Astrakan

Pelliccia di agnello persiano. Si può scrivere anche astracan. Carlo Tivioli, che il 17 luglio 1971, nella sfilata dell’alta moda al Grand Hotel di Roma, divenne di colpo famoso con i suoi persiani rossi e blu, lo giudica “necessario: il non superfluo della pellicceria”. A giudicare anche soltanto dalla moda del ‘900, che lo ha visto, pur con alti e bassi, e in modi diversi, protagonista di ogni decennio, non gli si può dare torto. Tante facce e tante denominazioni per questo tipo di pelo così docile e così chic che — per stare ancora alle parole di Tivioli — “sa regalare classe e distinzione come nessun altro e dà una profonda sensazione di riuscita perché, duttile e facile da usare, permette qualsiasi cosa, come un tessuto”. Se l’appellativo francese gli deriva da Astrakan, antica capitale del Turkestan, nella regione di Bukhara, in inglese è chiamato persian lamb (ovvero agnello persiano), in tedesco persianer, in italiano persiano. Ma il nome originario di questo agnello (Ovis aries platyura) è karakul, che in uzbeco significa lago nero o rosa nera e, prima che una razza di pecore, è un lago del Pamir e una cittadina dell’Uzbekistan, situata a sud-ovest di Bukhara. È qui la culla del karakul (o caracul), che forse può evocare per noi i ricciuti petali di una rosa nera o lo specchio lacustre intorno a cui pascolava, ma che certamente fu apprezzato fin dall’antichità: lo usavano i popoli della Siria e della Mesopotamia e, in epoche più recenti, i berretti di karakul con pennacchi e pietre preziose facevano parte dell’abbigliamento dello scià di Persia e dei principi russi. All’inizio del ‘900 si cercò di trapiantare alcuni esemplari lontano dalle terre di origine e dalle regioni attigue, Afghanistan, Crimea e Persia, ma i tentativi di acclimatazione negli Stati Uniti, in Canada e in Polonia non ebbero successo, così come le prove fatte dai tedeschi fallirono in tutte le loro colonie fuorché nell’Africa Sudoccidentale. Sotto l’implacabile vampa del sole australe dell’attuale Namibia, il karakul aveva trovato le condizioni ideali di clima secco e ambiente arido per farsi ancora più bello e diventare famoso come Swakara (dalle iniziali di South West Africa). Splendido con il suo cuoio leggero e l’aspetto moiré simile alla seta, e pregiato, come pregiatissimo, con il suo vello piatto a macchia d’olio, è il breitschwanz, che è l’agnello abortito o nato morto o neonato. Molteplice nei disegni, nei giochi di luce, nei colori naturali (nero innanzi tutto, ma anche bianco, grigio e marrone in varie sfumature), l’astrakan si lascia tingere nelle tonalità più vivide e plasmare nelle creazioni più audaci, si tratti di uno spiritoso paio di pantaloni a zampa d’elefante o di una romantica redingote tutta un pizzo e un ajour.