Art to Wear

Movimento statunitense fondato da Julie Schafler Dale negli anni ’60. Si basa sul concetto dell’abito come forma d’arte indossabile. Dopo essersi laureata alla Fine Arts University di New York, J.S.D. si interessa di avanguardie legate al fashion design. Nel 1973 apre a Manhattan la galleria Artisans dove propone prototipi lontani dal prodotto commerciale e dall’industria: riesce così a influenzare le punte avanzate della progettazione di moda, ispirandosi spesso alle culture orientali e alle società primitive che non separavano l’arte dall’artigianato. I materiali impiegati dagli artisti appartenenti al movimento sono i più eclettici: dalla pelle ai filati, ma anche piume, carta, silicone, cloruro di polivinile e metallo come nel blouson dorato ideato da Mark Mahall nel ’78 e composto da un intreccio di 25 mila spille da balia come a formare un tessuto cangiante: è conservato al Metropolitan di New York. Kimono di carta dipinti a mano, tuniche in seta con grafismi al silicone, come quelle di Carol Motty dell’85, e gorgiere scultura eseguite all’uncinetto riproducenti in tre dimensioni la skyline di Manhattan sono lavori che, per quanto unici, sono saldamente legati tra loro da un comune filo conduttore, quello dell’opera d’arte portabile. Sposati al valore del mestiere e dell’artigianalità e decisamente schierati contro la massificazione consumistica, i componenti del gruppo Artisans si propongono di conciliare abiti d’arte con la personalità di chi li indossa, progettando forme espressive non puramente contemplative bensì creazioni artistiche in cui avvolgersi: un atto che unisce arte e vita simbolicamente e materialmente.