Armani

Protagonista assoluto nella straordinaria fioritura dell’alta moda pronta da Milano nel mondo e insieme personaggio che, per il fascino fisico, il modo distaccato di mostrarsi, per la capacità di coinvolgere, nella sua visione semplice, scabra, rigorosa e nitida, ambienti e lavoro, è sembrato esprimere perfetta simbiosi fra scenario di vita ed eleganza dei suoi modelli. Il suo impero (1900 miliardi di fatturato nel ’97, oltre 2 mila punti vendita selezionati in tutto il mondo) non premia soltanto, come per altri nomi prestigiosi dello stilismo, la creatività, la fantasia. Il suo successo riconosce un’invenzione che ha captato desideri, conciliato bisogni opposti e ridisegnato in modo geniale un archetipo del vestiario. Armani è tutt’uno con il successo della famosa giacca, che libera l’uomo dall’antica corazza dell’abito borghese e dà sicurezza alla donna con la sua apparenza mascolina e, come si diceva sul finire degli anni ’70, l’ha aiutata più del femminismo.

Lo stilista inizia il suo spettacolare cammino nel prêt-à-porter a 40 anni. Ma il suo lungo apprendistato è sfaccettato e prezioso, sia sul piano del gusto sia su quello del rapporto moda-industria. Interrotti gli studi di medicina, trova lavoro negli anni ’60 alla Rinascente, vero crogiolo all’epoca dell’inventiva di architetti, designer, ricercatori di marketing e pubblicità. La sua è una composita attività che spazia dagli acquisti per l’abbigliamento maschile, scegliendo sul mercato quanto, nell’anticipo necessario a produrlo, sarà in sintonia con la voglia di cambiare della gente, all’allestimento delle vetrine (ancora oggi non resiste alla voglia di dedicare una mattinata alle vetrine di una delle sue numerose boutique). Si accorge delle sue doti Nino Cerruti (1965) che lo assume come stilista per ridisegnare la confezione della sua ditta Hitman. Armani, già allora puntiglioso e perfezionista, apprende a conoscere l’importanza del tessuto, sia per la sua potenzialità creativa sia per il valore economico anche d’un solo centimetro risparmiato sul costo d’un abito, e comincia a inventare vestiti adatti a essere riprodotti su ampia scala. Sette anni da Cerruti a scegliere stoffe sempre più leggere, colori più freddi, a gettare via strutture interne, a spostare bottoni, assottigliare spalline per imprimere alla giacca maschile, fino allora formale e imbalsamata, una sciolta aria vissuta, giovane per tutte le età.

Sono arrivati gli anni ’70. La moda, al di qua e al di là dell’oceano, adora il primo made in Italy e nuovi ceti stanno per aprirsi all’idea che a sottolineare il successo occorra un abito che conti. Sergio Galeotti, un giovane viareggino che ha lavorato in uno studio di architettura ma l’ha appena lasciato per diventare compratore di modelli, intuisce che un talento come Armani non può restarsene a fare lo stilista per conto terzi, invece di pensare a una collezione in proprio. Prudente, svagato Giorgio ci mette due anni a convincersi ad aprire (’73), in alleanza con Galeotti, un ufficio di consulenza in corso Venezia a Milano, mentre lavora per varie ditte da Gibò a Montedoro, da Tendresse a Courlande, a Sicons, imponendosi subito nelle ultime sfilate di Palazzo Pitti a Firenze. Appena l’anno dopo (’74), la prima collezione maschile firmata e, nel ’75, la prima collezione femminile: è un tale trionfo che, nel 1976 nasce la Giorgio Armani. È Galeotti l’ideatore della struttura societaria: niente produzione in proprio, solo idee. Una formula che sarà ribadita (’78) dall’accordo con il Gft, il primo che renda finalmente possibile un prêt-à-porter d’alta moda eseguito in fabbrica ma sotto la cura dello stilista che lo firma. Presto le sfilate Armani, anche per la ricerca del decor in cui si svolgono, saranno le più attese. La lungimiranza della nuova griffe non ha soste, fulminea l’intuizione che saranno soprattutto i giovani i consumatori di moda, purché questa abbia un prezzo accessibile senza nulla perdere di fascino. Precocissimo rispetto al diffondersi delle seconde linee, nasce l’Emporio Armani. L’aquilotto segna per i ragazzi l’appartenenza a un nuovo modo di vestire e di essere; la scioltezza del look più agile e meno ieratico incanta le ragazze. Lo stilista cresce in notorietà. Basta che, irritato da alcune polemiche intorno a una collezione ispirata agli antichi costumi giapponesi, sulla scia dei film di Kurosawa (’81), decida di non sfilare per una stagione, che Time, trovando esplosiva la protesta, mette la sua foto in copertina: il fatturato si moltiplica per tre (’82).

Intanto la sua supervisione stilistica è richiesta da Mario Valentino per i capi in pelle, da Erreuno e si allineano in dilatata teoria i licenziatari, Bagutta per le camicie, Hilton per i capispalla, Allegri per gli impermeabili. Il suo tocco, inconfondibile e sempre vario, accende un decennio di lavoro, mentre la sua centrale ricerca nell’alta moda pronta lo conduce verso esiti di tale raffinatezza da non poter più venire realizzata dalla fabbrica. Nell’83, Armani muta il suo accordo con Gft, che eseguirà da quel momento in poi una nuova linea, Mani, destinata soprattutto agli Stati Uniti, mentre l’alta moda pronta assume l’etichetta di Borgonuovo 21, la via dove ha ristrutturato e affittato il palazzo che era stato di Franco Marinotti (Snia Viscosa) e dei cotonieri Riva. Le sfilate si svolgono nel teatro di 513 posti ricavato al posto della sala da ballo e della piscina. Qui, Galeotti fa appena in tempo a seguire la sfilata primavera-estate dell’85. Muore nell’agosto di quell’anno.

Il secondo decennio dell’attività di Armani lo trova solo ma teso, con studio e volontà, ad aggiungere ai suoi primati l’essenzialità d’una vera rivoluzione nel vestire femminile. Fermenti nuovi agitano la donna che ora non ha più bisogno di mimetizzarsi, di cancellare il proprio corpo nella scioltezza d’una giacca perfetta. Novità della collezione autunno-inverno ’86, gli abiti da sera. La donna, mixage di seduzione e razionalità, può contare su un universo Armani: dal profumo a una alta moda pronta atemporale, simile a se stessa con minime variazioni, dalla carta da lettere alle lampade, a una linea più libera e articolata nei vari aspetti della diffusione, quella dell’Emporio. Amato dall’élite come dalla massa, come dalla critica, accumula in Italia tre premi Occhio d’Oro per la migliore collezione della stagione e diversi riconoscimenti in tutto il mondo. Veste Catherine Deneuve in Speriamo che sia femmina, Richard Gere in American Gigolò e i protagonisti del melodramma Elettra di Strauss alla Scala con la regia di Luca Ronconi e la scenografia di Gae Aulenti. Oggi la Giorgio Armani controlla 5 linee: Borgonuovo 21, G.A. Collezioni Mani, AX (moda basic dell’omonima catena di negozi in Usa) e Armani Jeans, senza contare le linee di biancheria, intimo e costumi da bagno. Analizzando lo snodarsi stilistico lungo ormai 25 anni di attività, resistono alcune costanti e si profila qualche concessione divagante del suo caratteristico rigore. Mai sono venuti meno il gusto e la logica della sua rivoluzione d’inizio, sia per l’uomo sia per la donna con reciproci scambi dei loro elementi peculiari non solo nella forma, nel taglio, ma anche attraverso la scelta dei colori intercambiabili, dei materiali, apparenza mascolina, mano cadente e morbida o viceversa camicie e giacche femminilizzate per un uomo di sconcertante libertà. La George Sand della primavera ’76, nell’inverno di quell’anno veste giacche in tweed a disegno evidente, molto maschile, ma porta una gonna plissé che come i pantaloni concede passo lungo e sciolto; nella primavera ’77 le gonne sono due, sovrapposte, mentre la giacca maschile assume aspetti sofisticati e l’idea del doppio vale anche per uomo, quando la giacca in maglia ricopra il blazer. La giacca è destinata a unirsi a ogni altro elemento del vestire: nel ’78 posa sul costume da bagno, in autunno assembla sapori militareschi, ricerche continue per quanto riguarda il punto nevralgico delle spalle e il risultato è una giacca alla Garbo, suscettibile di resistere anche in crêpe de chine. Ma l’evoluzione della giacca poggia (’83) su tre proposte: il blazer di velluto nero, la giacca maniche intere e spalla tonda, il caban di gusto andino. Pochi pantaloni e invece molte gonne pantalone in nuovissimi stampati trompe-l’oeil. La giacca si trasforma, diventa parte dei pezzi intercambiabili o da abbinare in piena libertà (’83). Solo nell’84 ritorna il gusto del guardaroba maschile tradotto al femminile, una collezione androgina come non mai. Ma l’anno dopo, per l’autunno-inverno, Armani preme il pedale della dolcezza, allacciando bassa e in morbidezza la giacca pur maschile per una donna ariosa, nuca libera dai capelli e camicetta senza collo: in scena ben 350 tessuti diversi nelle sfumature del blu, grigio, marrone. A ottobre dello stesso anno la collezione per la primavera-estate ’85 riscuote un successo straordinario con la sua donna eterea, stilizzata, le gambe velate di calze chiarissime perfettamente in vista, tacchi alti, una femminilità difficile eppure per certi lati anche troppo esibita. Qualcosa muta nel sobrio look di Armani. La giacca è sempre l’indizio di un modo di vestire, ma nuovi suggerimenti vengono dalle princesse in seta stampata e nell’86 i capi per la sera — secondo la richiesta del mercato americano — superano quelli per il giorno. La donna di Armani, sicura e senza nostalgia, sceglie una giacca non più rigida e rigorosa e rompe il diktat di giacca-camicia per osare nuovi abbinamenti (’87). Così via via (1988) la collezione autunno-inverno è caratterizzata da un’aria soft e luminosa nei colori e la provocazione sottile di una giacca assestata in vita e sui fianchi, con gonne lunghe e doppie. Nel ’90 ancora punto di riferimento la giacca, sottile, avvolgente con spalle piccole e la vita segnata; con gonne corte o al polpaccio e pantaloni ora dritti e severi, oppure ampi come quelli maschili. È una scelta di colori polverosi, decisi, ma temperati dal grigio e dai tipici sabbia terrosi della palette Armani. E inoltre i grandi cappotti avvolgenti come djellaba tunisini. Nel ’92 diventa distintivo della stagione lo smoking, interpretato in un’escalation di variazioni, complici tessuti e dettagli femminilissimi. Nuove arrendevolezze, nuove concessioni, nuovissimo lusso. Tessuti eleganti applicati a forme sportive, sono una speciale caratteristica del ’94, con una tavolozza colore rubata a Matisse. Sotto le giacche occhieggiano i gilet; i pantaloni sono a tutta lunghezza e le gonne lunghe, guarnite anche da frange, diventano importanti e soliste. Gli abiti da sera assumono un’imperiosa eleganza nei colori e nella preziosità del tessuto e di contro pretendono solo forme essenziali. Per l’autunno-inverno ’96, una grande ricercatezza, un amore per la struttura che si rivela anche nei cappotti lunghi alla caviglia con paramonture di velluto e interni matelassé. L’uso ripetuto e ricercato di tessuti tagliati in sbieco, che accarezzano il corpo, è più grande che mai; la passione per la sera, dall’abito "boldiniano" in velluto di seta appeso al collo dal collier di rose, agli abiti guaina di tulle stretch nero con ricami tatuaggio.

Nel ’97 esplode il "sophisticated grege" nuova tonalità in bilico tra grigio e sabbia. Forme asciutte, proporzioni minute, emblematica semplicità. Tessuti ricercati come le lane plissé, i matelassé, i doppio crêpe. E per la sera, tutto è prezioso: i ricami grafici avorio ed ebano, il pizzo e il velluto. Lo stile è ormai sempre più definito e autorevole e non cambia, cambiano i modi, le scansioni, i dettagli, prevalgono la ricercatezza dei materiali e le rifiniture di alta sartoria, che concorrono a fare della sofisticazione il concetto portante della stagione. Negli anni ’98-99 sempre in crescendo l’unicità della sera con abiti ricamati ispirati alle porcellane orientali. Le giacche, sottili, prive di revers, con allacciatura nascosta, spesso laterale, hanno perso l’ossessione del tailleur e si portano anche sopra l’abito lungo, sopra i pantaloni a vita bassa, sopra la lunga gonna dritta a enfatizzare la silhouette disegnata. E tanti spolverini, una serie di cappotti tagliati come giacche, che scivolano lunghissimi. E per il 2000 un’immagine forte, lineare, glamour, pura e precisa: amore a prima vista per i pastelli inglesi e un occhio di riguardo al nero. Gonne alla caviglia, giacche corte con grandi maniche chimono, giacche tagliate come camicie indiane, pantaloni sottili sotto le tuniche o pantaloni extralarge con la camicia maschile. E una sera ricercata nella nuova concezione di ricami "cattura luce" su tulle e stretch lavorato a ragnatela, volutamente lineare la scelta delle linee pulite, levigate sul corpo. La donna di Armani entra nel terzo millennio con un allure attuale e brillante, con un occhio vigile all’uso e all’esercizio dello stile e l’altro attento alle attitudini giovanili, ma sempre consapevole che la forza della propria immagine è fatta dell’insuperabile impronta Armani, colori speciali, linea, taglio sapiente. È una donna che scivola con leggerezza, garbo e classe inimitabile lasciandosi alle spalle le inevitabili forzature di un modernismo spesso sguaiato o troppo semplicemente brutto. L’ultima collezione presentata che già si affaccia al nuovo millennio, G.A. uomo primavera-estate 2000, ha riconfermato il primato di Giorgio Armani nell’abbigliamento maschile. (Lucia Sollazzo)

Femminilità e romanticismo: da queste due parole nasce la nuova donna di Giorgio Armani. L’immagine è proposta per l’inverno 2001-2002: evoca emozioni da primo ballo, con gonne-tutù a volant di tulle, oppure fazzoletti di organza tagliati in sbieco, portate con lunghi pullover di ispirazione marinara o piccoli top. Sfilano fanciulle leggiadre, come sulle punte: "Il balletto è l’apoteosi dell’eleganza", afferma lo stilista. Tutto è delicato, aereo, sembra alludere a sensazioni trasognate: memorabile il finale della collezione, affidato a trenta autentiche ballerine che posano alla maniera di Degas. La conferma a quanto si era visto nella stagione precedente, con tailleur pantalone caratterizzati da una insolita dolcezza: un vago ricordo la donna manager. La vena morbida è in crescendo anche nelle sfilate successive. E lo storico blazer? Si adegua al nuovo corso, per l’estate 2003 si allunga, è quasi marsina ondeggiante sulla figura esile: pezzi insoliti scombinano l’abituale ritmo degli accostamenti, la sensualità è a fior di pelle, senza nostalgia esotica né aggressione erotica. Autunno-inverno 2003-2004: Armani vira ancora di bordo, la sua moda ridisegna il corpo, lo sottolinea accarezzando la vita messa in risalto da giacche corte e svettanti e poi, sorpresa, onora le gambe con minigonne a paralume o short, interpretazione gentile degli hot pants anni ’70. Una scicchissima donna intinta nell’inchiostro, nel rigore del nero spezzato dal bianco per un suggestivo effetto grafico. Al solito, i suoi abiti andrebbero visti da vicino, sofisticati nel dettaglio, nella ricerca dei particolari e dei tessuti. Nel firmamento di ricami. Si abbassa l’età della moda, che l’Emporio accentua con lo stile impertinente e stuzzicante della maschietta francese: sempre nel furore del corto. Anche l’uomo si aggiorna: un ritratto fra ragione e sentimento, silenzioso rivoluzionario del nuovo classico che rispetta le regole della comodità, affidata soprattutto al comfort della maglieria. (Lucia Mari)

1999, settembre. Giorgio Armani SpA costituisce la divisione accessori con l’obiettivo di migliorare i risultati degli articoli in pelle. La Dawn Mello & Associates è la società incaricata per la nuova divisione.
1999, settembre. La struttura commerciale del Gruppo (diretto e in franchising), presente in 33 nazioni, comprende 53 Boutique Giorgio Armani, 6 negozi Collezioni, 129 Emporio Armani, 48 A/X Armani Exchange e 4 Armani Jeans.
2000, gennaio. Giorgio Armani SpA aumenta la partecipazione nella Giorgio Armani Japan Co. Ltd, joint venture nata nel 1995, aumentando la sua quota all’85 per cento e lasciando alla Itochu il restante 15.
2000, febbraio. Nasce Armani Collezioni che riunisce, in Europa e in Asia, le già esistenti Giorgio Armani, le Collezioni Uomo e Mani Donna. Anche negli Stati Uniti, viene varata la nuova etichetta mentre rimane invariata la linea Mani Uomo (per abiti e camicie) esclusiva per il mercato americano.
2000, giugno. Il gruppo acquista dal gruppo Finanziario Tessile, per un valore di 55 miliardi di lire, le attività di produzione della linea uomo Armani Collezioni, nonché le attività di distribuzione e di vendita dei marchi negli Stati Uniti.
2000, luglio. Il Gruppo Armani e il Gruppo Zegna siglano un accordo per la creazione di una joint venture (51 per cento Armani, 49 Zegna) per produrre e distribuire le linee Armani Collezioni. La nuova società ha l’obiettivo di sfruttare al massimo il potenziale del marchio Armani Collezioni Uomo nel mondo e del marchio Mani Uomo negli Usa, avvalendosi delle competenze industriali e organizzative di entrambi i gruppi.
2000, ottobre. Prosegue l’apertura dei punti vendita. Nasce a Milano lo spazio Armani in via Manzoni 31. Progettato dallo Studio Gabellini Associates, in collaborazione con lo stilista, il megastore si sviluppa per circa 8 mila metri quadrati, articolati in tre piani. L’interrato, di 900 metri quadrati, è destinato all’Elettronica, dove Sony espone tutti i suoi prodotti. Al pianterreno, l’Emporio Donna, l’Emporio Uomo, l’Emporio Accessori, lo spazio dedicato ai profumi, Armani Jeans uomo e donna. Al primo piano, oltre a un ristorante, Nobu, e Armani Caffè, c’è Armani Casa.
2000. L’anno registra ricavi consolidati netti pari a 2.002 miliardi di lire, in aumento del 20 per cento rispetto al 1999, un risultato operativo pari a 374 miliardi, un utile netto consolidato di 235 miliardi (+11 per cento) e una posizione finanziaria pari a 618 miliardi.
2001, febbraio. Apre, a Milano in via della Spiga 19, la prima boutique Giorgio Armani Accessori, dedicata a borse, scarpe, pelletteria di alta qualità.
2001, maggio. La Giorgio Armani SpA, già proprietaria del 53,2 per cento del capitale sociale di Simint SpA, società italiana quotata sul Mercato Telematico Azionario, promuove un’Opa (offerta pubblica di acquisto) delle azioni ordinarie di Simint non possedute dal Gruppo. Il corrispettivo unitario offerto è di euro 6,2. L’obiettivo è attivare un processo di internazionalizzazione delle attività di produzione e commercializzazione dei prodotti "Armani", all’interno di società appartenenti al Gruppo.
2001, luglio. L’Opa su Simint SpA, si è conclusa con l’adesione del 39,49 per cento del capitale sociale di Simint SpA che, aggiunto al 53,24 per cento già di proprietà, permette alla Giorgio Armani SpA di controllare il 92,73 per cento della Simint.
2001. L’anno vede protagonista La Giorgio Armani Japan, fondata nel 1987 in seguito a una joint venture con la Itochu Corporation, la quale ripensa le attività retail del mercato giapponese. Il programma ha riguardato la riapertura, dopo un totale rinnovamento, coerente all’immagine delle nuove boutique Giorgio Armani di Milano in via Sant’Andrea e di Parigi in Place Vendôme, della boutique Giorgio Armani di Tokyo, a Kioi-cho, lo store Giorgio Armani più grande del mondo. Ha fatto seguito l’inaugurazione di due nuovi negozi Emporio Armani a Marunouchi e ad Aoyama, e il rinnovo dell’Emporio Armani di Midosuji. Il mercato giapponese è il terzo in ordine di importanza dopo gli Stati Uniti (34 per cento) e l’Italia (15per cento). La Giorgio Armani Japan distribuisce cinque linee di prodotto del Gruppo Armani: Giorgio Armani, Giorgio Armani Accessori, Armani Collezioni, Emporio Armani e Armani Jeans. La società gestisce 22 negozi: 10 boutique Giorgio Armani, un negozio Armani Collezioni e 11 Emporio Armani. Le linee Giorgio Armani e Armani Collezioni sono vendute anche attraverso la formula shop-in-shop.
2001, luglio. Roberto Pesaro è nominato Chief Operating Officer della Giorgio Armani Corporation.
2001, ottobre. Armani apre la sua prima boutique in Russia, a Mosca, al numero 1 della Moskow’s Tretyakovskji Proezd. Si tratta del 33esimo punto vendita inaugurato dal Gruppo Armani nell’anno 2001 e rientra nel piano di espansione dell’esclusiva rete retail. 20 negozi vengono rinnovati.
2001. Viene creata la joint venture Borgo 21, per sviluppare la prima linea a marchio Giorgio Armani. I ricavi consolidati hanno raggiunto 1272 milioni di euro con un incremento del +23 per cento che ha riguardato tutte le aree geografiche e tutte le linee di prodotto. Il giro d’affari è così suddiviso: Europa 45 per cento, Nordamerica 28, Asia-Pacifico e resto del mondo 27. L’utile netto consolidato è di 110 milioni di euro, la posizione finanziaria netta di 122 milioni di euro mentre gli investimenti sono stati pari a 307 milioni di euro.
2002, gennaio. Armani acquista il 100 per cento di Miss Deanna, azienda specializzata nella produzione di maglieria di alto livello.
2002, novembre. Inaugurazione del megastore Armani-Chater house a Hong Kong, articolato su tre piani, 3 mila metri quadrati, secondo per dimensioni a quello di via Manzoni a Milano.
2002, novembre. II Gruppo Armani e Luxottica Group concludono il rapporto di licenza per la produzione e distribuzione delle linee Giorgio Armani ed Emporio Armani occhiali.
2002. I risultati dell’anno evidenziano una crescita dei principali indicatori economici. Il fatturato consolidato, 1301 milioni, sale del 2,3 per cento rispetto al 2001. Il fatturato indotto, pari a 1691 milioni cresce del 6,4. Sostenuta la crescita di Orologi Emporio Armani, + 24 per cento, e dell’area cosmetica, +11. L’utile prima delle imposte, 199 milioni, registra una crescita del 9,7 per cento. Notevoli anche gli investimenti, pari a 87 milioni di euro, destinati, tra l’altro, all’espansione della rete distributiva (30 nuovi negozi e 16 ristrutturati) e all’acquisizione di stabilimenti industriali. Infine, l’azienda ha investito il 10 per cento del fatturato indotto in comunicazione.
2003, febbraio. Il Gruppo conferisce a Safilo una licenza pluriennale per la produzione e distribuzione mondiale delle collezioni di occhiali Giorgio Armani ed Emporio Armani.
2003, febbraio. L’esclusiva rete distributiva del Gruppo comprende 57 boutique Giorgio Armani, 12 negozi Armani Collezioni, 115 Emporio Armani, 66 negozi A/X Armani Exchange, 10 Armani Jeans, 5 Armani Junior, 1 Giorgio Armani Accessori e 12 negozi Armani Casa in 35 paesi nel mondo.
2003, giugno. La boutique Giorgio Armani in via Condotti a Roma riapre completamente rinnovata. Al restyling del negozio hanno lavorato lo stesso stilista e l’architetto Claudio Silvestrin. (Dario Golizia)

Difficile cercare di condensare in poche righe la complessità di una figura come quella di Giorgio Armani, sempre in evoluzione ma coerente con la strada intrapresa più di quarant’anni fa. Una ricerca a tutto tondo la sua, che non investe solo il mondo dell’abbigliamento e degli accessori ma si estende all’interior design, alla cosmetica, fino ad arrivare all’alta confetteria, dove i suoi cioccolatini si fanno apprezzare non solo per il gusto ma anche per l’eleganza della forma. Basti pensare che a tutt’oggi il Gruppo Armani è tra le aziende della moda e del lusso leader nel mondo con oltre 5000 dipendenti e 13 stabilimenti di produzione. Il Gruppo disegna, produce, distribuisce e vende direttamente prodotti di moda e lifestyle quali abbigliamento, accessori, occhiali, orologi, gioielli, cosmetici, profumi, mobili e complementi d’arredo con i seguenti marchi: Armani Privè, Giorgio Armani, Emporio Armani, Armani Collezioni, AJ Armani Jeans, A/X Armani Exchange, Armani Junior, Armani Teen, Armani Baby e Armani Casa. L’esclusiva rete distributiva del Gruppo comprende circa 500 negozi in tutto il mondo: 81 boutique Giorgio Armani, 171 negozi Emporio Armani, 17 negozi Armani Collezioni, 165 negozi A/X Armani Exchange, 16 negozi AJ Armani Jeans, 6 negozi Armani Junior e 33 negozi Armani Casa in 46 paesi. Per citare solo alcune delle inziative di successo più recenti, ricordiamo il 2007, anno in cui lo stilista lancia la sua prima linea di Haute Couture a Parigi, chiamata Armani Privè, il 2008 quando viene inaugurato il suo albergo a Dubai e inizia il progetto di costruire nel palazzo di via Manzoni un albergo a Milano, il nuovo Armani Hotel. Il 2009 segna la nascita della boutique newyorkese Armani/5th Avenue. Dice lo stilista: "È una sfida eccitante il nuovo concept store di New York, Armani/5th Avenue. Un’iniziativa speciale e, mi sembra, coraggiosa perché raccoglie nello stesso spazio realtà differenti come Armani Jeans ed Emporio Armani di fianco alla Giorgio Armani. Perché ho voluto dare il segno forte di una svolta, interpretare la tendenza attuale di mescolare le carte accostando pezzi che non hanno medesimo valore. In un certo senso è una grande provocazione perché unisce nello stesso luogo, con lo stesso arredo, senza differenze visibili, collezioni diverse che declinano idealmente l’universo Armani. Questo approccio libero esprime quello che per me è lo spirito della Quinta Strada: una destinazione per lo shopping importante ma meno selettiva di altre zone, secondo un criterio di democratizzazione del quale sono profondamente convinto. A questo nuovo negozio ho lavorato con Doriana e Massimiliano Fuksas, studio di architettura di grande nome, che per di più ha un tocco glamorous particolarmente incisivo nell’ideare negozi di abbigliamento. È il terzo progetto che portiamo a termine insieme, dopo Armani/Chater House a Hong Kong e Armani/Ginza Tower a Tokyo: ambienti particolari, uno diverso dall’altro perché ritengo che spazi uguali dappertutto, monolitici, appartengano al passato e non diano quell’emozione così forte del negozio nuovo, della scoperta di una nuova architettura". Per festeggiare l’apertura di questo nuovo concept store, lo stilista ha creato una gamma di prodotti speciali: una capsule collection che comprende pezzi di Giorgio Armani ed Emporio Armani, venduti esclusivamente nel negozio di 5th Avenue e contrassegnati dall’etichetta esclusiva Armani/5th Avenue Limited Edition. In questa occasione Giorgio Armani, da tempo attivo sostenitore di associazioni impegnate in campo sociale, ha annunciato di aver effettuato un’importante donazione a The Fund for Public Schools. La donazione di Giorgio Armani servirà a sviluppare un progetto diversificato, pluriennale, denominato Armani Arts Institute, volto a sostenere la realizzazione di attività artistiche nelle scuole pubbliche della città soprattutto nei quartieri più poveri, in modo da combattere l’abbandono scolastico da parte di ragazzi "a rischio" attraverso percorsi didattici innovativi, fortemente improntati allo sviluppo delle capacità creative individuali. "Ho creduto che a questo punto della mia carriera e vista l’attuale situazione economica, fosse importante per me ripagare il mio debito con New York", ha detto Giorgio Armani. "Se il negozio Armani/5th Avenue è un investimento per il futuro della mia azienda, questa donazione a The Fund for Public Schools è invece un investimento per le generazioni future di New York." E ha aggiunto: "Mi piace modestamente pensare che l’Armani Arts Institute possa aiutare moltissimi giovani e mi entusiasma l’idea che possa offrire non soltanto il parquet per le sale di danza e i colori a olio per i nostri futuri artisti, ma anche una speranza per chi ha un sogno".