROLOGI

Nascono con questo spirito nel 2017 collaborazioni d’eccellenza come quella con la Maison Roger Dubuis, espressione pura ed estrema della manifattura orologiera dallo spiritro fortemente sportivo.

Insieme a Pirelli Design, Roger Dubuis concepisce l‘Excalibur Spider Pirelli, una collezione di orologi in serie limitata da 8 e da 88 pezzi caratterizzata da un cinturino realizzato con la mescola di un pneumatico Pirelli che ha gareggiato e vinto delle gare automobilistiche in importanti competizioni motosport.

Pirelli Design
Excalibur Roger Dubuis

A questa collezione farà seguito nel 2018  Excalibur Spider Skeleton Automatic Pirelli in elegante titanio nero con accenti blu intenso o bianco candido a scelta. In queste ultime edizioni speciali Pirelli con il Calibro 820SQ, la lunetta scheletrata e scanalata di titanio e con rivestimento DLC nero è completata da una corona sovrastampata di caucciù blu o bianco, coordinata alle impunture blu o bianche del cinturino.

A suggellare l’unione sono i leggendari motivi del battistrada che riproducono la traccia del pneumatico Pirelli CINTURATOTM Intermediate.

Pirelli orologi

6 SCI

Nel Febbraio 2017 Pirelli Design presenta il primo Sport Carve Ski con la gomma.

E’ uno sci  in serie limitata che garantisce un elevato livello di prestazioni con sciancrature più marcate del normale per adattarsi meglio alle diverse condizioni di neve assicurando rapidità e maneggevolezza.

Questo sci è nato dalla partnership  tra Pirelli e Blossom , leader nella costruzione “hand made” di sci altamente performanti nel rispetto della grande tradizione artigianale della Val Chiavenna.

All’interno della costruzione a sandwich dello sci, caratterizzata dalla sovrapposizione di strati di vari materiali, Pirelli ha inserito uno strato di gomma antivibrante che consente di smorzare fino al 60% l’energia della sollecitazione subita dallo sci durante la discesa.

Il risultato finale è uno sci che permette allo sciatore di avere performance eccellenti sia in curve corte che nel lungo raggio. Di conseguenza anche la sciata risulta più sicura, fluida e precisa, garantita dalla eccezionale stabilità dello sci.

Identificato dall’iconico logo della P lunga puntata è presentato in 7 colori che si ispirano ai colori usati da Pirelli per distinguere gli pneumatici da competizione. Ciascun colore è realizzato in serie limitata e numerata di 110 pezzi in onore all’anniversario del Motorsport Pirelli che nel 2017 compie 110 anni di attività.

Sci Pirelli Design
Sci Blossom-Pirelli Design

7 Gommoni

A metà del 2017 la Tecnorib, tra le aziende leader del settore e già licenziataria per i gommoni del marchio PIRELLI da diversi anni, ha lanciato al Salone Nautico di Cannes, il nuovo modello PIRELLI 1900, la nuova ammiraglia che  completa la gamma di gommoni a marchio PIRELLI.

Il nuovo gommone raccoglie l’eredità dei modelli che lo hanno preceduto, valorizzando la loro esperienza, il know-how e la tecnologia, ma aggiungendo per la prima volta al DNA fortemente sportivo una vivibilità da grande yacht.

Il Pirelli 1900 è riconoscibile immediatamente  da un nuovo elemento di design unico riportato sul tubolare dei gommoni: il disegno del battistrada del pneumatico da bagnato Cinturato™ Blue Wet, utilizzato nelle massime competizioni su pista. Un autentico omaggio all’expertise maturata da Pirelli in fatto di gomme da “bagnato estremo”.

Pirelli Design e Tecnorib
Pirelli 1900 Tecnorib

8 Abbigliamento da Ciclismo

Nella seconda metà del 2017 ad Eurobike, Pirelli Design presenta  la capsule collection di abbigliamento da ciclismo sviluppata con Castelli, primo marchio a portare l’innovazione nell’abbigliamento da ciclismo ed azienda italiana con più di quarant’anni di storia che è solita testare i suoi prodotti con i più grandi ciclisti professionisti.

Pirelli torna nel mondo del ciclismo non solo con i pneumatici da bici P ZERO Velo ma anche  con una speciale linea di abbigliamento dedicata ai ciclisti più esperti, che cercano il massimo delle prestazioni non solo nella scelta dei loro pneumatici ma anche dai capi da indossare, nei quali ricercano il massimo della qualità e anche dello stile.

I nuovi capi si ispirano così ai pneumatici P ZERO Velo e presentano un color code che richiama il linguaggio dei suoi battistrada: argento per il Road Racing, rosso per le Crono e blu per il Four Season.

Prodotto di punta della collezione è la Aero Race 5.1 Jersey. I tessuti utilizzati sulla parte anteriore e posteriore hanno dimostrato un risparmo di 22 watt in galleria del vento rispetto ad una normale maglia da ciclismo a 40 Km/h. Ma non è solo aerodinamicità, è anche comfort e resistenza.

Pirelli design
Pirelli Design maglia tecnica da bici

9 Pirelli Design e Moto MV Agusta Brutale 800 RR

Alla fine del 2017 Pirelli è stata ufficialmente selezionata come Fornitore Unico di Pneumatici per tutte le motociclette prodotte dall’azienda di Schiranna. Questo significa che tutti i modelli attualmente in produzione, e quelli che MV Agusta commercializzerà in futuro, monteranno pneumatici Pirelli in primo equipaggiamento.

La collaborazione fra due aziende top di gamma e del made in Italy è stata suggellata con una edizione a tiratura limitata di un modello di grande successo, la Brutale 800 RR, customizzata dal Centro Ricerche Castiglioni in collaborazione con Pirelli Design, il laboratorio della Bicocca specializzato nell’ideazione di progetti di design con partner di eccellenza.

Il risultato di questa sinergia è la Brutale 800 RR PIRELLI”, così come è stata denominata questa versione della naked varesina realmente esclusiva per l’allestimento, la componentistica e la produzione in pochissime unità ed è stata presentata all’EICMA di Novembre 2017.

La personalizzazione di questo modello in edizione limitata si è concentrata sulla componentistica e sulle colorazioni. La sella, ad esempio, è stata realizzata ad hoc per la Brutale 800 RR PIRELLI e si distingue per le cuciture in tinta con ciascuna delle due versioni cromatiche proposte. Il supporto del gruppo ottico anteriore è verniciato di nero, come anche il telaietto posteriore.

Anche i pneumatici ricoprono ovviamente un ruolo di assoluto rilievo: rispetto al modello standard con pneumatici DIABLO™ ROSSO III di primo equipaggiamento, la Brutale 800 RR PIRELLI monta pneumatici DIABLO™ SUPERCORSA SP nelle misure 120/70 ZR17 anteriore e 200/55 ZR17 posteriore con il cerchio posteriore di 6” specifico per questo modello.

I pneumatici colorati (optional) saranno rispettivamente con banda rossa oppure blu, in base alla versione cromatica a cui sono abbinati.

Pirelli Design MV Agusta Brutale
MV Agusta Brutale 800 RR Pirelli

 

 

 

 

CHRISTIAN LOUBOUTIN

Christian Louboutin, il creatore dell’iconico stiletto dalla suola rossa. Leggi la storia del designer dagli esordi al successo mondiale.

Christian Louboutin, il creatore dell’iconico stiletto dalla suola rossa

Indice

  1. Giovane ribelle
  2. Il lancio
  3. Louboutin Red
  4. La crescita del marchio
  5. Situazione attuale

Giovane ribelle

Christian Louboutin, disegnatore di scarpe francese, è nato a Parigi nel 1964. Il suo elemento iconico è lo stiletto dal tacco a spillo con la suola rossa. Inizia ad essere affascinato dalle scarpe già all’età di 12 anni, quando visita il Museo Nazionale delle Arti d’Africa e d’Oceania. Qui vede un cartello che proibiva alle donne di indossare tacchi a spillo per entrare nell’edificio, onde evitare di danneggiare il pavimento di legno. Quest’immagine ha ispirato il suo lavoro.

“Volevo creare qualcosa che rompesse le regole e che facesse sentire le donne forti e fiduciose.” Christian Louboutin

Studia disegno ed arti decorative all’Accademia d’Arte di Roederer. Da adolescente, parte per l’Egitto e passa un anno anche in India, poi, nel 1981, torna a Parigi. Qui crea un portfolio pieno di stravaganti disegni di tacchi alti, che manda alle più celebri case di moda.

Ottiene un successo completo, e viene assunto da Charles Jourdan, uno dei più quotati e rispettati disegnatori di scarpe a Parigi. Grazie a lui, ha l’opportunità di incontrare Roger Vivier, il quale ha affermato di essere l’inventore dello stiletto. Con Vivier comincia una lunga e significativa collaborazione. Autonomamente collabora anche con Chanel e Yves Saint Laurent.

Dizionario della Moda Mame: Christian Louboutin. Una foto del designer.
Una foto del designer.

Il lancio

Alla fine degli anni Ottanta il designer lascia la moda, diventa un giardiniere paesaggista e collabora con Vogue Paris. Dopo pochi anni però, sente la mancanza del suo lavoro con le scarpe, e, nel 1991, lancia la sua azienda. La prima collezione viene presentata lo stesso anno, mentre l’anno successivo Louboutin apre una boutique in Rue Rousseau a Parigi.

La sua prima cliente è Carolina di Monaco, che fa i complimenti al negozio in presenza di un giornalista. Quest’ultimo pubblica il suo commento, e subito Louboutin guadagna riconoscimenti e clienti del calibro di Diane Von Furstenberg, Madonna, Nicole Kidman, Cher e Carolyn Bessette-Kennedy.

Louboutin Red

La segno distintivo di Louboutin è la suola rossa, creata per la prima volta nel 1993. Lo stilista ha dichiarato che stava cercando di vivacizzare il design delle sue scarpe, quando istintivamente ha preso lo smalto rosso della sua assistente e ha cominciato a dipingere la suola di rosso.

“Ho saputo fin da subito che sarebbe stato un successo”.

Nel corso degli anni Novanta e Duemila, Christian Louboutin riporta in voga lo stiletto. Nel 1998 riceve il premio di miglior disegnatore di scarpe dell’anno dalla Fashion Footwear Association di New York.

Dizionario della Moda Mame: Christian Louboutin. L'iconico stiletto con la suola rossa.
L’iconico stiletto con la suola rossa.

La crescita del marchio

Nel 2003 decide di ampliare il suo campo creativo e lancia la prima collezione di borse. Poi, nel 2011, la prima linea di abbigliamento da uomo.

A partire dal lancio del brand, le creazione di Christian Louboutin sono state immortalate in tutto il mondo in musei, passerelle, red carpet e nella cultura pop. La naturale bellezza della donna è sempre stata il fulcro dell’ispirazione del designer.

Il 2014 vede la nascita della linea Christian Louboutin Beauté, con i primi smalti, Louboutin Rouge, in un’ampia gamma di colori: dal nero, ai nudes, ai colori pop. L’anno successivo vengono poi lanciati i tanto attesi rossetti, seguiti da tre profumi. Gli ultimi nati della linea di cosmetici sono i mascara, Les Yeux Noirs, nel marzo 2017.

Dizionario della Moda Mame: Christian Louboutin. La linea Beauty.
La linea Beauty.

Situazione attuale

Con una ricca collezione di scarpe da uomo e da donna, borse da giorno e da sera e altri articoli di piccola valigeria, Christian Louboutin ora conta più di 100 negozi in tutto il mondo. C’è anche una piccola beauty boutique in cuore del 1° arrondisment di Parigi, a due passi dal primo, storico negozio.

Dizionario della Moda Mame: Christian Louboutin. Il flagship store di Parigi.
Il flagship store di Parigi.

 

 

VIVETTA

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti. Leggi storia e curiosità del brand, dagli esordi ad oggi

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti

La storia

Figlia di un antiquario, Vivetta Ponti è nata ad Assisi e si è diplomata al Liceo linguistico Le Mantellate di Firenze. Dopo aver frequentato il centro di formazione professionale Paullo di Milano, Vivetta ha cominciato il suo percorso formativo nell’ufficio stile di Roberto Cavalli come assistente designer.

Per la stilista, l’esperienza da Cavalli è stata lunga ma decisiva per il suo sviluppo creativo e la comprensione delle dinamiche aziendali. Ha proseguito poi con Daniele Alessandrini come head designer, specializzandosi in stampe e ricami.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La designer con le sue modelle.
La designer con le sue modelle.

Nel 2008 Vivetta Ponti ha vinto ‘Who’s Next’ a Parigi, concorso che premia i migliori artisti emergenti. L’anno successivo, la designer ha fatto il grande passo e ha lanciato la sua etichetta omonima, “Vivetta”. Il brand ha debuttato per la prima volta al White di Milano nel 2010.

Come ha affermato la stilista, i primi anni sono stati “duri e pieni di sconfitte”, perché il suo stile non era compreso.

“È stato fondamentale non demordere e crederci al 100%, senza ascoltare nessuno e farmi demoralizzare. Ora siamo in tanti a lavorare al progetto, c’è un’azienda, la distribuzione è mondiale.”

Il successo

Nel 2015, durante la Settimana della moda di Milano, Giorgio Armani l’ha scelta per sfilare all’interno del suo Armani Teatro con la collezione Autunno/Inverno 2015/16 ‘The Groupie Attitude’. Il maestro, del resto, l’aveva già definita come “la migliore”.

“Ho un ricordo bellissimo dell’esperienza, nonostante alcuni fattori di comprensibile disorganizzazione, trattandosi della prima sfilata. Da quel giorno le cose hanno cominciato ad andare bene, anche in Italia.”

Con la collezione Primavera/Estate 2017, Vivetta Ponti è stata la prima stilista italiana ad entrare a far parte dello Swarovski Collective, progetto che incoraggia i designer ad esplorare nuovi percorsi creativi grazie all’utilizzo dei cristalli.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La collezione Primavera/Estate 2017.
La collezione Primavera/Estate 2017.

Nel marzo 2017 Vivetta Ponti è stata ospite di Mercedes-Benz a Pechino, dove ha presentato la sua collezione Autunno/Inverno 2017 all’interno del Mercedes-Benz International Designer Exchange Program.

Lo stile

Nello stile di Vivetta, elementi nostalgici come la poesia, le bambole, gli arredi antichi ed il design anni Cinquanta, si combinano con silhouettes iper-contemporanee e motivi bon-ton. Le linee pulite si arricchiscono di dettagli inaspettati ed elementi surreali, profilando una nuova idea di eleganza: giocosa e dinamica, romantica ed ironica, ma anche surreale e sartoriale. L’originalità si concretizza infatti con la migliore tradizione del made in Italy.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.
Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.

Vivetta racconta una femminilità delicata e sognante, irriverente e leggiadra, ma al contempo dalla forte personalità. Per questo è diventata un punto di riferimento per tutte le donne alla moda costantemente alla ricerca di un tocco di eccentricità.

I capi dell’azienda, che ha sede a Firenze, sono tutti tutti disegnati, prodotti e confezionati a mano in Italia e sono distribuiti da retailer del calibro di Barney’s NY, Selfridges, Harrods, Le Bon Marché, Moda Operandi, LuisaViaRoma e Tsum.

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TOD’S

Tod’s Spa è una holding che comprende i marchi Tod’s, Hogan e Fay. Leggi la storia dell’azienda marchigiana dalle origini alla crescita mondiale.

Indice

  1. Le origini.
  2. Diego Della Valle entra nell’azienda.
  3. Nasce la Tod’s S.p.A.
    1. Hogan.
    2. Fay.
  4. La produzione.
  5. Il gommino Tod’s.
  6. Fatturato e investimenti nei primi anni 2000.
  7. Entrata in BNL.
  8. Espansione e collaborazioni.
  9. Gli anni recenti.
  10. Situazione attuale.

Tod’s Spa è una holding operativa quotata alla Borsa di Milano dal novembre 2000, cui fanno capo i marchi Tod’s, Hogan e Fay. Il presidente, amministratore delegato e azionista di maggioranza è Diego Della Valle; vicepresidente il fratello Andrea Della Valle.

Le origini.

Dizionario della Moda Mame: Tod's. La famiglia Della Valle.
Un ritratto della famiglia Della Valle.

Le origini dell’azienda risalgono ai primi anni del Novecento, quando Filippo Della Valle, il nonno di Diego, fonda una piccola impresa di scarpe.

“La mia è sempre stata una famiglia dove il cuoio l’ha fatta da padrone. Mio nonno Filippo faceva il calzolaio, lavorando nella cucina di casa, aiutato prima da mia nonna e poi dai sei figli man mano che crescevano. Due volte alla settimana, papà (Dorino), l’addetto alla produzione, e zio Pasquale, il responsabile commerciale, si recavano di notte (in bici o in treno merci per risparmiare quattrini) a Pescara, Forlì e Bologna per vendere le produzioni ai grossisti che servivano le bancarelle.” Diego Della Valle

Alla fine degli anni Sessanta, papà Dorino si mette in proprio, aiutato dalla moglie. Nasce il Calzaturificio Della Valle di Sant’Elpidio a Mare, un paese delle Marche.

“Mia madre, Maria Micucci- continua Diego Della Valle– cuciva suole e tomaie, facendomi dormire nelle ceste delle scarpe per tenermi d’occhio.”

Diego Della Valle entra nell’azienda.

Dizionario della Moda Mame: Tod's. Diego Della Valle
Diego Della Valle

In quel periodo la cucina si trasformava in una piccola fabbrica. Diego debutta in azienda negli anni Settanta, dopo aver tentato gli studi universitari alla facoltà di legge, con scarso successo.

“In effetti la poca voglia di studiare è sempre stata una malattia di famiglia. Così rientrai a casa e cominciai a collaborare con mio padre.”

Via via, assume maggiori responsabilità in seno al calzaturificio che produceva, allora, scarpe per sole donne. Nel 1979 riceve il testimone. All’inizio degli anni Ottanta lancia i primi mocassini Tod’s.

Nasce la Tod’s S.p.A.

Nel 1986 Diego Della Valle è amministratore unico dell’azienda che nel frattempo è stata ribattezzata Tod’s S.p.A. Nuovi concetti di prodotto, piani di marketing e strategie aziendali trasformano il primordiale laboratorio familiare in uno dei principali player nella produzione e commercializzazione di calzature e pelletteria di lusso.

I tre marchi, Tod’s, Hogan e Fay, hanno una propria brand identity, ma sono legati dalla stessa filosofia, un mix equilibrato di tradizione e innovazione, qualità e creatività. In particolare, il marchio Tod’s è sinonimo di calzature e pelletteria di lusso. Alcuni modelli, Driving Shoe e D Bag, sono diventati prodotti cult, espressione di un nuovo concetto dell’eleganza, maschile e femminile.

Hogan.

Hogan, marchio varato negli anni Ottanta, si contraddistingue per l’alto contenuto di design. Il modello-base, ispirato alle scarpe inglesi da cricket degli anni Trenta, è realizzato con una doppia tomaia sovrapposta allo scopo di renderlo più resistente. Ha un’imbottitura in gommapiuma del bordo e della soletta e una suola dal disegno a onde che garantisce massima flessibilità. Inizialmente focalizzato sulla produzione di calzature, Hogan ha recentemente diversificato nella pelletteria. I modelli Traditional e Interactive sono “best sold”.

Fay.

Fay, rilevato verso la fine degli anni Settanta dal Gruppo Tod’s, nasce originariamente negli Stati Uniti, specializzandosi nella produzione di giacconi chiusi da quattro ganci ispirati alle divise degli American fire-fighters. Oggi Fay include linee maschili e femminili, complete di accessori, e un total look kids. Il brand è caratterizzato dalla distintiva filosofia Double Life. Nelle collezioni Fay, ogni capo è studiato per affrontare diverse occasioni d’uso tra business e tempo libero, in città o nei più dinamici contesti outdoor.

Il “Fay Code” è oggi sinonimo di un’eleganza informale e ricercata, cosmopolita e versatile. È l’espressione di un gusto tutto italiano che, animato da un respiro internazionale, unisce qualità, lusso e ricerca in una filosofia di equilibrio intramontabile tra sartorialità e innovazione. Negli anni Novanta, Fay ha sviluppato un gusto più metropolitano, che si avvicina ai trend urbani diffusi in tutto il mondo, attento ad una clientela in costante movimento.

La produzione.

L’eccellenza qualità è un must per l’intero Gruppo. Questo è garantito dall’elevata presenza dell’artigianalità in tutta la filiera produttiva, oltre che un controllo rigoroso delle materie prime. Alla realizzazione di una scarpa Tod’s sono necessarie più di 100 fasi lavorative, dal taglio a mano dei pellami fino alla cucitura delle singole componenti di ogni modello. Una scarpa può essere costituita da ben 35 pezzi di pelle, ognuno dei quali viene trattato e controllato manualmente prima di essere assemblato. L’intero processo coinvolge diversi artigiani specializzati nello svolgimento di un compito preciso.

I pellami provengono dalle migliori concerie del mondo e, come accade per un vino pregiato, alcuni pezzi devono aspettare anni per raggiungere il punto giusto di colore e di consistenza. Ogni singolo pezzo viene controllato dagli esperti per valutarne colore, resistenza e spessore, affinché si raggiunga una perfetta omogeneità, altrimenti viene scartato. Una volta giunti al prodotto finito, ogni paio di scarpe viene esaminato accuratamente e i modelli difettati vengono eliminati.

Lo stesso procedimento è seguito nella realizzazione delle borse, che si distinguono per una realizzazione artigianale simile alle antiche procedure usate per la selleria.

La produzione è prevalentemente eseguita in 9 stabilimenti propri (7 per le calzature e 2 per la pelletteria) e, in parte, delocalizzata in pochi laboratori specializzati, coi quali la casa madre ha istituito relazioni durature. Diego Della Valle ha sempre rigettato le politiche espansionistiche tramite acquisizione di alcuni player del lusso.

“Non vedo i vantaggi di un polo. Ogni marchio ha i suoi uffici di ricerca e prodotto, le campagne pubblicitarie sono autonome, così come anche i negozi mono-brand. Le sinergie, insomma, si limitano alla produzione e alla logistica. Con il rischio che chi compra senza avere strutture organizzative e manager da dedicare a ciò che ha comprato, alla fine non controlla più niente.”

Il Gommino Tod’s.

Dizionario della Moda Mame: Tod's. Il classico mocassino.
Il classico mocassino.

Il “Gommino” nasce alla fine degli anni Settanta. Diego Della Valle aveva notato che servivano delle calzature ideali per quelle occasioni casual – chic in cui un italiano dal gusto classico preferisce indossare un paio di chinos e un blazer e cominciò così a lavorare su questo prototipo anni Cinquanta.

A fine anni ‘70 giunse ad un leggerissimo, piatto ed ultramorbido mocassino, interamente cucito a mano, con 133 sfere di gomma sulla suola, perciò detto semplicemente “Gommino” e funzionò. Per produrne un paio occorrono 100 passaggi di lavorazione, molti dei quali devono essere realizzati a mano. Punto di forza della linea Tod’s è anche la scelta di cuoi americani ingrassati e di “croste” inglesi, tutti rigorosamente idrorepellenti e provenienti da concerie artigianali.

Il “Gommino”, è stato creato con l’intenzione di unire il classico stile italiano con la funzionalità di una calzatura versatile, che può essere indossata in qualunque occasione. Il “Gommino” è diventato lo status symbol per eccellenza del jet set internazionale. Lo indossano star del cinema come Michael Douglas, Catherine Deneuve, Denzel Washington, Antonio Banderas, Gwyneth Paltrow, Samuel Jackson, Orlando Bloom, George Clooney; e top model del calibro di Claudia Schiffer e Cindy Crawford.

Nel 1997 l’azienda ha lanciato una collezione di borse classiche, moderne e chic, in grado di riflettere lo stesso spirito delle calzature. La più famosa è stata la D Bag, che prendono il nome da Lady Diana, che la acquistò nella boutique di Parigi, dimostrando lo stile elegante dell’azienda.

Dizionario della Moda Mame: Tod's. Lady Diana.
Lady Diana in Tod’s.

Fatturato e investimenti nei primi anni 2000.

Nel 2000 Tod’s debutta nel mercato elettronico della Borsa di Milano. Lo stesso anno, l’azienda ha conseguito un fatturato consolidato pari a 487,2 miliardi di lire (251,6 milioni di euro), +14,5% rispetto al 1999, e un margine operativo lordo (Ebitda) di 118,7 miliardi (61,3 milioni di euro), +7,7%. Nel 2001 la crescita degli indicatori economici è ancora a doppia cifra: il fatturato aumenta del 26,6% mentre l’Ebitda registra un balzo del 31,5%.

Il 2002, anno di crisi per il comparto del lusso, l’azienda si ripete. I ricavi netti ammontano a 358,2 milioni di euro, +12,5%, l’Ebitda a 91,8 milioni, +13,9%. Nello stesso anno, gli investimenti immateriali in immobili sono pari a 28,6 milioni di euro, la maggior parte dei quali ascrivibili all’espansione della rete di vendita distributiva diretta, cresciuta di 21 nuovi negozi. Gli investimenti materiali ammontano a 15,8 milioni di euro, di cui il 38% destinato alla costruzione di un nuovo impianto produttivo vicino alla sede di Sant’Elpidio a Mare. Tutti gli investimenti sono stati autofinanziati, dato che la posizione finanziaria netta è positiva per 46,7 milioni di euro.

Entrata in BNL.

Per il futuro, Diego Della Valle è ottimista:

“Abbiamo davanti una strada in discesa, non possiamo che crescere: gli investimenti sono stati in gran parte spesati e ora non potremo che raccoglierne i frutti. Quando passerà questa fase di incertezza dei consumi, la crescita di Tod’s sarà a due cifre pesanti”.

Ricavi e il margine operativo lordo del primo trimestre 2003 sono cresciuti (a cambi costanti), rispetto allo stesso periodo del 2002, del 3% e del 17%. Il marchio Tod’s, con il 57,2% sul totale venduto, continua a fare la parte del leone. Allo stesso periodo risale l’acquisizione del 4,6% della Banca Nazionale del Lavoro, di cui diviene Della Valle il terzo azionista, dopo il gruppo basco Bbva e Generali.

“La finalità dell’investimento è di concorrere, insieme agli altri soci principali, a rafforzare la stabilità della banca. Sono un industriale, non un finanziere. Sono entrato in BNL sulla base di un progetto industriale e quindi per restare.”

Alla fine del 2002, la rete distributiva contava 71 punti vendita a gestione diretta e 37 in franchising. L’assetto proprietario è il seguente: famiglia Della Valle (63,1%), Lazard/Sofidiv (3,5%), State of New Jersey Commeno Pension Fund (3,3%).

Espansione e collaborazioni.

Nel 2006 Tod’s inizia a espandersi nel mercato cinese, aprendo il primo flagship store a Hong Kong. Fino al 2009 il marchio ha aperto 13 boutique in Cina.

Nel 2008 il gruppo, in crescita, stipula accordi di licenza con Marcolin per la produzione Eyewear Tod’s e Hogan. Negli ultimi anni si è investito molto nella produzione di accessori della linea femminile Tod’s, con calzature e borse, scegliendo anche campagne pubblicitarie mirate. Il progetto è di riuscire a confrontarsi, alla pari, coi grandi marchi del lusso, tramite la produzione di accessori di tendenza, borse e scarpe dall’elevata qualità artigianale. Prodotti che si fanno notare per il tocco di glamour contemporaneo, in grado di trasformarli in must di stagione.

Dizionario della Moda Mame: Tod's. Colosseo.
Il restauro del Colosseo.

Nel 2011 Tod’s ha finanziato il progetto del restauro del Colosseo. Lo stesso anno, l’azienda inizia a sostenere il Teatro alla Scala di Milano, entrando nella Fondazione del teatro. Frutto di questa preziosa collaborazione è il corto “An Italian Dream“.

“Il progetto An Italian Dream segna l’inizio di quella che mi auguro sia una lunga collaborazione. Tod’s e il Teatro alla Scala sono entrambe italiane e impegnate a sostenere le competenze e le tradizioni che sono alla base della nostra cultura e che rendono il concetto del Made in Italy unico. Questo film mostra come l’arte, l’attenzione per i dettagli, l’impegno e la creatività si combinano per creare qualcosa di molto speciale”. Diego Della Valle.

Gli anni recenti.

Nel 2012 i prodotti Tod’s diventano disponibili sul sito Mr. Porter. L’anno successivo il direttore creativo Derek Lam viene rimpiazzato da Alessandra Facchinetti. Il suo debutto per la collezione Primavera/Estate 2014 è notevole, prima della sua uscita nel 2016. Nel 2014 Andrea Incontri viene nominato direttore creativo della linea uomo. Nello stesso periodo viene lanciata “Dot’s of Life“, una moderna piattaforma che spinge le persone a condividere il proprio stile di vita sui sociale attraverso l’impronta del brand.

Al 2015 risale la partnership con Net-a-Porter.com, dopo un anno di prova, per vendere online la linea di accessori prêt-à-porter. Lo stesso anno anno la Tod’s S.p.A. acquista Roger Vivier , il marchio francese di scarpe di lusso. Nei primi 9 mesi del 2016 l’azienda ha registrato entrate pari a 4.194.ooo nelle vendite.

Situazione attuale.

Dizionario della Moda Mame: Tod's. Il quartier generale a Sant'Elpidio a Mare.
Il quartier generale a Sant’Elpidio a Mare.

Oggi il quartier generale dell’azienda è ancora a Sant’Elpidio a Mare, dove Filippo aprì la sua piccola bottega circa 100 anni fa. Il rapido sviluppo degli ultimi anni ha permesso al Gruppo Tod’s di raggiungere 1.004 milioni di euro di fatturato al 31 dicembre del 2016 e di raggiungere un numero di impiegati che supera circa i 5.000 dipendenti.

Al 31 dicembre 2016 la rete distributiva del Gruppo era composta da 272 DOS e 107 negozi in franchising, rispetto a 257 DOS e 99 negozi in franchising al 31 dicembre 2015. Gli obiettivi futuri prevedono il proseguimento del piano di investimenti in corso di attuazione, con la continua ricerca di nuovi prodotti e una sempre maggiore espansione internazionale della rete distributiva diretta.

Durante questi 90 anni, Tod’s ha sempre puntato alla perfezione. La sua eredità si intreccia con pensieri innovativi e rappresenta un approccio senza precedenti. L’eterna missione di Tod’s è quella di aprire la strada al successo e alla grandezza, affermando che, a piccoli passi, la perfezione è possibile.

PRADA

Dal negozio in Galleria di Mario Prada all’attuale Gruppo mondiale nel settore del lusso made in Italy di Miuccia. Leggi storia e aneddoti del marchio Prada.

Indice

  1. La storia dalle origini agli anni 2000.
    1. Le origini.
    2. Miuccia: la nipote ribelle e geniale.
    3. Gli anni Ottanta: il Nylon e il successo americano.
    4. Il ritorno a Milano.
    5. Gli anni Novanta: la Fondazione e le grandi acquisizioni.
    6. Il progetto degli Epicentri.
  2. Dal 2000 al 2005.
    1. Una nuova sede per le collezioni.
    2. Il bilancio del 2000.
    3. Le acquisizioni del 2001.
    4. L’Epicentro di New York.
    5. Situazione finanziaria del 2002.
    6. Prada punta sul Giappone. L’Epicentro di Tokyo.
    7. L’Epicentro di Los Angeles.
    8. Cessioni. Il lancio del primo profumo.
  3. Dal 2005 al 2010.
    1. I cortometraggi.
      1. Trembled Blossoms.
      2. Fallen Shadows.
    2. Progetti speciali.
      1. La mostra Waist Down.
      2. Prada Transformer.
    3. L’America’s Cup.
    4. Fondazione Prada.
  4. Dal 2011 ad oggi.
    1. Fondazione Prada a Venezia.
    2. Il progetto 24h Museum.
    3. La mostra Impossible Conversations.
    4. Prada per Il Grande Gatsby.
    5. I progetti ‘the new Prada Galleria’ e Prada Journal.
    6. Due nuovi cortometraggi.
      1. A Theraphy.
      2. Castello Cavalcanti.
    7. Acquisizioni del 2014.
    8. Pradasphere.
    9. Pasticceria Marchesi.
    10. Il restauro dell’Ultima Cena di Giorgio Vasari.
    11. Il progetto Past Forward.
    12. Fondazione Prada inaugura Osservatorio.
    13. La conferenza Shaping a Creative Future.

Dalle origini agli anni 2000.

Le origini.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Il van per le consegne, 1918.
Van per le consegne, 1918.

Le origini del marchio Prada partono dal lontano 1913 quando Mario Prada, artigiano milanese del lusso, apre un negozio in Galleria Vittorio Emanuele II di Milano.

Innovatore nel campo degli articoli da viaggio, degli accessori e dei beni di lusso, Prada utilizza, per i suoi prodotti, materiali raffinatissimi, manifatture di prima qualità e design all’avanguardia, divenendo ben presto un punto di riferimento per accessori in pelle e oggetti preziosi provenienti da tutto il mondo.

Grazie alla qualità delle sue creazioni, Prada soddisfa la richiesta dei più esigenti ed esperti clienti del mercato internazionale e dell’alta società. Nel 1919 diventa fornitore ufficiale della Real Casa d’Italia, ottenendo il diritto di includere lo stemma e i nodi sabaudi nel proprio marchio. (Fonte: “Prada”, edizione 2009, progetto Prada Arte).

D’altronde Mario Prada le idee le aveva ben chiare, il suo obiettivo era di:

“Colmare la carenza di oggetti che partecipassero all’avventura dello stilismo ma con avvenuto distacco; che fossero di moda, e capaci di non passare di moda nel giro di una stagione”.

Miuccia: la nipote ribelle e geniale.

Dizionario Moda Mame: Prada. Ritratto di Miuccia Prada Bianchi
Ritratto di Miuccia Prada.

La nipote Miuccia Prada è un ex jeune fille rangée della buona borghesia, sessantottina giudiziosa appassionata di teatro e mimo, iscritta alla scuola del Piccolo Teatro e all’Udi (Unione donne italiane) del Partito comunista.

Nel 1978 entra a far parte dell’azienda di famigliaInsieme al socio e marito Patrizio Bertelli, in vent’anni, la trasforma in un Gruppo mondiale nel settore dei beni di lusso targato Made in Italy. Diviene concorrente con marchi come Louis Vuitton, Chanel, Hermès, Gucci.

L’impresa diviene ad alto contenuto industriale, e alla fine del 1997 Prada può contare su:

  • 8 stabilimenti con 1184 dipendenti diretti;
  • 119 negozi monomarca, di cui 94 controllati direttamente;
  • un fatturato totale di 1.147.202 miliardi di lire.

Le tappe di quest’ascesa al vertice della moda internazionale sono segnate dalle felici intuizioni creative di Miuccia e dalle abili strategie d’impresa e comunicazione di Patrizio Bertelli.

Gli anni Ottanta: il Nylon e il successo americano.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Shopping bag in Nylon, 1978.
Shopping bag in Nylon, 1978. Ph: Albert Watson.

Nei primi anni Ottanta arrivano le borse in Nylon, in un materiale definito Pocono, brevettato con effetto seta e usato originariamente per i paracaduti militari. Le borse sono identificate dall’iconico logo: un triangolo rovesciato in metallo ispirato alla chiusura dei bauli di Mario Prada, che diventano subito oggetti di culto. Nel 1979 viene lanciata la prima collezione di scarpe.

Nel 1983 apre a Milano il primo Green Store, progettato dall’architetto Roberto Baciocchi. Esso è caratterizzato da una particolare sfumatura di verde chiaro che sarà presto riconosciuta in tutto il mondo come Verde Prada. Da questo momento in poi Prada apre una rete di Green Store in tutto il mondo, al cui interno è presente, in un modo o nell’altro, questo colore così unico. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Nel 1988 avviene il grande salto nell’abbigliamento femminile. Non è ancora finito il decennio di più spettacolare edonismo e consumismo del secolo e già la giovane milanese laureata in Scienze politiche, estranea al mondo iniziatico degli stilisti, fa intravedere una nuova svolta. Frettolosamente tacciata di “minimalismo“, la moda Prada è in realtà l’elaborazione concettuale e colta del disordine estetico della nostra epoca, ma senza alcuna astrazione.

Il ritorno a Milano.

Prada è Miuccia, ragazza borghese e schiva diventata un personaggio e il suo palcoscenico d’elezione è New York. Lei che gira a gambe nude anche a 10 gradi sotto zero o porta i calzini di lana con i sandali, lei che posa una seconda lunga gonna di chiffon sopra il ruvido tweed, lei che inventa le giacche a vento da sera.

Soltanto dopo essere diventati un “caso” negli Stati Uniti e sulla stampa anglosassone, i Prada-Bertelli riportano le collezioni sulle passerelle milanesi: e quei giornalisti italiani che, prima della trasferta americana, lasciavano vuote intere file delle sfilate in via Melzi d’Eril, vengono lasciati fuori dalla porta della nuova sede di via Maffei.

Scoppia uno scandalo a mezzo stampa, volano accuse di censura; ma a pace fatta il nome Prada diventa popolare ben oltre il mondo della moda e il momento delle sfilate. Anche perché la coppia, assecondando la comune passione per l’arte contemporanea, si trasforma da collezionista a mecenate.

Gli anni Novanta: la Fondazione e le grandi acquisizioni.

  • 1993: Nasce Fondazione Prada, e seguono le prime mostre: Eliseo Mattiacci e Nino Franchina. Lo stesso anno nasce la linea Uomo e viene creato, su specifico desiderio di Miuccia, il marchio indipendente Miu Miu.
  • 1995: nasce la Fondazione Prada, uno spazio d’arte milanese che ospita artisti del calibro di Anish Kapoor, Michael Heizer, Louise Bourgeois, Dan Flavin, Laurie Anderson, Sam Taylor Wood, Mariko Mori.
  • 1997: Patrizio Bertelli, esperto velista, decide di sponsorizzare e prendere parte all’America’s Cup del 2000 in Nuova Zelanda.

La scelta serve da supporto alla nuova linea Prada Sport, laboratorio di ricerca di nuovi materiali, forme, comportamenti. Le influenze si riflettono anche sulle altre linee (la Donna e l’Uomo) e sul marchio Miu Miu.

  • Giugno 1998: nuovo colpo di scena. Prada diventa un’importante azionista  di Gucci, quotata alla  borsa valori di New York. Nel gennaio 1999 tuttavia, di fronte alla scalata, con il 34,4% di Gucci da parte del francese LVMH (Louis Vuitton Moit Hennessy), Prada cede la sua quota a Bernard Arnault.In sei mesi ha realizzato un plusvalore di 192 miliardi di lire da investire nello sviluppo sempre più internazionale del marchio.

Negli anni successivi infatti avvengono:

  • l’acquisto della maggioranza di Helmut Lang;
  • la partecipazione in De Rigo (occhiali);
  • una quota di minoranza di Church’s, le scarpe inglesi;
  • poi il colpo grosso, l’acquisto della Jil Sander (il 75 per cento delle azioni ordinarie e il 15 di quelle quotate in Borsa);
  • infine la vincente offerta pubblica d’acquisto della maggioranza Church’s e l’alleanza con Bernard Arnault e la sua Lunch per il possesso della griffe Fendi. È la fine di agosto del 1999.

Il progetto degli Epicentri.

Nel 1999 il brand inaugura un progetto unico in collaborazione con AMO, il ‘think-tank’ dell’Office for Metropolitan Architecture (OMA), e con l’architetto Rem Koolhaas. Miuccia Prada e Patrizio Bertelli affidano ad AMO il compito di analizzare i trend dello shopping mondiale, concettualizzando nuovi prodotti e applicando le loro scoperte a nuovi tipi di negozi. Nasce quindi il progetto di tre Epicentri, negozi progettati al di fuori della tipologia del Green Store, destinati a diventare un vero e proprio laboratorio sperimentale.

Forte di un’identità che trascende il semplice marchio, l’azienda continua ad affermare la sua originalità in modi nuovi e inaspettati. È per esempio tra i primi a collaborare con architetti visionari come Rem Koolhaas e Herzog & de Meuron,vincitori del prestigioso Pritzker Prize: gli Epicentri di New York, Tokyo e Los Angeles, così diversi rispetto al concetto classico del negozio, sono il risultato di un’accurata analisi delle dinamiche del mercato nella società contemporanea e di un’innovazione architettonica rivoluzionaria. In queste boutique vengono esposti beni di lusso che sono il frutto di una tecnologia e di un design straordinari, affiancati da una molteplicità di attività ed eventi esclusivi. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Dal 2000 al 2005.

Una nuova sede per le collezioni.

All’inizio dell’anno, l’azienda viene inserita da Interbrand tra i 100 marchi più importanti al mondo. A partire dal 2000, Prada presenta le sue collezioni in via Fogazzaro a Milano, in un ex stabilimento industriale. L’edificio, ristrutturato a questo scopo, viene continuamente riconfigurato dando vita a nuovi ambienti architettonici. Per valorizzare il concetto delle collezioni, infatti, vengono proiettati film, video ed ambientazioni sonore uniche. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

A luglio viene costituita una joint venture paritetica con LVMH, denominata Lvp Holding Bv, per l’acquisizione del 51% delle azioni ordinarie di Fendi. Ad ottobre avviene l’acquisizione del 100% delle azioni di Azzedine Alaia. Debuttano le collezioni Eyewear e Beauty.

Il bilancio del 2000.

Il fatturato consolidato è in crescita del 56,6% rispetto al 1999. Il margine lordo è aumentato del 49,8%. In diminuzione l’utile netto, 184 miliardi di lire (-42,7%). Il dato 1999 è però influenzato dalla plusvalenza per la vendita delle azioni Gucci alla LVMH, al netto della quale i profitti sarebbero stati di 134 miliardi.

Resta alto l’indebitamento, che, tuttavia, non è determinato da una errata gestione finanziaria, bensì dalle molteplici acquisizioni realizzate nel 1999 e nel 2000: Church’s, Helmut Lang, Jil Sander, Fendi (in joint venture con Lvmh) e Azzedine Alaia. Significativo il rapporto tra indebitamento netto e patrimonio netto di gruppo, migliorato nel 2000, grazie all’aumento di capitale di Prada Holding per 260 milioni di euro.

Il bilancio della maison Jil Sander, che rappresenta il 10 per cento del fatturato complessivo, ha evidenziato un fatturato di 134,8 milioni di euro. I mercati in cui maggiore è la presenza competitiva sono quello tedesco e americano; in Italia, la griffe è presente a Milano con uno show room in Piazza Castello.

Acquisizioni del 2001.

  • Febbraio. Acquisizione del 70% di Santacroce.
  • Aprile. Acquisizione del 51% della società Car Shoe, marchio ideato e brevettato nel 1962 dall’artigiano lombardo Gianni Mostile, produttore di scarpe per appassionati di automobilismo. Il valore dell’operazione non è stato reso noto.
  • Luglio. Acquisizione del 70% di Genny, azienda marchigiana capitanata da Donatella Girombelli. Rumors additano il prezzo di cessione tra i 100 e i 120 miliardi di lire, cifra a cui bisogna sottrarre l’alto indebitamento.
  • Novembre. Accordo con LVMH per la vendita del 50 per cento della partecipazione del Gruppo Prada in Lvp Holding Bv (che deteneva le azioni di Fendi possedute da LVMH e Prada), per un valore di 295 milioni di euro. Prada e LVMH avevano acquistato il 51% di Fendi nel 1999, pagando 425 milioni di dollari. La cifra serve ad abbassare l’indebitamento del Gruppo italiano.

L’Epicentro di New York.

Dopo tre anni di ricerca, Prada apre il primo Epicentro a New York, nel Guggenheim Museum SoHo di Broadway. Rem Koolhaas e OMA creano una scenografia dal design spettacolare: un’onda di legno che collega il piano terra a quello inferiore, gabbie appendiabiti sospese e motorizzate che si muovono lungo una rete di binari montati a soffitto, e infine un vero e proprio palco che si schiude dall’onda per ospitare eventi speciali. Il progetto ha un successo immediato e rimane uno dei Prada store contemporanei di maggiore interesse a livello mondiale.

Dizionario Moda Mame: Prada. 2001, apre Prada Epicenter a New York
2001, apre Prada Epicenter a New York

Una delle caratteristiche più rilevanti dell’Epicentro di New York è il muro settentrionale che si estende per un intero isolato, raggiungendo la lunghezza di sessanta metri. Sin dai primi disegni, OMA ha concepito il muro come una sorta di tela su cui applicare wallpaper temporanei. Prada e lo studio newyorchese di design 2×4 hanno creato diversi wallpaper allo scopo di produrre contenuti sempre nuovi. Quasi contemporaneamente all’apertura dell’Epicentro di New York, Prada avvia con gli architetti svizzeri Herzog & de Meuron la progettazione del secondo Epicentro, situato a Tokyo. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

La tanto attesa quotazione alla Borsa di Milano è rimandata a causa del momento sfavorevole. Le molteplici acquisizioni effettuate negli ultimi anni hanno appesantito la situazione debitoria del Gruppo, che, per affrontarla, sta pensando di emettere un bond (obbligazione). Ammonta a 700 milioni di euro il bond a favore di Prada. La domanda da parte degli investitori è stata cinque volte superiore rispetto alla disponibilità. I 700 milioni verranno così utilizzati: 300 per l’aumento di capitale e 400 per rimborsare i debiti.

Situazione finanziaria nel 2002.

  • Marzo. Debutta a Mosca, nel centrale Tretyakov Passage, il primo monomarca in Russia. Partner del Gruppo è la Mercury Distribution.
  • Giugno. Costituita una joint venture paritetica con il gruppo Puig per la creazione e distribuzione di profumi e cosmetici contraddistinti dal marchio Prada. Con l’acquisto del restante 25% di Jil Sander, Prada ha il controllo totale della griffe tedesca.
  • Agosto. Viene rilevato il restante 24,29% della Genny Spa. I marchi Genny e Byblos, cui si è aggiunto Ozium, sono presenti nel prêt-à-porter di fascia alta e in altre linee di prodotto tra cui pelletteria, occhiali e profumi attraverso contratti di licenza.
  • Settembre. Fabio Zambernardi è il design director dei marchi Prada e Miu Miu per le linee abbigliamento, calzature e accessori.  Viene lanciato l’orologio sportivo GTS Chrono-Automatic IWC for Prada, in edizione limitata.

I punti vendita diretti di Prada e Miu Miu sono complessivamente 160. I ricavi del Gruppo si sono attestati a 1,57 miliardi di euro. Il volume d’affari ha mantenuto una distribuzione geografica equilibrata: 26% Italia, 25 resto d’Europa, 23 Nord America e 26 Giappone e area Asia-Pacifico. I marchi storici Prada e Miu Miu hanno contribuito all’83% dei ricavi complessivi. L’utile netto consolidato è pari a 27 milioni di euro.

Prada punta sul Giappone. L’Epicentro di Tokyo.

  • Marzo. Perfezionato un accordo per la distribuzione degli occhiali Prada negli Usa, Canada e Porto Rico, con l’azienda Avante-Garde Optics (Gruppo Luxottica). Debutta un nuovo flagship store a Tokyo, nel quartiere di Ginza, il terzo nella Terra del Sol Levante. Per l’occasione, Prada ha prodotto una linea di borse in edizione limitata (2000 esemplari), rivolta esclusivamente al mercato giapponese.

Debutta a Tokyo il nuovo Epicentro Prada, progettato dagli architetti Herzog & de Meuron. L’edificio a sei piani, situato nel distretto di Aoyama, è una delle opere architettoniche più riconoscibili della città: la facciata di vetro verde sporge da una griglia diagonale che ne costituisce la struttura, mentre all’interno ospita zone commerciali, lounge e spazi per eventi. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Dizionario Moda Mame: Prada. 2003, debutto dell'Epicentro di Tokyo
2003, debutto dell’Epicentro Prada a Tokyo
  • Luglio. Viene perfezionato un accordo decennale di licenza con Luxottica Group, leader mondiale nel settore ottico, per la produzione e la distribuzione di occhiali da sole e da vista con i marchi Prada e Miu Miu. L’accordo contempla l’acquisizione da parte di Luxottica delle società di produzione e distribuzione di occhiali detenute al 100% dal Gruppo Prada, per un controvalore complessivo di 26,5 milioni di euro.

L’Epicentro di Los Angeles.

Nel 2004 apre i battenti il flagship store di Hong Kong. Miuccia riceve a New York l’International Award dal Cfda.

Dopo il successo dell’Epicentro di New York, OMA progetta un nuovo spazio a Los Angeles, sulla storica Rodeo Drive di Beverly Hills. Per certi aspetti il nuovo progetto è l’inverso di quello di New York: un’onda si alza dal livello della strada, sale verso il secondo piano e scende di nuovo. La facciata è formata da un’unica lastra di alluminio. Molti dei muri interni sono composti da una speciale spugna in resina che conferisce un inconsueto aspetto ‘poroso’ agli spazi. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

Dizionario Moda Mame: Prada. 2004, debuitta l'Epicentro di Los Angeles
2004, debutto dell’Epicentro Prada a Los Angeles

Nello stesso anno, il brand amplia le proprie attività attraverso la sponsorizzazione di Luna Rossa, barca a vela partecipante all’America’s Cup (e la conseguente introduzione, l’anno successivo, di una linea di abbigliamento tecnico ad hoc).

In aprile viene perfezionato un accordo con la Aedes, che darà vita alla Real Estate International, la quale acquisisce il patrimonio immobiliare del Gruppo Prada per un valore di circa 100 milioni di euro, con una plusvalenza di Prada di 30 milioni di euro. La joint venture ha come obiettivo la valorizzazione del patrimonio in case, uffici, negozi e aree.

Nel frattempo viene completata l’acquisizione di Helmut Lang: il quartier generale del brand a New York viene smantellato e trasferito a Milano, mentre si opta per la sospensione della linea di abbigliamento Genny, acquisita tre anni prima.

Cessioni. Il lancio del primo profumo.

Nel 2005, Simonetta Ciampi viene nominata designer director per le borse e gli accessori. Nel periodo successivo il gruppo Prada si alleggerisce, con la cessione di Helmut Lang, Jil Sander (2006) e di Azzedine Alaïa, che torna al 100% nelle mani dello stilista franco-tunisino, mentre tra gli investitori entra Banca Intesa, che partecipa con un 5% del capitale. La strategia di razionalizzazione porta, nello stesso periodo, all’incorporazione del calzaturificio Lamos.

Sempre nel 2005, per il lancio della prima fragranza femminile, Miuccia Prada invita il regista cinematografico Ridley Scott e sua figlia Jordan a collaborare alla realizzazione di un cortometraggio. Rispondendo al desiderio di Miuccia Prada di rappresentare la complessità dell’essenza femminile, Jordan sceglie un’antica poesia del I secolo, intitolata Thunder Perfect Mind, che illustra le innumerevoli sfaccettature della psiche femminile. Thunder Perfect Mind è girato da padre e figlia a Berlino e ha come protagonista Daria Werbowy, interprete dei diversi ruoli femminili di moglie, vergine, madre, figlia, amante. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte)

Dal 2005 al 2010.

I cortometraggi.

Nel marzo 2007, Prada lancia Prada Phone by LG, il primo cellulare interamente touch screen. Più di un milione di pezzi venduti in 18 mesi di presenza sul mercato. Il processo di ottimizzazione degli asset dà i suoi frutti: Prada S.p.A. chiude il 2007 con utile record di 127 milioni di euro, in progresso del 65,8% rispetto all’anno precedente.

Trembled Blossoms.

A inizio 2008, durante la settimana della moda di New York, viene presentato Trembled Blossoms. In linea con il processo creativo di Prada, Trembled Blossoms nasce da idee contraddittorie. L’intrecciarsi delle molteplici ispirazioni di Miuccia Prada, che spaziano dall’Art Nouveau ai quadri di Hieronymus Bosch, sono perfettamente restituite dai disegni surreali dell’artista James Jean, che stimolano la realizzazione di un wallpaper, di un cortometraggio animato e di tessuti stampati, abiti, borse e packaging. Il film Trembled Blossoms è presentato all’Epicentro di New York nell’autunno del 2007, accompagnato da una performance live del gruppo Coco Rosie, che ha composto la colonna sonora del film.
Il film viene in seguito proiettato durante una serie di eventi esclusivi negli Epicentri di Los Angeles e Tokyo. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Fallen Shadows.

Trembled Blossoms è seguito da un altro corto animato, intitolato Fallen Shadows e diretto da James Lima. Il film, che si ispira alla collezione fotografata da Steven Maisel nella campagna con Linda Evangelista, presenta un’innovativa tecnica di sovrapposizione di immagini digitali e tradizionali: un fondale dipinto a mano fa da background ad un’animazione di ultima generazione creata interamente al computer. (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte) .

Progetti speciali.

La mostra Waist Down.
Dizionario della Moda Mame: Prada. La mostra Waist Down.
L’allestimento della mostra Waist Down.

Tra i progetti per l’arte, Waist Down è una mostra itinerante che raccoglie ed espone i modelli più originali e significativi delle gonne create da Prada dal 1988 a oggi. La mostra è concepita da Prada e AMO come un evento modulato di volta in volta in base allo spazio espositivo destinato ad accoglierlo. L’inaugurazione della mostra ha luogo nel 2004 all’Epicentro di Tokyo, la seconda location è il celebre Peace Hotel di Shanghai.

Nel 2006 Waist Down si sposta nell’Epicentro di New York a SoHo, per continuare all’Epicentro di Los Angeles a Beverly Hills e concludersi con l’installazione inaugurale del Prada Transformer di Seoul. Ogni evoluzione interpreta e si conforma ai diversi spazi espositivi, mescolando attività e caratteristiche dell’evento con la cultura della città ospite (Tokyo nel 2004, Shanghai nel 2005, New York e Los Angeles nel 2006 e Seoul nel 2009). (Fonte: “Prada“, edizione 2009, progetto Prada Arte).

Prada Transformer.

In seguito, il progetto Prada Transformer unirà diverse discipline all’interno di un’unica costruzione, raccogliendo le varie sfaccettature di Prada, rispettandone allo stesso tempo l’autonomia e l’unicità. Si tratta di un’installazione ospitata per sei mesi accanto allo storico Gyeonghigung Palace nel centro di Seoul, capitale della Corea del Sud.

Ideato da Prada, in collaborazione con l’architetto Rem Koolhaas, il tetraedro è stato concepito per ospitare quattro eventi dedicati all’arte, al cinema, alla moda e al mondo della cultura. Ogni evento ha una planimetria distinta: esagonale, rettangolare, cruciforme e circolare. Rispetto a un qualunque tipico spazio espositivo che si adatta a tutto, il Transformer si rovescia letteralmente, adattando le proprie sembianze alle caratteristiche di ogni evento.

Dizionario Moda Mame: Prada. Il progetto Prada Transformer in Corea del Sud
Il progetto Prada Transformer in Corea del Sud

In riconoscimento del valore culturale di questo progetto all’avanguardia, il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha voluto includere il Transformer nel suo viaggio di Stato in Corea. Si tratta dell’unico caso, nella storia della Repubblica, in cui un edificio privato viene inserito nel programma della visita ufficiale del Capo dello Stato.

L’America’s Cup.

Dizionario Moda Mame: Prada. Il catamarano "Luna Rossa"
Il catamarano “Luna Rossa”

Gli orizzonti del Gruppo Prada trascendono i confini della moda: arte, architettura, cinema, cultura, ma anche le grandi sfide come l’America’s Cup, sono parte integrante dei valori fondamentali del marchio. Appassionato e competente velista, nel 1997 Patrizio Bertelli lancia una sfida italiana all’America’s Cup, la più importante competizione velica internazionale. La barca ‘Luna Rossa‘ vince la Louis Vuitton Cup, le selezioni del Challenger per la Coppa America del 2000, aggiudicandosi così il diritto di sfidare il defender neozelandese, da cui poi sarà sconfitta in un’avvincente finale. Ma ‘Luna Rossa‘ rimarrà un fenomeno nazionale, un’icona che ha scritto una delle più importanti pagine della storia dello sport italiano: mai in precedenza un evento velico aveva riscosso tanto seguito in Italia.

Fondazione Prada.

Dizionario Moda Mame: Prada. La Fondazione Prada a Milano
La Fondazione Prada a Milano, in largo Isarco 2.

Pochi mesi più tardi viene svelato il progetto, curato da Rem Koolhaas, della nuova Fondazione Prada di Milano, che apre al pubblico nel maggio del 2015: uno spazio di 17.500 metri quadri in un complesso industriale dei primi del Novecento. Nel campo dell’arte e della cultura, la Fondazione è considerata un vero e proprio riferimento a livello mondiale. L’attenzione e l’interesse di Miuccia e Maurizio Bertelli per il mondo dell’arte contemporanea portano alla decisione di aprire uno spazio in cui presentare esposizioni realizzate in rapporto di piena collaborazione con artisti italiani ed internazionali.

“Fondazione Prada è un’iniziativa che si propone di ricevere e ritrasmettere le più profonde provocazioni mentali dell’arte del nostro tempo”. Miuccia Prada.

Nel corso degli anni, la Fondazione Prada ha esplorato diversi soggetti d’indagine, aprendosi a tematiche inerenti a settori quali l’architettura, la filosofia, la scienza, il design e il cinema.

DAL 2011 AD OGGI.

Fondazione Prada a Venezia.

A partire dal 31 maggio 2011, la Fondazione ha aperto un nuovo spazio espositivo a Ca’ Corner della Regina, prestigioso palazzo settecentesco affacciato sul Canal Grande a Venezia, dopo un importante intervento di restauro conservativo della struttura. Questo imponente edificio storico, che la Fondazione Musei Civici di Venezia ha reso disponibile per un periodo di 6-12 anni, ha inaugurato con una mostra complessa e articolata che rispecchia l’attività multiforme della Fondazione.

Dizionario Moda Mame: Prada. La Fondazione Prada in Ca' Corner della Regina a Venezia
La Fondazione Prada in Ca’ Corner della Regina a Venezia

Lo stesso anno avviene l’entrata in Borsa del Gruppo Prada. L’azienda ha collocato il 20% delle proprie azioni presso la borsa di Hong Kong, registrando una valorizzazione iniziale dell’azienda a 9,2 miliardi di euro, con l’offerta coperta 3,5 volte rispetto alle azioni disponibili.

Il progetto 24h Museum.

Dizionario della Moda Mame: Prada. 24H Museum.
Il progetto 24H Museum.

Nel 2012 Prada lancia il progetto 24h Museum, concepito da Francesco Vezzoli, in collaborazione con lo studio AMO di Rem Koolhaas. L’installazione per il 24h Museum ha proposto tre momenti distinti, ognuno ispirato ad un particolare tipo di spazio museale: storico, contemporaneo, dimenticato. Nei tre ambiti, Francesco Vezzoli ha immaginato un “museo che non c’è” dove ha esposto, suo personale omaggio all’eterno femminino, l’interpretazione di sculture di stampo classico che alludono ad alcune dive contemporanee.

Nella tradizione delle collaborazioni con gli artisti e degli approcci multipli al processo creativo, Prada interviene per realizzare un nuovo progetto di sperimentazione linguistica e visiva con il 24h Museum di Francesco Vezzoli dove l’intera esposizione dura 24 ore, palcoscenico per una grande festa barocca.

La mostra Impossible Conversations.

Sempre nel 2012, il Costume Institute, Metropolitan Museum of Art, ospita la mostra Schiaparelli and Prada: Impossible Conversations. Dal 10 maggio al 19 agosto 2012, (preceduta il 7 maggio dall’Evento benefico di Gala), l’esposizione ha esplorato le inaspettate affinità tra le due stiliste italiane appartenenti a epoche diverse.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Impossible Conversations.
La mostra Impossible Conversations.

Traendo ispirazione dalle “Interviste impossibili” di Miguel Covarrubias per Vanity Fair degli anni Trenta, i curatori Harold Koda e Andrew Bolton hanno dato vita a conversazioni irreali tra queste due donne, a suggerire nuove chiavi di lettura del loro lavoro innovativo.

Nelle gallerie sono presentati capi icona di Elsa Schiaparelli e Miuccia Prada, oltre a 8 video che simulano una serie di conversazioni tra le due stiliste, diretti da Baz Luhrmann per illustrare come nel loro lavoro, abbiano esplorato temi analoghi mediante approcci molto diversi.

Prada per Il Grande Gatsby.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Il Grande Gatsby.
Catherine Martin e Miuccia Prada per Il Grande Gatsby.

Nel 2013 Miuccia Prada ha collaborato con la costumista Catherine Martin per creare una collezione di oltre 40 esclusivi abiti da cocktail e da sera Miu Miu e Prada per Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann. Una mostra speciale di costumi selezionati è stata esposta all’Epicentro di New York dal 1 al 12 maggio 2013, per poi spostarsi all’Epicentro di Tokyo dal 14 al 30 giugno e infine ha approdare all’IFC Mall a Shanghai dal 11 al 21 settembre 2013.

L’esposizione, dal titolo “Catherine Martin and Miuccia Prada Dress Gatsby“, ha combinato abiti da sera, vestiti, cappelli, calzature e gioielli a schizzi, foto di scena, filmati del backstage e trailer del film. L’allestimento ha previsto anche manichini che indossavano i look di ogni personaggio accompagnati da video tratti sia dal film che dal dietro le quinte. Curata dallo studio 2×4 di New York, l’esposizione è stata progettata per mutare a ogni tappa, allo scopo di riflettere le caratteristiche uniche di ogni città che l’ha ospitata.

I progetti “the new Prada Galleria” e Prada Journal.

Nel 2013 Prada acquisisce un’intera porzione cielo-terra di un immobile in Galleria Vittorio Emanuele II affacciato sull’Ottagono e prospiciente il negozio storico dedicato alle collezioni femminili.
Nasce il progetto “The new Prada Galleria”, che si svilupperà in più fasi. La prima vede l’apertura nel 2013 del nuovo negozio Prada Uomo al piano terra del palazzo. Gli spazi vengono interamente restaurati secondo i canoni estetici e architettonici dello storico negozio del 1913.
Le fasi successive del progetto prevedono l’apertura di uno spazio dedicato alla ristorazione al piano mezzanino e l’apertura di spazi espositivi dedicati alla Fondazione Prada.

Parallelamente, contribuisce ai lavori di ristrutturazione delle facciate della Galleria terminano nel 2015, secondo un progetto realizzato con Versace e con il contributo di Feltrinelli. Il restauro ha riscoperto l’originaria bicromia delle facciate, riportando all’attenzione del grande pubblico la figura del progettista, l’architetto Giuseppe Mengoni, e fornendo dati e informazioni scientifiche per la futura conservazione del monumento.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Il progetto "the new Galleria".
The new Galleria: Galleria Vittorio Emanuele II dopo il restauro.

Nel 2013 Prada lancia il concorso letterario Prada Journal, in collaborazione con Giangiacomo Feltrinelli Editore e Luxottica. Il progetto nasce dalla curiosità di esplorare linguaggi innovativi attraverso forme d’espressione che convergano sulla parola scritta, creando una piattaforma indipendente di interesse e un’insolita riserva di ricerca editoriale. Prada Journal ha avuto altre due edizioni nel 2014 e nel 2015.

Due nuovi cortometraggi.

A Theraphy.

Nel 2013 Prada presenta a Cannes il cortometraggio A Theraphy, scritto e diretto da Roman Polanski, starring Ben Kingsley e Helena Bonham Carter. L’autore de Il Pianista e Carnage ha immaginato una seduta psicanalitica alquanto bizzarra, dove la moglie di Tim Burton interpreta una ricca e annoiata signora, griffatissima, mentre Kingsley è il suo analista.

Castello Cavalcanti.

Nel 2014 un’altra collaborazione in ambito cinematografico: un cortometraggio di 8 minuti diretto dall’acclamato regista americano Wes Anderson. Castello Cavalcanti rientra perfettamente nell’universo autoriale di Anderson, solo che questa volta ci troviamo in Italia. È il settembre del 1955 e Jason Schwartzman è appena andato a sbattere con la sua auto da corsa contro una statua di Gesù. Il risultato è un racconto popolare sui casi del destino in tipico stile ‘andersoniano’.

Acquisizioni del 2014.

A marzo, Prada SpA annuncia l’acquisizione dell’80% della Angelo Marchesi Srl, proprietaria della storica pasticceria milanese fondata nel 1824. Lo stesso anno avviene l’acquisizione della storica conceria Tannerie Mégisserie Hervy a Isle, nei pressi di Limoges. L’acquisizione è stata realizzata in joint-venture con la Conceria Superior SpA di Santa Croce, da tempo partner industriale del Gruppo Prada. L’obiettivo dell’operazione è garantire il recupero e il rilancio di una struttura produttiva che costituisce un esempio di eccellenza nella tradizione conciaria delle pelli di agnello e in particolare delle nappe “plongé”, con lo scopo di preservarne il prezioso know-how artigianale.

Pradasphere.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Pradasphere a Hong Kong.
Pradasphere a Hong Kong.

Sempre nel 2014, Prada presenta il progetto Pradasphere: una mostra dedicata al marchio e curata dallo studio 2×4 di New York. La prima edizione è ospitata da Harrods a Londra per la durata di un mese. La mostra racconta le multiformi ossessioni del marchio attraverso moda, arte, architettura, cinema, sport e altro ancora. Per l’occasione, Harrods ha ospitato quaranta vetrine, un pop-up store e uno spazio temporaneamente allestito per accogliere la pasticceria Marchesi. La seconda edizione di Pradasphere si è svolta ad Hong Kong, in uno spazio appositamente creato per l’occasione.

Pasticceria Marchesi.

Dopo l’acquisizione della Angelo Marchesi Srl, nel settembre 2015 Pasticceria Marchesi inaugura i nuovi spazi di via Monte Napoleone 9, il primo locale dopo l’apertura dello storico caffè milanese. Marchesi Monte Napoleone rimane fedele al suo stile e alla sua impeccabile qualità, offrendo una selezione ancora più ampia di prodotti. Progettato dall’architetto Roberto Baciocchi, il nuovo negozio si estende su una superficie di 120 metri quadrati e gli interni reinterpretano l’atmosfera e il fascino degli spazi di via Santa Maria alla Porta 11/a.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Pasticceria Marchesi in via Monte Napoleone, 9.
Pasticceria Marchesi in via Monte Napoleone, 9.

A distanza di un anno, Pasticceria Marchesi apre un terzo negozio nel cuore di Milano, all’interno dell’emblematica Galleria Vittorio Emanuele II, simbolo della città. Al nuovo spazio, situato al piano mezzanino dell’edificio che ospita Prada Uomo, si accede – tramite scala o ascensore – sia dalla Galleria Vittorio Emanuele II che dal negozio Prada. Il nuovo spazio Marchesi si sviluppa su una superficie di 250 metri quadrati, in un suggestivo ambiente scandito da numerose finestre ad arco con affacci sugli splendidi affreschi e sui preziosi pavimenti a mosaico della Galleria.

Il restauro dell’Ultima Cena di Giorgio Vasari.

Dizionario della Moda Mame: Prada. L'Ultima Cena di Giorgio Vasari.
L’Ultima Cena di Giorgio Vasari.

Il 4 novembre 2016 ritorna a Santa Croce, a cinquant’anni dall’Alluvione, il capolavoro restaurato di Giorgio Vasari, grazie all’impegno di Opificio delle Pietre Dure e al contributo di Prada, Getty Foundation e Protezione Civile. La cerimonia si svolge alla presenza del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e Patrizio Bertelli, Amministratore Delegato del Gruppo Prada, Irene Sanesi, Presidente dell’Opera di Santa Croce, Marco Ciatti, Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure e Antoine Wilmering, Getty Foundation Senior Program Officer.

L’Ultima Cena di Giorgio Vasari, che acqua e fango travolsero in una sala di questo museo il 4 novembre del 1966, per decenni è stata conservata in un deposito della Soprintendenza insieme a molte altre opere alluvionate. Dopo cinquanta anni, grazie a nuove tecnologie, all’impegno dell’Opificio delle Pietre Dure e al sostegno di Prada, Getty Foundation e Protezione Civile è stato ultimato il restauro e il dipinto viene ricollocato nel Cenacolo.

Il progetto Past Forward.

Past Forward è un progetto cinematografico multipiattaforma nato nel 2016 dalla collaborazione tra Miuccia Prada e il regista e sceneggiatore statunitense David O. Russell. Acclamato per film quali American Hustle, The Fighter e Il lato positivo, Russell ha immaginato Past Forward come un paesaggio onirico, surreale e silenzioso con un cast eclettico, che ripropone le scene in combinazioni variabili.

Il risultato è una storia inaffidabile, una visione di parallasse in cui scene, personaggi, costumi, generi, e anche i molteplici finali, si ripetono e si tramutano, rifiutando la logica della narrativa convenzionale. Così facendo Russell rappresenta i suoi personaggi come elementi di un collage complesso, lasciando allo spettatore il compito di decodificare che cos’è l’esperienza, il ricordo, il sogno, e capire la sovrapposizione e le differenze tra loro.

Fondazione Prada inaugura Osservatorio.

Dizionario della Moda Mame: Prada. Osservatorio.
Fondazione Prada inaugura Osservatorio.

Nel dicembre 2016 Fondazione Prada inaugura Osservatorio, un nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi, in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Osservatorio è un luogo di esplorazione e indagine delle tendenze e delle espressioni della fotografia contemporanea, della costante evoluzione del medium e delle sue connessioni con altre discipline e realtà creative. In un momento storico in cui la fotografia è parte integrante del globale flusso di comunicazione digitale, Fondazione Prada, attraverso le attività di Osservatorio, si interroga su quali siano le implicazioni culturali e sociali della produzione fotografica attuale e della sua ricezione. Si estende così il repertorio di modalità e strumenti con i quali la Fondazione interpreta e si relaziona con il presente.

Ospitato al quinto e sesto piano di uno degli edifici centrali, Osservatorio si trova al di sopra dell’ottagono, al livello della cupola in vetro e ferro che copre la Galleria realizzata da Giuseppe Mengoni tra il 1865 e il 1867. Gli ambienti, ricostruiti nel secondo dopoguerra a seguito dei bombardamenti che hanno colpito il centro di Milano nel 1943, sono stati sottoposti a un restauro che ha reso disponibile una superficie espositiva di 800 m2 sviluppata su due livelli.

La conferenza Shaping a Creative Future.

A marzo 2017, il Gruppo Prada ha presentato a MilanoShaping a Creative Future”, conferenza organizzata in collaborazione con Yale School of Management e Politecnico di Milano School of Management. L’evento ha esplorato nuove possibili connessioni tra sostenibilità e innovazione e provocato un confronto tra l’imprenditoria, la cultura e il mondo accademico internazionale.

Nel corso della prima giornata, presso la Fondazione Prada, docenti di entrambe le università hanno incontrato esponenti di aziende e associazioni, per elaborare una prospettiva critica che ha costituito lo spunto alla discussione del giorno successivo. La giornata seguente, presso la sede Prada, personalità del mondo imprenditoriale e portavoce di organizzazioni internazionali si sono confrontati nel corso di una conferenza plenaria, arricchendo il dibattito con stimolanti intuizioni ed esperienze personali.

 

SEARS ROEBUCK & CO

Gruppo americano di vendita per corrispondenza. È un gigante mondiale della distribuzione. È stato fondato nel 1893 da Richard Warren Sears e da Alvah Curtis Roebuck. I cataloghi proponevano abiti da lavoro, denim e stoffe vendute al metraggio ma anche materiale destinato ai farmer: macchine agricole, selle, chitarre, materiali e progetti per costruire una casa. A partire dal 1990, il Gruppo ha concentrato gli sforzi sulla moda femminile.

ZORAN

nome di mestiere di Ladicorbic Zoran (1947). Stilista serbo. Antesignano del minimalismo. Studente di architettura all’università di Belgrado, si trasferisce a New York nel 1971. La sua prima collezione risale al ’76. Fuori da ogni schema di tendenza, uno dei suo materiali preferiti è il cachemire, con il quale crea cinque forme base, in taglia unica. Senza cuciture, i suoi capi si portano arrotolati attorno al corpo. Una sua particolarità è la moda cipolla, ovvero una serie di capi da indossare uno sopra l’altro per le più diverse esigenze (occasioni o intemperanze meteorologiche che siano): gonne su gonne, T-shirt su T-shirt, top su top. Il tutto in pochi colori: rosso, nero, grigio, bianco e sabbia. La persona che ha consentito alla Zoran Ladicorbic Ldt di fare il salto di qualità è l’uomo d’affari Gary Galleberg. La griffe è un impero economico nonostante la limitata produzione e la relativamente scarsa diffusione di punti vendita, che nel mondo ammontano in tutto a 30 shopping areas nei grandi magazzini Saks e Neiman Marcus degli Stati Uniti, una manciata di outlet europei e una sola boutique monomarca.

GUINNESS

Studia arte per un anno, poi inizia una carriera come produttrice di video. Nel 1989 cambia direzione e avvia una sua piccola attività nella moda. Disegna e fa produrre artigianalmente borse ventiquattrore. Dopo qualche stagione, si lancia con borsette da sera. Ha successo. Piace moltissimo il suo stile eccentrico, meglio rappresentato dalla borsetta cult a forma di vaso di violette (un esemplare è nella collezione di moda del Victoria & Albert Museum di Londra). Dal ’90 espone alla London Fashion Week e lavora come consulente per grandi firme come Norman Hartnell, Caroline Charles, Tomasz Starzewski, Colette Dinnigan, Mark Whitaker, Clements Ribeiro e Lucien Pellat-Finet. Per i grandi magazzini Debenhams, crea una linea di borse da sera a buon mercato. Apre il suo primo negozio con la stilista giornalista Selina Blow nel ’95. L’anno seguente, inaugura un negozio atelier a Ledbury Road nella zona trendy di Portobello e, 3 anni dopo, il suo punto vendita più importante, vicino a Sloane Street dove vuole creare una sorta di club per le sue clienti affezionate come le attrici Elisabeth Hurley, Judi Dench e Madonna.