DIANE VON FURSTENBERG

Diane Simone Michelle Halfin, meglio conosciuta come Diane Von Furstenberg, nasce il 31 Dicembre 1946, a Bruxelles, in Belgio, in una famiglia ebraica.

DIANE VON FURSTENBERG

Indice

  1. Madrid Parigi e New York
  2. Il wrap
  3. Il 2000
  4. Una vita da favola

Diane Simone Michelle Halfin, meglio conosciuta come Diane Von Furstenberg, nasce il 31 Dicembre 1946, a Bruxelles, in Belgio, in una famiglia ebraica. Il padre Leon è un emigrato moldavo e la madre Limine è originaria della Grecia, sopravvissuta all’Olocausto. Appena 18 mesi prima della nascita di Diane la donna è ancora prigioniera nel campo di concentramento di Auschwitz.

Madrid Parigi e New York

Con uno spirito da sempre cosmopolita Diane si trasferisce a Madrid dove frequenterà l’Università e poi a Ginevra, in Svizzera, per seguire le lezioni di Economia. Proprio qui incontra e si innamora del principe Eduard Egon von und zu Fürstenberg, e nel 1968 decide di sposarlo nonostante il disappunto dei genitori, poiché ebrea. Da lui avrà due figli, ma non rispecchia la classica vita da principessa. Diane è giovane, bella, determinata, vuole dimostrare al mondo che le donne sanno perfettamente come cavarsela da sole. Per questo possiamo considerarla la stilista femminista per eccellenza, una creativa che ha saputo dare esempio non soltanto con i suoi vestiti, ma anche con la sua stessa vita.

A Parigi lavora come assistente nello studio fotografico di moda di Albert Koski e a Como è apprendista tessile nell’azienda di Angelo Ferretti, dove impara tutto su tagli, colori e tessuti

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Diane von Furstenberg bob stone vogue february 1 1974

Si scatena allo Studio 54 di New York negli anni ’70, quando si trasferisce negli USA, dove ama presentarsi da sola, arrivando a bordo della sua Mercedes, con stivali da cowboy e abiti che oggi definiremmo genderless. Lei stessa afferma di aver vissuto sempre come un uomo nel corpo di una donna, realizzando tutti i suoi sogni e vivendo ogni sua fantasia.

Ma New York non è solo il luogo di feste, è anche dove afferma la sua figura stilistica, iniziando ad entrare nel mondo della moda. Il primo obiettivo è quello di rendersi indipendente, così chiede l’aiuto del mentore Angelo Ferretti per produrre 12 prototipi che la giovane chiude in una valigia e porta in giro conquistando la Grande Mela.

Il wrap

Nasce il wrap dress, suo capo iconico, un abito in jersey di seta che avvolge delicatamente le forme femminili, è semplice, pratico, senza zip né bottoni, con chiusura a vestaglietta. Lo definisce l’abito perfetto per sgattaiolare silenziose fuori da una camera da letto dopo l’avventura di una notte. Diviene simbolo di libertà per chi lo indossa ma anche per la stesa designer, ne vende subito a milioni. Oggi possiamo dire che quell’abito ha avuto un vero e proprio impatto sociale sulle donne americane. Non a caso un modello verde smeraldo e bianco è esposto al Costume Institute del Metropolitan Museum di New York.

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PRE-FALL 2017
Diane von Furstenberg

Nel 1976 Diane finisce sulla copertina di Newsweek, indicata come la donna più potente del mondo della moda di quegli anni.

Realizza una sua speciale linea di pantaloni, blazer, top, gonne e abiti viene venduta tramite il colosso delle vendite televisive QVC, un connubio altamente proficuo.

Con gli anni però la stilista perde l’entusiasmo iniziale e decide di vendere la società. Sarà la nuora, verso la metà degli anni 90, a convincerla a tornare a creare, così nel 1997 il marchio rinasce con la creazione del quartier generale a Meatpacking District di New York. Qui verrà affiancata dalla designer Catherine Malandrino e nel 2001 esce la prima collezione completa distribuita globalmente. Nello stesso anno viene nominato direttore creativo Nathan Jensen, che lascia nel 2010 l’azienda per tornare recentemente nel ruolo di Chief design officer e di vice presidente creativo.

Nel tempo, il wrap dress si forgia di forme e tessuti differenti, come il modello Geisha del 2002 o quello in cashmere per l’inverno 2007.

Il 2000

Nel 2008 è in scena a Firenze, nell’ambito delle manifestazioni di Pitti Immagine con la sfilata pre-Spring Summer 2008-’09 Cruise Collection. Per l’A/I 2010-11, Diane sottoscrive la sua forte concezione di femminilità, nei delicati contrasti maschile-femminile, tra completi sartoriali con skinny pants al polpaccio, strutturati blazer neri con inserti in pelle e destrutturati abitini in chiffon floreale.

Morbide bluse, bolerini con roselline di chiffon, lunghi abiti da sera e minidress sequin, lamè, drappeggi mordi e balze per le gonne. Una collezione dai toni metallici, che spazia da palette di grigi, al bianco al nero, passando per il multicolor.

Nel 2010 Yvan Mispelaere, stilista francese con un passato da Prada, Gucci e Valentino, diventa il nuovo designer della griffe. Egli mantiene perfettamente il gusto e la linea del brand, mischiando femminilità sofisticata a sport-chic, con forme fluide, morbidi trappeggi, shorts, bermuda, gonne e blazer destrutturati nei toni del tabacco, beige, sabbia, giallo o lilla, in seta, canvas o jersey. Seguono collezioni realizzate da tuniche dritte, chiodi in pelle e fluidi tubini al ginocchio, stivali, cappelli, il wrap dress rivive in versione sera e adattato al caposcala.

Diane ha costruito un impero della moda a soli vent’anni, lo ha rilanciato a cinquanta e ora struttura le basi per quando vorrà dedicarsi ad altro.

Nel 2006 diventa Presidente della Camer della Moda americana.

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Nel 2011 collabora con il marchio Gap per la realizzazione di una capsule collection per la linea kids e baby.

Realizza, inoltre, le prime linee di cosmetici e fragranze, come Tatiana, dal nome della figlia e, nel 1979, il libro-mantra Diane Von Furstenbergs Book of Beauty. Negli anni 80 i suoi cosmetici e i profumi sono al top delle vendite, tuttavia una oculata gestione delle 20 licenze necessita che il ramo cosmetico sia ceduto all’esterno, all’inglese Beecham Group. Nel frattempo, inaugura una sua boutique sulla Quinta Strada, nella quale è in vendita la collezione Diane, immortalata dall’obiettivo del grande fotografo Helmut Newton.

Nel 2011 collabora con il marchio Gap per la realizzazione di una capsule collection per la linea kids e baby.

Una vita da favola

La storia d’amore tra Diane e Egon, figlio di Clara Agnelli e di Tassilo, patriarca della dinastia austro-ungarica dei von Fürstenberg, è una vera fiaba, tra viaggi avventurosi in tutto il modo, eventi glamour e aristocrazia.

Frequentano luoghi esclusivi, sedendo con Andy Warhol e Salvador Dalì per esempio.

dizionario mam-e diane-von-furstenberg warhol
Furstenberg by Andy Warhol

Ma lo spirito libero di Diane la porta ad una separazione nel 1973, ufficializzandola con un divorzio nel 1983. Da qui susseguono una serie di storie d’amore travolgenti ma passeggere, tra i flirt compaiono gli attori Richard Gere e Ryan O’Neal e il giornalista Jas Gavronsky, ma anche la convivenza con lo scrittore Alain Elkann. Alla fine, dopo essere stati amici per una vita intera, Diane si risposa nel 2001 con l’imprenditore Barry Diller. Con lui crea The Diller-von Fürstenberg Family Foundation a supporto di iniziative no profit e che finanzia ogni anno i DVF Awards. Inoltre la stilista collabora con l’organizzazione Vital Voices, che si batte per i diritti delle donne.

Nel 2016 realizza alcuni abiti per la campagna elettorale di Hillary Clinton.

Nel 1998 esce la sua prima autobiografia intitolata “Diane: A Signature Life”, incentrata principalmente sugli esordi e il successo nel mondo della moda. Nel 2014 ne esce una seconda, “La donna che volevo essere”, che mette in luce la vita della designer, dove racconta episodi intimi come la lotta contro il cancro, diagnosticatole a 47 anni, la passione per lo yoga e la storia della madre.

Ad oggi la griffe propone collezioni dal gusto innovativo e vintage e continua a presenziare negli armadi femminili e a sottolineare l’eleganza e il senso di libertà che una donna deve avere.

JEAN PAUL GAULTIER

Indice:

  1. Le origini e la passione per la moda
  2. L’etichetta Jean Paul Gaultier
  3. L’enfant terrible
  4. La rivoluzione Gaultier
  5. L’estro di Jean Paul Gaultier
  6. L’enfant éternel 

LE ORIGINI E LA PASSIONE PER LA MODA

Jean Paul Gaultier by Pierre et Gilles, 1990

Jean Paul Gualtier nasce il 24 aprile 1952 a Arcueil, Val-de-Marne, in Francia. È figlio unico, timido e piuttosto solitario, abituato a stare con gli adulti, con poca popolarità a scuola e poco studioso. Si perde nelle lezioni a disegnare, un episodio segna la crescita personale e nel mondo della moda. Mentre disegnava delle ballerine tutte piume e paillette delle Folies Bergère, viene sorpreso dall’insegnante che lo punisce attaccandogli il disegno sulla schiena e l’obbliga a fare il giro della classe in segno di derisione, ma il castigo ha un risvolto inaspettato, i compagni rimangono colpiti dalla sua bravura e cominciano a chiedergli dei bozzetti per loro. L’esperienza diventa il passaporto che gli apre le frontiere della comunicazione, riusciva a trasmettere alla gente le sue idee.

Il giovane enfant terrible e la nonna materna, sua fonte di ispirazione e prima sostenitrice

La nonna materna è una figura fondamentale per il designer, proprietaria di un salone di bellezza, dove Jean Paul passa le sue giornate. Ogni sua iniziativa creativa è sostenuta dall’ultima, che gli lascia piena libertà di espressione, anche quando smonta le tende per confezionare un velo da sposa dopo le nozze di Fabiola del Belgio, o quando buca le tovaglie per ricavarne delle gonne. Ma egli riceve anche l’appoggio dei genitori che comprendono ed accettano la sua diversità e sensibilità. Sono proprio la nonna e la mamma ad essere le prime indossatrici del talentoso giovane, che a soli 13 anni comincia a creare vestiti per loro traendo ispirazione dagli armadi femminili di casa. I corsetti diventano da subito la sua ossessione.

I corsetti di Gaultier esposti al Gran Palais di Parigi

Non frequenta nessuna scuola di moda, un autodidatta appassionato che disegna bozzetti e riutilizza tessuti casalinghi. Ma Gualtier ha un sogno: diventare un grande stilista. Così invia i suoi saboti ai principali atelier parigini. Il giorno del suo diciottesimo compleanno arriva la proposta lavorativa come assistente da Pierre Cardin, è il 1970. Viene chiamato anche a collaborare con Jean Patou e Jaques Esterel, fin quando non lancia la sua prima collezione nel 1974.

Jeal Paul Gaultier e Pierre Cardin alla sfilata SS 2018 in onore del suo mentore storico

L’ETICHETTA JEAN PAUL GAULTIER

Nel 1976 fonda la sua etichetta, presenta a Parigi una sfilata originale e coraggiosa, molto più vicina ad una rappresentazione artistica che ad una semplice sfilata. Riceve sostegno e appoggio dal suo compagno di vita e d’affari Francis Menuge, che muore di Aids nel 1990.

Gualtier diventa un vero e proprio rivoluzionario di stile. Introduce le gonne, specialmente i kilt, nel guardaroba maschile, ma non solo, il make up diventa un accessorio anche per l’uomo. Ispiratosi alla grande Vivienne Westwood egli è ritenuto il suo più diretto seguace. Rimescolatore dei diversi modi di vestire, divertito costruttore di alleanze impossibili quanto desiderabili fra stili dissimili, teso da sempre a infrangere le barriere fra maschile e femminile in scioccanti variazioni sul tema, è riuscito, fin dalla prima collezione, a fare di ogni sfilata un evento, all’insegna di una multiforme estetica e delle trovate più provocanti, e di ogni stagione la migliore, sul piano delle vendite.

RTW SS 1994 Kate Moss per Jean Paul Gaultier
RTW SS 1994 Jean Paul Gaultier

Ricordiamo l’iconica T-shirt da marinaio Breton stripe, alla reinterpretazione provocatoria del corsetto, come quello con i seni conici disegnato per Madonna durante il suo Blond Ambition Tour (ma il primo a indossarlo fu il suo orsetto d’infanzia Nanà), entrato letteralmente nella storia del costume e oggetto di svariate mostre in giro per il mondo.

Cover book Jean Paul Gaultier, Breton Stripes

L’ENFANT TERRIBLE

Party al club Copacabana a New York nei primi anni 90.

Dall’81 il gruppo Kashiyama diviene suo partner finanziario per le due annuali collezioni di prêt-à-porter, realizzate in Italia e sempre di grande impatto per l’attualità del tema sul quale sono costruite fra moda londinese di strada e memorie stravolte degli anni ’60.

Jean-Paul Gaultier è riuscito a sconvolgere le regole scegliendo per le proprie passerelle modelli non convenzionali come anziani, donne oversize, persone ricoperte di piercing e tatuaggi, nani o transgender. La sua prima collezione di prêt-à-porter maschile, per la primavera-estate ’84 dal titolo emblematico L’uomo-oggetto, gli offre nuovi territori d’ironia, di travestimento e di rimescolamento delle zone erogene dell’uomo, come la scollatura profonda sulla schiena, trasposti dal vestiario di una donna che nell’inverno precedente ha sbeffeggiato con serissimi trench e impermeabili. Arriveranno in seguito l’uomo con la gonna e persino in “princesse”. Il suo tema preferito, l’attacco frontale ai cliché di guardaroba dei due sessi, tocca un punto importante nei modelli per l’estate ’85, dove dimostra il suo impegno nell’abbattimento delle barriere di genere, presentando la collezione unisex Un guardaroba per due. La collezione esplora l’apparenza androgina, contraddetta, caricaturata in abiti-gag, come il busto a stecche in vista sotto lo smoking della donna, i drappeggi in chiffon, il pizzo sulla camicia da sera maschile portata con i boxer.

Beth Ditto e Jean Paul Gaultier

Non è un caso se tra le muse dello stilista si contano Teri Toye, il primo modello transessuale degli anni 80, la cantante lesbica Beth Ditto, di cui ha disegnato anche l’abito da sposa, e la drag queen Conchita Wurst.

LA RIVOLUZIONE GAULTIER

Jean Paul Gaultier e Madonna, 1990, Parigi
Gaultier e Madonna by Herb Ritts

Negli anni 90 Jean-Paul Gaultier produce molti costumi per i tour di Madonna, tra cui il Blond Ambition Tour e il Confessions Tour, come anche il body nero indossato nel video di Vogue. Altre cantanti che hanno voluto il suo estro all’opera durante i tour sono Kylie Minogue, Lady Gaga e la francese Mylène Farmer. Ha inoltre disegnato molti capi indossati da Marilyn Manson, inclusi quelli del periodo di promozione dell’album The Golden Age of Grotesque. Nel 2013 lo stilista ha dedicato la sfilata primavera estate a David Bowie, riproducendo in passerella pettinature e tutine ipercolorate alla Ziggy Stardust. Gaultier ha poi collaborato in svariate occasioni con il mondo del cinema disegnando capi per diversi film, inclusi Il quinto elemento di Luc Besson, Kika-Un corpo in prestito di Pedro Almodóvar e La città perduta di Jean-Pierre Jeunet. Realizza un suo programma televisivo Eurntrash per la TV Britannica.

Jean Paul Gaultier, Paris, 1994 by Jean-Marie Périer

Altra sua caratteristica è un’appariscente e intelligente commistione di passato e presente nel taglio e nei materiali. Fra le sue invenzioni famose (anche nella linea Junior, creata con la collaborazione di Elio Fiorucci, ’88), la felpa alleata al satin e al pizzo, le magliette multiple, stracciate nei loro strati sovrapposti per rivelare spalle e parte delle braccia, bijoux nell’alluminio delle lattine, tacchi a spillo come una Torre Eiffel capovolta e, su tutto, ancora una volta, l’idea del corsetto, talora del busto ottocentesco.

Dal 1993 la maison francese Gaultier lancia una linea di fragranze, primi in testa i leggendari profumi-busto Classique e Le mâle, quest’ultimo il più venduto in Europa. A seguire l’essenza femminile Fragile e quella unisex Gaultier², ma portano la firma dello stilista anche Fleur du Male e Ma Dame. La schiera olfattiva è prodotta dal colosso spagnolo Puig, oggi possessore della maggioranza delle azioni dell’azienda di moda. Si può dire che i profumi di Gaultier, oltre che essere molto venduti, si sono impressi nell’immaginario grazie a quelle bottiglie scultura che ritraggono il busto maschile e femminile, racchiusi in lattine da conserva.

Ha il gusto di battezzare le sue collezioni donna e uomo, in modo inconsueto per la moda: Hommage au peuple juif, Les tatouages, Latin lover des années ‘40, La Parisienne Punk, Cyberbaba, La maison du plaisir, Flowers powers et skin heads e, per l’uomo autunno-inverno ’98-99, Italian style. Disegna anche mobili per la casa. Ha pubblicato un’autobiografia fotografica, una sorta di fotoromanzo: A nous deux la mode. Nell’estate del ’99, Hermès ha acquistato il 35% della maison, con un investimento di circa 45 miliardi di lire. Disegna per Wolford un body e un collant in maglia aderente e senza cuciture sul quale sono tramati in nero e grigio, calze con la riga, reggicalze, slip e reggiseno. L’uno e l’altro capo non hanno ganci né elastici.

RTW SS 1995

L’ESTRO DI JEAN PAUL GAULTIER

Nel 2002 Jean Paul Gaultier sbarca negli Usa, per aprire una boutique in Madison Avenue a New York. L’arredamento è firmato dal designer Philippe Starck: un modello che sarà riproposto in una ventina di altre boutique Gaultier sparse per il mondo.

Nello stesso anno chiude le sfilate parigine con una moda ispirata all’impero austro-ungarico di Francesco Giuseppe. Nel Palais de la Mutualité, al 325 di rue Saint Martin, ora nuova sede della maison, è stato creato un effetto salone di corte, tutto stucchi e lampadari, ricoprendo lo spazio ancora in fase di ristrutturazione con teli bianchi decorati. Al suono dei valzer viennesi ha sfilato una donna che, pur ostentando la sua femminilità, non disdegna l’abbigliamento maschile. Cinquantotto capi, dal blouson tipo baseball ma ricamato come un chimono, agli abiti da gran sera da corte asburgica, come l’abito lungo di granati o quello in velluto blu Prussia orlato di visone. Per finire, accompagnata dalla marcia di Radetzky, la sposa con un’acconciatura di penne bianche e dieci metri di strascico.

Les Hussardes collection FW 2002
abito da sposta Gultier dlla sfilata FW 2002

Sulla passerella parigina, Jean Paul Gaultier ha reso morbidi i “buchi” di Calder con grandi drappi bucati su cui si muovono, su funi e altalene, delle acrobate piuttosto rotonde. Le loro curve rafforzano l’immagine di morbidezza, tema della sfilata. Collezione fatta di piccole giacche con coda a frac, pantaloni attillatissimi, ma portati molto bassi, scesi fin sotto il sedere, salopette extralarge, tutto accompagnato da altissimi stivali stringati, grandi cappelli, calze ricamate, bolerini. Volumi in contrasto, dall’aderentissimo all’extralarge, come per gli abiti in jersey di seta. Un mix creativo che vede pantacollant portati con bikini e pezzi di stoffa tenuti insieme da catenine: fantasia, ma anche attenzione ai prodotti ben precisi, dalla vestaglia di raso ricamata come un chimono, alle gonne in toile de jouy bianco e verde, ai sandali a zeppa con fascia trasparente.

Jessica Stam per Jean Paul Gautier SS 2007

Nel 2003 diviene il nuovo direttore artistico di Hermès. Il suo debutto avverrà con la linea di prêt-à-porter femminile per l’autunno/inverno 2004-2005, subentrando a Martin Margiela. Gaultier continuerà a disegnare comunque le linee della sua griffe.

L’ENFANT ÈTERNEL

SS 2010
SS 2012

Nel 2014 Jean-Paul Gualtier dice stop al prêt-à-porter dopo quasi 40 anni di carriera.

Organizza una mega festa colorata al Gran Rex parigino, il cinema dove Jean-Paul andava da bambino, durante la quale le protagoniste sono state le Miss più strampalate, da Miss Lucha Libre per gli appassionati di wrestling a Miss Senior fino a Miss Marinière, la marinaretta che è stata per tutta la carriera un suo portafortuna e feticcio.

E arrivano i progetti speciali, come il one man show che si tiene a ottobre durante la Fashion Freak Show di Parigi e, naturalmente, l’appuntamento con la haute couture dove lo stilista di sente libero di reinventare le noiose leggi di marketing. Altre grandi star come Nicole Kidman, Cate Blanchett, Fergie, Sonam Kapoor, Coco Rocha, Dita von Teese e Camila Belle richiedono negli anni creazioni del grande designer.

Nel 2013 Rihanna partecipa agli American Music Awards con un capo esclusivo firmato Gaultier. Kim Kardashian ne vuole subito uno per lei per la passerella dei Grammys nel 2015. Nel 2016 ha realizzato oltre 500 costumi per lo spettacolo di rivista THE ONE Grand Show al Friedrichstadt-Palast di Berlino.

Ha vestito Katy Perry all’after party di Vanity Fair nel 2017. Nello stesso anno Solamge Knowles indossa al Glamour Women of the Year Awards a New York un abito della collezione A/I 2017 dell’haute couture. La collezione P/E 2018 è un tributo proprio al suo iniziatore Pierre Cardin.

SS 2018

Tra poco lo stilista spegnerà 66 candeline: forse non potrà più essere considerato l’enfant terrible della moda, ma sicuramente ne rimarrà l’enfant éternel.

 

 

FILODORO

FILODORO

Indice

  1. Le origini
  2. Sviluppo
  3. Aspetto finanziario
  4. Situazione attuale

LE ORIGINI

Filodoro è una compagnia di calzetteria che produce calze e collant fondata a Mantova nei primi anni ’80. Dopo essersi stabilita a Casalmoro (Mantova), produce 100 milioni di articoli l’anno, rappresentando il 13% del mercato italiano. Offre ben sette collezioni per diversi segmenti di mercato, con una linea denominata Omero che consiste in collant a compressione graduata.

Successivamente, la compagnia viene acquistata dalla gigantessa americana Sara Lee (Playtex e Lovable), che produce e distribuisce sei linee attraverso tre canali di vendita.  In seguito, l’azienda entra nel mondo delle griffe: stringe infatti accordi con Max Mara per Max Mara Hosiery, una linea che viene distribuita in 150 negozi e in 200 boutique. La linea ha un interesse speciale anche nel mercato della Russia.

mame dizionario FILODORO logo
Logo Filodoro

L’azienda stipula inoltre una licenza di tre anni con la Benetton per rafforzare il mercato del target adolescienziale in Italia, Grecia e Russia. Ma poi Filodoro viene acquistata dal Gruppo Golden Lady.

SVILUPPO

Dal 2003, dunque, Filodoro è parte del Gruppo Golden Lady. Con il 60% del suo fatturato proveniente dai mercati esteri, il brand gioca un ruolo chiave nel settore internazionale della calzetteria ed è facilmente riconoscibile in Italia e all’estero. Ciò è principalmente dovuto all’estesa distribuzione dei prodotti attraverso diversi canali di vendita, come per esempio grandi rivenditori, grossisti e rivenditori. In questo modo, il brand ha raggiunto tutti i segmenti del mercato.

Filodoro è particolarmente attivo in Russia e in Spagna, dove ha ottenuto share del mercato significativi con la distribuzione dei propri articoli nei department stores di Corte Inglés. Il brand è inoltre caratterizzato da un’eccellente qualità e da un vasto assortimento di prodotti. La sua politica di costante ricerca nello stile è sfociata in una grande varietà di articoli che soddisfano donne e uomini di qualsiasi età. Sia Filodoro Woman che Filodoro Man includono collezioni classiche e fashion, così come quelle sportive e per il tempo libero.

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Collant delle collezioni Filodoro

ASPETTO FINANZIARIO

Il  Gruppo Golden Lady è un market leader in Italia con uno share del 35% e un giocatore chiave nei maggiori mercati europei, inclusi quelli di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra, attraverso i suoi sussidiari e le agenzie di vendita. Una posizione chiave è rappresentata da quella in Russia (specialmente in Ucraina, Bielorussia, Polonia e Slovacchia), grazie a un network di distribuzione locale che ha affermato i prodotti del Gruppo come simbolo dell’eleganza italiana. Golden Lady si è conquistato un ruolo dominante anche nel mercato degli Stati Uniti.

mame dizionario FILODORO gambaletti
Gambaletti Filodoro

Il Gruppo ha concluso il 2016 con un fatturato di circa 200 milioni di euro, con un calo rispetto all’anno precedente, che si era chiuso con circa 280 milioni di euro.

SITUAZIONE ATTUALE

Oggi il Gruppo possiede 13 siti di produzione situati in Italia, negli Stati Uniti e in Serbia, con una produzione totale di 400 milioni di calze all’anno, distribuite in 70 paesi di tutto il mondo. Lo spostamento di questa produzione specialmente in Serbia ha generato indesiderate controversie all’interno della compagnia.

Golden Lady comprende 7000 impiegati, dei quali 2900 vivono in Italia.

Nerino Grassi è il presidente del consiglio di amministrazione e i quartieri generali sono situati a Castiglione delle Stiviere (Mantova).

GOLDEN LADY

GOLDEN LADY

INDICE

  1. Le origini
  2. Sviluppo
  3. Responsabilità sociale
  4. Aspetto finanziario
  5. Situazione attuale

LE ORIGINI

La Golden Lady Company SpA è un’azienda italiana specializzata nella produzione di calze e collant. Viene fondata nel 1967 a Castiglione delle Stiviere, nel mantovano. Si tratta di un gruppo cresciuto grazie all’acquisizione di brand quali Omsa, Sisi, Philippe Matignon, Filodoro e gli americani No-Nonsense e Hule.

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Logo Golden Lady

I fondatori dell’azienda sono Arnaldo e Nerino Grassi, i quali hanno abbandonato gli affari della fabbrica di famiglia per diventare imprenditori nel settore della calzetteria per donna, aprendo così le porte del mercato tedesco. Il Gruppo è quindi andato avanti nel corso degli anni ’80 e nel decennio successivo, anche grazie all’acquisto del brand Sisi.

SVILUPPO

Golden Lady conquista come target il segmento medio-alto del settore con l’acquisizione del brand italiano Omsa nei primi anni ’90. Entra inoltre nel mercato americano con la Kaiser-Roth Corporation, il leader americano del mercato che comprende i brand No-Nonsense e Hule.

Con l’acquisto della Filodoro SpA (2003), il gruppo incorpora le strutture dell’azienda e i relativi brand Filodoro, NY legs e il prestigioso Philippe Matignon. La strategia del gruppo combina un ben definito stile italiano e una continua diversificazione dei prodotti, con l’apertura di nuovi mercati e l’acquisizione di preziosi marchi.

RESPONSABILITÀ SOCIALE

La Golden Lady Company considera la sostenibilità ambientale e sociale un’opportunità e una sfida essenziale per il sistema di produzione odierno. La sostenibilità e la protezione della sicurezza sul posto di lavoro vengono vissute dal Gruppo non solo come un impegno, ma anche come un elemento d’affari strategico da essere utilizzato nella quotidiana gestione delle attività.

L’intento del gruppo di promuovere la salute, la sicurezza e la sostenibilità viene espresso in una politica di continuo miglioramento che comprende tutti i livelli della compagnia. L’impegno dal punto di vista ambientale è testimoniato non solo dalla certezza che le attività prodotte dal gruppo non rappresentano un rischio per l’ambiente, ma anche da un’attitudine alla protezione proattiva, confermata dall’applicazione di un’importante sistema gestionale dell’ambiente.

mame dizionario GOLDEN LADY orizzontale
Collant della Golden Lady

Il gruppo lavora costantemente per ridurre il proprio impatto sull’ecosistema, per pianificare e migliorare pratiche e metodi che, oltre a incontrare tutti gli obblighi legali, tendono a migliorare l’efficienza ambientale. Ecco perché, di conseguenza, la compagnia adotta l’Environmental Management System (EMS), completo con i requisiti dello standard internazionale NI EN ISO 14001. Esso è valido per tutti i prodotti, le attività e i servizi con diretto e/o indiretto impatto sulle performance ambientali, creato nel sito di produzione di Basciano, in Abruzzo.

ASPETTO FINANZIARIO

Il  Gruppo Golden Lady è un market leader in Italia con uno share del 35% e un giocatore chiave nei maggiori mercati europei, inclusi quelli di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra, attraverso i suoi sussidiari e le agenzie di vendita. Una posizione chiave è rappresentata da quella in Russia (specialmente in Ucraina, Bielorussia, Polonia e Slovacchia), grazie a un network di distribuzione locale che ha affermato i prodotti del Gruppo come simbolo dell’eleganza italiana. Golden Lady si è conquistato un ruolo dominante anche nel mercato degli Stati Uniti.

mame dizionario GOLDEN LADY miley cyrus costume
Miley Cyrus per Golden Lady in costume

Il Gruppo ha concluso il 2016 con un fatturato di circa 200 milioni di euro, con un calo rispetto all’anno precedente, che si era chiuso con circa 280 milioni di euro.

SITUAZIONE ATTUALE

Oggi il Gruppo possiede 13 siti di produzione situati in Italia, negli Stati Uniti e in Serbia, con una produzione totale di 400 milioni di calze all’anno, distribuite in 70 paesi di tutto il mondo. Lo spostamento di questa produzione specialmente in Serbia ha generato indesiderate controversie all’interno della compagnia.

Golden Lady comprende 7000 impiegati, dei quali 2900 vivono in Italia.

Nerino Grassi è il presidente del consiglio di amministrazione e i quartieri generali sono situati a Castiglione delle Stiviere (Mantova).

 

MORELLATO

MORELLATO

INDICE

  1. Le origini
  2. Sviluppo
  3. Responsabilità sociale
  4. Aspetto finanziario
  5. Situazione attuale

LE ORIGINI

Una storia interamente Made in Italy che inizia quasi cento anni fa, quando Giulio Morellato, alla fine della Prima guerra mondiale, intraprende un’avventura imprenditoriale aprendo un negozio di gioielleria e orologi con il proprio fratello. Successivamente, l’attenzione di Giulio si concentra sulla produzione e la vendita di cinghie di pelle per orologi, rivoluzionando gli affari proprio quando l’uso dell’orologio da polso diventa un trend comune.

mame dizionario MORELLATO logo
Logo Morellato

Il primo negozio viene aperto a Venezia nel 1930. In pochi anni, Giulio inizia inoltre a produrre gioielli fatti a mano in argento e oro. Negli anni ’90, i fratelli Massimo e Marco Carraro, figli del partner di Giulio, acquistano l’intera compagnia, dando vita all’innovativo concept “gioielli da vivere”. Le collezioni del brand hanno impersonato questo concetto durante gli anni, diventano l’espressione evocativa e di grande successo dello spirito del marchio. Gioielli preziosi ma semplici da indossare e orologi per la vita di tutti i giorni: prodotti che vivono e danno vita alle donne che li indossano in ogni momento della giornata.

mame dizionario MORELLATO Vela Watch
Vela watch di Morellato

Il concept innovativo di Morellato trasforma i gusti e i desideri delle donne contemporanee. Esse, infatti, sanno che i “gioielli da vivere” sono alleati irrinunciabili per accompagnarle in ogni occasione. Con la forza della lunga tradizione del brand da generazione a generazione, con il suo design esclusivo e lo stile innovativo, i fratelli Carraro hanno reso il brand un perfetto esempio di successo italiano a livello mondiale.

SVILUPPO

Nessuno poteva immaginare che quest’azienda, tra i laboratori e le poche case del vicinato, sarebbe rapidamente cresciuta, diventando così un importante gruppo italiano di gioielleria. Un’impresa segnata da un forte spirito e dall’abilità di prevedere il futuro. Alla morte di Giulio Morellato, I. Volpato e S. Carraro prendono il controllo dell’azienda, portando successo al Gruppo che cresce ancora oggi.

mame dizionario MORELLATO irina shayk
Irina Shayk per Morellato

La compagnia prosegue la propria tradizione senza perdere di vista la modernità, mantenendo i valori del brand vividi e vivi: visione, innovazione e qualità, che sono sempre state le caratteristiche di un buon prodotto made in Italy.

Nel 1999, il brand lancia una linea di gioielli di successo con il concept “Morellato: gioielli da vivere”, posizionandosi come il simbolo del lusso moderno da vivere giorno dopo giorno. Grazie a Morellato, i prodotti vengono fabbricati con materiali nuovi quali acciaio, perle e pietre naturali. L’uso dei materiali scelti attraverso un rigoroso processo di selezione e un’approfondita ricerca, l’esclusivo design italiano nato nei laboratori veneziani degli anni ’30, così come una paziente manifattura artigianale costituiscono la chiave vincente dell’azienda. Questa combinazione di elementi soddisfa i desideri in evoluzione dei clienti e ha condotto il brand a essere un leader nel campo della gioielleria nel giro di poco tempo.

mame dizionario MORELLATO collana Lunae
Morellato collana Lunae

Il primo decennio del 2000 ha visto la crescita internazionale della compagnia. Durante gli anni, le collezioni e i loro prodotti continuano a espandersi, finché non viene prodotta la prima linea di orologi. Essa governa presto il mercato, incrementando il numero dei negozi sia in Italia che all’estero. Il brand fa parte del Gruppo Morellato, insieme ai marchi SighPhilip WatchSectorLucien RochatBluespiritChronostarFurlaMaserati Trussardi.

RESPONSABILITÀ SOCIALE

Il Gruppo ha dimostrato per lungo tempo il proprio impegno nei confronti dell’ambiente e della società. Vengono infatti esercitati rigidi controlli sull’ILO (International Labour Organization). L’obiettivo è salvaguardare la dignità e i diritti dei lavoratori coinvolti nella catena di produzione.

Per molti anni, il Gruppo ha partecipato attivamente a molti progetti importanti. Insieme alla Doctors with Africa-Cuamm (la più importante organizzazione caritatevole italiana in Africa), per esempio, supporta l’ospediale etiope di Woolisso. E dal 2010, attraverso il brand Philip Watch, è stato partner della Cystic Fibrosis Foundation, fondata da Matteo Marzotto, ambasciatore del brand e membro del consiglio del Gruppo.

ASPETTO FINANZIARIO

Il Gruppo Morellato ha chiuso il 2017 sostanzialmente in linea con il 2016, con un fatturato di 116 milioni di euro (+0,3%). L’EBITDA, d’altro canto, è sceso a 25,5 milioni (15,4% del fatturato) rispetto ai 28,5 milioni dell’anno precedente. Nell’anno appena conclusosi – come riportato da una nota ufficiale – il gruppo italiano ha favorito lo sviluppo e la consolidazione delle attività nei principali mercati stranieri, insieme a un’implementazione di nuove piattaforme di e-commerce, con particolare attenzione all’offerta multicanale. Il Gruppo conta su un export share del 40%, con particolare concentrazione in Europa, Medio Oriente e Asia.

mame dizionario MORELLATO Massimo Carrraro CEO e presidente del gruppo
Massimo Carraro CEO e Presidente del Gruppo Morellato

“L’anno finanziario 2017 si è chiuso con segnali positivi, i quali dimostrano l’efficacia della nostra strategia a medio-lungo termine, la quale favorisce il rafforzamento delle esportazioni e la vendita, non solo nel nostro mercato maturo ma anche in quelli emergenti” ha dichiarato il presidente Massimo Carraro. “Gli investimenti nell’innovazione e nelle nuove tecnologie continueranno per un’integrazione su tutti i canali tra i nostri diversi canali di vendita, per garantire a tutti i consumatori un’esperienza d’acquisto sempre migliore.”

SITUAZIONE ATTUALE

Oggi Morellato è presente in 45 paesi in tutto il mondo, in modo particolare in Europa, Asia e Medio Oriente. Il network di distribuzione della compagnia si estende attualmente in 3000 store. In Europa, il brand si trova in tutti i principali grandi magazzini, nei migliori negozi di gioielli e orologi, nei network di distribuzione di vari marchi e nei propri flagship stores.

mame dizionario MORELLATO bar refaeli
Bar Rafaeli per Morellato

A partire dalla collezione SS16, la nuova ambasciatrice del brand è Michelle Hunziker. Nel corso degli anni, l’azienda ha rappresentato le proprie collezioni attraverso la stampa internazionale e campagne pubblicitarie diventate ormai iconiche. Queste campagne hanno avuto come protagoniste star di fama internazionale: da Bar Refaeli a Irina Shayk, da Sara Sampaio a Ma Su (rinomata attrice cinese) e Laura Sanchez.

LORO PIANA

Dal 1924, la famiglia Loro Piana ha gestito i propri affari tessili rinnovati a livello mondiale, e, prima di lanciare il brand attuale, è stata tra i mercanti di lana fin dai primi anni del XIX secolo.

LORO PIANA

Indice

  1. Le origini
  2. Sviluppo
  3. Stile
  4. Loro Piana e la natura
  5. Aspetto finanziario
  6. Situazione attuale

LE ORIGINI

Dal 1924, la famiglia Loro Piana ha gestito i propri affari tessili rinnovati a livello mondiale, e, prima di lanciare il brand attuale, è stata tra i mercanti di lana fin dai primi anni del XIX secolo. Dire che i Loro Piana sono esperti in materiali di lusso sarebbe un eufemismo: come più grande produttore del mondo di cashmere, l’azienda si è affermata come riferimento nell’ambito dell’abbigliamento più raffinato. Ciò grazie all’instancabile investimento nelle materie prime e nella produzione e alla continua innovazione tecnica.

mame dizionario LORO PIANA logo
Logo Loro Piana

Con il quartiere generale situato a Quarona, nella zona della Valsesia (Nord Italia), il brand produce le proprie collezioni di vestiti e accessori fin dagli anni ’80, al fine di vendere i suoi prodotti ai più grandi couturiers e sarti, oltre che a interior designer e architetti.

SVILUPPO

Originaria di Trivero – un distretto del Nord Italia famoso per la produzione tessile – la famiglia Loro Piana nasce come mercante di lana all’inizio del XIX secolo. Nella seconda metà del secolo, la famiglia sposta la propria attività in Valsesia e fonda il Lanificio Fratelli Lora e Compagnia, seguito poi dal Lanificio di Quarona di Zignone & C. all’inizio del XX secolo. Franco Loro Piana, il padre di Pier Luigi, inizia a esportare materiali raffinati negli anni ’40. Successivamente, negli anni ’70, anche Pier Luigi e il fratello Sergio si uniscono a lui.

mame dizionario LORO PIANA Pier Luigi e Sergio Loro Piana
Pier Luigi e Sergio Loro Piana

Fin dal 2000, il brand ha sponsorizzato il premio annuale per la più raffinata balla di lana del mondo, la quale produce abbastanza materiale per 50 abiti da uomo. Generalmente, sono gli artigiani australiani o neozelandesi ad aggiudicarsi questo riconoscimento. Nel 2008, l’azienda ha registrato un record di 48,000 centesimi al chilo per una balla di raffinatissima lana merino prodotta da Peter e Greg Munsie e Phil e Judy d’Uralla, New South Wales.

STILE

Fin dall’inizio, l’obiettivo principale dell’azienda è stato quello di offrire un prodotto di assoluta qualità e sofisticatezza ai propri clienti. Di conseguenza, il brand ha effettuato molte ricerche e ha posto grande attenzione alle sue materie prime per poter offrire un prodotto di qualità. Alcuni dei suoi tessuti popolari includono Tasmanian®, che in Italia è diventano sinonimo di materiale lanoso leggero. Questo straordinario materiale pettinato prende il nome dall’isola Tasmania, situata nel sud dell’Australia, perché veniva originariamente fatto utilizzando solo la lana merino, proveniente da terre incontaminate.

Ispirato da Priest Cloth®, un materiale leggero che il brand produceva esclusivamente per gli abiti ecclesiastici, Tasmanian®viene fabbricato negli anni ’60 in risposta al bisogno crescente di un abbigliamento nuovo e moderno che sia leggero, versatile, antipiega e che non si sgualcisca e che sia particolarmente adatto ad ambienti con aria condizionata.

Zelander®, una famiglia di materiali disegnata per abiti leggeri e freschi, è un piacere da toccare. Questi tessuti vengono fabbricati utilizzando lana merino neozelandese selezionata, eccezionalmente bianca e pulita, caratterizzata dalla lunghezza delle fibre e dalla maggiore resistenza alle pieghe.

mame dizionario LORO PIANA campagna
Campagna pubblicitaria Loro Piana

Wish®, invece, è un elegante e sofisticato materiale creato dalla migliore lana australiana merino Super 170, con una finezza che non eccede mai i 15 micron. Loro Piana Zibeline® ha una caratteristica superficie ondulata, patinata, con un’apparenza “martellata” e un’eccezionale morbidezza create da un’antica e affascinante tecnica di rifinitura chiamata teaseling. Utilizzando solo fiori di cardo cresciuti in Navarra ed essiccati in modo particolare, il brand applica quest’antica tecnica per trasformare le più preziose fibre in materiali straordinari.

Loro Piana Denim Flower® è un tessuto sensazionale ottenuto da cotone organico premiato e certificato raccolto nella Valle di San Joaquin, in California, un materiale che è considerato il più raffinato che sia disponibile negli Stati Uniti. Queste fibre, intrecciate secondo i più rigidi principi biologici che impiegano esclusivamente prodotti naturali, sono eccezionalmente uniche in materia di lunghezza, finezza e resistenza.

Infine, Loro Piana Zenit®, ispirato dalla passione del brand per le fibre più splendide del mondo: una collezione di materiali sofisticati ed esclusivi creati da superlative materie prime, concepite come base per comporre un intero guardaroba: abiti, cappotti, giacche e blazers.

LORO PIANA E LA NATURA

La vicuña, la più rara e raffinata fibra animale del mondo, viene da una piccola zona nelle Ande, la cui storia è attentamente legata a quella di Loro Piana. Graziosa e flessuosa, la vicuña è conosciuta come la Regina delle Ande. Veniva inoltre venerata e protetta dall’Impero Inca, il quale non ne permetteva la caccia, e le magnifiche fibre ottenute dalla sua lana potevano essere utilizzate solo dall’imperatore e dalla sua famiglia.

mame dizionario LORO PIANA Vicuña peruviano
Vicuña peruviano

Tuttavia, l’arrivo dei conquistadores spagnoli portò a un devastante massacro: impazienti di commerciare questo straordinario materiale, gli invasori causarono quasi l’estinzione della vicuña. Nonostante i numerosi tentativi di conservazione nel corso degli anni, il bracconaggio è proseguito a un ritmo allarmante: negli anni ’60, il numero delle vicuña è sceso a non più di 5000, rendendola una specie a rischio.

Intorno alla metà del XX secolo, l’azienda Loro Piana diventa parte della storia della vicuña, guidata dai suoi persistenti valori e dalla sua passione per le materie prime più raffinate del mondo. Negli anni ’80, la compagnia inizia a lavorare attivamente in Perù per salvaguardare la “fibra degli dei”. Il 1994 vede uno sviluppo chiave, quando il brand, alla guida dell’International Vicuña Consortium: i contadini peruviani vengono insigniti del diritto di tosare le vicuña, con l’intento di proteggerle dai bracconieri.

mame dizionario LORO PIANA Peruvian Campesinos
Loro Piana e e i Peruvian Campesinos

Nel 2008 viene stabilita la Reserva Dr. Franco Loro Piana, la prima riserva naturale peruviana. In soli cinque anni, il numero degli animali presenti nella riserva si è duplicato, confermando l’importanza del contributo del brand al salvataggio di questi animali dall’estinzione.

Ma il lavoro fatto per le vicuña in Perù era solo l’inizio: sulla forza dei trent’anni di esperienza sul campo, il brand si avventura nel 2013 in Argentina, acquistando le quote di maggioranza di una compagnia che ha il permesso di tosare le vicuña che vivono liberamente nella zona. Oggi Loro Piana è il processore numero uno di vicuña del mondo, la fibra più raffinata che può essere ottenuta legalmente da un animale adulto.

ASPETTO FINANZIARIO

Come conseguenza del peggioramento della salute di Sergio, l’8 luglio 2014 la LVMH ha acquistato l’80 dell’azienda per un costo di €2 miliardi, con il resto delle quote nelle mani della famiglia Loro Piana.

Il 19 dicembre 2013, Sergio è deceduto. Nel 2017, la famiglia fondatrice del brand ha ridotto il proprio 20% di quote, arrivando ad averne il 15%. In particolare, Pier Luigi ha ridotto il suo 5%, mentre la famiglia di Sergio mantiene il suo originario 10%.

La LVMH, il gruppo francese che ora possiede il brand è che leader nel mondo in ambito di prodotti di lusso, riporta un incremento delle vendite del 12% nel 2017, cioe di €42,6 miliardi rispetto al 2016 (+12% per gli stessi store e per le rate attuali).

mame dizionario LORO PIANA Fabio d'Angelantonio CEO
Fabio d’Angelantonio CEO

Tutte le compagnie presenti nel gruppo registrano una doppia crescita digitale, con l’eccezione del settore alcohol (+5% riportato, +7% con crescita organica). Nel dettaglio, il fatturato dei beni di moda e di pelle è cresciuto del 21%  fino a 15,472 milioni. I risultati derivano principalmente dal lancio di nuovi brand e dalla nascita di nuove collaborazioni. L’ultimo quadrimestre del 2017 registra un incremento del gruppo dell’11% fino a 12,541 milioni, in linea con i trend totali dell’anno.

SITUAZIONE ATTUALE

La compagnia ha negozi in Europa, Nord America e Asia, con un totale di 132 negozi in tutto il mondo. Il Gruppo LVMH ha acquistato il brand e Fabio d’Angelantonio è stato nominato CEO a partire dal 2016.

Nel 2018, gli uffici milanesi di Loro Piana hanno troveranno casa negli edifici del Corriere della Sera. Antonio Belloni, il general manager del Gruppo LVMH, ha dichiarato: “Il quartiere generale centrale di Loro Piana resterà a Quarona, in provincia di Vercelli, mentre negli uffici milanesi, ora situati in tre locations (quella principale si trova in via Turati), saranno unificati in un ampio spazio nel Palazzo del Corriere della Sera, in via Solferino 28.”

L’Italia sta così diventando molto importante per il Gruppo: “Gli investimenti globali sulla Penisola, la quale include anche negozi e quartieri generali, si sono sempre aggirati intorno ai 100 milioni di euro all’anno”, ha aggiunto Belloni.

PHILIPE MATIGNON

Il sofisticato e sensuale spirito francese si combina con lo stile e con la qualità italiana, dando vita a preziosi articoli: calze, collant, leggins, vestiti, calze al ginocchio e calzini.

PHILIPPE MATIGNON

Indice

  1. Storia
  2. Sviluppo
  3. Aspetto finanziario
  4. Situazione attuale

STORIA

Eleganza e raffinatezza, stile e femminilità, seduzione e attenzione ai dettagli: queste sono le caratteristiche su cui Philippe Matignon basa le proprie collezioni. Il sofisticato e sensuale spirito francese si combina con lo stile e con la qualità italiana, dando vita a preziosi articoli: calze, collant, leggins, vestiti, calze al ginocchio e calzini.

mame PHILIPPE MATIGNON logo
Logo Philippe Matignn

Il brand si posiziona al top dell’eleganza sofisticata e si prende cura delle donne in ogni dettaglio, rendendole uniche e seducenti in ogni momento della loro giornata così come nelle occasioni speciali. Un lusso accessibile per uno stile che si rinnova ogni anno nelle nuove collezioni.

SVILUPPO

Philippe Matignon è stato acquistato dal Gruppo Golden Lady nel 2003 e ne è il brand di punta. Le calze e i collant vengono fabbricati con i materiali più raffinati e con tecnologie all’avanguardia applicate ai macchinari per creare diversi tipi di intrecciati. Con i propri articoli competitivi, il brand si specializza nei canali di vendita e si posiziona nella gamma di prezzo medio-alta del mercato in relazione all’alta qualità dei prodotti. I partner d’affari possono contare su una costante assistenza e allenamento per condurre gli affari al meglio.

mame PHILIPPE MATIGNON fall winter 2016 2017
Collezione Autunno Inverno 2016-2017

Il brand mira a donne che voglioni distinguersi in un modo originale ma di classe, con una speciale attenzione al comfort, all’eleganza e ai dettagli. Il tutto, ovviamente, con un tocco di sensualità.

ASPETTO FINANZIARIO

Il brand è posseduto dal Gruppo Golden Lady, un market leader in Italia con uno share del 35% e un giocatore chiave nei maggiori mercati europei, inclusi quelli di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra, attraverso i suoi sussidiari e le agenzie di vendita. Una posizione chiave è rappresentata da quella in Russia (specialmente in Ucraina, Bielorussia, Polonia e Slovacchia), grazie a un network di distribuzione locale che ha affermato i prodotti del Gruppo come simbolo dell’eleganza italiana. Golden Lady si è conquistato un ruolo dominante anche nel mercato degli Stati Uniti.

mame PHILIPPE MATIGNON collant senza cuciture
Collant senza cuciture Phillipe Matignon

Il Gruppo ha concluso il 2016 con un fatturato di circa 200 milioni di euro, con un calo rispetto all’anno precedente, che si era chiuso con circa 280 milioni di euro.

SITUAZIONE ATTUALE

Oggi il Gruppo possiede 13 siti di produzione situati in Italia, negli Stati Uniti e in Serbia, con una produzione totale di 400 milioni di calze all’anno, distribuite in 70 paesi di tutto il mondo. Lo spostamento di questa produzione specialmente in Serbia ha generato indesiderate controversie all’interno della compagnia.

mame PHILIPPE MATIGNON welcome man
Welcome Man di Philippe Matignon

Nerino Grassi è il presidente del consiglio di amministrazione e i quartieri generali sono situati a Castiglione delle Stiviere (Mantova).

 

OMSA

Un percorso spianato basato su alti valori: qualità dei materiali tessili, eleganza, sensibilità e fashion. Omsa, infatti, è diventato un punto di riferimento unico nel mondo delle donne.

OMSA

Indice

  1. Le origini
  2. Sviluppo
  3. Comunicazione
  4. Aspetto finanziario
  5. Situazione attuale

LE ORIGINI

Omsa nasce negli anni ’50 e fin dall’inizio si indirizza alle donne in modo positivo. Un percorso spianato basato su alti valori: qualità dei materiali tessili, eleganza, sensibilità e fashion. Omsa, infatti, è diventato un punto di riferimento unico nel mondo delle donne.

mame dizionario OMSA logo
Logo OMSA

Inoltre, è stato il primo brand a posare le basi dell’eleganza, della seduzione e della femminilità. L’attenzione al mercato e la costante ricerca tecnologica hanno preso vita nella nuova collezione, composta da leggins e dalle nuove calze senza cuciture, simbolo di alta praticità. Il brand si è fatto un nome in tutto il mondo, insieme al suo unico stile italiano.

SVILUPPO

L’azienda ha avviato la propria diffusione in un modo particolare. Dalle sue origini in Italia, Omsa si è guadagnato un ruolo primario nei principati mercati globali, soprattutto in Russia. Dall’Italia all’Europa, dagli Stati Uniti all’Asia, il brand si rivolge alle donne di tutto il mondo come al proprio pubblico.

mame dizionario OMSA collezione 2015 2016
Collezione calze Omsa 2015-2016

Nel 1992, il brand entra a far parte della compagnia Golden Lady, la quale rivoluziona tutta la sua catena di produzione. Con tecnologie all’avanguardia, il Gruppo è diventato una delle organizzazioni più intraprendenti nell’industria di calzetteria europea. Con un significativo numero di punti di produzione in Italia, in Europa e in particolare nel Medio Oriente, Omsa è un’azienda leader nei canali di vendita di massa e nella distribuzione totale. Per venire incontro ai requisiti dei vari paesi  e ai differenti canali di distribuzione, il brand ha diversificato la sua produzione e ha sviluppato un’ampia selezione di collezioni, dalle linea di alta qualità a prezzi accessibili a prodotti più definiti in microfibra, tutti a prezzi che li rendono competitivi. Il brand punta a prendersi cura delle donne in ogni momento della loro giornata, offrendo loro collezioni classiche e alla moda, così come articoli perfetti per lo sport.

COMUNICAZIONE

Omsa è stata una delle prime compagnie italiane a credere che la comunicazione fosse la chiave per il successo. Da Carosello negli anni Sessanta con le famose gambe delle Kessler alla campagna pubblicitaria “Quante donne ci sono in te?” nel 2002/2004. Il brand, d’altronde, conosce troppo bene il proprio pubblico: tra il consumatore e l’azienda c’è un rapporto descritto da femminilità, sincerità, libertà, autenticità e unicità.

ASPETTO FINANZIARIO

Il brand è posseduto dal Gruppo Golden Lady, un market leader in Italia con uno share del 35% e un giocatore chiave nei maggiori mercati europei, inclusi quelli di Francia, Germania, Spagna e Inghilterra, attraverso i suoi sussidiari e le agenzie di vendita. Una posizione chiave è rappresentata da quella in Russia (specialmente in Ucraina, Bielorussia, Polonia e Slovacchia), grazie a un network di distribuzione locale che ha affermato i prodotti del Gruppo come simbolo dell’eleganza italiana. Golden Lady si è conquistato un ruolo dominante anche nel mercato degli Stati Uniti.

mame dizionario OMSA autunno inverno 2017 2018
Autunno Inverno 2017-2018

Il Gruppo ha concluso il 2016 con un fatturato di circa 200 milioni di euro, con un calo rispetto all’anno precedente, che si era chiuso con circa 280 milioni di euro.

SITUAZIONE ATTUALE

Oggi il Gruppo possiede 13 siti di produzione situati in Italia, negli Stati Uniti e in Serbia, con una produzione totale di 400 milioni di calze all’anno, distribuite in 70 paesi di tutto il mondo. Lo spostamento di questa produzione specialmente in Serbia ha generato indesiderate controversie all’interno della compagnia.

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Calze autoreggenti OMSA

Nerino Grassi è il presidente del consiglio di amministrazione e i quartieri generali sono situati a Castiglione delle Stiviere (Mantova).

PULL & BEAR

Pull & Bear è un rivenditore spagnolo di vestiti e accessori con base a Narón, in Galizia. Viene fondato nel 1986 come New Wear, S.A., ma viene ufficialmente lanciato come Pull & Bear solo nel 1991. Ora è parte del Gruppo Inditex

PULL & BEAR

Indice

  1. Le origini
  2. Stile
  3. Distribuzione
  4. Collezioni
  5. Sostenibilità
  6. Aspetto finanziario

LE ORIGINI

Pull & Bear è un rivenditore spagnolo di vestiti e accessori con base a Narón, in Galizia. Viene fondato nel 1986 come New Wear, S.A., ma viene ufficialmente lanciato come Pull & Bear solo nel 1991. Ora è parte del Gruppo Inditex, che possiede anche i brand Zara e Oysho. A partire dal settembre 2011, la compagnia ha iniziato a vendere attraverso un sito Internet.

mame dizionario PULL& BEAR Summer 2013 Campaign-002
Collezione Summer 2013 Campaign 002

Il brand punta a un target più giovane rispetto a quello del suo “fratello maggiore”, cioè Zara. Presente in più di 48 paesi, con 680 negozi il brand intende offrire articoli trendy a prezzi accessibili. Come Bershka e Stradivarius, altri due brand del Gruppo Inditex, Pull & Bear gioca la carta della moda economica e offre collezioni sempre più acute su una base senza eguali.

STILE

Il brand si focalizza su vestiti casual e non impegnativi, oltre che su accessori per i giovani che aderiscono all’urban style. Il tutto, ovviamente, a prezzi accettabili. Gli stessi negozi sono disegnati come spazi all’avanguardia, dunque attraenti per il target di riferimento. Viene adoperato inoltre un uso massiccio di elementi grafici e scritte sui vestiti, molti dei quali fanno riferimento alla cultura popolare degli Stati Uniti.

DISTRIBUZIONE

Tuttavia, i vestiti non vengono venduti negli Stati Uniti né spediti lì se vengono acquistati online. Il brand sta godendo di una rapida espansione grazie alla propria filosofia di moda, la quale punta a unire un design di creatività e qualità con una veloce risposta alle esigenze del mercato. Le nuove linee di prodotti introdotte negli store hanno diversificato la gamma di prodotti disponibile negli outlet Pull & Bear. Queste nuove linee includono musica, tecnologie, videogiochi e video images mixate con i vestiti. Il brand ha introdotto la linea XDYE, più sportiva e hi-tech, legata alle icone della cultura giovanile del XXI secolo.

COLLEZIONI

Il brand ha introdotto la nuova collezione Class Wear con il famoso modello milanese Mathieu Zannoni come testimonial. Questa collezione unisce vestiti eleganti e sportivi.

I negozi europei di Pull & Bear hanno adottato un nuovo logo dopo la presentazione sul nuovo stile del brand alla fine del 2010.

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Hawkers x Pull Bear

Dopo le collezioni di successo per uomo e donna, il brand ha deciso di lanciare la collezione Teen Girls, per le ragazze che si sentono ancora bambine. Si tratta di articoli più colorati e pop che offrono un piacevole contrasto rispetto alle collezioni classiche e più sobrie.

SOSTENIBILITÀ 

Preoccupato per la situazione ambientale, Pull & Bear ha appena lanciato la sua prima collezione con l’hashtag #JoinLife, prendendo esempio dagli altri brand del Gruppo Inditex che utilizzano materiali sostenibili per la produzione dei vestiti. Come ha spiegato il brand stesso, con questa mossa si punta a consolidare l’impegno del brand nei confronti della sostenibilità ambientale.

mame dizionario PULL & BEAR negozio
Negozio Pull & Bear

Perciò, il brand ha creato una capsule collection con cotone organico, conosciuto per essere un materiale più benefico nei confronti dell’ambiente. Infatti, il cotone organico viene coltivato senza fertilizzanti o pesticidi chimici e necessita il 90& di acqua in meno per essere prodotto.

La nuova collezione, sia per uomo che per donna, è stata messa in vendita sul sito web. Il brand approfitta inoltre di materiali riciclati per le proprie borse, riciclando poi a sua volta. In più, Pull & Bear non dispone oggi di un catalogo cartaceo per presentare le proprie collezioni, bensì favorisce una versione più ecologica, grazie a Internet.

ASPETTO FINANZIARIO

Pull & Bear ha totalizzato 25,794 milioni di dollari in vendite. Il brand, inoltre, mostra una crescita rispetto all’anno 2015. L’e-commerce del brand è a livello internazionale, generando vendite online primariamente in Spagna e in Francia e poi in Polonia e in Russia. In più, il brand ha specificato la categoria “Fashion”, soprattutto per quanto riguarda i vestiti.

Nel mercato della moda spagnolo, il brand ha generato dai 300 ai 400 milioni di dollari nel 2017.

ZARA

Zara è un rivenditore spagnolo di vestiti e accessori con base ad Arteixo (La Coruña), in Galizia. La compagnia viene fondata nel 1975 da Armancio Ortega e Rosalía Mera. È il brand principale del Gruppo Inditex, il più grande gruppo rivenditore di vestiti del mondo

ZARA

Indice

  1. Le origini
  2. Sviluppo del brand
  3. Gli ultimi anni
  4. Zara Home e l’eco-store
  5. Aspetto finanziario
  6. Situazione attuale

LE ORIGINI

Zara è un rivenditore spagnolo di vestiti e accessori con base ad Arteixo (La Coruña), in Galizia. La compagnia viene fondata nel 1975 da Armancio Ortega e Rosalía Mera. È il brand principale del Gruppo Inditex, il più grande gruppo rivenditore di vestiti del mondo, che possiede anche Massimo Dutti, Pull & Bear, Bershka, Oysho, Zara Home, Stradivarius e Uterqüe. Zara produce 20 collezioni di vestiti all’anno.

mame dizionario ZARA logo
Logo marchio Zara

Armancio Ortega apre il primo negozio del brand nel 1975 a La Coruña. Inizialmente, il nome dello store è Zorba, in riferimento al film Zorba the Greek, ma dopo aver scoperto che esite un bar omonimo nelle vicinanze, il nome s i trasforma in Zara. Si pensa che la “a” in più derivi da una serie di lettere fatte per la compagnia.

Il primo store offre prodotti a basso prezzo di moda popolare e più lussuosa. In seguito, Ortega apre altri negozi in tutta la Spagna. Durante gli anni ’80, Ortega cambia il processo di design, manifattura e distribuzione al fine di ridurre i tempi di esecuzione e di rispondere ai nuovi trend in modo più rapido, un modo che lui definisce “instant fashion.” I miglioramenti apportati includono l’uso di tecnologie informative e l’impiego di gruppi di stilisti anziché uno solo.

SVILUPPO DEL BRAND

Il primo marchio ufficiale del brand risale in realtà al 1963, quando ha inzio come Confecciones GOA, un workshop modesto che produce abiti e vestiti a La Coruña. Ma il primo store Zara, come già detto, apre nel 1975 e il suo nuovo modello di business si afferma come un successo negli anni seguenti. Nel 1977, il quartier generale del brand viene stabilito ad Areixo, e le sue prime fabbriche vengono costruite nei sobborghi. Il 1983 è invece l’anno che vede l’espansione del brand in tutta la Spagna. L’anno successivo, ad Areixo il primo centro logistico apre, grande ben 10000 metri quadrati.

Nel 1988, la compagnia inizia la propria espansione internazionale attraverso Porto, Portogallo. L’anno successivo entra negli Stati Uniti e nel 1990 in Francia. Durante gli anni ’90, insomma, si espande in Messico (1992), Grecia, Belgio e Svezia (1993).

Nei primi anni 2000, Zara apre negozi in Giappone e a Singapore (2002), in Russia e in Malesia (2003), in Cina, Marocco, Estoria e Ungaria (2004), nelle Filippine, in Costa Rica e in Indonesia (2005), in Corea del Sud (2008), in India (2010), in Sudafrica e in Australia (2011).

GLI ULTIMI ANNI

Nel settembre 2010, il brand lancia il proprio online store. Il sito apre in Spagna, Regno Unito, Portogallo, Italia, Germania e Francia. E, nel novembre dello stesso anno, il servizio Zara Online si estende ad altri cinque paesi: Austria, Irlanda, Olanda, Belgio e Lussemburgo. Gli online store iniziano a essere operativi anche negli Stati Uniti nel 2011, in Russia e in Canada nel 2013, in Messico, Romania e Corea del Sud nel 2014. In India ciò avviene il 4 ottobre 2017.

Campagna Zara Autunno Inverno 2013

Inoltre, nel 2014 Zara introduce l’uso della tecnologia RFID (Radio-frequency identification) nei propri negozi. I chip RFID vengono posizionati nelle security tags, le quali vengono rimosse dai vestiti una volta acquistati e possono essere riutilizzate. I chip permettono alla compagnia di stilare velocemente un inventario localizzando i segnali radio delle tag RFID. Quando un articolo viene venduto, dunque, il magazzino riceve immediatamente una notifica, così quell’articolo può essere rimpiazzato. Un prodotto che non è sugli scaffali può venire facilmente rintracciato grazie ai tag RFID. Nel 2015, il brand è stato inserito al 30° posto nella lista Interbrand dei migliori brand globali.

I negozi Zara hanno vestiti sia per uomo che per donna, così come per bambini (Zara Kids). I prodotti del brand si basano sui trend dei consumatori. La sua catena di scorte altamente responsabile invia i nuovi prodotti ai negozi due volte alla settimana. Dopo che gli articoli vengono disegnati, ci vogliono quindici giorni prima che arrivino negli store. Tutti i vestiti, infatti, vengono processati al centro di distribuzione in Spagna. I nuovi articoli vengono ispezionati, classificati, taggati e posti sui camion. In molti casi, i vestiti vengono spediti in 48 ore. Zara produce oltre 450 milioni di articoli all’anno.

ZARA HOME E L’ECO-STORE

Nel 2003 viene creato Zara Home. Fin dal suo lancio, il brand ha goduto di un grande successo, aprendo il suo 500° negozio nel 2015. Quando Zara Home viene reso disponibile online nel 2007, diventa il primo brand del Gruppo Inditex ad avere una piattaforma di e-commerce. Inoltre, è stato il primo format Inditex a vendere attraverso il web nell’emisfero meridionale, iniziando in Australia nel 2015.

Il Gruppo Inditex ha sviluppato un piano strategico ambientale per i propri brand. Il primo negozio eco-efficiente di Zara, per esempio, viene aperto in un edificio storico nel cuore di Atene nel 2008.

ASPETTO FINANZIARIO

Tra i maggiori gruppi di moda, il Gruppo Inditex è unico, specialmente nel campo delle vendite online: nel 2017, ha ottenuto una crescita del 41% online, cosa che incide per il 10% sulle vendite nette del Gruppo. La compagnia spagnola ha anche aperto alcuni web shop in Asia per la prima volta, sempre nel 2017: clienti in Malesia, India, Singapore, Tailandia e Vietnam hanno così la possibilità di acquistare nei negozi Zara & Co.

mame dizionario ZARA Chairman e CEO Inditex Pablo Isla
Pablo Isla CEO e Charmain Indetex

Il fatturato annuale ha raggiunto i 25,34 miliardi di euro (+9%) e ha un profitto netto di 3,37 miliardi di euro (+7%).

Il Gruppo ha poi iniziato il 2018 in modo simile: escludendo le fluttuazioni dovute al cambio, ha ottenuto un incremento delle vendite del 9% nelle prime cinque settimane, con le collezioni sussidiarie Primavera/Estate di Zara in ottimo andamento.

Tali risultati, di conseguenza, incoraggiano la compagnia, dato che il cambio monetario e l’euro forte l’hanno resa vulnerabile. Gli share della compagnia sono crollati drasticamente nel 2018 a causa della forte posizione dell’euro rispetto alle altre valute.

SITUAZIONE ATTUALE

Il lancio dello shopping online in Malesia, Singapore, India, Tailandia e Vietnam ha aiutato il brand a incrementare il proprio fatturato nel corso del 2017, e sembra che il brand continuerà a espandere la propria accessibilità online su orizzonti più vasti nei prossimi anni.

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Catherine, duchessa di Cambridge con il principe George di Cambridge e la principessa Charlotte di Cambridge, con indosso un vestito Zara

Recentemente, Zara si è ritrovata sotto i riflettori quando Melania Trump, la first lady degli Stati Uniti, è stata fotografata mentre prendeva un aereo in direzione dei centri detentivi per immigrati in Texas. Per questi centri, il presidente Donald Trump e i suoi politici sono stati pesantemente condannati dai media e da vari personaggi pubblici. Il punto è che Melania indossava una giacca color oliva di Zara SS 16 con sopra scritto “I Really Don’t Care, Do You?” (“A me non importa, davvero, e a te?”). L’opinione pubblica, di conseguenza, ha ritenuto questo outfit molto inappropriato, data la situazione. Tuttavia, non è stato l’articolo in sé a essere criticato, ma l’occasione in cui è stato utilizzato.